365 giorni, Libroarbitrio

DANIELE CASOLINO legge la poesia .la vita comunque. di Lié Larousse

Per Casolino legge gli altri  Daniele Casolino legge la poesia di Lié Larousse intitolata
.la vita comunque.

.nonna Nannina
stende mutande, calzini e pezze da spolvero
sul filo che corre da finestra a finestra
chiacchiera del tempo al tempo
le mani ghiacce odorano di sapone
il marito e il figlio
li rivede solo quando in corridoio
passa difronte a lumini che ravvivano i volti sbiaditi
si fa il segno della Croce e svelta va in cucina:
per il nipote suo adorato ha messo su la pila dell’acqua
il sugo bolle già da due ore,
manca un pizzico di sale, due foglie di basilico;
Robertino sta al bar di sotto
coi denti neri e il Campari nelle mani
fatto ancora di un giorno non finito
conta buffi e rimbocca il bicchiere restando seduto,
la sedia se la tiene calda lui che dentro c’ha freddo
ma fuori basta una parola storta e prende subito fuoco
e non ce n’è più per nessuno,
non si vince e non si pareggia con lui,
appena fa buio la sera sparisce, nessuno lo sa dove va
pure se tutti lo sanno dove se ne va, e la mattina:
– finirai male, farai la fine di tuo padre, te lo dimo perché te volemo bene –
consigliano vecchi tra una mano di briscola e tresette
ma lui non li è mai stati a sentire, e all’unica amica buona
strizza l’occhio e dice voltandosi appena
– Chicca non è vero, non faremo la fine che dicono loro -;
Chicca, la figlia di nessuno,
gli dà un buffetto sulla guancia e se lo abbraccia
forte quel ragazzo
conosciuto quando aveva cinque anni,
ha gli occhi azzurri Robertino,
la pupilla impallata racconta degli stessi guai,
le strade, gli amori falliti, tutto l’abbandono del mondo,
gli sorride e se ne va sospirando,
occhi ben aperti alle spalle pensa alla sua di vita
e di nuovo a quella dell’amico caro
un ritornello infinito
di una canzone stonata
ma loro che ne sanno
e invece sì che sanno
e intanto passano anni, e tutto pare possa passare,
e intanto tutto è cambiato, e tutto è pure rimasto lo stesso
ieri Robertino stava seduto infondo al bus, le ha fatto l’occhietto,
Chicca è scesa due fermate prima, come sempre,
con un – ciao, a domani – nella mano, e un filo di voce per l’aria;
ed è già domani e l’edicolante scuote la testa,
scansa uno sbadiglio su quotidiani che non legge nessuno
un ventenne con le caviglie scoperte sfila spedito
occhi all’iphone e musica trap nell’orecchie,
la campanella della scuola materna chiama la ricreazione
bus, macchine e pedoni attraversano col rosso
il verde è una macchia di prato sporco, dall’altra parte del marciapiede,
ingoia altalene e panchine sbracate
sotto gli occhi lividi di case popolari rattoppate
e la vita marcia negli appartamenti occupati
ma con le facciate pittate belle
grazie alla speranza di artisti di strada che ci credono ancora e
– a Roberti’, non sai quanto te voglio crede’ –
sussurra Chicca al cielo,
soprattutto oggi, che il giorno tuo l’hai finito così
di punto in bianco te ne sei andato
hai chiuso l’azzurro degl’occhi coccolato
dall’andirivieni della tua vita in quel bus
e se n’è accorto uno zingaro al capolinea
e poi tutti stamattina
quando l’hai lasciati zitti e muti ad aspettare
quell’uomo rimasto per loro ragazzino sempre
che alla fine,
la fine del padre l’ha fatta per davvero,
e non ci sta più niente da dire
e nonna Nannina non ha più pezze da stendere
né sughi da far per ore bollire
e Chicca, bé,
Chicca ha un altro angelo da pregare.

 

#vivere #lavitacomunque

Lié Larousse – Libroarbitrio – DuediRipicca

 

 

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365 giorni, BLACKOUT, Libroarbitrio

BLACK OUT A CASA FELTRINELLI! IL 23 e il 24 novembre vieni in libreria a conoscere l’autore

 

Promo Black Feltrinelli

Siamo onorati e felici di comunicarvi che non solo da oggi il romanzo #BLACKOUT dell’autore Gianluca Pavia (Ned Edizioni) è sugli scaffali del Megastore Librerie #LaFeltrinelli, ma anche che siamo stati invitati a presentarlo con un FIRMA COPIE:

un incontro con l’autore e i lettori che si terrà questa settimana nelle giornate di venerdì 23 novembre dalle ore 16:00 alle 20:00, e sabato 24 novembre in mattinata dalle 10:00 alle 12:30.

