365 giorni, Libroarbitrio

Splendido casino – Gianluca Pavia

agan harahap unchained melody

Quante volte ho invidiato i piccoli,

stupidi, dettagli degli altri,

un particolare riconoscibile

per quanto banale,

desiderato soffrire di un morbo

pericolosissimo, letale,

raro tipo paziente zero

per quel po’ d’attenzione

che alla fine mica ci ammazza.

Tante volte mi sono fotografato

in prima pagina,

salvare il mondo, vincere i mondiali

quando non riesco a guardarmi

in una mia fotografia,

se fai il video non te lo dico.

Troppe volte mi sono sforzato

di essere chi non sono,

e poi chiedermi,

in realtà, io chi sono?

Quando bastava salutarmi

la mattina, allo specchio

mentre mi lavo i denti

e già mi gira, parecchio,

tenermi da parte qualcosa di caldo

la sera, e una stella d’abbracciare

e nel mezzo cercare che il giorno

non faccia troppo male.

Rimboccarmi le coperte

spegnere la luce

e dirmi che andrà tutto bene.

In caso contrario

se non sarà così

sarà comunque

uno splendido casino.

 

La poesia “Splendido casino” è estratta dalla nuova raccolta poetica WHISKEY E SODA CAUSTICA

#poesia #whiskeyesodacaustica

Opera fotografica Unchained melody
di #AganHarahap

 

 

Se vuoi conoscere l’autore
ti invitiamo a partecipare all’iniziativa che promuove la letteratura e lo spettacolo dal vivo
LIBRO: CHE SPETTACOLO!
presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna
domenica 14 aprile alle ore 10:30
in via delle Belle Arti 131, ROMA

Locandina Gnam 14 aprile Lié Larousse Gianluca Pavia Duediripicca

https://www.amazon.it/Black-out-Gianluca-Pavia/dp/8894120473
https://www.miraggiedizioni.it/prodotto/spietate-speranze/
https://www.instagram.com/gianluca_pavia/

se vuoi contattare l’autore scrivi a:
pavia.gianluca@yahoo.com

365 giorni, Libroarbitrio

.come il tempo al tempo. – poesia di Lié Larousse

 

 

.d’attraverso le fronde nere
di alberi in pioggia
vedo foglie contorcersi
picchiate da gocce feroci
precipitano a terra
non calpestarle mi dico
e intanto i corvi gracchiano e mi deridono
figli di questi stessi alberi
neri anche loro come la sera qui
neri come i lampioni senza luce che portano a casa mia
neri come i nostri cuori aridi
stanchi e distratti e travolti
da tempeste come amori
che vanno e vengono
portano diluviano riempiono
poi negano tolgono svuotano
a volte vorrei essere
indifferente a tutto e a tutti
come il tempo al tempo
che pure scorre
anche se vorresti fermalo
che quando ci sembra di trattenerlo
menefreghista passa e se ne va
facendo di noi sempre, ancora
solo l’adesso.

365 giorni, Libroarbitrio

.dalla parte dell’amore. – Lié Larousse

Larousse

.giù in strada
sbirciavo la vita degli altri
spiandoli dalle finestre 
nel loro dentro illuminato guardavo
carezze
guardavo ragazze e ragazzi ballare
e sorridere ad ubriache feste notturne di compleanno
bere caffè a colazione, e dopo pranzo
infilare cappotti e uscire trafelati al mattino
rientrare stanchi alla sera,
guardavo bambini giocare
piegati su cellulari e tablet
e poi svogliati fare compiti sulle sedie composti
davanti a televisori accesi ma con nessuno a starli a guardare,
guardavo anziane annaffiare basilico
che osservavano furtive le piante dei balconi vicino
per poi velocissime richiudersi dentro per bene
a volte ho guardato solo il culo delle tende
e lo sporco delle serrande
vecchi farsi il segno della croce e bestemmiare
allontanandosi dalle grida delle loro donne
nervose e imbruttite dalle troppe voglie
altre guardavo tavole con cibi dall’odore buono
che scappava qui in strada, a confortare me
e guardavo mani e cuori gentili sparecchiare
e abbracciarsi sul divano
e pensavo a tutto quel loro vivere e amare
e a quanto, seppur di pochi passi, fosse da me tanto lontano
poi un giorno
l’amico mio buono
m’ha portata a casa vostra
la porta finestra si è aperta
e qui dentro
un uomo, con la barba, ai fornelli rideva
alle sue spalle
una donna, bellissima, sorridendo al suo riso apparecchiava
e gatti miagolavano
e fotografie raccontavano di viaggi
e libri, e pietre e incensi
e da questa sala profumata ho visto
i piedi del letto di una camera dalle pareti colorate
e già solo di primo occhio mi pareva una magia
la casa seppur piccina
con queste due anime belle
era enorme e m’abbracciava,
mi sono voltata alla finestra, e ho guardato ma fuori
un patio, un limone a penzoloni dal suo albero, la strada
e ho pensato, che per la prima volta,
per la prima volta sono io ad essere dentro la finestra,
dalla parte della vita
dalla parte dell’amore.

