Libroarbitrio, Uncategorized

.amici un cazzo. – Lié Larousse

Copertina libro Lié Larousse.jpg

 

.nella tua vita sono
il troppo che stroppia
la goccia che fa traboccare il vaso
il permesso che chiedo
una parola è poca e due sono troppe
la seconda scelta
e molto più probabilmente
la terza, la quarta
l’appuntamento dato, dimenticato e bucato
per una meglio, più bella e più stronza
quella che tanto
intanto ci sarà sempre
e tutto perché
dopo tutto questo tempo
rimarco ancora nella mia testa la storia
dell’illusione d’amore che vorrei esserti
mentre nella tua vita sono solo
la brava ragazza messa in guardia
che meglio per me
se rimaniamo amici.

#poesia da .la vita comunque. di Lié Larousse
fotografia dello straordinario gigante fotografo Gabriele Ferramola
project DuediRipicca
www.libroarbitrio.com

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365 giorni, Libroarbitrio

Le cose belle – Daniele Casolino

daniele casolino

Forse perché le cose belle hanno le minacce della pretesa, forse perché sono quelle che ci legano di più all’infanzia, a quando potevamo sbattere i piedi e urlare, senza sentir ragioni. Prima del: non si fa. Forse perché le cose belle sono anche preziose e abbiamo paura che ce le rubino, o non ne capiscano il valore. La cosa più brutta sarebbe che ce le sporchino. Forse perché le cose belle sono così semplici da fare male, come la fame, la sete, la voglia, quella dannata voglia di, di chi ha deciso di mandarla all’inferno? Chi? Poi è vero, c’è la strada della gentilezza, ma non è una proposta smussata, non è per educazione. Eʼ per fiducia. Come un pescecane che si lasci accarezzare. Io ti mangio tu mi uccidi, ma vorremmo smettere, vediamo se si può, con prudenza, signor sub, con rispetto signor squalo. Lʼaltro giorno volevo scrivere in bacheca “Il ricatto a volte ha la forma della rosa”. Lʼho pensato, mi ha spaventato e lʼho censurato. Non lʼho scritto ma ormai si era scritto dentro, e vallo a cancellare, dentro. Le cose belle a volte si confondono. No, non è esatto, ci confondono. In questo periodo sto provando ad osare lʼinosabile, e sai la sorpresa, spesso non cʼè nulla ad impedirlo. E allora rimanda indietro quella necessità di protezione e scopriti, spingi invio e manda la lettera a Sara. Tutt’al più sarà verità. E la verità è tra le cose belle. La verità che non si può dire mai, a volte le mezze bugie, a fin di bene, ne han ammazzati più le mezze bugie che la penna e la spada. Una guerra scema in cui si muore in due, quella delle mezze bugie. Scandaloso? Può darsi che la verità non sia affatto gentile e cortese, ma quale fiducia maggiore potrai ottenere se non attraverso la verità? Forse le cose belle servono a cercarla, come le mollichine di Pollicino. Forse si veste da curiosità, che Alice come sarebbe riuscita a sapere cosa ci fosse in quelle boccette davvero se non violandole. La veritààààààà, Zavattini la dava ai matti, che queste sono cose che non si possono dire. Le cose belle, ci dicono, non si possono dire, perché sono vere. E nella verità non cʼè potere, lo squalo non ha denti, il sub nessuna fiocina, ma non se lo dicono, e restano lì a guardarsi tremanti, a diffidare dellʼaltro, e quella carezza bella e voluta non se la daranno mai. Tu sei vera? Perché spesso la verità ha proprio lo stesso colore del sogno.
Daniele, quello che sogna davvero.

alice moon artist - telesiope - daniele csolino

opera pittorica di
Alice Moon Artist

 