*** #BLACKOUT L’ALIENATO,
CINICO E SCORRETTO ROMANZO
DI CASA NEI PUB COME IN LIBRERIA! ***

 

Il firma copie con l’autore sarà presso il Megastore Feltrinelli di Viale Guglielmo Marconi 190 – (zona Marconi) #ROMA
Sarà presente l’autrice Lié Larousse
Libroarbitrio DuediRipicca 2drartgallery

Copertina e progetto fotografico Gabriele Ferramola
Stampa Danilo Fracassa
Ufficio Stampa & Socialmedia LibroarbitrioLié Larousse
Editore Ned Edizioni

 

Venite a conoscere l’autore,
vi aspettiamo!

365 giorni, Libroarbitrio

ADA – Anatomia di una Dipendenza Affettiva – Sara Teodori

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Anatomia di una Dipendenza Affettiva è un progetto a quattro mani, nato dall’esigenza profonda di analizzare al microscopio le dinamiche interiori dell’essere umano che, in questo caso specifico, si trova a combattere con il proprio demone interiore, a non capirlo, a non dargli la possibilità di manifestare cosa c’è dietro a tutto il dolore che sente. La dipendenza affettiva è solo una maschera, che nasconde una ferita profonda e antica. La ferita dell’Abbandono. Il dipendente infatti fa di tutto per non riconnettersi a quel dolore, per non riaprire quella piaga intrisa di sangue e singhiozzi. E per raggiungere il suo scopo si aggrappa con tutte le sue forze all’altro fino a fagocitarlo, per non lasciarlo più andare via.
L’unico modo che ha di salvarsi è quello di entrare in quella ferita, navigare tra le sue oscure acque purulente e rinascere, fenice, dalle viscere di sé come creatura integra che ritrova in se stessa tutta la forza di cui necessita per vivere.
Il progetto è diviso in quattro parti più una, Infant, Manipulate, Dolor, Sanitatem e Tecno Tenebris, in un percorso discendente ma ascendente allo stesso tempo che segue un filo narrativo, con lo scopo di farci entrare nella psiche del dipendente e nella rappresentazione simbolica dei suoi stati emotivi.
L’intero progetto è a cura di Sara Teodori per la fotografia e montaggio video/audio e Chiara Macale, modella per le foto, scrittrice e interprete per i testi e co-creatrice per montaggio video/audio.
Un ringraziamento speciale a Valerio Trombettieri per aver interpretato il protagonista maschile dei fotogrammi.
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Mhttps://www.facebook.com/sarateodoriph/videos/2133911196922592/UzpfSTE1MTk1NDczNDk6MzA2MDYxMTI5NDk5NDE0OjEwOjA6MTU0MzY1MTE5OTo2MDcyNTc4MzcxNjE2NDk2MTQw/ostra meno

