365 giorni, Libroarbitrio

“LEGGI CHE TI PASSA” consigli e pratiche per una non solita lettura di Lié Larousse

Buongiorno un corno !
Questo è il nome del programma tv e radiofonico che va in onda ogni giovedì dalle 11:00 alle 12:00 sulle piattaforme digitali, condotto da Sara Colonelli, Valeria Vitolo e prodotto da Studio Sound. Durante ogni puntata interverrò con la rubrica letteraria LEGGI CHE TI PASSA già dal nome capirete che ogni libro che vi consiglierò in lettura è frutto di un attento studio anche pratico, perché pratico? Perché leggere è un viaggio e come per ogni partenza bisogna preparare il necessario da portare con noi, e a volte, la fantasia sola non basta, a volte quando il libro è davvero bello è un dono utile alla crescita e all’evoluzione della nostra anima, quindi fornitevi sempre di carta e penna non solo per segnarvi titolo e autore!

Nella clip consiglio un libro che vi farà scoprire l’importanza di credere in noi stessi cercando sempre un luogo caro dove sentirci a nostro agio e sognare, senza limiti ed impossibilità, perché nei sogni tutto è possibile, perché sognando i nostri desideri scopriamo le infinite strade che ci portano alla loro realizzazione!

Vi aspetto giovedì 23 giugno alle ore 11:00, vi parlerò di un poeta romano molto amato Er Pinto che ha deciso di uscire dall’anonimato, del suo ultimo libro con una prova importante di narrativa breve e molto altro.

Scopritelo nella puntata di giovedì nel frattempo LEGGI CHE TI PASSA!

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Gli Influencer di un tempo che fu – articolo di Renata Covi

GLI INFLUENCER CI SONO SEMPRE STATI

Oggi si parla di “Influencer” cioè di persone che utilizzano i social e indirizzano i gusti degli altri semplicemente indossando abiti o commentando un evento. Potenza dei social. Questo vuol dire che prima dei social le persone non venivano influenzate e agivano di propria iniziativa. Non è mai stato così. Le persone sono sempre state influenzate in mille modi diversi, e un sistema insospettabile è quello dei mosaici romani dal IV secolo in poi. Due mosaici in particolare mostrano il messaggio non verbale inviato e l’evoluzione del pensiero teologico cristiano, sono tutti due a Roma. 

Il primo mosaico, è quello di Santa Pudenziana in Via Urbana, mai andare la domenica non vi fanno entrare e il catino dell’abside si vede meglio di pomeriggio quando non batte il sole.  Questo è uno dei mosaici più antichi realizzato dopo l’editto di Costantino del 313 d.C. Per capire l’influenza che poteva avere bisogna pensare a come erano le persone di allora e quello che potevano sapere. Fino a quel momento il Cristianesimo era stato vietato, quindi la comunicazione era stata esclusivamente orale.  Fino ad allora non c’era stata nessuna rappresentazione né del Vangelo né della Bibbia. Tutti aspettavano il ritorno di Cristo sulla terra e il suo trionfo. L’ attesa era spasmodica. Allora l’abside della chiesa serve a mostrare ai fedeli il regno dei cieli, la regalità di Cristo e cosa attendeva i credenti dopo la morte. Il mosaico informava anche i pagani di quali meraviglie si stavano perdendo perseverando nella loro ignoranza. Entrando l’abside attira lo sguardo e si vede Gesù al centro che indossa una veste d’oro ed è seduto su un trono di velluto e oro. Attorno a lui ci sono apostoli e martiri e alle loro spalle è ritratta la Gerusalemme celeste, che assomiglia molto alla Roma di allora. Gli apostoli indossano la veste dei senatori, quella preziosa bordata di porpora. Sopra tutti incombe un cielo cosparso di nuvolette rosse e blu. Non sono nuvole, ma le due nature del Cristo: quella umana e quella celeste. I colori sono ancora quelli chiari del mosaico romano, che usava poco oro. Il mosaico faceva le veci del Social mostrando un’immagine che valeva più di tante parole e l’immagine diceva: tu sei misero e povero, ma poi tutto quello che vedi sarà anche tuo. A pochi metri da Santa Pudenziana c’è la Basilica di Santa Maria Maggiore con un mosaico molto più recente.  Di questo magnifico catino conosciamo sia la data, XIII secolo, sia l’autore Jacopo Torriti. Tra un mosaico e l’altro sono trascorsi ben otto secoli. Nel frattempo la Chiesa si è affermata e si è trasformata. Le storie del Vangelo e della Bibbia ormai sono note a tutti e sono state disegnante e dipinte in ogni basilica, chiesa e chiesetta. La venuta di Cristo non è più considerata un fatto imminente ma è qualcosa che accadrà alla fine di tempi. Entrando lo sguardo si rivolge verso l’abside che vede, al centro di un cerchio, Gesù e Maria seduti in trono e Gesù è colto mentre sta incoronando Maria. La corona è grande e molto preziosa ed è anche molto simile a quella dell’imperatrice Teodora a Ravenna. Il trono è ricchissimo, come si conviene agli imperatori. Ai lati del catino dell’abside e sull’arco trionfale si snodano varie storie della Bibbia, dei Vangeli e della tradizione. L’oro è dappertutto, perché non si ossida e rimane lucente sempre, come la divinità che si trova nei cieli ed è eterna.
La gente che entrava in Basilica doveva restare affascinata da tanto splendore e ricchezza.