365 giorni, Libroarbitrio

.dalla parte dell’amore. – Lié Larousse

Larousse

.giù in strada
sbirciavo la vita degli altri
spiandoli dalle finestre 
nel loro dentro illuminato guardavo
carezze
guardavo ragazze e ragazzi ballare
e sorridere ad ubriache feste notturne di compleanno
bere caffè a colazione, e dopo pranzo
infilare cappotti e uscire trafelati al mattino
rientrare stanchi alla sera,
guardavo bambini giocare
piegati su cellulari e tablet
e poi svogliati fare compiti sulle sedie composti
davanti a televisori accesi ma con nessuno a starli a guardare,
guardavo anziane annaffiare basilico
che osservavano furtive le piante dei balconi vicino
per poi velocissime richiudersi dentro per bene
a volte ho guardato solo il culo delle tende
e lo sporco delle serrande
vecchi farsi il segno della croce e bestemmiare
allontanandosi dalle grida delle loro donne
nervose e imbruttite dalle troppe voglie
altre guardavo tavole con cibi dall’odore buono
che scappava qui in strada, a confortare me
e guardavo mani e cuori gentili sparecchiare
e abbracciarsi sul divano
e pensavo a tutto quel loro vivere e amare
e a quanto, seppur di pochi passi, fosse da me tanto lontano
poi un giorno
l’amico mio buono
m’ha portata a casa vostra
la porta finestra si è aperta
e qui dentro
un uomo, con la barba, ai fornelli rideva
alle sue spalle
una donna, bellissima, sorridendo al suo riso apparecchiava
e gatti miagolavano
e fotografie raccontavano di viaggi
e libri, e pietre e incensi
e da questa sala profumata ho visto
i piedi del letto di una camera dalle pareti colorate
e già solo di primo occhio mi pareva una magia
la casa seppur piccina
con queste due anime belle
era enorme e m’abbracciava,
mi sono voltata alla finestra, e ho guardato ma fuori
un patio, un limone a penzoloni dal suo albero, la strada
e ho pensato, che per la prima volta,
per la prima volta sono io ad essere dentro la finestra,
dalla parte della vita
dalla parte dell’amore.

 

Lié Larousse
estratto dal nuovo libro .la vita comunque.
#lavitacomunque

365 giorni, Pubblicazioni

buona vita sempre gente

Vettriano

.quanto fa freddo oggi
calpestati di silenzio,
arrugginiti dall’ossigeno,
storta la luna sembra stanca,
e noi
abbiamo imbastito
scorciatoie ad ostacoli
e alla fine ci siamo dati
tante di quelle parole
dette per non dire
che dietro lenti scure
gli occhi lividi
baciati dal sole
pizzicano
ma non piangono
anche se hanno visto
che si può davvero perdere tutto
pur non avendo mai avuto
nulla.

.scorciatoie ad ostacoli. Lié Larousse

Auguro a tutte le persone che non hanno nulla o più nulla da festeggiare giorni sereni sempre, e che questi natalizi passino in fretta, e soprattutto indolore, così da poter tornare con un bel respiro alla vita di sempre.

Con amore Lié 

365 giorni, Libroarbitrio

.come piace a te. – Lié Larousse

Ombretta Tavano

.ti auguro
una vita lunga
folkloristica, divertente, scritta 
e colorata da momenti d’estasi di felicità
di quelli che restano per sempre
nella memoria del cuore
che sorridi a ripensarli e ti fanno fermare
una bocca d’aria e stai già meglio
che li cerchi al bisogno per ritrovarti
quando credevi di averti dimenticato
nei giorni quelli no
che lo sappiamo bene quanti ce ne sono stati
e che certo, ogni tanto, torneranno
perché tutti i giorni di felicità
mica te li posso augurare per davvero
non prendiamoci in giro
da che mondo è mondo
tutti i giorni la felicità non può essere
sarebbe da infartare
come quando finalmente t’innamorerai di nuovo
e ora non smaniare
fidati di me, succederà
e ti sentirai preso e perso
nel bagliore catastrofico dei suoi occhi
in petto un pugno
e le ore voleranno raccontate
di chiacchiere e storie di baci
e il giorno andrà sposo alla notte
a fare l’amore col sole
al buio senza tremare
e di nuovo al tramonto
che si farà leggere
e lei sarà sincera e leggera
come piace a te
ecco sì, questo ti auguro
una vita lunga folkloristica divertente scritta e colorata
come piace a te.