365 giorni, Libroarbitrio

.poco prima di svegliarti tienimi a te. – Lié Larousse

Paintings Tenderness and Love by Joseph Lorusso-FreeYork
 
.c’era una volta, a fine giornata,
in un’angusta tabernacola di fogli sparsi e ubriachi
una Storia Piccina che voleva essere raccontata
una pagina pressoché pallida
cosparsa da qualche punto qui e là
giusto una virgola
solo consonanti
nemmeno una vocale
e purtroppo
nessuna in maiuscolo
e si sa
come le narrava la nonna
senza maiuscolo nella vita non s’arriva da nessuna parte
e pure peggio
le storie senza maiuscolo non possono iniziare,
tanto meno crescere e diventare grandi
le storie, per diventarlo,
devono parlare parole alle orecchie degli scrittori
prima ancora di aprirsi a pagina
e ad ascoltare la nonna,
una Storia Piccina entusiasta scalpitava
sentiva le poche consonanti incorsivarsi
affascinata voleva crescere e diventare grande
voleva riempirsi di parole, completare frasi
coniugare verbi, andare a capo
insomma
voleva essere scritta per essere raccontata
e se ce ne fosse stato il bisogno
anche cancellata,
pure se la nonna l’aveva messa in guardia:
sarà bello, magari all’inizio farà un po’ male,
le parole ti entreranno dentro,
non tutte ti piaceranno
staranno per molto tempo con te
te ne innamorerai
ma arriverà il momento, che lo Scrittore,
deciderà di mettere la parola Fine
e all’improvviso, la tua storia sarà finita davvero,
ma ci si abitua, non temere,
una Storia Piccina
di temere della parola “Fine” non le importava proprio nulla
e senza starci troppo a pensare
si mise in viaggio per andare da questo Scrittore
non da uno qualsiasi
ma da colui che una Storia Piccina
l’aveva ascoltata, compresa, vissuta,
ora però, il giorno volgeva al termine
e la notte s’era fatta nera, tetra, buia
e una Storia Piccina non ne voleva sapere di viaggiare col buio
che si sa’
quanto fa paura già solo al pensiero,
del vuoto che inghiotte e in lui tutto svanisce
e ci si perde, e si viene dimenticati,
allora, determinata com’era partì lo stesso,
ma sfogliando la sua unica pagina all’indietro
cercando di recuperare le ore di luce
di questo giorno ormai volto al termine
così, quando arrivò dal suo Scrittore,
trovandolo zuppo di un sonno
in un’angusta tabernacola
dove i primi raggi di sole
indoravano scoli di birra e lacrime di biro
le si sedette accanto abbracciandogli l’orecchio
ed iniziò a parlargli
di questa sua storia che sapeva di essere
ma che lui
doveva ancora ascoltare, vivere e comprendere
per raccontarla.
 
 
Miraggi Edizioni –  DuediRipicca Libroarbitrio 
 
Paintings  #TendernessandLove  by Joseph Lorusso-FreeYork
365 giorni, Libroarbitrio

“La Giovinezza e altre rose sfiorite. Ritratto del poeta che fu” Jonathan Rizzo

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“Jonathan Rizzo: Parole e voce, corpo ed anima. Un animale apolide. Radici nel salmastro mediterraneo del Principato elbano, studi storici nel Granducato toscano e palestra di vita sui boulevard parigini. Un gran bastardo senza casa, il cuore lasciato in ostaggio in un paradiso felsineo perduto nella tradizione dei portatori di luce.”

La giovinezza_Copertina- definitiva

“poeta volutamente istrionico e provocatorio, ma dallo zelo metodico impareggiabile e dall’instancabile verve lirica che si estrinseca nelle pieghe più “impercettibili” della realtà. Poeta in fuga, Rizzo è allo stesso tempo un poeta in eterna ricerca di un confine, di un sentiero possibile da percorrere. Fugge solo per chi non in grado di seguire il suo cammino, per cogliere il battito incessante del suo impeto umano e sensoriale. Quella che egli sembra negare, coincide perfettamente con quello egli intende con forza affermare. Dipende dal punto di vista, e questo dipende unicamente dall’onestà di approccio, ovvero dalla predisposizione ad accogliere non solo la poesia di Rizzo, ma il suo essere poeta nella vita, al suo essere la stessa poesia che afferma. Errato e fuorviante sarebbe scindere la sua poesia dal suo essere poeta. La forza della sua poesia emerge solo dalla predisposizione di cogliere questa impossibile unità tra testo e canto, tra poesia e vita, tra Rizzo individuo e Rizzo personaggio poetico. Quello che gli altri cercano come possibile quiete, ovvero la scissione come chiarificazione e catalogazione, per Rizzo diviene il male da rifuggire come inverecondo processo di alienazione dell’umano.
dalla post fazione di Marco Icardona”


“Rimani appeso lì urlando

la luce tua
che scrosciante m’inonda
di vita e poesia,
liberando un corpo
da tempo addormentato.

Ebbro così spicca il volo
anche il più sciocco dei bambini
quale sono
e danzante posso
rinascere farfalla
grazie alla bellezza
del tuo gesto.
da Conversazione con Matisse”

Jonathan Rizzo è un racconta storie gentile, menestrello d’altri tempi, con parole giovani, le prime scritte, narra in poesia la quotidianità che molto spesso spaventa le mille richieste di un cuore in tumulto, di un animo frenetico, di un uomo curioso. Sensibile alla gioia di vivere, ci si affoga, come solo i poeti sanno fare, buttandocisi dentro fino all’ultimo infinito sorso.

