365 giorni, Libroarbitrio

In anteprima la copertina del nuovo libro di Lié Larousse: .la vita comunque. -Bestseller Books Edizioni

copertina libro .la vita comunque. di Lié Larousse.jpg

🔥ECCO LA COPERTINA DEL NUOVO LIBRO di Lié Larousse .la vita comunque. 🔥
In uscita a febbraio 2020, edito dalla casa editrice americana BestsellerBooks & Co.
Del libro ne scrive la prefazione il poeta Er Pinto:
#LiéLarousse inizia i suoi versi mettendo un punto, non a caso sembra che in alcuni momenti questo punto è quello che vorrebbe saper mettere in alcune situazioni della vita, ma che non vuole o non riesce a mettere mai veramente. La vita va avanti, sia per noi senza gli altri, che per gli altri senza di noi. Un egocentrismo altruista. Una generosità egoista. Lasciare qualcosa, lasciarsi qualcosa, invece di lasciarsi scivolare la vita addosso, anche quando non ci si sente poi troppo importanti, e quindi valorizzare ciò che ci circonda: le persone, le cose, la natura. Cogliendo l’attimo, perché è la somma degli attimi che crea il tempo della vita.
La vita è importante.
Viverla soprattutto.
La vita comunque. “

365 giorni, Libroarbitrio

.la vita comunque. : .anacronistica. – Lié Larousse

in giardino Lié.jpg

 

.incontenibile, incontentabile
per natura
per fede
per fortuna
sono una donna che ama
e non m’importa
il tempo
il senso
il futuro
il perché né il per come
sono una donna che ama
sola
in compagnia
dall’altro capo del mondo
in questo preciso punto
qui nella testa
qui nel ricordo
con poche parole, poche carezze
di cuore e di pancia
sono una donna che ama.

.anacronistica.

Lié Larousse

dal nuovo libro di racconti di poesia e fotografia .la vita comunque. in uscita per #bestsellerbooks

DuediRipicca Libroarbitrio
Curatore del libro Gianluca Pavia
Editore Bestseller Books & Co.
Fotografo Gabriele Ferramola

www.libroarbitrio.com

#lavitacomunque #WHISKEYESODACAUSTICA #staytuned #stayduediripicca #liélarousse #gianlucapavia #warnerbrosentertainment #poesia #fotografia #amore

365 giorni, Libroarbitrio

.di niente. Lié Larousse

.la vita comunque. Lié Larousse

.di me
una volta
sapevi tutto
ora
non sai più niente 
non sai più di niente
per me.

365 giorni, Libroarbitrio

Lié Larousse per LIBRO: CHE SPETTACOLO! Al museo ingresso gratuito Domenica 14 aprile alle ore 11:00

Copertina Lié Larousse - Miraggi Edizioni

.a volte
mi sembra di sentire
il cuore farmi male.
 
 
Questa, e altre lunghissime poesie diverse da questa, estratte dal libro .Lié. di  Lié Larousse vi aspettano con emozione trepidante domenica 14 Aprile per l’iniziativa LIBRO:CHE SPETTACOLO! presso La Galleria Nazionale in Via delle Belle Arti, 131,  #roma
 
Ricordate: chi porta un libro di un autore italiano e lo lascia in cassa entra nel museo gratuitamente!
 
Tutti gli scatti all’interno del libro sono del fotografo Gabriele Ferramola
 
 
.Lié. è acquistabile in tutte le librerie grandi e piccine e anche online:

