365 giorni, Libroarbitrio

FORSE SI – DuediRipicca

L'immagine può contenere: una o più persone, nuvola, cielo, oceano, scarpe, spazio all'aperto e natura

Non devi, per la tua esistenza
essere grato a nessuno,
nemmeno specchiarti
per piacere ad alcuno,
forse sì, parlare a te stesso
e vedere se lì dentro
c’è ancora qualcuno.
Non devi piccarti le labbra
saggiando la lama,
né sfiorare l’ipossia
per raggiungere la cima,
concediti il lusso
di un salto nel vuoto.
Abbandonato alla corrente
giù, in picchiata
volando volendo cadere
e frantumarti al suolo
e forse sì,
startene un po’ così
fermo.
Le ferite aprono lente la carne
lento ne rivola fuori il sangue,
scorticato nasce un livido
la gestazione del tuo dolore
cauterizzato dallo scandire
dell’istante che va.
Sorriderai,
non in cima, ma sulla strada
per andare dove vai
per essere chi sei,
anche se forse
ancora non lo sai,
o forse sì?

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L’ASFALTO CORRE SVELTO SOTTO I PIEDI – Gianluca Pavia

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L’asfalto corre svelto sotto i piedi
cambiano gli alberghi
tutti diversi
tutti con gli stessi orologi alle pareti
cambia il mio volto
riflesso negli specchi
cambia il naso
cambiano i capelli
e penso alla vita
come a una partita quotata
un’incognita
e la fissa,
penso che non sia un caso
se il Caso
ha estratto i nostri numeri
penso a quando
non voglio pensare
e voi mi tirate su
non come Cristo in croce
ma come un pugile malconcio
che ha perso ai punti
ma ha ancora un round
un ultimo round
per sputare
sangue.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

UN, DU E TRE – Gianluca Pavia

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Un, du e tre
un, due,
è bello ballare con la morte
casqué
e sfiorarle il viso così dolce.
Non è per niente brutta
come dicono,
ha solo l’aspetto
delle occasioni perse.
Un, due
passo di lato,
labbra mai baciate
scuse accampate
passi che seguon passi
che non hai seguito
perché diretti troppo lontano.
E’ un valzer suonato
da mariachi,
l’elettronica di un aborigeno
in sandali e guepiere.
Oh, guarda
è la nostra milonga,
e quando ti strusci nel tuo vestitino
accendi musica in me.
Ora però
fai silenzio
e lascia il ritmo condurre,
fai silenzio
che è l’ultimo pezzo,
un’unica pazzia
che fa
un, du, tre
casqué.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