Saremo suoi ospiti a Firenze sabato 3 novembre alle ore 20:00 per una serata di scambio di versi e canzoni, vi invitiamo tutti da Il Vinaino di San Frediano, Borgo San Frediano,16, l’ingresso è libero.

Link fb dell’evento https://www.facebook.com/events/251018048907215/

Lié Larousse- Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

SCRITTORI – DuediRipicca

#2dR

Di rifiuti e refusi
è fatta la vita di noi scrittori
e non sappiamo cosa uccida di più 
e non possiamo farne a meno
è una questione intrinseca
Karmica
quanto il primo giorno di scuola
e un pusher per compagno di banco
e vogliamo scrivere a tutti i costi
per leggere una storia
mai scritta prima
una scusa buona per curare il male
stringere un patto col diavolo
e fare pace col cuore
ed ogni sua santissima emozione
incendiando la mente
corrodendo il fegato
acido di vecchi ricordi
scrivere e invertire il tempo
regnare sulla morte
mettere parole in bocca a strambi personaggi
che alla fine siamo noi,
tutti loro,
li possediamo noi,
tutti loro,
noi e nessun altro
noi e la nostra voglia tossica
di scrivere per leggere
una storia mai scritta prima.

di DuediRipicca / Lié Larousse – Gianluca Pavia

#2drpoetry #2drartgallery 

365 giorni, Libroarbitrio

da .la vita comunque. di Lié Larousse

Lié Larousse per Linda de Luca

.non ricordo sai
di aver sentito dire mai
dalla voce di mia nonna
di cercare la felicità
o discutere e dubitare
sull’esistenza dell’amore,
l’amore è in ogni gesto fatto
per sé e per gli altri
nella vita di tutti i giorni,
la felicità è la costanza
nella quotidianità del viverlo.

da .la vita comunque. di Lié Larousse
#lavitacomunque

365 giorni, Libroarbitrio

.nord ovest. – Lié Larousse

roberto ferri painter death angel

.arriva da nord ovest, oggi, questo vento scalmanato
impiccia i capelli,
li appiccica alle lacrime,
ingarbuglia i ricordi,
e non lo sai più, se sperare di averli solo sognati
e non di disperare
perché invece sai che li hai vissuti,
e intanto da nord ovest lui sormonta e sferza,
incasina e silenzia questo nodo alla gola
e inciampo,
in me,
nei miei piedi immobili,
si sono fermati qui, in questa città,
come in attesa aspettano un mio passo
ma io che aspetto?
ci sono giorni come oggi
che il vento non m’è complice né clemente
e proprio non lo so alla fine da me
cosa ci si possa aspettare
ma si dice che qualsiasi cosa accada
l’acqua continua lo stesso a scorrere sotto i ponti
e il nodo alla gola ora morde
strizza la bocca dello stomaco
strappa un pezzo di cuore
ma ancora attendo, e sussurro una preghiera
o forse è solo una supplica
la codardia ci ferma tutti, me per prima
un ragazzo s’avvicina,
si sfila le cuffiette e grida – cosa?
raccolgo la mia ansia colpita dal vento,
mi volto a nord est
– una catastrofe annunciata, mormoro
nella quiete torbida di una tempesta assopita, penso
e del ragazzo vedo la schiena sparire
in una mischia di ombre e corpi
mi sporgo dal ponte, guardo giù
ed è proprio come dicono
qui sotto il Tevere tracima acqua e non la smette d’infuriarsi,
baccaia, fa la voce grossa
ma chi ti sta a sentire adesso,
che con questo sole a farti bello non fai nemmeno troppa paura,
ora che se sei tanto incazzato
è solo per colpa del vento,
che oggi poi, arriva da nord ovest,
per infastidire capelli
e ricordi fragili.

365 giorni, Libroarbitrio

DIARIO INTERIORE di SARA TEODORI

Giorno 24/08/2018

Sara Teodori - Fotografia di Sara Teodori

Peter Pan, l’Ombra e la Malattia

Vi ricordate di Peter Pan, quel buffo ragazzino che viveva sull’isola che non c’è, combatteva pirati e aveva un seguito di bimbi sperduti a coprirgli le spalle?

Quel buffo ragazzino aveva anche un’altra caratteristica:
cercava disperatamente la sua ombra.