Quattro secoli dopo, con la Controriforma, la chiesa viene modificata. Non è più il catino absidale che deve attirare l’attenzione dei fedeli, bensì l’altare. E per essere certi che questo avvenisse, l’altare è sovrastato da un baldacchino imponente, come in San Pietro. L’osservatore viene a sua insaputa influenzato e indirizzato a vedere quello che deve essere visto, cioè l’altare. Il magnifico catino absidale si intravede appena e ha perso il suo grande fascino.

Articolo di Renata Covi

Renata Covi
Ragazza degli anni 60′
laureata in Farmacia e in Scienze Biologiche,
vissuta in Italia e all’estero
ha coltivato l’amore per la storia
in particolare per la storia della farmacia.
E’ scrittrice e gioca a golf.

365 giorni, Libroarbitrio

“Il cucchiaino scomparso” – recensione di Renata Covi

Il freddo era terribile, Capitan Scott e i suoi uomini si affrettarono a raggiugere il luogo dove avevano lasciato le provviste e le taniche di cherosene. Scaldarsi e scaldare qualcosa da mangiare era l’unico pensiero nella mente di quegli uomini. Finalmente arrivarono sul posto ma il disastro era davanti a loro: il tappo di stagno che chiudeva le taniche con il grande freddo si era sbriciolato, le taniche erano vuote e il cherosene filtrando fuori aveva reso immangiabili le provviste così la spedizione di Scott al Polo Sud finì tragicamente.

Lo stagno pare che sia stato anche responsabile della disfatta dell’armata napoleonica in Russia, anche lì per colpa del freddo i bottoni delle divise si disintegrarono e il petto dei soldati si trovò esposto ai venti gelidi del Nord.
Stagno, uno degli elementi della natura, come l’Argento o l’Ossigeno o l’Europio che colora le nostre banconote per contrastare i falsari.

Quando Röntgen scoprì i Raggi X credette di essere diventato pazzo. Mise un libro sotto la macchina e vide attraverso, poi fece venire sua moglie che mise la mano sotto la macchina quando i raggi partirono si videro le ossa della mano. Bertha Röntgen credette che fosse opera del diavolo.

Quante curiosità e aneddoti si nascondono dietro ogni singolo elemento che la natura ci ha dato. Gli elementi fondamentali della natura scoperti finora sono 103, Mendeleev iniziò a metterli in ordine nel 1869, leggere la storia degli elementi vuol dire passare attraverso tutti gli stati d’animo e le peggiori bassezze dell’umanità: bombe, veleni, ricchezze, paure, Nobel, morti casuali.
Sam Kean, fisico- chimico e divulgatore scientifico, ha scritto un libro dal titolo intrigante “IL CUCCHIAINO SCOMPARSO e altre storie della tavola periodica degli elementi” edito per Gli Adelphi, è la storia del “Sistema Periodico degli Elementi”, una narrazione ricca di aneddoti, di curiosità e naturalmente di scienza. È un libro adatto a chi ama la chimica, a chi vuole approfondire superficiali conoscenze di chimica e a chi si vuole divertire con lontani ricordi di studi universitari. È un libro godibile dalla Prefazione all’ultima pagina.

di Renata Covi

Renata Covi
Ragazza degli anni 60′
laureata in Farmacia e in Scienze Biologiche,
vissuta in Italia e all’estero
ha coltivato l’amore per la storia
in particolare per la storia della farmacia.
E’ scrittrice e gioca a golf.