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365 giorni, Libroarbitrio

Una diabolica mano – di DuediRipicca da POKER D’INCUBI

unadiabolicamano

Il bar, angusto e soffocante, saturato dal vociare febbrile del sabato sera, celava un segreto.
No, no era la salmonellosi aleggiante nella vetrina frigo tra tramezzi stantii e paste mesozoiche. E no, non erano neanche i topi grassi e ben in tiro tipo agenti immobiliari. Quelli li conoscevamo bene tutti e li chiamavamo per nome oramai.
No, quel covo di relitti umani nascondeva, alle spalle del bancone, appena dopo il cesso con un rischio igienico pari al Gange nei giorni di piena, uno stretto corridoio riverniciato dalla muffa che si snodava sino ad una piccola porta cigolante affacciata su di una claustrofobica scala a pioli che s’avvitava su se stessa nell’oscurità sino ad una sordida cantina. L’aria ristagnava, mal illuminata dall’unica lampadina ed intrisa di fumo e disperazione, in linea con il resto del quartiere. La sedia, di quelle in legno e paglia, era spigolosa e pizzicava qua e là, la mano in bilico e la posta, beh, la posta era alta, molto alta. Aprì le mie carte, donna di cuori e donna di quadri. Non male.            Fissai il tizio in completo nero seduto accanto a me passarsi una mano sulla tesa del cappello ben calato sul volto. Con l’altra adagiò un lungo bocchino nel posacenere. La sigaretta all’estremità sfrigolava lieve senza consumarsi.
– Diecimila.- Annunciò sorridendo una sorta di Big Jim alla sinistra del tizio. Aveva i capelli color grano e la pelle di quel marroncino bruciato tipo polpettone di steroidi dimenticato in forno.
– Call.- Replicò il nanetto occhialuto, grassottello e stempiato alla sua sinistra, gli occhi fissi sulla scollatura del dealer, una rossa mozzafiato che avrebbe irrigidito persino Signorini.
Il tizio alla mia destra sfoggiava l’imperscrutabile espressione del grande pokerista, di chi si sta giocando i risparmi della moglie, una moglie in apprensiva attesa sull’uscio di casa, con una mazza chiodata che neanche Conan il barbaro.
Bofonchiò qualche imprecazione, e infine si decise: – Call, anch’io.
Guardai ancora le mie carte. Due donne, non male. Spostai i miei dieci mila al centro del panno verde. Gli occhi del tizio in nero erano adombrati dalla tesa del cappello, ma avrei giurato di vederli brillare per un istante, o forse fu solo la brace della sigaretta.
Espirò lentamente il fumo e fece schioccare la lingua: – All in.- Sibilò senza scomporsi.
Toccava aggiungere pochi spicci e lo feci senza pensarci due volte, come del resto gli altri tre.
E’ sempre quello che ti frega, pensarci troppo: un attimo di esitazione e perdi l’occasione, l’equilibrio, la strada.
La rossa ammiccò al tizio in nero e girò le prime tre carte.
Due assi e un re di fiori, pessimo flop.
L’umidità sgocciolava ritmica dalle tubature.                                                                              Big Jim prese a contrarre ogni fibra muscolare pompata da cicli e cicli di sostanze al limite della legalità. Le lenti del nanerottolo si appannarono, e questa volta non era colpa dei due MIG mammari del dealer. Gli occhi del grande giocatore girarono su se stessi come i rulli di una slot prima che un gemito strozzato scappasse dalle labbra contratte.
L’uomo in nero rimase in silenzio.
Stava a me parlare, e forse non era la mossa migliore da fare, ma passai comunque la mano. Qualcosa puzzava, anche se non avevo ben idea cosa fosse, o di cosa puzzasse.
– Signori,- esordì l’uomo misterioso da sotto il cappello – come potete benissimo vedere da voi, non mi rimangono fiches per rilanciare.
– E allora? Stai lì buono, che con i piatti grossi ci giocano i professionisti.- Fischiò tra i denti il campione di Gratta&Perdi alla mia destra.                                                                        – Basta che ci sbrighiamo.- Intervenne Big Jim.- Domani ho un’altra audizione e non posso fare tardi, sennò come gliele spiego le rughe al regista.
– Lasciate parlare il signor Lucky Lucy.- Ecco come si chiamava l’uomo in nero.- Siate ragionevoli, in fondo qui siamo tutti dei galantuomini, non è vero mia cara?- Conciliò l’occhialuto continuando a sorridere al dealer.
La rossa strizzò l’occhio alla botte piccola ripiena d’ormoni arretrati.  Poi ammiccò verso Lucky Lucy, che riprese a parlare con la disinvoltura di chi piazza aspirapolveri nel Sahara.
– Dicevamo, sarebbe un peccato giocare una così bella mano per un piatto così irrisorio. E sono uno che di peccati se ne intende, fidatevi.
– Se intuisco bene, ci sta proponendo un accordo, signor Lucky?
– Diciamo una sorta. Non ho contanti con me, ma potrei comunque ripagare la vostra fiducia se mi permetteste di rilanciare.
– Ohi, ciccio, o i soldi o niente. Non vengo mica qui tutte le sere per fare beneficenza.- Ruggì il grande giocatore.
– E poi, cosa potresti mai mettere sul piatto? Forse qualcosa per questi due sfigati,- sbottò il Big Jim – ma guardami: sono giovane, affascinante e in rampa di lancio per il mondo dello spettacolo. Per non parlare delle carte, con queste m’intasco una mano da cinquantamila, minimo. Non credo tu abbia niente di buono per me.                                  La rossa sorrise sorniona mentre la puzza cresceva esponenziale senza che riuscissi a decodificarla.