 

Lié Larousse
estratto dal nuovo libro .la vita comunque.
#lavitacomunque

365 giorni, Libroarbitrio

Oggi 25/10/18 visita guidata gratuita per SENSUM con il curatore Fabio Matthew Lanna – Club55 Pigneto – #RAW2018

RAW Urban Mirrors

 

Oggi dalle ore 15 alle ore 19:00, presso la galleria Club55 Pigneto, in via Perugia 14, il curatore Fabio Matthew Lanna incontra il pubblico con visite guidate gratuite per SENSUM  mostra in corso per la settimana dell’arte contemporanea romana, prorogata fino al 4 novembre.

“Un’esposizione che coinvolge artisti contemporanei noti e meno noti con cui Urban Mirrors si è interfacciato negli anni e che hanno lasciato il segno per la passione e la qualità dei loro lavori.”

 

Così ci spiega Fabio Matthew Lanna curatore e creatore del magazine online di arte contemporanea Urban Mirrors presentando per questa terza edizione della RAW la sua prima mostra collettiva: “SENSUM”, in collaborazione con  Loriana Pitarra.

Proprio la passione è il fil rouge di questa collettiva, in cui ogni opera racconta l’emozione che ha spinto l’autore a partorirla. Ed è così che nasce anche il titolo SENSUM, riprendendo la radice latina della parola sentimento e declinandola all’accusativo per meglio evidenziare “l’oggetto emotivo” al centro della scena.
Antropologicamente parlando l’arte nelle sue varie manifestazione è sempre stato il mezzo prediletto dall’uomo per veicolare i propri sentimenti: gioia, eccitazione, tristezza, rabbia, paura… Con questa mostra si vuole mettere in risalto la capacità di ogni artista nel fotografare un momento della propria vita e trasfigurarlo attraverso le forme geometriche, i colori e gli stilemi che lo contraddistinguono. Il percorso espositivo consente al visitatore di apprezzare la varietà tecnica della produzione contemporanea con accostamenti studiati per far dialogare le opere tra di loro.

SENSUM vuole far riflettere sullo stato d’animo dell’artista e in senso lato dell’uomo d’oggi, impegnato a scomporre la complessità del mondo riflettendola nei propri elaborati: la realtà con tutto il suo portato sentimentale, è così filtrata, trasfigurata e, perché no, anche rifuggita per perdersi in un’utopia estetica.

Artisti della collettiva:

Angela DonatelliBenedetto FerraroDaniela CarlettiEleonora GugliottaLuigi BallarinMassimiliano FerraginaAlice Meraviglie (Monica Argentino), Pamela NapoletanoSalvatore CammilleriStefania CecchettiStefania Cardine MussolinoValentina Grilli.

Link dell’evento Fb: https://www.facebook.com/events/170331373895433/
Per maggiori informazioni  www.urbanmirrors.com 

 

articolo di 
Lié Larousse & Gianluca Pavia
DuediRipicca #2drartgallery

365 giorni, Libroarbitrio

DIARIO INTERIORE di SARA TEODORI

Giorno 24/08/2018

Sara Teodori - Fotografia di Sara Teodori

Peter Pan, l’Ombra e la Malattia

Vi ricordate di Peter Pan, quel buffo ragazzino che viveva sull’isola che non c’è, combatteva pirati e aveva un seguito di bimbi sperduti a coprirgli le spalle?

Quel buffo ragazzino aveva anche un’altra caratteristica:
cercava disperatamente la sua ombra.

Ma cosa rappresentava davvero l’ombra per Peter Pan?
(Pan dal Dio Pan, dio della natura istintuale e selvaggia, ma questa è un’altra storia)
.
È una domanda che dovremmo porci, perché è una questione che ci riguarda direttamente.