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RID DEMENTIA – Recensione di Alberto Raffaelli per Segnalazioni Letterarie

Lié Larousse, Rid Dementia, Roma, L’Erudita, 2022

           Siamo al cospetto di un esordio di rilievo. Impregnato di una scrittura spesso barocca, convulsa e a tratti ai limiti dell’espressionismo, tesa a rendere l’idea dinamica del disordine mentale sullo sfondo di una realtà scientifica a sua volta in forte mutamento, il romanzo d’esordio della Larousse si struttura instaurando un’omologia tra la concitazione esterna di un siffatto scenario storico fortemente intuibile e quella interna del protagonista, la cui degradazione dal ruolo di medico a quello di paziente è al centro della vicenda.

            Il dinamismo stilistico è dato dall’uso abbastanza originale della seconda persona nella narrazione, che conferisce un’idea di movimento perpetuo. Si è in presenza di una scrittura molto visual, che sembra – ancor più che una sceneggiatura – la tratteggiatura trascrittiva di un film; e tale visualismo s’accompagna a una tematica d’antan (e tuttavia sempre attuale), idonea a essere concretizzabile come film in costume, per la precisione sotto forma di thriller scientifico “vintage”.

            L’andamento narrativo – padroneggiato con una sicurezza per nulla scontata – è dunque cinematico, assecondando i contorni di una confusione temporale e identitaria tanto tipica dei modi espressivi del cinema e delle serie tv odierne: l’incarico di mimetizzare i contorcimenti mentali è veicolato dall’irrequietezza della prosa, mentre l’abbondanza di riferimenti anatomici richiama la ricerca di un nuovo equilibrio tra interiorità e contesto nella rappresentazione letteraria, che a sua volta rievoca i cambiamenti dei paradigmi medici e anatomici in un frangente storico precisato con esattezza cronologica fin dall’inizio.

            Agganciandosi a una corrente ben consolidata in letteratura dalla Scapigliatura in poi, assi tematici quali isteria e nevrosi anche in “Rid Dementia” si pongono come fondamenti scientifici della dissoluzione dell’io, elemento notoriamente centrale nell’arte (non solo scrittoria) novecentesca.

            A ispessire il risultato finale contribuiscono anche accostamenti di genere, che non escludono lo sfociare dei diffusi richiami fisiologici e sensoriali nello splatter.

            In definitiva sottostante all’intero pastiche si struttura una mappatura ideologica che ripropone una delle più dibattute questioni di quella che si potrebbe chiamare socialità sanitaria contemporanea: i confini – o meglio sarebbe dire gli ambiti di pertinenza – tra “normalità” e follia, le cui fluttuazioni implicano una ridefinizione tuttora irrisolta tra ruolo terapeutico e posizionamento patologico, che non ha mancato di ispirare nell’immaginario creativo della nostra epoca un fortunato filone incentrato sull’inversione dei ruoli.

            Lié Larousse mette a frutto in queste sue pagine anni di studio in materia, come pure la sperimentazione in vari ambiti creativi: sue poesie e racconti hanno ricevuto l’attenzione di Dacia Maraini e Paolo Di Paolo, e il suo blog www.libroarbitrio.com è studiato in Canada e Stati Uniti. Esperienze che fanno sentire il proprio valore in “Rid Dementia”, consentendo al libro di travalicare gli steccati dell’opera di genere – entro i quali per profilo formale e sensibilità provocate avrebbe potuto essere assegnato – per aspirare a orizzonti e uditori di livello più articolato.

Segnalazioni Letterarie
Alberto Raffaelli

365 giorni, Libroarbitrio

25 aprile 2022 – poesia di Lié Larousse

Riposo durante la fuga in Egitto – Caravaggio

Ad oggi
il mondo
è afflitto da sessanta guerre
eppure ci sono Paesi
che festeggiano la liberazione dall’oppressione
festeggiando la libertà
come il mio, la mia amata Italia.

Ma che significa liberazione, libertà,
quando ad oggi il mondo
è afflitto da sessanta guerre?

