365 giorni, Libroarbitrio

BLACKOUT di Gianluca Pavia

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“E lui era stanco, stanco di lottare per un lavoro da otto ore al giorno, sei giorni a settimana e due spicci in tasca. Stanco di quelle derelitte amicizie che erano un solo andata per l’inferno, e con una lowcost. Stanco di scappare da guardie e ladri, che dopo un po’ neanche li distingui più. Stanco dei sorrisi sgargianti che vomitano promesse, delle lacrime in diretta per l’ennesimo sacrificio. Stanco della paura spacciata per informazione, del social per sociale, dell’avere per essere. Stanco delle belle facce da copertina, di quelle brutte alle quattro di notte, di non intendere e non poter volere. Stanco di quella vita che prende sempre tutto, senza dar mai nulla in cambio; e lui voleva solo una spiaggia messicana, una tequila e mandare tutti a fanculo. Non era poi tanto, no?”

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Chissà se i gatti si masturbano – Michele Piccolo

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Ti darò appuntamento alla casa al mare
preferibilmente in una giornata piovosa.
Ti aspetterò in spiaggia,
così sarà tua premura arrivare presto
per non farmi inzuppare troppo.
C’è un gatto sulla mia finestra, lo guardo e penso.
Arriverai in ritardo,
anche perché poi io non te l’avevo mica detto che ti avrei aspettato sotto la pioggia.
Alzerai gli occhi al cielo,
sorriderai e mi dirai che sono un coglione tutto bagnato.
E sarà allora che mi passerà anche quell’ingiustificato broncio
che mi era salito nell’aspettarti . Mi baci.
Entriamo in casa, prendi due bicchieri ed il vino rosso tu,
io accenderei il camino che fa tanto pendant col vino,
se solo avessi un camino e non fossimo in estate.
Le nostre gambe fanno quello che fanno le nostre labbra,
mentre quel gatto è ancora sulla finestra. Ci guarda e penso.
Penso chissà se i gatti si masturbano,
perché che cavolo di senso avrebbe continuare a guardarci!?!
E poi penso a noi, a tutte le cose che non abbiamo mai fatto,
chissà se le ricordi.
Ti darò appuntamento in un posto bellissimo,
dove non esistiamo ne me, ne te ne il posto.

Opera pittorica d’accompagno alla poesia di Michele Piccolo
Il grande masturbatore – Salvador Dalì

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LUCA MELE alla SETTIMANA DEL FESTIVAL DI SANREMO con la sua “CANZONE CATTOLICA”

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Il giovane cantautore Luca Mele ha vinto la tappa romana del famoso concorso “La Milano Sanremo della canzone italiana” con il brano “Canzone Cattolica” e a breve volerà verso Sanremo per lo step finale del concorso che si terrà durante la settimana del Festival.

“Canzone Cattolica” è una canzone paradossale. Racconta una storia che Luca svela frase dopo frase fino al colpo di scena finale. La canzone è nata in un’alba di fine estate proprio nella città della riviera Romagnola , Cattolica (da qui il titolo del brano).

Attualmente è in libreria il suo primo romanzo dal titolo “L’Eternità” edito da Kimerik.

Noi facciamo il tifo per questo nuovo cantautore italiano!

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IL MIO TERAPISTA – GIANLUCA PAVIA

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Il mio terapista
assomiglia ad Al Pacino
e dice che posso vincere
tutte le mie paure,
il mio senso d’inadeguatezza,
sarà
ma non mi sento all’altezza.
Il mio terapista
dice che non è il caso
di sognare macellerie messicane
catastrofi nucleari
o di fare come Douglas
in quel vecchio film,
il mio terapista è una persona per bene
mi parla di sentimenti
emozioni
e dice che mi dovrei lasciare andare,
ma poi
chi lo paga il riscatto all’ansia?
Il mio terapista dice
che dovrei stare meno nella testa,
più nella pancia
e che non tutta l’umanità
può starmi sul cazzo,
questione di spazio
credo.
Il mio terapista
dice che sono un bipolare
con tendenze compulsive
a schemi ossessivi,
il mio terapista
non è sempre facile da seguire,
io faccio sì sì con la testa
e continuo ad impazzire.
Il mio terapista
mi ascolta attento,
preoccupato forse
scarta i miei incubi
e fa sì sì con la testa,
credo lo stia facendo
impazzire.
Il mio terapista
assomiglia ad Al Pacino in Scarface
speriamo solo
non voglia che dica ciao
al suo amichetto.
 