Cos’è l’ombra e perché è così importante?

Carl Gustav Jung la definiva come la somma di tutte le realtà rifiutate, quelle che l’uomo non vede o non vuol vedere e che rimangono quindi inconsce. Ma dov’è il pericolo in questo non vedere?
Il pericolo è che non riconoscendo l’ombra, quindi il negativo, l’inferiore, il “male” in noi, lo proiettiamo all’esterno, sugli altri, vincolando noi stessi in uno status di luce perfetta e il resto del mondo in tutto ciò che non ci piace, con il risultato di creare divisione e dualità.

Secondo questo principio
ciò che ci infastidisce del fuori
è ciò che ci infastidisce del dentro.

Attribuiamo all’ombra tutto quello che non ci piace del mondo senza capire che l’ombra è tutto ciò di cui ha bisogno il nostro mondo interiore per sanarsi.
Ed è qui che arriviamo al rapporto dell’ombra con la malattia.

Cos’è la malattia?
La malattia è un alleato. La malattia è il Lucifero che porta la luce nell’ombra.
La malattia ha questo scopo: farci integrare la nostra ombra, riportarci ad un sano stadio di unità, uscendo dalla dualità.

Ed ecco che i sintomi non sono altro che sveglie, sono il grillo parlante che vuole farci arrivare dritti a scuola, sono amici che a volte sussurrano e a volte gridano nelle orecchie che è tempo di guardare dentro, di accettare quell’ombra dentro di noi e di smetterla di vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro.

Ma quanto è più semplice guardare quella pagliuzza nell’altro? Giudicarla, deriderla e gongolarsi della propria perfezione? È più semplice sì, ma se pensiamo a quanta attenzione e quanta energia spendiamo nello spingere quest’ombra al di fuori, nel combatterla, nel fargli una guerra!
Non sarebbe molto più semplice aprirle le porte e lasciarla entrare?
Lasciare che diventi cosciente e non abbia più bisogno di farci ammalare per farci capire chi siamo?
La malattia ci rende onesti, materializza attraverso i sintomi quelle parti che a tutti i costi neghiamo. E se continuiamo a negare alzerà il tiro, sempre di più. Vale lo stesso per gli incidenti e le situazioni in cui ci ritroviamo nostro malgrado. Quando ci ritroviamo a dire, ma perché proprio a me? Perché mi è accaduta questa cosa? Perché ho incontrato questa persona? Cosa ho fatto di male per meritarmi questo? E’ proprio in questi casi che dovete gioire e ringraziare! Avete la possibilità di osservare tutto ciò che vi manca, avete la possibilità di evolvere!

 E la risposta giusta è :
“E’ successo a me perché doveva succedere proprio a me!”

Tornando a Peter Pan. Se vi ricordate lui cercava la sua ombra, voleva a tutti i costi rincollarla a sé per poter finalmente tornare a volare. E forse è proprio quello che dovremmo fare tutti, perché siamo tutti malati, anche chi non crede di esserlo, poiché siamo duali e siamo tutti incompleti.

E allora su,
prendiamo un po’ di ago e filo e rincolliamoci l’ombra! Farà male all’inizio, ma ne varrà la pena.

 

Testo e fotografie,
dal DIARIO INTERIORE
di Sara Teodori

 

Rubrica online
creata e diretta da Libroarbitrio DuediRipicca #2dR

365 giorni, Libroarbitrio

L’AVVOCATO E SCRITTORE CLAUDIO VOLPE CI SPIEGA LA SENTENZA DELLA CORTE DI CASSAZIONE IN MERITO ALLO STUPRO DI GRUPPO (video nel link)

Perché non è possibile che ad oggi, in quest’epoca di super tecnologie avanzate e straordinarie scoperte spaziali, siamo un popolo che crede agli asini volanti senza nemmeno alzare lo sguardo al cielo, e constatarne la veridicità, perché fissi e fissati sugli schermi di smartphone, o davanti alle televisioni a farci imboccare dalla “mala informazione” che purtroppo è oggi la piaga della maleducazione informatica che ci trasmettono Tg e giornalisti affamati della nostra stessa ignoranza che dilaga. Perché tanto alla fine è sempre colpa della notizia fake o della superficialità altrui, e allora, impariamo noi per primi a non dare per scontato che siano vere tutte le notizie che ci passano sotto il naso, impariamo ad aprire vocabolari e qualche vecchio libro di scuola che forse non fa male, informarci noi in prima persona, prima di divulgare una notizia leggiamo, studiamo, magari googoliamo, alla ricerca della conoscenza.