Ad oggi,
milioni di persone fuggono
milioni di persone combattono
milioni di persone perdono
milioni di persone piangono
milioni di persone bruciano, affogano, esplodono
e con loro i loro sogni, i familiari, gli amici, gli animali
le case, le scuole, le chiese, i boschi,
il futuro, il passato, il presente.

Ad oggi
in questo mondo afflitto da sessanta guerre
milioni di persone spariscono per sempre
e non chiediamocelo il perché
non chiediamoglielo il perché
e non ascoltiamolo il perché
perché il perché fa schifo
qualsiasi esso sia
quando milioni di persone ad oggi
in questo mondo afflitto da sessanta guerre
soffrono e muoiono così
nessun perché è giusto, giustificato, giustificabile.

Ad oggi
al mondo
milioni di persone sono afflitte dalla guerra
per le scelte di una manciata di gente di “potere”,
una manciata,
loro hanno deciso questo putrido marcio perché
e hanno messo in marcia eserciti e delegazioni
ambasciate, ambasciatori e pene,
vietando la vita
vietando la libertà.

Ad oggi
per colpa di queste sessanta guerre nel mondo
volute da questa manciata di gente di potere
milioni di persone sono in fuga
ed una di quelle persone
domani
potrei essere io
potresti essere tu
potrebbe essere tuo padre,
potrebbe essere tua madre,
potrebbe essere tua sorella,
potrebbe essere tuo fratello,
potrebbe essere tua figlia,
potrebbe essere tuo figlio,
potrebbe essere tuo cugino,
potrebbe essere tua cugina,
potrebbe essere tuo zio,
potrebbe essere tua zia,
potrebbe essere tua nonna,
potrebbe essere tuo nonno,
potrebbe essere il tuo migliore amico,
potrebbe essere la tua migliore amica,
potrebbero essere tutti loro
potresti essere tu,
potrei essere io.

Ad oggi nel mondo
ci sono sessanta guerre
e milioni di persone il giorno prima di morire
sorridevano, cantavano, includevano, amavano
e c’era chi studiava all’Università,
chi accompagnava il figlio al primo giorno di scuola,
chi veniva al mondo, chi si dava il primo bacio,
chi l’ultimo, chi comprava casa, chi apriva un bar,
chi si sposava, chi apparecchiava, chi cenava tardi
chi andava a dormire presto, chi faceva un bagno caldo,
chi beveva una birretta fresca, chi litigava,
chi giocava una partita a calcetto,
chi ballava swing, chi tecno,
chi leggeva, chi guardava un film,
chi festeggiava il primo compleanno chi il novantesimo,
ma oggi,  oggi,
milioni di quelle persone non ci sono più
per colpa di queste sessanta guerre
e fintanto che ci sarà anche solo una guerra al mondo
io non festeggerò nessuna liberazione, nessuna libertà
perché sì, sono italiana,
ma sono prima di tutto figlia del mondo,
e nel mondo, ad oggi, ci sono sessanta guerre
che affliggono milioni di persone, e domani
quella persona potrei essere io, potresti essere tu.

di Lié Larousse

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Gli Iperborei – Pietro Castellitto recensione di Lié Larousse

Gli Iperborei è un romanzo che racconta il privilegio, non solo quello di essere ricchi e quindi vivere di agiatezze ma il privilegio di essere amati senza l’ipocrisia che si cela dietro un nome ed una posizione importante ed avere poi la capacità di ricambiare, saper amare a prescindere da tutto e da tutti.
L’autore, Pietro Castellitto, in queste pagine narra il rifiuto e il coraggio: quanta difficoltà, fastidio, imbarazzo proviamo quando dobbiamo lasciar andare chi non ci vuole, quando imperterriti inseguiamo un amore impossibile, o un sogno irrealizzabile, e quanto coraggio ci vuole per capirlo, accettarlo ed andare avanti senza perdere lucidità, dignità? Questo è un romanzo che racconta l’apparenza: all’inizio ci sembra che tutto nella vita dei personaggi fili liscio, un presente invidiabile, un futuro meraviglioso da creare, problemi inesistenti e guai che si aggiustano da soli, ma quanto dura il tempo dell’apparenza?
Dura fin tanto che non entrano in scena l’umiliazione, l’abbandono, la meschinità, amici che credevamo tali si scoprono avversari di una partita a scacchi, e vediamo Poldo mentre si perde nei suoi “spettacoli in testa” manovrato come una pedina. Questo è un romanzo che racconta la storia di Dei e Dee in tutta la loro magnificenza, una fra tutti Guenda, attorno a lei il mondo di Poldo ruota, accade, vive, ma lei non è davvero lì, se non in posa, dolcissima, ritratta in una loro foto da bambini.
Questo romanzo è una storia nella storia dove passato e presente vengono travolti da un futuro già scritto e l’autore spietato ci accompagna ad un insperato epilogo, in una Roma che ho conosciuto ma non vissuto, perché conoscere non significa vivere, e vivere non sempre significa conoscersi.