di Gianluca Paviadal libro #spietatesperanze edito Miraggi Edizioni #psichosquad
Libro e autore li potete trovare domani alla Presentazione Libri Spietate Speranze – .Lié. – Poker d’incubi e anche on line:
https://www.amazon.it/Spietate-speranze-Gianlu…/…/8899815445

DuediRipicca

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Muto – Andrew Faber

Fabian Perez

Non ti ho dimenticato,
e vedi,
non ti sto cercando,
perché so che non ti troverei,
e mal sopporto di girarmi, 
per andare via,
e mal sopporto la lontananza delle stelle,
rimanere ad osservare per ore,
e poi,
raccogliere soltanto una scia.
Non ti ho dimenticato,
e vedi,
non ti sto cercando,
perché so che non ti troverei,
sai nasconderti bene,
come i gatti che osservano non osservati,
e non sai mai se salteranno da terra,
per una nuova altezza,
o per mostrare,
indifferenti,
tutta la loro bellezza.
E allora vorrei di nuovo incontrarti,
e chiedo al ‘caso’ di cercarti per me,
come la prima volta è stato,
quando il tempo si distrae, può succedere di tutto,
perfino ritrovare un ricordo,
o una lontananza,
che l’unità di misura è il desiderio
e non la distanza.
Cosa vuoi sapere di più,
d’un qualcosa che non è neppure un saluto.
Cosa vuoi sapere di più,
d’una parola sacrificata,
di questo tacere.. muto.

#nonhoancorauccisonessuno
Miraggi Edizioni

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SORRIDI – GIANLUCA PAVIA

VALM NEIRA

Sorridi.
Ti sputeranno in volto
spezzeranno il cuore
e magari un paio d’ossa,
tu sorridi sempre.
Ti chiameranno pazzo
se ritieni schiavitù
lavorare 8 ore
per pagare l’affitto,
e quando spiegherai
le tue ragioni, una calibro nove
dritto in mezzo agli occhi.
Tu, sorridi
è la tua arma più letale,
disarmante
su questa terra calpestata
da esseri tristi,
senza gioia né stile né ritmo.
Festeggia tutta la notte,
balla a piedi nudi
e quando sorge il sole
sorridi
come fosse rivoluzione.

DuediRipicca Miraggi Edizioni
#spietatesperanze per #miraggiovunque
#VALMNEIRATHEREVOLUTION

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VOGLIO – Gianluca Pavia

Kush

Voglio saturarmi gli occhi
dell’intero possibile,
l’overdose mistica
di un pendolo sfuggente
tra l’uragano e l’arcobaleno,
tra asfalto e nuvole
e pioggia acida dentro un bicchiere.

Cogliere ogni frutto,
purché proibito,
giocare con il libero arbitrio
e scottarmi le dita come un bambino.

Le rughe di un vecchio
il canto di un folle
la stretta che ti coglie
tra i vicoli di una terra lontana,
e non pensare al ritorno
né alla distanza
volare a stile libero
senza ali
né rotta da seguire.