– Vedi, mio caro Steve,- sibilò Lucky L.- o dovrei forse chiamarti Igino?
Big Jim sbiancò come se gli avessero confermato che con tutta la merda che si sparava tra un paio d’anni addio pistolino.
– No, non ti spaventare se conosco il tuo vero nome. Io sono a conoscenza di molte cose: tutte le tue marchette, per esempio, e dire che neanche ti hanno portato lontano. O quante volte il rispettabilissimo Carlo Maria qui presente si reca a trovare una certa Irina, e, datemi retta, non è vero quello che dice lei, ne ha visti eccome di batacchi più grossi.
Il nanerottolo farfugliò qualcosa mentre cercava di sbrinarsi le lenti degli occhiali.            – Per non parlare di tutte le preghiere del povero Fausto, che non ce la fa proprio ad arrivare a fine mese con una moglie che lo aspetta a casa tutte le notti, sveglia e con una mazza chiodata tra le mani per giunta.
– Ma…ma…- singhiozzò il grande giocatore- ma come fa a saperlo?
– Stiamo tutti con l’acqua alla gola, avrà tirato ad indovinare.- Tagliai corto io.
– No, che mia moglie ha una mazza chiodata, intendo.
La risata agghiacciante di Lucky L. face accapponare la pelle a tutti i presenti.
– Signori, vi prego, tranquilli, non dovete avere paura di me. O forse un pochino sì.- E giù un’altra risata confortante come quelle dei bimbi dall’altra stanza, di notte, in una casa senza frugoletti.
– Ecco la mia offerta.- Fece una breve pausa, giusto il tempo di accendere un fiammifero, posarlo in piedi sul tavolo e fissare la fiamma blu da sotto il cappello.
– Successo!- Tuonò con voce grave e la fiammella avvampò in lingue bluastre fino al soffitto, e tra le lingue flash, sorrisi in copertina e statuette dorate.
Per un minuscolo, brevissimo istante, strinsi il culo sulla sedia.
– Caro il mio Steve, a prescindere se vincerai o meno la mano, da domani la tua vita sarà una discesa continua: tronista, ospite, serate in discoteca, fiction, reality e il firmamento delle stelle si piegherà dinanzi a te. Una lunga discesa senza fine.
Big Jim improvvisò un’espressione sorpresa, testata e ritestata allo specchio per anni, in piccole sale prove, dinanzi a fidanzate e nonne e zie certe del suo brillante futuro; una prova inconfutabile delle sue doti recitative, qualcosa a metà tra una trota ed il Trota.
– Donne!- Esclamò ancora Lucky L. e ancora le lingue incandescenti s’arrampicarono lungo corpi tonici e sinuosi. Tette, labbra e culi presero a danzare tra le fiamme.
Qualcosa si inturgidì anche a me, sempre lì, seduto sulla sedia.
– Per te, mio fascinoso Carlo Maria, bizzeffe di donne: bionde, brune, rosse, vecchie, giovani, e se vuoi anche uomini, bambini, pecore, cammelli e dugonghi, nessun essere vivente potrà resisterti.
Di nuovo la fiamma si…beh, in effetti, dopo un po’ il giochetto sfrantumava i coglioni, diventava più prevedibile dell’assenteismo parlamentare.
– E per te, povero Fausto, soldi a non finire, cascate di gioielli, filarmoniche di moneta sonante, oceani di
– Sì vabbè,- interruppi io – e tu che ci guadagni?
Mi fissarono tutti con più odio di quanto ne trovi nell’Antico Testamento. Avevo rotto la magia, ma quello m’aveva rotto altro già da un po’.
– Avvocato, per caso?- Mi chiese incuriosito prima di ritrattare.­- No, no, ci saremmo già incontrati. Ah, sì, tu sei quello col pallino dello scrivere. Dovevo aspettarmelo, la famosa curiosità dello scrittore. Comunque, è tutto molto semplice, voi avrete a prescindere quello che vi offro.
– E se perdon…- Lo sguardo torvo dei presenti mi convinse a non terminare la frase, e anche un calcio sotto il tavolo fece il suo.
– E se perdono,- riprese Lucky L. accentuando le prime sillabe tipo supplente isterica al decimo giorno di ritardo e tu proprio non hai capito a cosa cazzo serva costruire un quadrato sull’ipotenusa di un triangolo se poi non siamo in grado di tirar giù due strade che non si sbriciolino alla prima pioggia – se perdono, molto semplicemente, avrò le loro anime.
E questa volta la risata fece tremare le mura della cantina, sfarfallare l’unica luce e chiedermi se non fosse stato il caso di svuotare gli intestini prima di sedermi a giocare.
– Fammi capire, cosa sei, il diavolo che te ne vai in giro pacioso e tranquillo a comprare anime come fossero zucchine mutanti su una bancarella di Chernobyl?
Lucky L. sollevò leggermente il cappello lasciando sfavillare due occhioni gialli da far rabbrividire l’onorevole più mafioso, o il mafioso più onorevole, che la differenza, poi, ancora mi sfugge.
– Diciamo che sono più un intermediario, un procacciatore.
– E lavori a proviggio
– Hai rotto il cazzo, hai già foldato e mo’ stai zitto.- Irruppe Steve o Igino o come cazzo si chiamasse Big Jim, provando la sua espressione da duro, ma duro duro, tipo stronzo di uno stitico.- Io chiamo.
– Call anch’io,- s’affrettò a dire Fausto, il grande giocatore – e ‘sta volta vi lascio in mutande, belli.
– Beh, io di mutande ne vorrei annusare parecchie, quindi me la gioco anch’io. Mi dica signor Lucky, dobbiamo firmare qualche contratto, autenticare questo accordo in qualche modo?
– Non ce ne sarà bisogno, ormai con l’InterHell Banking movimentiamo anime restandocene comodamente seduti al tavolo. Quindi, prego Eva, scopri il turn.
– Non dovreste scoprire le vostre carte prima?
Mi fissarono con espressione amorevole, quasi materna, tipo quella della Franzoni.