Claudio volpe.jpg

In merito alla sentenza della corte di cassazione in merito allo stupro di gruppo dichiarata spregevole dai mass media, che sicuramente a rigor di fatto non sanno nulla di Diritto ma che si avvalgono della loro ignoranza per divulgare una notizia falsa e la conseguente sfiducia del cittadino nella giurisprudenza, vi consiglio di ascoltare la spiegazione dell’avvocato e scrittore Claudio Volpe:

365 giorni, Libroarbitrio

.è tutta una farsa. – Lié Larousse

Carlo Monopoli #SketchOnTheRoad

.dimmi, perché
un uomo come te
deve essere tanto infelice e disperato
ma scaltro e geniale
da stordire una giornataccia con un sorriso
regalare una parola buona ad un amico
ubriacarti di vita e fica
e poi?
senza nemmeno voltarti darti le spalle
e nascondere a te stesso
quanto fa male
riempirsi la testa di parole
che non dicono niente
e di versi diversi
e poi?
impossibili, 
e d’appuntare tutti
per questa vita sola.

Lié Larousse

Ringrazio l’artista Carlo Monopoli per #SketchOnTheRoad

365 giorni, Lié Larousse, Libroarbitrio

.american bar. – Lié Larousse

Otto Smidth Skach

.oddio l’ho perso
il nesso il cuore il sonno
dove l’ho messo?
vuoi dirmelo tu?
oppure tu?
dai, che siete tutti così bravi
dai, dai che tutti sanno sempre tutto
sulla vita, sull’amore
tutti, tutti tranne io
e tu invece?
non ti conosco, chi sei?
anzi no, non me lo dire,
non lo voglio sapere,
volere prendere trattenere,
tanto poi lo perderei comunque
perciò, dai, vieni qui?
stai con me, ti va?
camminiamoci addosso, ti va?
stringimi i fianchi leccami
fammelo respirare l’odore della tua saliva
prendimi per la nuca
pesami dentro
così, sì
no, zitto, non mi parlare d’amore
non me lo dire il tuo nome
t’ho detto che non lo voglio sapere
così, sì
forte, più forte
e poi ti prego dopo non mi parlare di te
che poi
quando saremo venuti
forte, più forte, sì così
voglio sapere di nient’altro.

Lié Larousse
DuediRipicca

.Lié. raccolta poetica e fotografica di Lié Larousse, edita da Miraggi Edizioni,  è in tutte le librerie e online su Amazon al link di seguito:

https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

 

365 giorni, Libroarbitrio

.il tempo bastardo. – Lié Larousse

giudizio universale - roberto ferri
 
.giocano incantevoli
con questo poco di sole e gli spifferi
le tende rosse della mia stanza,
il bianco del cielo fuori
si lascia disegnare oblique ombre nere
sfrecciano raggi a tagliare voli di insetti
foglie e piume precipitano al suolo in un silenzio catastrofico
e una tristezza così grande
m’invade la vita dentro
al mattino, a volte, riesco a non dargli peso
mi alzo e vago
altre
è uno schianto terribile
divora cuore e anima
spezza braccia e gambe
esangue nel letto
non faccio niente per difendermi
e intanto
dagli spioncini delle porte dietro
arriva puntuale l’odore del caffè
Tori Amos alla radio canta Cornflake girl
e penso – potrei morire adesso –
mentre fisso questo incanto
le tende giocare belle
e la vita comunque.
 