Gianluca Pavia
DuediRipicca
#VLADIMIRKUSHTHEDREAMLAND

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IL CANNIBALIBRO – POKER D’INCUBI – DUEDIRIPICCA

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

Ho fame, fame, fame.
Non una fame come tutte le altre, no.
Una fame viscerale, insaziabile, inappagabile visti i tempi che sfrecciano. Mangio, tracanno, divoro libri, più di un topo di biblioteca. Un cannibalibro, ecco cosa sono. Mastico, sminuzzo e inghiotto pagine. Azzanno copertine, risucchio poesie, bevo inchiostro. Non ci posso fare nulla, è più forte di me. E’ un istinto di sopravvivenza.
– Prepararsi all’azione in sessanta secondi.- Urla il capo brigata terminato il briefing sul nostro ultimo raid.
Quando ero piccolo, poco più di un tascabile, non giocavo con gli altri bambini ai videogames, no, io preferivo di gran lunga restare rintanato nella mia cameretta a leggere per ore e ore.
Mia madre preoccupata mi diceva sempre: – A furia di divorare tutti quei libri finirai per diventare carta.
Non poteva immaginare quanto fosse vicina alla realtà.
Iniziai con i fumetti e poi pian piano passai ai libri. La prima volta fu proprio con un libro. La prima volta non si scorda mai, almeno che tu non abbia l’Alzheimer. Era piccolo, sottile e sembrava così gustoso e succulento mentre mi fissava malizioso e senza pudore con le pagine spalancate. Non c’erano bistecche o parmigiane che tenessero il confronto. Lo stomaco baccagliò in sottofondo, un sottile rumore bianco che offuscò la mente. Strappai la prima pagina con la mano tremolante di chi sfila il primo paio di mutandine, e me la cacciai in bocca. All’inizio fu strano: la carta ruvida sul palato, il sapore della polvere, i denti che stracciavano quella pagina come fosse carne. E all’improvviso qualcosa travolse i miei sensi.
La rotondità delle parole, la musicalità dei versi, la peculiarità delle descrizioni; ogni cosa si accese di gusto e prelibatezza. Non cinquanta ma centinaia, migliaia di sfumature, sapori e retrogusti esplosero nella mia bocca inondandola di saliva. Qualcosa di molto più succulento di semplici parole era racchiuso in quelle pagine che azzannavo come carne.
Carne bianca, come pollo. Ecco a cosa associano al pollo le mie papille, al “Piccolo principe” di un autore dal nome impronunciabile.
– Dieci secondi.- Urla ancora il capo brigata soverchiato dalle sirene del nostro bunker, il bunker della resistenza, per gli amici Hill.
Bei tempi quelli. Quando volevi potevi fare indigestione di libri, romanzi, poesie. Come se i libri crescessero sugli alberi.
Ancora ricordo i primi Palahniuk: crudi, al sangue proprio come piacciono a me. I sapori speziati e orientaleggianti di Gregory Roberts. Gli sfiziosi spuntini a base di Bukowski e Pennac e Benni. E adesso è tutto finito. Niente libri. Niente romanzi. Niente poesie. Niente di niente. E io rischio di morire di fame…

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Ginaluca Pavia
DuediRipicca
#PawelKuczynskiReadisanadventure

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L’ASFALTO CORRE SVELTO SOTTO I PIEDI – Gianluca Pavia

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L’asfalto corre svelto sotto i piedi
cambiano gli alberghi
tutti diversi
tutti con gli stessi orologi alle pareti
cambia il mio volto
riflesso negli specchi
cambia il naso
cambiano i capelli
e penso alla vita
come a una partita quotata
un’incognita
e la fissa,
penso che non sia un caso
se il Caso
ha estratto i nostri numeri
penso a quando
non voglio pensare
e voi mi tirate su
non come Cristo in croce
ma come un pugile malconcio
che ha perso ai punti
ma ha ancora un round
un ultimo round
per sputare
sangue.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

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INVIDIA BELLA DONNA – Gianluca Pavia

 

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Quanto invidio
questi grandi artisti
che ci spiegano la vita,
la strada, i vicoli bui
con i loro versi illuminanti
da attici in centro
ben illuminati.
Già, invidio la dimestichezza
dei loro flussi di coscienza
a cantarci di ribellione
e anticonformismo
al ritmo di 180 battute per post,
il loro vivere dello scrivere,
e di mamme, nonne
e amanti
con amore in contanti
per un’orgia di mecenati.
Invidio i loro reading,
i loro libri,
ogni loro silloge,
anche se ancora non so
cosa cazzo sia una silloge.
Con tutto il cuore, li invidio
mentre raschio il frigo
a caccia della cena
e il cane piscia sul divano
e il rubinetto non la smette
di perdere,
ma non ci posso fare niente,
Invidia è l’amante di perdente

Ginaluca Pavia
DuediRipicca
#MaxErnst