– Non ce n’è bisogno.- Sibilò Lucky L. e con un cenno lasciò che la rossa Eva scoprisse la carta.
Donna di fiori.
Quasi infartavo. Lo sapevo che avrei dovuto giocare, ma in fondo, con un tris donne mica avrei vinto di sicuro, o no?
Fossero state una settantina, mi sarei pure potuto organizzare per un bell’attacco kamikaze, ma tre donne con due assi a terra, con quel piatto poi, ne valeva la pena?
L’aria s’era appesantita ulteriormente, anche perché la sigaretta nel bocchino continuava a bruciare senza consumarsi e la cantina rimbombava del palpitare di tre cuori al limite del collasso. Gli sguardi si fecero sempr
Ero sicuro che al minimo rumore i tre si sarebbero sgretolati come cristallo. Forse sarebbe stato meglio per loro.
Tre gole deglutirono all’unisono e tre pomi d’Adamo fecero su e giù e sei mani stritolarono il panno verde e quella stranamente irsuta e tozza di Eva scoprì il river.
Donna di picche.
Non so se quel tizio fosse veramente il diavolo o meno, in compenso quelli che tirai giù io erano veri e propri santi intrecciati nelle più diverse posizione kamasutriche proibitive anche per la più snodata contorsionista balcanica.
Lucky L. sorrise, non so se per la bestemmia da Nobel, per le carte o per entrambe.
Adesso, sul tavolo, c’erano due assi un re e due donne.
– Cazzo!- Sussurrò Big Jim scoprendo due miseri jack.- Scala bucata.
– Tris di re, mi dispiace signori.- Gongolò il nanetto occhialuto pregustandosi scorpacciate di figa da infinocchire persino Siffredi.
– Dispiace a me, tris d’assi.- Squittì il grande giocatore e fece per allungare una mano. Un’ombra, o forse una coda sbucata dal nulla, schioccò repentina cacciandogliela indietro.
– Veramente, dispiace a me,- ghignò tetro Lucky L.- anzi, non mi dispiace affatto.
Improvviso un calo di tensione ci lasciò al buio nel momento esatto in cui risuonò un fruscio di carte. Quando la lampadina riprese ad andare sul tavolo c’erano altre due donne: una di cuori, una di quadri, a pochi centimetri dalla mano di Lucky.
La puzza non lasciava più dubbi sulla propria origine: zolfo.
E merda.
Sì, sarei dovuto andare al bagno prima di sedermi.
– E adesso?- Chiese un arguto Big Jim e istantaneo il colorito bruciacchiato della pelle trasmutò in un’abbronzatura da flash compulsivo e l’espressione si instupidì ancora, se possibile, e il telefono gli prese a urlare in una tasca, tutti lo volevano, tutti lo bramavano, anche se ancora nessuno sapeva chi fosse.
Strana cosa la fama, più sei sconosciuto, più nessuno sa cosa hai mai fatto nella tua inutile vita, più in giro c’è gente pronta a giurare che sei il migliore nel tuo campo, anche se non si capisce bene qual sia il tuo campo.
Il nanerottolo occhialuto s’alzò spigliato e senza proferire parola prese sotto braccio, anzi sopra chiappa, la bellissima dealer.
Ancora non realizzavo ma bastò uno strappo improvviso ad illuminarmi. Mi voltai e vidi le tasche di Fausto, il grande giocatore, gonfiarsi a dismisura, esplodere, dilaniarsi sotto la spinta di rotoli sbucati dal nulla, tipo inaspettate proprietà immobiliari in certe, scomode, indagini. Ne aveva in ogni dove, nei pantaloni, nella camicia, anche in posti non proprio piacevoli. Almeno questo faceva intuire la sua espressione mentre si cacciava una mano dietro il fondo schiena, per estrarla poco dopo avvinghiata attorno ad una mazzetta tra l’arancione-cinquanta euro e il marroncino-non c’è bisogno di specificare.
Rimasi lì in silenzio, guardandoli salutare e ringraziare Lucky L. .
Non dimenticherò mai i loro occhi: grigie orbite vuote sopra sorrisi perlacei. Erano spenti, senza fiamma, orfani di qualsiasi slancio, castrati di qualsiasi pur metaforico attributo genitale.
Allora, siamo rimasti solo noi due. Vuoi abbandonare o continuiamo a giocare?- Mi chiese Lucky L. dando un’altra tirata al bocchino.
Avevo appena visto tre uomini perdere l’anima, andarsene via con lo sguardo privo di segni vitali e un ghigno ebete: tre vite distrutte. Qualsiasi normo dotato avrebbe tagliato la corda finché era in tempo, qualsiasi essere vivente dotato di materia grigia funzionante.
– Giochiamo, ma toglimi una curiosità, Lucy di Lucky Lucy non sta per
Luciano, o sbaglio?
– Arguto.- Rispose gettando via il cappello, mettendo così in mostra due piccole corna sulla fronte spaziosa e appena sotto un lungo naso aquilino e appena sotto due lunghi baffi sottili e appena sot, no, basta così.- Sta per Lucifero, apprendistagista demone di terzo livello, in prova, per servirla.
– Anche all’inferno state impicciati col precariato? Brutta bestia, lo so. Replicai facendo frusciare le carte tra le mani.
– Arguto e coraggioso. Dimmi, non hai forse paura, tu, piccolo umano insignificante?
La temperatura s’era abbassata di una decina di gradi, sulla parete difronte a me si stagliava l’ombra imponente ed alata di Lucky L., e alla sua sinistra una lunga coda appuntita si annodò intorno al bocchino portandolo alle labbra del mio avversario.
– Beh, a dirla tutta, me la sto letteralmente facendo sotto, come ogni altro essere vivente, del resto. Non ha forse paura l’equilibrista in bilico sulla fune, o un padre di famiglia quando controlla l’estratto conto? Eppure, nessuno dei due può permettersi il lusso di fermarsi. E’ proprio questo che fa la pura: ti blocca e ti fotte, come pensare troppo. Ma se non pensi mai al demonio non puoi averne paura. Allora, giochiamo?