di Lié Larousse

project DuediRipicca #GianlucaPavia
dalla raccolta .la vita comunque. Miraggi Edizioni

www.libroarbitrio.com
#poetry #poesia #sketch

365 giorni, Libroarbitrio

A UN SEMAFORO – di Gianluca Pavia

poesia Pavia

Era un semaforo.
E’ stato a un semaforo su via Ostiense
di quelli dove il bangladino si digievolve 
in supersayan di settordicesimo livello,
e ti ha già venduto tutto, anche la tua macchina
e lo stronzo col suv ti taglia la strada
perfino così, praticamente da fermo
e governo ladro, se piove
governo ladro e fascista a 5 stelle
piove merda a catinelle.
E’ stato a un semaforo sull’Ostiense
di quelli che durano un’eternità,
quanto Le quattro stagioni di Vivaldi
– o una 4 stagioni del pizzaiolo egiziano
a lievitazione naturale dei miei coglioni –
e i pischelli di Libetta escono marci dall’after
ed è ancora rosso,
e il Papa rappa l’Angelus per avvicinare i giovani
e il Gazometro prende fuoco
ed è ancora rosso acceso,
e Optimus Prime è diventato vegano
il rosso del semaforo un Kandinsky monotono
– arancione meccanico, 20:01
odissea nel traffico romano – .
Quando la spia della riserva è accesa
dal Pleistocene, il tuo diesel era ancora un T-Rex
e gli harleysti picchiano stronzi fighetti su T-Max
i piccioni ti prendono di mira
e una blogger, nella Micra
– truccandosi nel retrovisore –
tampona il suv di prima
e fanno il CID come fosse amore
e passano altri 9 mesi, al semaforo
per dare luce verde, gialla e rossa
a un figlio terrapiattista,
radicalchic e trapper.
E’ stato a quel semaforo sull’Ostiense,
adesso verde,
marcia in folle freno a mano tirato
il mondo tutto un clacson
a questo semaforo sull’Ostiense
ho capito che senza di te
non riesco ad andare avanti.

Ci vediamo sabato 15 presso la Biblioteca Longhena
per Presentazione del libro “Black-out” di Gianluca Pavia
Chi non viene può restarsene al semaforo

365 giorni, Libroarbitrio

.sono solo caduta. – Lié Larousse

Lorelei -Nicoletta Ceccoli

.una macchia grigia
questa nuvola sopra la testa
trafficano macchine e persone da queste parti
vite e telai fatti a pezzi
come i binari della stazione interrotti
e il sole indispettito ci deraglia attraverso
e il mio cuore vacuo non gli ha chiesto un passaggio per caso
ed ha iniziato pure a piovere, poco, ma piove
e una minuscola goccia mi si è incastrata nei capelli
me li spezza, me li tira, all’indietro
e vedo il sole fare a cazzotti col brutto tempo
che a brutto muso mi si sbatte contro, m’acceca
siamo tutti buoni e cattivi al contempo
quel vecchio che guarda urla ma nessuno lo sta a sentire
e questa goccia è diventata un nubifragio
m’infradicia i piedi e i pensieri
ed io
io vorrei solo chiudere gli occhi un momento
e magari tenerli chiusi per un po’
ma non è adesso il momento
adesso
adesso è il momento che sto cadendo
ho già inciampato da giorni
e sono ormai a questo punto
sono qui ed ora tu mi vedi
mi vedi spalancare gli occhi sull’inevitabile
sbattere le braccia per l’aria
contorcere le gambe
i polsi piegarsi alle ginocchia piegate
in un attimo sono faccia a terra
e non puoi più fare in tempo
e non devi fare in tempo
non devi sorreggermi e non farmi cadere
anzi, lascia
lascia che io cada
di faccia
sbucciandomi le mani dentro
che ormai più di questo male, non posso farmi
ma ti chiedo, ti prego
stai qui, in questo punto, con me
e ridi, fatti una bella risata
di quelle che fai che mi fanno ridere tanto
siediti qui, in questo punto bagnato di terra, accanto a me
e sempre ridendo prendimi per le spalle
che le mani come il cuore l’ho frantumate sull’asfalto
e aiutami, adesso, a mettermi in piedi, adesso
che le gambe mi pare non reggano più.

opera pittorica #Lorelei #nicolettaceccoli

365 giorni, Libroarbitrio

DANIELE CASOLINO legge la poesia .la vita comunque. di Lié Larousse

Per Casolino legge gli altri  Daniele Casolino legge la poesia di Lié Larousse intitolata
.la vita comunque.