inedito di  Lié Larousse
 
Roberto Ferri Italian Painter #giudiziouniversale
 
365 giorni, Libroarbitrio

VOTA ANTONIO! La vasellina l’offre lui – Gianluca Pavia

Vota Antonio! La vasellina l'offre lui - racconto di Gianluca Pavia

Chiamatemi disfattista, irresponsabile o come preferite, ma detesto votare. Non so perché, ogni volta mi sento come un’adolescente asiatica in lizza per essere sodomizzata, ma con il diritto di scegliere tra Siffredi, Trentalange e Johnny Sins, il pelato di Brazzers.Sempre che non formino una coalizione, nel qual caso si tratterebbe di una gangbang, con metodo maggioritario o proporzionale cambia poco. Tra erezione ed elezione lo scambio di consonanti è al minimo storico, tipo affluenza alle urne. A proposito, quei cinque minuti spesi nella cabina elettorale potrei investirli meglio portando il cane al mare, leggendomi un bel libro, o che ne so, aggiornando il mio bagaglio culturale con gli ultimi video caricati su Youporn.
Ho giusto adocchiato qualcosa d’interessante come:“ porno soft fetish amatoriale, by Poggibonsi 89”.
All’ingresso del seggio due gruppetti di ragazzi battibeccano riguardo l’ideologia giusta, su quale sia la sacrosanta verità che ci libererà dal male, urlandosi contro slogan politici, insulti e minacce. Gli stessi ripetuti a pappagallo dai loro genitori, dai loro nonni, dai nonni dei loro nonni, nei secoli dei secoli. Siamo una nazione piccola con una memoria ancora più corta. Se ne sono alternati di ventenni che promettevano innovazione, crescita e libertà; eppure dopo fosse comuni e foibe e stragi e scudi crociati e poteri deviati e pizzini e logge e Capaci e incapaci e bunga bunga e banche salvate, siamo ancora qui, avvinghiati al sottile dubbio che forse, Garibaldi, era meglio se si faceva una millata di cazzi suoi.
Eccolo il frutto delle grandi ideologie: tutti divisi, contrapposti l’un l’altro in nome di qualche meteorismo cerebrale abortito più o meno un secolo fa. L’unico momento d’unità nazionale è l’inno prima della partita, ma quest’anno non ci siamo neanche qualificati ai mondiali, quindi per l’estate rimangono due opzioni: rivoluzione o guerra fratricida. Certo, fare la rivoluzione sarebbe più semplice se i social ci lasciassero un po’ di tempo libero, ma tra aggiornare la foto profilo, condividere video di gattini e insultare sconosciuti per la loro posizione su argomenti che abbiamo approfondito leggendo i meme di qualche teenager con lo stesso Q.I. di un cetriolo di mare, la batteria del cellulare va in down e non ha più senso vivere.
Possono toglierci tutto, ma non ci toglieranno mai la libertà dei nostri giga infiniti.
I corridoi del seggio sembrano quelli del reparto malati terminali: anziani e giovani vagano strascicando i piedi, lo sguardo vitreo, un rosario in mano.                                          Osservano i numeri fuori dalle cabine elettorali.                                                                            Poi quelli sulla tessera.                                                                                                                          Ancora i numeri sulle cabine.
Si asciuga una lacrima.
Si fanno forza a vicenda e poi entrano smarriti come vacche al macello. Con un bel completo a righe e i numeri direttamente tatuati sul braccio sarebbe tutto più facile ed onesto.
L’unico problema è che non mi vogliono far votare, o meglio, non trovano il mio nome nei loro elenchi.
– Ha cambiato domicilio di recente?- Chiede la responsabile.
– Beh, si. Più o meno di recente.
– Allora deve andare in circoscrizione, ritirare una tessera provvisoria e farsi indicare il suo nuovo seggio.
– Non fa niente. Vorrà dire che me ne vado al mare.- Non posso certo accennarle al video di Poggibonsi 89 che mi attende a casa.                                                                                            I capelli corti e castani le si rizzano di colpo.
– È colpa di gente come lei se questo paese è ridotto allo sfascio.
Urla mentre mi allontano fischiettando l’inno sull’onda dei ricordi, dei momenti storici che mi hanno reso orgoglioso di questo paese: Madrid ’82, Usa ’94 e Berlino ‘06.                  In strada, vicino al mio motorino, un ragazzo che conosco urla i titoli del giornale locale, cercando di portare a casa la pagnotta, pur amara che sia.                                                          – Ciao Sandro. Dammi una copia va’.                                                                                                  – Grazie David, ma ti dico subito che gli annunci non conoscono la parola lavoro.