– Con quelle poche fiches?- Chiese rilanciando.
Aprì le carte: due di cuori e due di fiori.
Cazzo, gioco una mano col diavolo, o un suo fottutissimo dipendente interinale e cosa pesco? Una coppia di due?
Dio stammi bene a sentire, quant’è vero che esisti, perché se esiste il diavolo devi esistere anche te, e non provarci nemmeno a fare il vago, ti giuro che se perdo questa mano vengo su a prenderti a calci in culo finché non canti “Osanna nell’alto dei cieli” ruttando.
– Bastano a vedere il flop, all in!- Feci lanciando le ultime fiches.
Lucky L. sorrise ancora scoprendo la dentatura aguzza da anchorman e le sue carte: jack e dieci di cuori. Feci lo stesso con le mie e per il momento ero in vantaggio con una coppia di due.
Devo ammetterlo, tra le budella stringevo la certezza di portarmi a casa quella diabolica mano. La stessa sicurezza con cui Lucy schioccò due dita artigliate e il flop si voltò magicamente da solo sotto i nostri occhi, senza sorprendermi eccessivamente.
Insomma, ero cresciuto in uno stato che ti ammazza senza troppi problemi lasciando a spasso assassini e criminali, anzi, dopo pretende addirittura l’indennità di sevizia. Ce ne voleva ormai per stupirmi, che ne so, un celebre cantante gay dichiarato che fa outing ammettendo d’essere etero, per esempio.
Le prime community card furono una coltellata al cuore, anzi, tre coltellate di cuori: asso, re e otto rossi come il cuore, come il sangue, come il mio conto in banca.
– Colore e quasi scala reale!- Sibilò il demone senza contratto fisso.
– Ormai sei fregato, mio povero amico. Voglio essere magnanimo con te, voglio offrirti comunque una via d’uscita, come ho fatto con quei tre.
Perle di sudore presero a sbizzarrirsi lungo la mia schiena neanche fosse lo scivolo di un acqua park. Lo stomaco mi si appallottolò in gola e la mente, sempre cara e premurosa, m’illustrò come fosse tanto stupido giocare senza avere i soldi della posta.
E la vita non ammette mai debiti. Pretende che si saldi tutto e subito, anche con sangue e lacrime se necessario. Anzi, le preferisce proprio.
– Sarebbe?- Chiesi con il tono deciso e sicuro di un paracadutista che s’è lanciato con lo zainetto di Peppa Pig della nipote.
– Diciamo che rilanci usando per posta la tua anima, se perdessi avresti comunque il tuo ritorno.
– Tipo? Sì, ma non rifarmi il giochetto della fiamma visionaria, ti prego. C’è un cingalese, giù a Trilussa, che conosce trucchi migliori.
L’apprendista diavolo stizzì rifoderando il fiammifero. Si schiarì la voce catarrosa per tutti i fumi inalati all’inferno (neanche laggiù le condizioni lavorative sono il top, ma di questi tempi non ci si può mica lamentare) e unì le mani difronte al suo brutto muso.
– Caro il mio aspirante scrittore, tu non hai mai pubblicato, giusto? Nessuno ha mai tessuto lodi sul tuo presunto genio, vero? I tuoi lavori ammuffiscono in cassetti e chiavette usb mentre continui ad arrancare per pagare l’affitto, corretto?
Silenzio assenso di chi è stato beccato in fragrante, e pure latitante col padrone di casa.
– Ecco la soluzione,- continuò Lucy – la tua anima sul tavolo e comunque andrà ho per te, già pronta ed editata, con il tuo nome in calce, la bozza del prossimo best-seller intergalattico: la storia d’amore tra un leghista duro e puro e un rifugiato duro e basta. Che ne dici? Le classifiche di vendita, i premi, l’immortalità, la fama.
– Taglia corto, al massimo io c’ho fame, e pure un frigo vuoto.
Il demone strabuzzò gli occhi sorpreso dal rifiuto. Ripartì subito alla carica.
– Ecco la tua soluzione: soldi! Soldi come se piovessero, assegni in bianco, multiproprietà, investimenti spregiudicati ma ben guidati, conti a sette cifre alle Cayman, alle Barbados, alle Mauritius.
– Senti, a me pesa andare al mare a Fregene, pensa se per un prelievo mi tocca fare dodici scali. Lascia stare non fa per me.
Povero Lucky, lo vidi quasi sbiancare mentre si passava affranto una mano sul volto.
– Ok, allora: donne! E che ne dici, tu che ti accoppi a casaccio come un riccio sotto viagra e sei riuscito ad impallare perfino trucideassatanate.org, potresti avere tutte le donne che vuoi ai tuoi piedi: le più sensuali, le più trasgressive, le femmine più vogliose e accattivanti e stupende del pianeta.
Mi fissò per qualche istante con gli occhi lucidi, era certo d’aver fatto centro. In effetti non era male come offerta, almeno a giudicare dall’inspessito epidermide dei miei palmi e da come l’inquilino di sotto sgomitava tra peli pubici e un sadico elastico intimo.
– Naaah, io preferisco le brutte, quelle sì che ci danno dentro.
Lucky s’affloscio inerme.
Sarà stata l’ansia da prestazione, Satana è pur sempre un capo esigente.
– Non ti buttar giù, te lo faccio io un bel re-raise.
Dal suo sguardo intuì d’aver agganciato il pollo. O magari ero io a essere stato fregato. Era meglio non pensarci.
– Io mi gioco l’anima, e non voglio nulla di quello che m’hai offerto, bensì…
– Bensì?- Chiese con occhi luccicanti.
– La tua anima sul piatto, pari e patta, da onesti bari quali siamo: un  povero cristo e un povero diavolo che si giocano tutto in un’unica mano.
– Vuoi farmi ridere? Cos’hai di così allettante da incuriosire un figlio delle tenebre?