.nonna Nannina
stende mutande, calzini e pezze da spolvero
sul filo che corre da finestra a finestra
chiacchiera del tempo al tempo
le mani ghiacce odorano di sapone
il marito e il figlio
li rivede solo quando in corridoio
passa difronte a lumini che ravvivano i volti sbiaditi
si fa il segno della Croce e svelta va in cucina:
per il nipote suo adorato ha messo su la pila dell’acqua
il sugo bolle già da due ore,
manca un pizzico di sale, due foglie di basilico;
Robertino sta al bar di sotto
coi denti neri e il Campari nelle mani
fatto ancora di un giorno non finito
conta buffi e rimbocca il bicchiere restando seduto,
la sedia se la tiene calda lui che dentro c’ha freddo
ma fuori basta una parola storta e prende subito fuoco
e non ce n’è più per nessuno,
non si vince e non si pareggia con lui,
appena fa buio la sera sparisce, nessuno lo sa dove va
pure se tutti lo sanno dove se ne va, e la mattina:
– finirai male, farai la fine di tuo padre, te lo dimo perché te volemo bene –
consigliano vecchi tra una mano di briscola e tresette
ma lui non li è mai stati a sentire, e all’unica amica buona
strizza l’occhio e dice voltandosi appena
– Chicca non è vero, non faremo la fine che dicono loro -;
Chicca, la figlia di nessuno,
gli dà un buffetto sulla guancia e se lo abbraccia
forte quel ragazzo
conosciuto quando aveva cinque anni,
ha gli occhi azzurri Robertino,
la pupilla impallata racconta degli stessi guai,
le strade, gli amori falliti, tutto l’abbandono del mondo,
gli sorride e se ne va sospirando,
occhi ben aperti alle spalle pensa alla sua di vita
e di nuovo a quella dell’amico caro
un ritornello infinito
di una canzone stonata
ma loro che ne sanno
e invece sì che sanno
e intanto passano anni, e tutto pare possa passare,
e intanto tutto è cambiato, e tutto è pure rimasto lo stesso
ieri Robertino stava seduto infondo al bus, le ha fatto l’occhietto,
Chicca è scesa due fermate prima, come sempre,
con un – ciao, a domani – nella mano, e un filo di voce per l’aria;
ed è già domani e l’edicolante scuote la testa,
scansa uno sbadiglio su quotidiani che non legge nessuno
un ventenne con le caviglie scoperte sfila spedito
occhi all’iphone e musica trap nell’orecchie,
la campanella della scuola materna chiama la ricreazione
bus, macchine e pedoni attraversano col rosso
il verde è una macchia di prato sporco, dall’altra parte del marciapiede,
ingoia altalene e panchine sbracate
sotto gli occhi lividi di case popolari rattoppate
e la vita marcia negli appartamenti occupati
ma con le facciate pittate belle
grazie alla speranza di artisti di strada che ci credono ancora e
– a Roberti’, non sai quanto te voglio crede’ –
sussurra Chicca al cielo,
soprattutto oggi, che il giorno tuo l’hai finito così
di punto in bianco te ne sei andato
hai chiuso l’azzurro degl’occhi coccolato
dall’andirivieni della tua vita in quel bus
e se n’è accorto uno zingaro al capolinea
e poi tutti stamattina
quando l’hai lasciati zitti e muti ad aspettare
quell’uomo rimasto per loro ragazzino sempre
che alla fine,
la fine del padre l’ha fatta per davvero,
e non ci sta più niente da dire
e nonna Nannina non ha più pezze da stendere
né sughi da far per ore bollire
e Chicca, bé,
Chicca ha un altro angelo da pregare.

 

