365 giorni, Libroarbitrio

IGNORA GLI OCCHI MIEI – ANTONIO CONTE


Grazie Antonio Conte artista popolare per questa bellissima illustrazione omaggio alla poesia di Lié Larousse, che va ad aggiungersi agli altri lavori di disegno a pastello acquerellato ispirati alla poesia, e alle nostre poesie ispirate alla sua pittura .

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365 giorni, Libroarbitrio

Splendido casino – Gianluca Pavia

agan harahap unchained melody

Quante volte ho invidiato i piccoli,

stupidi, dettagli degli altri,

un particolare riconoscibile

per quanto banale,

desiderato soffrire di un morbo

pericolosissimo, letale,

raro tipo paziente zero

per quel po’ d’attenzione

che alla fine mica ci ammazza.

Tante volte mi sono fotografato

in prima pagina,

salvare il mondo, vincere i mondiali

quando non riesco a guardarmi

in una mia fotografia,

se fai il video non te lo dico.

Troppe volte mi sono sforzato

di essere chi non sono,

e poi chiedermi,

in realtà, io chi sono?

Quando bastava salutarmi

la mattina, allo specchio

mentre mi lavo i denti

e già mi gira, parecchio,

tenermi da parte qualcosa di caldo

la sera, e una stella d’abbracciare

e nel mezzo cercare che il giorno

non faccia troppo male.

Rimboccarmi le coperte

spegnere la luce

e dirmi che andrà tutto bene.

In caso contrario

se non sarà così

sarà comunque

uno splendido casino.

 

La poesia “Splendido casino” è estratta dalla nuova raccolta poetica WHISKEY E SODA CAUSTICA

#poesia #whiskeyesodacaustica

Opera fotografica Unchained melody
di #AganHarahap

 

 

Se vuoi conoscere l’autore
ti invitiamo a partecipare all’iniziativa che promuove la letteratura e lo spettacolo dal vivo
LIBRO: CHE SPETTACOLO!
presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna
domenica 14 aprile alle ore 10:30
in via delle Belle Arti 131, ROMA

Locandina Gnam 14 aprile Lié Larousse Gianluca Pavia Duediripicca

https://www.amazon.it/Black-out-Gianluca-Pavia/dp/8894120473
https://www.miraggiedizioni.it/prodotto/spietate-speranze/
https://www.instagram.com/gianluca_pavia/

se vuoi contattare l’autore scrivi a:
pavia.gianluca@yahoo.com

365 giorni, Libroarbitrio

“Domenica de derby” di Lollo

calciatori-guttuso

Davanti ‘no specchio: sguardo cattivo,

e muscolo scorpito: mejo de’n divo

corpo tatuato senza arcuna eleganza,

riccontavano la storia della sua militanza.

e ‘n testa la scena de Robert De Niro:

You Talking To Me?, Maledetto bastardo?

te levo dar monno te torgo er respiro!”

sera de derby e de botte: senza riguardo.

De fronte lo stadio coi fratelli tifosi,

torvi come li corvi, brutti e astiosi,

canne rollate e bira a secchiate

sputi pe’ tera e spranghe ‘mbertate.

E drento lo stadio la squadra tifava

co’ n’unica voce er coro s’arzava,

e mentre a quer flusso se univa ‘nvasato

se sentiva più vivo se sentiva rinato!

Armeno quer giorno era lui er cattivo,

e nun penzava più alla sua vita spezzata,

alla moje arcolista e alla fija malata,

ar lavoro perso senza ‘n vero motivo,

alla fine der mese sempre rosso sparato,

allo strozzino cor quale s’era già ‘ndebitato:

c’erano solo la squadra er coro ancestrale

e de fronte l’opposta fazione: er vero rivale.

Ma odio e rabbia so come foco cor vento:

fu un rigore avversario a decretare er momento

ce fu granne silenzio dopo quer goal rigalato:

tutto lo stadio guardava, trannenennose er fiato.

Ma fu solo un seconno de energia trattenuta,

poi er boato avversario esplose esartato,

er tifoso, ‘n mezzo ai fratelli, urlava ‘ncazzato:

Maledetti bastardi ‘sta partita è vennuta!”

E da perdente se trasformò in condottiero,

indicò gli avversari che urlavano ‘nsurti

caricò come si fosse n’antico gueriero

dietro de lui i fratelli tifosi, tra grida e sussurti.

e se ‘ncotrorno ‘n mezzo li sparti, in un botto:

le opposte fazioni co li vorti de odio distorti,

carci, pugnii e testate: quarche naso fu rotto

e poi spuntaron cortelli: a sfidare le sorti.

Ar tifoso nell’occhio, ‘n velo roscio era sceso

sbuffava, lottava e quarche grugno spaccava

senza più squadre, senza più santi menava

e stava da iddio: bene come mai s’era ‘nteso.

Fu ‘na sensazione de gelo a spezzà quell’incanto

n dolore sordo e ‘mprovviso, mai prima sentito

se mise le mano sur ventre restanno basito

le vide de rosso macchiate, cristo iddio santo.

S’aritrovò ‘n gionocchio: sguardo de dolore velato,

n mezzo a ‘na battajia che già lo aveva scordato

bocca spalancata, un grido perso in quer fragore

cadde de fianco, artijo proteso verso er Creatore.

E cominciò piano a fluttuare verso l’arto,

vedennose steso ‘n posizzione fetale

e er sangue suo che scoreva sullo sparto

je sembrava come ‘n cordone ombelicale

che lo aveva nutrito de odio e frustazione

rendenno er tifo pe’ ‘na squadra religgione,

ebbe appena er tempo pe’ rammaricasse,

d’avè buttato la vita pe’ quei fottui fuoriclasse.

E continuava a salire verso l’arto, leggero,

insino a che l’ommini diventorno sassolini

li vedeva movese, scontrasse: come boccini

e nun ne capiva più er senso in su ner cielo.

E salendo ner buio frale stelle, ammirato se sorprese:

dallo spazio se spizzava i continenti, er blu der mare

se sentiva leggero in questo suo trasumanare

cor penziero se congedò dalla famiglia e infin s’arese.

S’aritrovò ner voto dello spazio siderale,

er terore fu l’urtimo umano sentimento,

nun c’era nulla: manco er nulla ad aiutare

e poi divenne solo ‘na scintilla ‘n movimento.