– Coperchi, coperchi per tutte le pentole che avete sul fuoco, e sono tante ormai. Pensaci bene,- continuai notando come l’iride verticale del diavolo si dilatasse intrigato – con tutte queste guerre ed epidemie ed elezioni truccate ed ecocatastrofi e suicidi e famiglicidi e streaming di pestaggi e pesticidi nella frutta e nuovi ordini mondiali e disordini per le strade e uomini senza attributi e donne col pisello, non ci si capisce più nulla, neanche il tuo capo sa dove mettere le zampe. E’ la verità, state perdendo terreno, stiamo diventando più bravi di voi nel vostro stesso lavoro. Pensa se tu sapessi fare i coperchi, saresti il nuovo padrone dell’inferno con un bel contratto a vita, o morte, non so bene come funzioni da voi. Dovrebbero riscrivere la “Divina Commedia” per piazzare te al centro di tutto, le donne ti avrebbero per ogni capello e le demonesse darebbero in escandescenza per te. I diavoli inscenerebbero kolossal sulle tue gesta,- ormai neanche fiatava più, pendeva dalle mie labbra come un verme dall’amo – “L’Inferno quotidiano” e “ Lo Stige 24 ore” ti dedicherebbero le prime pagine da qui all’eternità, saresti il primo diavolo che si è fatto da solo ad arrivare così in alto, o così in basso. Sì, insomma, saresti il padrone di tutto con il culo incollato al trono come quello di un senatore alla poltrona.
Dalla sua bitorzoluta scatola cranica veniva un gran sferragliare di pensieri, aveva l’acquolina sulfurea alla bocca e la coda non gli stava più nelle squame.
– Buah, buahah, buahahahaah, povero idiota, ci sto!- E mi stritolò la mano con quella zampaccia infernale.
Non ebbi il tempo di realizzare cosa avessi fatto che Lucy pescò dal mazzo il turn inchiodandomi alla sedia. Ondeggiò la carta a mezz’aria e sentì le coronarie strizzarsi compulsive quando finalmente la voltò, posandola leggiadra sul panno verde.
Un due di quadri si stagliava sul tavolo riverberando inutili speranze in un piccolo spazio dentro di me, tra lo stomaco e lo gola, o magari tra l’intestino crasso e le cistifellea.
– Un tris di due,- constatò il mio avversario – bel punto, ma non basta.
Certo potresti sperare ancora in un full per battere il mio colore a cuori, eppure sono abbastanza sicuro che la prossima carta sarà una donna, di cuori.
– Punti alla scala reale sperando in una donna di cuori? Non ti hanno insegnato che le donne ne sanno una più del diavolo, e sanno essere anche più stronze quando ci si mettono?
La luce ebbe un impercettibile calo di tensione.
– Non essere arrogante, non puoi sperare di battere il diavolo a poker.
– Se per questo ormai non spero neanche di battere cassa, con i tempi che corrono, poi. Sfortunatamente, però, ho questa congenita passione per il brivido, che ci vuoi fare. Allora, giochiamo?
Allungai la mano, scartai la prima carta dal mazzo, come vogliono le regole, e le regole vanno sempre rispettate, e la posai sul river. Quell’ultima e decisiva carta che portava intrinseca una percentuale di vittoria inferiore a quella di sopravvivenza di una panda troppo pigro anche per accoppiarsi.
– Permetti?- Chiesi con un lieve incrinatura nella voce.
– Prego, è sempre piacevole guardare un umano distruggersi con le proprie mani.
Ecco, è la fine, pensai sollevando la carta.
I miei occhi si spengeranno come quelli dei tre prima di me, pensai  inclinandola di lato mentre la calavo.
E’ una donna di cuori, sussurrò appena Lucky Lucy, e la corrente borbottò ancora. La lampadina disertò ancora per un lunghissimo secondo di oscurità, un secolo.
Il cuore martellava in testa, il sudore sgocciolava dalle mie dita sulla carta, i polmoni non si erano dimentica come assorbire ossigeno.
Ero finito. Ero spacciato. Avevo perso l’anima ad uno stupido gioco.
E luce fu.
Tremolante, fredda, ma fu.
E un grido terribile dilaniò il silenzio, straziò i timpani dei clienti del bar sopra di noi, dei passanti ignari, fuori, in strada. Arrivò a disturbare le frequenze di Radio Maria, facendo così infartare la signora Pistilli, placida ottantenne sintonizzata sulla suddetta radio, che, tra un “Padre Nostro” e un’omelia, si sorbì tutta la discografia death metal degli ultimi quindici anni prima di stramazzare al suolo con la bava alla bocca.
Il volto contratto in una smorfia, le labbra tremanti, gli occhi sempre più bui, sempre più spenti. Lucky Lucy non se la stava passando bene, con l’artiglio in parkinson spinto che puntava dritto davanti a sé, dritto sul panno verde, dritto sul placido due di picche adagiato accanto alla mia mano.
– No…non è possibile.- Tartagliò pallido in volto.
– Cosa ci vuoi fare, aspettavi tanto una donna di cuori e ti sei ritrovato con un due di picche: è la vita, tocca prenderla come viene.
– Ma, ma come facevi a sapere che un diavolo con l’anima impegnata perde i suoi poteri?
– Ah, davvero? Non lo sapevo, buon per me.- Sorrisi, voltai le spalle e feci per andarmene.
– Aspetta, aspetta.- Mi fermò Lucky con le orbite cha andavano a sbiadirsi dal giallo originale a un grigio più convenzionale.- Rivelami almeno come fare i coperchi, ti prego.
– Ops, ho bluffato. Non so neanche prepararmi due Sofficini, figurati se so fare coperchi per pentole. Stammi bene, ciao.
Risalendo le scale verso il bar lo sentii imprecare e maledirsi, bestemmiare mentre prendevo una bottiglia d’amaro al bar, piangere convulsamente quando ormai ero fuori in strada.
E così è come comprai l’anima al diavolo, e adesso la tengo in una bottiglia d’amaro per un gran giorno, ma basta parlare.
Allora, giochiamo?