#vivere #lavitacomunque

Lié Larousse – Libroarbitrio – DuediRipicca

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

ADA – Anatomia di una Dipendenza Affettiva – Sara Teodori

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Anatomia di una Dipendenza Affettiva è un progetto a quattro mani, nato dall’esigenza profonda di analizzare al microscopio le dinamiche interiori dell’essere umano che, in questo caso specifico, si trova a combattere con il proprio demone interiore, a non capirlo, a non dargli la possibilità di manifestare cosa c’è dietro a tutto il dolore che sente. La dipendenza affettiva è solo una maschera, che nasconde una ferita profonda e antica. La ferita dell’Abbandono. Il dipendente infatti fa di tutto per non riconnettersi a quel dolore, per non riaprire quella piaga intrisa di sangue e singhiozzi. E per raggiungere il suo scopo si aggrappa con tutte le sue forze all’altro fino a fagocitarlo, per non lasciarlo più andare via.
L’unico modo che ha di salvarsi è quello di entrare in quella ferita, navigare tra le sue oscure acque purulente e rinascere, fenice, dalle viscere di sé come creatura integra che ritrova in se stessa tutta la forza di cui necessita per vivere.
Il progetto è diviso in quattro parti più una, Infant, Manipulate, Dolor, Sanitatem e Tecno Tenebris, in un percorso discendente ma ascendente allo stesso tempo che segue un filo narrativo, con lo scopo di farci entrare nella psiche del dipendente e nella rappresentazione simbolica dei suoi stati emotivi.
L’intero progetto è a cura di Sara Teodori per la fotografia e montaggio video/audio e Chiara Macale, modella per le foto, scrittrice e interprete per i testi e co-creatrice per montaggio video/audio.
Un ringraziamento speciale a Valerio Trombettieri per aver interpretato il protagonista maschile dei fotogrammi.
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Mhttps://www.facebook.com/sarateodoriph/videos/2133911196922592/UzpfSTE1MTk1NDczNDk6MzA2MDYxMTI5NDk5NDE0OjEwOjA6MTU0MzY1MTE5OTo2MDcyNTc4MzcxNjE2NDk2MTQw/ostra meno

365 giorni, Libroarbitrio

.poco prima di svegliarti tienimi a te. – Lié Larousse

Paintings Tenderness and Love by Joseph Lorusso-FreeYork
 
.c’era una volta, a fine giornata,
in un’angusta tabernacola di fogli sparsi e ubriachi
una Storia Piccina che voleva essere raccontata
una pagina pressoché pallida
cosparsa da qualche punto qui e là
giusto una virgola
solo consonanti
nemmeno una vocale
e purtroppo
nessuna in maiuscolo
e si sa
come le narrava la nonna
senza maiuscolo nella vita non s’arriva da nessuna parte
e pure peggio
le storie senza maiuscolo non possono iniziare,
tanto meno crescere e diventare grandi
le storie, per diventarlo,
devono parlare parole alle orecchie degli scrittori
prima ancora di aprirsi a pagina
e ad ascoltare la nonna,
una Storia Piccina entusiasta scalpitava
sentiva le poche consonanti incorsivarsi
affascinata voleva crescere e diventare grande
voleva riempirsi di parole, completare frasi
coniugare verbi, andare a capo
insomma
voleva essere scritta per essere raccontata
e se ce ne fosse stato il bisogno
anche cancellata,
pure se la nonna l’aveva messa in guardia:
sarà bello, magari all’inizio farà un po’ male,
le parole ti entreranno dentro,
non tutte ti piaceranno
staranno per molto tempo con te
te ne innamorerai
ma arriverà il momento, che lo Scrittore,
deciderà di mettere la parola Fine
e all’improvviso, la tua storia sarà finita davvero,
ma ci si abitua, non temere,
una Storia Piccina
di temere della parola “Fine” non le importava proprio nulla
e senza starci troppo a pensare
si mise in viaggio per andare da questo Scrittore
non da uno qualsiasi
ma da colui che una Storia Piccina
l’aveva ascoltata, compresa, vissuta,
ora però, il giorno volgeva al termine
e la notte s’era fatta nera, tetra, buia
e una Storia Piccina non ne voleva sapere di viaggiare col buio
che si sa’
quanto fa paura già solo al pensiero,
del vuoto che inghiotte e in lui tutto svanisce
e ci si perde, e si viene dimenticati,
allora, determinata com’era partì lo stesso,
ma sfogliando la sua unica pagina all’indietro
cercando di recuperare le ore di luce
di questo giorno ormai volto al termine
così, quando arrivò dal suo Scrittore,
trovandolo zuppo di un sonno
in un’angusta tabernacola
dove i primi raggi di sole
indoravano scoli di birra e lacrime di biro
le si sedette accanto abbracciandogli l’orecchio
ed iniziò a parlargli
di questa sua storia che sapeva di essere
ma che lui
doveva ancora ascoltare, vivere e comprendere
per raccontarla.
 
 
Miraggi Edizioni –  DuediRipicca Libroarbitrio 
 
Paintings  #TendernessandLove  by Joseph Lorusso-FreeYork