di Lié Larousse

Gli Iperborei
Pietro Castellitto
Bompiani

365 giorni, Libroarbitrio

CORAGGIOSAMENTE FARE LE COSE PER NIENTE di Martina Benigni Giovedì 21 aprile 2022 ore 16:30 Presentazione alla Biblioteca Renato Nicolini

Carissimi lettori,
giovedì 21 aprile alle ore 16:30 si terrà la presentazione del libro CORAGGIOSAMENTE FARE LE COSE PER NIENTE da me curato, prima raccolta di poesie dell’autrice Martina Benigni presso la Biblioteca Renato Nicolini a Roma.

Sarà una bellissima occasione per conoscere la scrittrice che lo scorso anno ha curato qui su “Libroarbitrio” la rubrica letteraria “Fiori di pesco e pagine scritte” e per ascoltare gli interventi della poetessa Carla De Angelis e di Angelo Filippo Jannoni Sebastianini.

“Essere Ponte”

L’ospedale odorava di disinfettante
e speranze imbevute di tenacia,
entrarvi, un tuffo nell’ignoto:
i camici, i guanti, i dubbi,
ma c’erano occhi come universi
sopra le mascherine,
storie da ascoltare, cuori da rassicurare.

Così fummo le parole degli altri,
sorrisi celati e lacrime dolci,
fummo medici, genitori,
adolescenti e traduttori.

Fummo Noi,
allora nel Mondo,
fummo un legame sincero:
un Ponte tra esseri umani.


Poesia tratta dal libro:
CORAGGIOSAMENTE FARE LE COSE PER NIENTE
di Martina Benigni

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Sulla Pace – Lié Larousse

Lumas questa notte, come ormai le ultime notti passate, non riesce a dormire.
Scende dal letto, si avvicina alla finestra che dà sul mare, fuori l’aria è salmastra, qui, dentro di lei, un pensiero non le dà Pace.
La Pace.
Come si vive in Pace se siamo in lotta nel nostro cuore, nella nostra mente, ogni giorno?
Come possiamo puntare il dito contro le ingiustizie del mondo quando siamo noi i primi ad essere ingiusti, con noi stessi, con i nostri cari, con il nostro vicino di casa o di Paese, addirittura con gli Animali che irrispettosamente uccidiamo per il gusto di mangiarli?
Come possiamo essere tanto ipocriti?
Lumas immaginò di capire.
Forse perché non ci ascoltiamo, non ascoltiamo ciò che il nostro cuore e la nostra anima vogliono per noi, ciò per cui siamo venuti al mondo, la nostra missione di vita non la conosciamo, non la conosciamo perché viviamo nella mente e la mente mente, allora ci facciamo manipolare dal volere altrui convinti del contrario ed iniziamo a percorrere un cammino nel buio pesto dove spiragli di luce sono sfocati  da un occhiale da vista che indossiamo ma che non è il nostro, e non ci serve a niente, perché noi ci vediamo benissimo, ma vogliamo ciò che ha qualcun altro perché è più facile emulare, copiare la vita altrui che avere il coraggio di accettare chi siamo e vivere la nostra di vita.
.e niente,
niente strette di mano, niente abbracci ci dicono, non essere suo amico ci dicono, anzi, meglio non averlo un amico, ci dicono non porgere l’atra guancia ma pensa a te, a te soltanto, che hai già i tuoi di problemi, i tuoi di pensieri, e vai a lavorare, e mi raccomando, non ti assembrare, niente folle sparse accalcate tra folli, quelli che siamo noi, adesso, che invece abbiamo scelto di porgerla la guancia, farci accarezzare, abbracciare, sorridere e stringerci più forte, nonostante tutto tutti assieme, tutti uniti per questa Terra che è Arcadia, che è la Grande Madre, che è il nord, che è il sud, l’ovest e l’est, un unico mondo, un unico azzurro infinito cielo, un’unica casa perché tu sei io e voi siamo noi.