 

Estratto dal libro Poker d’incubi, scritto da Gianluca Pavia & Lié Larousse, firmato DuediRipicca.
Segui l’Hashtag #unraccontoasettimana

“Tempo da lupi, si direbbe, e da mostri − tutti troppo umani.
Fremiti, brividi, respiri che si spezzano. I personaggi di questa raccolta − un inconsueto prosimetro contemporaneo − hanno paura o fanno paura.
Qualcuno potrebbe tirare fuori la parola noir, ma forse a sproposito − perché se c’è qualcosa di nero in questi (guarda caso) 17 poesie più 17 testi perturbanti, è il nero che è già nelle cose.
Gli autori lo fanno risaltare giocando con l’idea di incubo, ma si tratta in molti casi di incubi fatti da svegli.”
(dalla prefazione di Paolo Di Paolo)

Se volete acquistare una copia autografata dagli autori scrivete a: duediripicca@yahoo.com

 

 

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

DANNATA VOGLIA – di Gianluca Pavia

poesiadannatavoglia-gianlucapavia

E’ quella dannata voglia
d’innamorarsi ancora,
di incendi nei jeans che divampano
a lume di candela in cuori di cera,
a impiastricciarti le idee
e incasinarti la vita.
Che poi,
puoi passarci tutta la vita a prepararti
ma non sarai mai pronto
quando l’amore arriva.
Sì, lo so
ogni volta che mi gioco il cuore
poi ci perdo la testa
– tra decapitazione e circoncisione –
ma è più forte di me,
Uno shock,
lo stesso ogni volta che ti vedo
bella, bellissima
stupenda che vorrei denunciarti,
come il primo istante in cui ti ho vista
ed è stato
come ti stessi aspettando da millenni,
tipo quando scrivi 5 minuti e scendo.
Ma il tempo è relativo
il 3000 bussa alle porte
e io alla tua,
così puoi finalmente mostrarmi
la tua collezione di farfalle nello stomaco
e la loro dannata voglia di volare ancora.

di Gianluca Pavia da #WHISKEYESODACAUSTICA
Lié Larousse DuediRipicca www.libroarbitrio.com
#KEYOFLOVE di #VLADIMIRKUSH Kush Fine Art

365 giorni, Libroarbitrio

.dalla parte dell’amore. – Lié Larousse

Larousse

.giù in strada
sbirciavo la vita degli altri
spiandoli dalle finestre 
nel loro dentro illuminato guardavo
carezze
guardavo ragazze e ragazzi ballare
e sorridere ad ubriache feste notturne di compleanno
bere caffè a colazione, e dopo pranzo
infilare cappotti e uscire trafelati al mattino
rientrare stanchi alla sera,
guardavo bambini giocare
piegati su cellulari e tablet
e poi svogliati fare compiti sulle sedie composti
davanti a televisori accesi ma con nessuno a starli a guardare,
guardavo anziane annaffiare basilico
che osservavano furtive le piante dei balconi vicino
per poi velocissime richiudersi dentro per bene
a volte ho guardato solo il culo delle tende
e lo sporco delle serrande
vecchi farsi il segno della croce e bestemmiare
allontanandosi dalle grida delle loro donne
nervose e imbruttite dalle troppe voglie
altre guardavo tavole con cibi dall’odore buono
che scappava qui in strada, a confortare me
e guardavo mani e cuori gentili sparecchiare
e abbracciarsi sul divano
e pensavo a tutto quel loro vivere e amare
e a quanto, seppur di pochi passi, fosse da me tanto lontano
poi un giorno
l’amico mio buono
m’ha portata a casa vostra
la porta finestra si è aperta
e qui dentro
un uomo, con la barba, ai fornelli rideva
alle sue spalle
una donna, bellissima, sorridendo al suo riso apparecchiava
e gatti miagolavano
e fotografie raccontavano di viaggi
e libri, e pietre e incensi
e da questa sala profumata ho visto
i piedi del letto di una camera dalle pareti colorate
e già solo di primo occhio mi pareva una magia
la casa seppur piccina
con queste due anime belle
era enorme e m’abbracciava,
mi sono voltata alla finestra, e ho guardato ma fuori
un patio, un limone a penzoloni dal suo albero, la strada
e ho pensato, che per la prima volta,
per la prima volta sono io ad essere dentro la finestra,
dalla parte della vita
dalla parte dell’amore.

 

Lié Larousse
estratto dal nuovo libro .la vita comunque.
#lavitacomunque

365 giorni, Libroarbitrio

DANIELE CASOLINO legge la poesia .la vita comunque. di Lié Larousse

Per Casolino legge gli altri  Daniele Casolino legge la poesia di Lié Larousse intitolata
.la vita comunque.