– Ottimo. L’università come ti va?- Gli chiedo prendendo una copia.                                          – Finita. Centodieci e lode. Lunedì dovrei firmare il contratto. Solo un paio di mesi, certo, ma da McDonald hanno sempre bisogno di ingegneri aerospaziali, fisici nucleari e filosofi. Quelli, con l’Happy Meal, sono i più forti.
Forse sarebbe davvero da vigliacchi non votare del tutto, alla fine Poggibonsi 89 non si muove dalla home.
L’atrio della circoscrizione è una grande ressa, i corridoi riecheggiano di imprecazioni e insulti e sudore rancido fermentato nell’attesa delle due sole operatrici, ma una è in pausa e l’altra, semplicemente, non ha voglia di fare una sega.
Il folto gruppo di aventi diritto sgomita di fronte allo sportello per le provvisorie, alcuni iniziano a far comunella come i loro idoli in giacca, cravatta e vitalizio. Si scambiano battute, discutono su tutto il marcio di questo paese alla deriva. Frasi riciclate, pensieri plastificati.
Cazzo, sembriamo uno spin off di The Walking Dead!
– E’ indecente, tutto ‘sto casino per un pezzo di carta.-  Sbraita un signore di mezz’età riprendendosi con il cellulare.- Sono trent’anni che qui non funziona nulla, come non ha mai funzionato nulla in Italia.
La sua diretta gli frutterà tutti quei like con cui consolarsi mentre tornerà alla casa di cui paga a stento l’affitto grazie alla somministrazione del lavoro che gli permette un full HD, un SUV, uno smartphone. Tutte cose di cui non riuscirebbe neanche a fare lo spelling del nome, e comunque pagherà a rate fino alla morte, per cui, a occhio e croce, non gli manca molto.
Di sicuro meno che per la pensione.
– Questo paese fa’ schifo, ce l’hanno rovinato.- La telecamera del cellulare inquadra gli altri presenti che gli danno manforte, lo sostengono come un Pancho Villa nostrano del nuovo millennio, forse più un Sancho Panza.- Quando c’era lui, allora sì.
– Ci vorrebbe Baffone.- Urla un altro.
Parte il coro di proposte con nomi che sfiorano l’imbarazzante: mi sembra addirittura di carpire uno Skeletor, o magari era Fassino.
Non amo dare confidenza agli sconosciuti, ma vorrei chiedere a questi arditi over’ 50, minimo, dove si erano persi quando tutti gli onorevoli e deputati e presidenti e premier e portaborse e sindacalisti e capitani d’industria e appaltatori e intrallazzatori si trastullavano con il nostro paese, come in un giochino erotico con una tailandese.              Vorrei sapere cosa hanno fatto questi signori e signore per impedire che la cascata di merda ci investisse tutti.
Sarei curioso d’apprendere la loro personale panacea di tutti i mali.                                        Vorrei conoscere la loro cura.                                                                                                              Non parlo, non chiedo nulla; potrebbe sempre rigirare la domanda.
Al nuovo seggio vedo uomini baciare la tessera neanche fosse una giocata vincente, anziane invocare l’aiuto di chi ci ha lasciato il libero arbitrio di ridurci così. Lungo tutti i corridoi dell’edificio mura tappezzate con nomi e simboli d’ogni lista e partito e associazione a delinquere. Centinaia e centinaia di nomi e cognomi.
Curioso: quel partito è anticostituzionale, a quella simpatica canaglia è stata inibita l’attività politica per un altro anno minimo, quello era uno squadrista, quell’altra un’igienista dentale, questo pensa che i congiuntivi portino la congiuntivite, poi c’è il sosia di quell’attore comico inglese, trascurabile che aveva promesso di ritirarsi dalla politica più di un anno fa.
Poi dici che ti sale la nostalgia per il vero, unico, Partito: quello dell’Amore.
Ilona Staller avrai sempre il mio voto, almeno tu ti sei presa cura della mia adolescenza.

All’interno della cabina mi sudano le mani, annaspo tremendamente indeciso tra qualche crocetta ed un VAFFANCULO cubitale.
Inspiro, espiro e mi tranquillizzo: non sarà certo il mio voto a sovvertire l’ordine del pianeta, come quello di nessun altro.
Via, un paio di croci veloci ed è stato meno doloroso di quando mi hanno bruciato i condilomi; anche se in questo caso sarà altro a bruciarmi.
Esco in strada ed un timido sole mi bacia, bacia un cittadino responsabile, che con grande cura ed attenzione, dopo un’attenta riflessione, ha espresso la sua ponderata preferenza su chi debba invasellinarsi l’attrezzo prima di fotterci ancora.
Poggibonsi 89 arrivo!