I Lunedì di LuccAutori -La nostra rosa – Enrico Valdès

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Fu il suo regalo per il compleanno della madre, quando lui aveva vent’anni, un vaso fiorito di rose gialle, bordate di scuro e profumate.
Luca abitava con la famiglia in un appartamento in città, poco adatto però alle esigenze di aria e sole della piccola pianta.
Sua madre la curava con sollecitudine e la teneva nella stanza più luminosa, le attenzioni erano tante, ma la piantina non cresceva, le foglie si raggrinzivano e cadevano. Era destinata a seccarsi.
In giugno la famiglia si trasferì nella casa al mare e, con loro, si spostò anche quel vaso con i suoi deboli rametti spinosi.
In un angolo del giardino la rosa venne messa in piena terra, era l’ultimo tentativo per farla sopravvivere.
Ogni mattina la madre la scrutava ansiosa, sperando che la linfa vitale non si fosse esaurita, e in luglio, come per miracolo, la piantina riprese forza, spuntarono nuove gemme, foglie e fiori profumati.
“Vedi, – disse la madre a Luca – la rosa non si è arresa.”
Passarono le stagioni, la piantina divenne pianta, il giardiniere la potava e diventò forte, con spine acuminate e fioriture esuberanti.
Faceva parte oramai del giardino, era come se da sempre fosse esistita là, ed era lei la preferita della madre, che l’aveva salvata con le sue cure.
Con la rosa lei e Luca avevano un legame speciale, un vincolo non detto tra madre e figlio.
Molti anni, boccioli, petali e profumo.
Ogni volta che Luca entrava nel giardino il suo sguardo correva alla rosa e al ricordo dei suoi vent’anni. Con la madre passavano là davanti e si fermavano, felici o tristi, parlavano o tacevano.
Luca diventò adulto e la madre anziana, indebolita dalle malattie, camminava con difficoltà ma, quando il figlio le era accanto, si sentiva forte e non si lamentava di alcuna sofferenza.
Gli ultimi anni li trascorse tra poltrona e letto, senza mai abbandonare il suo sguardo coraggioso e dolce.
L’ultima sua estate, dal letto chiese a Luca di sollevarla, di metterla seduta.
“Cosa vuoi fare?” lui le domandò.
“Vorrei vedere la nostra rosa.”
Era la prima volta che la chiamava “la nostra”, e lui ne fu colpito, si commosse, i suoi occhi divennero lucidi.
Lei osservò a lungo la rosa da lontano. Era fiorita.
“Vorrei sentirne il profumo.” gli disse.
Luca l’accontentò e, tra le sue mani dalla pelle sottile, ne mise un bocciolo.
Lei l’aspirò,“Che bel profumo, – disse – senti.” e Luca si avvicinò, le trattenne le mani tra le sue e respirò l’aroma del “loro” fiore.
Erano passati dieci anni da quando la madre se ne era andata, portando via con sé quel suo speciale sorriso, e tutto cambiò.
Cambiò anche il giardino della casa al mare, con nuovi alberi, nuovi cespugli e nuovi rampicanti.
La terra venne smossa, rivoltata attorno alla rosa, che soffrì e divenne spoglia.
Giunse l’estate, il sole prosciugò le zolle, della pianta rimasero tre soli rami nudi, e il giardiniere disse che, forse, non si sarebbe ripresa.
Vicino a essa un prato verde, piante e fiori rigogliosi, solo la rosa era inerte, come senza vita, ma l’acqua tornò a dissetare il terreno e le sue radici.
Luca ogni giorno la guardava con speranza, e infine spuntò un germoglio, poi ne vennero altri, e ancora giovani foglie. Comparve per ultimo un bocciolo come quello che sua madre tenne un giorno tra le mani, con lo stesso profumo, e Luca risentì la voce di lei.

Aiutami, – mi chiese –
sollevami dal letto,
voglio veder la rosa
che un giorno mi donasti.”

Crebbe laggiù la pianta,
con spine e verdi foglie,
con boccioli e con petali,
gialli e di scuro orlati.

Rinascono ogni anno,
e ancora qua profumano.
Era la nostra rosa,
ricordo di mia madre.

Racconto “La nostra rosa”  scritto da Enrico Valdès
scelto da DuediRipicca
per la rubrica “I lunedì di LuccAutori”

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Potete acquistare il volume dei racconti vincitori del Premio
“Racconti nella Rete 2016”
edito da Nottetempo, a cura di Demetrio Brandi,
in tutte le librerie a distribuzione nazionale
oppure on line al link di seguito
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365 giorni, Libroarbitrio

TRACCE – Gianluca Pavia

 

La traccia che lasciamo
dietro di noi,
la nostra impronta,
è fatta solo di sangue
e sperma?
Macerie e buste di plastica?
Tutto quello che abbandoniamo
quando ci vengono a prendere
è solo morte in potenza,
come un vizio è dipendenza
e ogni bacio uno schiaffo?
Resteranno solo foto
e ricordi sbiaditi,
magari qualche buona parola
come commiato?
E se ne lasciassi a fiumi,
di parole,
neanche poi tanto buone?
Se tutto il mio patrimonio
fosso inchiostro
e carezze
e graffi?
Sopravvivrei, forse
alla nebbia degli anni
e al segno degli inverni,
nelle sfumature di un quadro
piuttosto vago
che, comunque,
non renderebbe giustizia
all’insieme completo.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
R. Magritte