.nonna Nannina
stende mutande, calzini e pezze da spolvero
sul filo che corre da finestra a finestra
chiacchiera del tempo al tempo
le mani ghiacce odorano di sapone
il marito e il figlio
li rivede solo quando in corridoio
passa difronte a lumini che ravvivano i volti sbiaditi
si fa il segno della Croce e svelta va in cucina:
per il nipote suo adorato ha messo su la pila dell’acqua
il sugo bolle già da due ore,
manca un pizzico di sale, due foglie di basilico;
Robertino sta al bar di sotto
coi denti neri e il Campari nelle mani
fatto ancora di un giorno non finito
conta buffi e rimbocca il bicchiere restando seduto,
la sedia se la tiene calda lui che dentro c’ha freddo
ma fuori basta una parola storta e prende subito fuoco
e non ce n’è più per nessuno,
non si vince e non si pareggia con lui,
appena fa buio la sera sparisce, nessuno lo sa dove va
pure se tutti lo sanno dove se ne va, e la mattina:
– finirai male, farai la fine di tuo padre, te lo dimo perché te volemo bene –
consigliano vecchi tra una mano di briscola e tresette
ma lui non li è mai stati a sentire, e all’unica amica buona
strizza l’occhio e dice voltandosi appena
– Chicca non è vero, non faremo la fine che dicono loro -;
Chicca, la figlia di nessuno,
gli dà un buffetto sulla guancia e se lo abbraccia
forte quel ragazzo
conosciuto quando aveva cinque anni,
ha gli occhi azzurri Robertino,
la pupilla impallata racconta degli stessi guai,
le strade, gli amori falliti, tutto l’abbandono del mondo,
gli sorride e se ne va sospirando,
occhi ben aperti alle spalle pensa alla sua di vita
e di nuovo a quella dell’amico caro
un ritornello infinito
di una canzone stonata
ma loro che ne sanno
e invece sì che sanno
e intanto passano anni, e tutto pare possa passare,
e intanto tutto è cambiato, e tutto è pure rimasto lo stesso
ieri Robertino stava seduto infondo al bus, le ha fatto l’occhietto,
Chicca è scesa due fermate prima, come sempre,
con un – ciao, a domani – nella mano, e un filo di voce per l’aria;
ed è già domani e l’edicolante scuote la testa,
scansa uno sbadiglio su quotidiani che non legge nessuno
un ventenne con le caviglie scoperte sfila spedito
occhi all’iphone e musica trap nell’orecchie,
la campanella della scuola materna chiama la ricreazione
bus, macchine e pedoni attraversano col rosso
il verde è una macchia di prato sporco, dall’altra parte del marciapiede,
ingoia altalene e panchine sbracate
sotto gli occhi lividi di case popolari rattoppate
e la vita marcia negli appartamenti occupati
ma con le facciate pittate belle
grazie alla speranza di artisti di strada che ci credono ancora e
– a Roberti’, non sai quanto te voglio crede’ –
sussurra Chicca al cielo,
soprattutto oggi, che il giorno tuo l’hai finito così
di punto in bianco te ne sei andato
hai chiuso l’azzurro degl’occhi coccolato
dall’andirivieni della tua vita in quel bus
e se n’è accorto uno zingaro al capolinea
e poi tutti stamattina
quando l’hai lasciati zitti e muti ad aspettare
quell’uomo rimasto per loro ragazzino sempre
che alla fine,
la fine del padre l’ha fatta per davvero,
e non ci sta più niente da dire
e nonna Nannina non ha più pezze da stendere
né sughi da far per ore bollire
e Chicca, bé,
Chicca ha un altro angelo da pregare.

 

#vivere #lavitacomunque

Lié Larousse – Libroarbitrio – DuediRipicca

 

 

365 giorni, BLACKOUT, Libroarbitrio

BLACK OUT A CASA FELTRINELLI! IL 23 e il 24 novembre vieni in libreria a conoscere l’autore

 

Promo Black Feltrinelli

Siamo onorati e felici di comunicarvi che non solo da oggi il romanzo #BLACKOUT dell’autore Gianluca Pavia (Ned Edizioni) è sugli scaffali del Megastore Librerie #LaFeltrinelli, ma anche che siamo stati invitati a presentarlo con un FIRMA COPIE:

un incontro con l’autore e i lettori che si terrà questa settimana nelle giornate di venerdì 23 novembre dalle ore 16:00 alle 20:00, e sabato 24 novembre in mattinata dalle 10:00 alle 12:30.

*** #BLACKOUT L’ALIENATO,
CINICO E SCORRETTO ROMANZO
DI CASA NEI PUB COME IN LIBRERIA! ***

 

Il firma copie con l’autore sarà presso il Megastore Feltrinelli di Viale Guglielmo Marconi 190 – (zona Marconi) #ROMA
Sarà presente l’autrice Lié Larousse
Libroarbitrio DuediRipicca 2drartgallery

Copertina e progetto fotografico Gabriele Ferramola
Stampa Danilo Fracassa
Ufficio Stampa & Socialmedia LibroarbitrioLié Larousse
Editore Ned Edizioni

 

Venite a conoscere l’autore,
vi aspettiamo!

365 giorni, Libroarbitrio

da .la vita comunque. di Lié Larousse

Lié Larousse per Linda de Luca

.non ricordo sai
di aver sentito dire mai
dalla voce di mia nonna
di cercare la felicità
o discutere e dubitare
sull’esistenza dell’amore,
l’amore è in ogni gesto fatto
per sé e per gli altri
nella vita di tutti i giorni,
la felicità è la costanza
nella quotidianità del viverlo.

da .la vita comunque. di Lié Larousse
#lavitacomunque