Ma cosa rappresentava davvero l’ombra per Peter Pan?
(Pan dal Dio Pan, dio della natura istintuale e selvaggia, ma questa è un’altra storia)
.
È una domanda che dovremmo porci, perché è una questione che ci riguarda direttamente.

Cos’è l’ombra e perché è così importante?

Carl Gustav Jung la definiva come la somma di tutte le realtà rifiutate, quelle che l’uomo non vede o non vuol vedere e che rimangono quindi inconsce. Ma dov’è il pericolo in questo non vedere?
Il pericolo è che non riconoscendo l’ombra, quindi il negativo, l’inferiore, il “male” in noi, lo proiettiamo all’esterno, sugli altri, vincolando noi stessi in uno status di luce perfetta e il resto del mondo in tutto ciò che non ci piace, con il risultato di creare divisione e dualità.

Secondo questo principio
ciò che ci infastidisce del fuori
è ciò che ci infastidisce del dentro.

Attribuiamo all’ombra tutto quello che non ci piace del mondo senza capire che l’ombra è tutto ciò di cui ha bisogno il nostro mondo interiore per sanarsi.
Ed è qui che arriviamo al rapporto dell’ombra con la malattia.

Cos’è la malattia?
La malattia è un alleato. La malattia è il Lucifero che porta la luce nell’ombra.
La malattia ha questo scopo: farci integrare la nostra ombra, riportarci ad un sano stadio di unità, uscendo dalla dualità.

Ed ecco che i sintomi non sono altro che sveglie, sono il grillo parlante che vuole farci arrivare dritti a scuola, sono amici che a volte sussurrano e a volte gridano nelle orecchie che è tempo di guardare dentro, di accettare quell’ombra dentro di noi e di smetterla di vedere la pagliuzza nell’occhio dell’altro.

Ma quanto è più semplice guardare quella pagliuzza nell’altro? Giudicarla, deriderla e gongolarsi della propria perfezione? È più semplice sì, ma se pensiamo a quanta attenzione e quanta energia spendiamo nello spingere quest’ombra al di fuori, nel combatterla, nel fargli una guerra!
Non sarebbe molto più semplice aprirle le porte e lasciarla entrare?
Lasciare che diventi cosciente e non abbia più bisogno di farci ammalare per farci capire chi siamo?
La malattia ci rende onesti, materializza attraverso i sintomi quelle parti che a tutti i costi neghiamo. E se continuiamo a negare alzerà il tiro, sempre di più. Vale lo stesso per gli incidenti e le situazioni in cui ci ritroviamo nostro malgrado. Quando ci ritroviamo a dire, ma perché proprio a me? Perché mi è accaduta questa cosa? Perché ho incontrato questa persona? Cosa ho fatto di male per meritarmi questo? E’ proprio in questi casi che dovete gioire e ringraziare! Avete la possibilità di osservare tutto ciò che vi manca, avete la possibilità di evolvere!

 E la risposta giusta è :
“E’ successo a me perché doveva succedere proprio a me!”

Tornando a Peter Pan. Se vi ricordate lui cercava la sua ombra, voleva a tutti i costi rincollarla a sé per poter finalmente tornare a volare. E forse è proprio quello che dovremmo fare tutti, perché siamo tutti malati, anche chi non crede di esserlo, poiché siamo duali e siamo tutti incompleti.

E allora su,
prendiamo un po’ di ago e filo e rincolliamoci l’ombra! Farà male all’inizio, ma ne varrà la pena.

 

Testo e fotografie,
dal DIARIO INTERIORE
di Sara Teodori

 

Rubrica online
creata e diretta da Libroarbitrio DuediRipicca #2dR

365 giorni, Libroarbitrio

METEREOPATICO – Gianluca Pavia

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Ci sono albe grigie,
come questa,
in cui la vita 
sembra un gatto alla finestra
in attesa di un passero,
due dita che ti spolpano l’anima
per disegnarci nuvole strane.
Ho un cuore malandato
metereopatico
in evidente stato confusionale,
impiattato da schifo
ad un brunch vegano.
Quel prato mi guarda
con occhi appassiti,
potrei farci un bouquet
per regalartelo al mio funerale.
Lo lanceresti tipo molotov,
sicuro.
E’ uscito un po’ di sole,
adesso,
o forse è quel sorriso
che t’illumina
come un gatto alla finestra
in attesa di un passero
di quasi 80 chili.
P.S. devo mettermi a dieta e comprare un ombrello.