365 giorni, Libroarbitrio

I NEMICI DEI MIEI NEMICI – DuediRipicca

pulp-per-degas

Vigliacchi e pagliacci
continuano a farsi la guerra
un vecchio gioco che ci costa
le ali e la pelle.
I nemici dei miei nemici
non hanno le palle,
sono amici
che si scambiano favori
mazzette
e parole d’onore
mentre noi mangiamo polvere
e beviamo pioggia,
piangiamo cera
e paghiamo cara
ogni loro voglia
da carogna con le doglie.
Eppure
rimaniamo attaccati alla vita
con gli artigli
come una palma nel deserto
un pesce nella boccia,
saranno pure il terrore
ma noi
abbiamo il coraggio.

DuediRipicca

Pulp per Degas

 

https://plus.google.com/collection/QdJ0sB

365 giorni, Libroarbitrio

DISTORSIONI IPNOTICHE – DuediRipicca

L'immagine può contenere: 1 persona , scarpe

Distorsioni ipnotiche
si accalcano calme,
s’accoccolano ad un soffio
dal filo teso
di una vecchia Claymore.
Plastica percezione
dello scontro sullo sfondo
mentre i grandi ideali
stendono la loro lunga,
lugubre, ombra
in un bagno d’ipocrisia
e i sogni si fanno ossessioni
le ossessioni macigni
per le nostre gambe molli.
Labile il confine
tra vero e falso
abile a ribaltarsi
ad ogni cambio di prospettiva.
Non è vita
correre frenetici
immobili tra le lamiere,
né urlare isterici
per saturare il vuoto
che sanguina ansia.
Non è vita
la replica in prima serata
di un passato stantio,
né aspettare un domani
che sarà sempre domani
o magari troppo tardi,
troppi tarli
a disconnetterti da te stesso,
il tuo tempo è adesso
e non potrebbe essere
diverso.

DuediRipicca

H. Bosch

365 giorni, Libroarbitrio

APPARTIENI A CHI TI APPARTIENE – Gianluca Pavia

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Ho sorriso senza motivo
stamattina, al parco
fissando un passante
piuttosto imbarazzato.
Ho tirato dritto,
consapevole
di come quel sorriso
l’abbia sudato
e di quanto appartenga
a chi era in trincea
con me
a sorbirsi il rancio
e le mie ansie asfissianti.
Questi giorni valgono
quanto chi teniamo
a portata di mano
e ci snocciola gli incubi
per poi riderne
assieme,
chi senza cercare
sa dove trovarti.
Appartieni
a chi ti insegna
a contare fino a dieci
e non solo
su te solo,
a chi ci ricuce
quando andiamo in pezzi
e colora le cicatrici
per farne tatuaggi.
Appartieni
a chi ti appartiene
e non può
fare a meno di te
perfino quando sei
veleno,
gli altri
sono solo comparse.

Gianluca Pavia

DuediRipicca

Opera pittorica di Arthur Hacker dal titolo L’ombrellino perduto

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Vedo vedooo… DuediRipicca

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Preferirai sempre la pazzia. Rischierai tutto. Sarai il buffone e il saggio di corte, farai quello che nessuno è stato mai capace di fare. Ti rispetterai non rispettando ciò che ti impedisce di volare, di sognare, e camminerai in precario equilibrio su di un filo teso piuttosto che averlo attorno al collo.

Godrai del corpo dell’orgasmo del piacere. Morderai leccherai toccherai scoprirai tutti i sensi gustando il grande senso di tutto.

E un giorno ti dimenticherai ti perdonerai e vivrai dentro la tua testa senza il bisogno di specchiarti e volerti vedere per forza perché saprai essere e sentirti essere.

E allora amerai. Sceglierai qualsiasi possibilità d’amare e d’essere amato. L’impossibile sconclusionata complicata certezza che ferisce. L’incorreggibile eccessiva costante che guarisce.

E sarai casa ovunque. E dormirai beato.

DuediRipicca