Sulla Pace di Lié Larousse

Ringrazio la F.U.I.S. per avermi invitata a leggere il mio discorso sulla Pace alla Biblioteca della Camera dei Deputati

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“Il colore del tuo sangue” l’ultimo romanzo di Paolo Restuccia: splendido, feroce, necessario. Recensione di Lié Larousse

È piena estate, siamo in una Roma a prima vista svuotata dal turismo molesto e dal traffico ma traboccante di colorite pelli sudate e afrori esotici. E’ la Roma di chi non si può permettere le vacanze al mare tanto più l’amico sbagliato al momento sbagliato, è la Roma di Greta Scacchi filmmaker alla ricerca del soggetto giusto nell’attimo giusto. Ci piace subito questa giovane donna, l’intraprendenza, la stravaganza, e saliamo in sella al suo motorino sfilando in canottiera e short a scoprire gli amori complicati, i ricordi che affiorano da un passato nemmeno troppo lontano, i valori che si è costruita col tempo, un tempo fatto di solitudini e scelte fuori dal comune, come fuori dal comune è la sua bellezza e il suo guardare la vita sempre attraverso un obiettivo a 360 gradi. Una vita per nulla facile, ma vissuta con disinvoltura, libertà. Ecco, la libertà, non mettiamo mai in discussione la nostra libertà, anche se l’epoca in cui viviamo, in cui vive Greta, ci mette a dura prova, finché è la sorte ad intervenire con la penna di Paolo Restuccia in questo suo ultimo romanzo “Il colore del tuo Sangue”, Arkadia editore.
L’autore è il grande regista di questo romanzo, alle primissime righe siamo immediatamente conquistati come in una travolgente storia d’amore ritrovandoci invischiati in quell’ADESSO con cui apre la scena iniziale per farci scivolare via in un travolgente PRIMA tra sampietrini roventi, identità mascherate, fraintendimenti, certezze infrante; un susseguirsi di immagini che fotografano l’ansia, la paura, lo sconforto, ma anche la tenerezza e l’amore di chi ogni giorno combatte la sua intima guerra quotidiana, e il lettore suda, annaspa, ha il fiato corto, scappa, grida all’inverosimile contro le ingiustizie e poi tace, tace tenendosi la mano a tapparsi la bocca, e siamo Nadir piccoli ed indifesi, siamo Anissa e Farid fragili ed offuscati, siamo l’indolente Del Re, siamo le bugie che ci raccontiamo e le verità che ci neghiamo, ma soprattutto siamo l’eroina di questa splendida, feroce, necessaria narrazione, siamo tutti Greta Scacchi.

Carissimi lettori, come per ogni libro che ho amato molto, io vi consiglio di leggerlo rispondendovi alla domanda: tu lo hai mai guardato il colore del tuo sangue?”

Recensione di Lié Larousse

Romanzo: Il colore del tuo sangue  
Autore: Paolo Restuccia
Casa editrice: Arkadia
Pagine 268
€ 17

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Lié Larousse discorso poetico sulla Pace alla Biblioteca della Camera dei Deputati

Venerdì 25 marzo a Roma, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati, l’autrice Lié Larousse interverrà con un breve discorso poetico sulla Pace per la Giornata Mondiale della Poesia evento diretto ed organizzato dalla F.U.I.S

Attraverso la voce di Lumas, giovane sedicenne ottocentesca rappresentata nel romanzo RID DEMENTIA, Lié porta alla luce la crisi di pensiero adolescenziale in una chiave psicologica e animica.

Di seguito un breve estratto:
Lumas questa notte, come ormai le ultime notti passate, non riesce a dormire.
Scende dal letto, si avvicina alla finestra che dà sul mare, fuori l’aria è salmastra, qui, dentro di lei, un pensiero non le dà Pace. La Pace.
Come si vive in Pace se siamo in lotta nel nostro cuore,

nella nostra mente, ogni giorno.
Come possiamo puntare il dito contro le ingiustizie del mondo quando siamo noi i primi ad essere ingiusti, con noi stessi, addirittura con i nostri cari, o con il nostro vicino di casa o di Paese. Come possiamo essere tanto ipocriti?
Lumas immaginò di capire…”