365 giorni, Libroarbitrio

ABBI CURA DI TE – Gianluca Pavia

Abbi cura di te - Gianluca Pavia - poesia

Abbi cura di te.
Lo so, sono il meno adatto
a dare consigli di questo tipo,
tipo: non credere allo sfascio
come stile di vita, è un bluff
o non ti sprecare
con chi si spreca da sé.
Tu
non mi ascoltare,
sei fantastica da sola,
quando ti muovi in una stanza
il mondo ti balla dietro,
mi balla dentro,
ma scegli bene le parole
con cui ti descrivi,
l’anima ascolta, prende appunti
poi
ti sbatte tutto in faccia.
E prendile quelle chiamate,
quelle importanti
e lo vedrai,
all’altro capo della linea
arrossire, sclerare
mentre ti dice: – cazzo,
sei speciale!
Fregatene della competizione
la parte migliore del viaggio
è il panorama, la meta
è per tutti la stessa.
Non mischiare mentos e coca
coca e keta
e se l’insicurezza lo permette
mettici un po’ di zucchero
nel tuo the verde,
dai, non sa di niente.
Chiedi sempre scusa
per gli errori che fai,
mai per ciò che sei
e non risparmiare sui sorrisi
bruciane quanti più ne hai,
scialacquare felicità è il primo requisito
per la rivoluzione.
Tieni gli occhi ben aperti
la vita è complicata già da sé,
anche se
le cose migliori, beh
accadono quando li chiudi:
i tuoi sogni, i miei baci
i nostri orgasmi.
E non ascoltare chi ha un sacco
di buoni consigli polverosi
buttati, lasciati andare
hai qualcosa di stupendo
dentro,
e troppi casini fuori
quindi
mettici un po’ di miele, nel the
sarà un giornata difficile
tu sorridi
e abbi cura di te.

 

Poesia di Gianluca Pavia
opera pittorica 
#NIGHTTIMERITUALS
di #JACKVETTRIANO

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365 giorni, Libroarbitrio

CANTO DI NATALE – Racconto di Gianluca Pavia

heartbreakhotel

L’autobus si fermò con un lamento, e Nino prese l’uscita senza troppi convenevoli.
– Buon Natale anche a lei.- Fece ironico l’autista mentre le antine si richiudevano.
Non sapeva cosa stonasse di più: che gli avessero dato del lei, o che il Natale fosse spuntato dal nulla un’altra volta, subdolo come sempre. Eppure avrebbe dovuto intuirlo, nel mezzo pomeriggio speso per tornare a casa dal cantiere all’altra parte della città. Seduto su scomodi seggiolini pubblici, a guardare fuori la vita che scorreva sotto una pioggerellina sottile: il traffico frenetico nella sua stasi, i volti trasfigurati dei pedoni in entrata ed uscita dalle torri illuminate dei centri commerciali. Il fatto è che Nino stagnava in quel limbo tra i trenta e i quaranta in cui si è troppo giovani per certe cose, troppo vecchi per altre, e una spessa foschia avvolge tutto il resto. L’ascensore si fermò al piano. L’illuminazione andava e veniva mentre Nino cercava le chiavi nei pantaloni da lavoro. Quando le infilò nella toppa si rese conto del pacchetto fissato alla porta con dello scotch. Sul retro c’era una bigliettino. Aprì la porta e cercò l’interruttore al buio. Click, e ancora buio.
Click, click, click, sempre buio.
– Fantastico, hanno staccato la corrente.- Sibilò sull’uscio, e lesse il biglietto sotto la luce intermittente del pianerottolo.- Il tempo passa, le tradizioni rimangono. In qualche modo.
Non ebbe bisogno di leggere la firma, cacciò il pacchetto in una tasca ed entrò nell’oscurità dell’appartamento con un mezzo sorriso. Evitò a memoria i resti di posaceneri e bollette accartocciate, sedie pericolanti e spigoli infami. Aprì il frigo e ne pescò fuori mezza bottiglia di rosso, l’unico superstite in quel sarcofago abbandonato.
Si attaccò direttamente alla bottiglia entrando in bagno con la mano libera a sistemare le mutande sotto i pantaloni. Pisciò, tirò l’acqua e si sciacquò la faccia.
Fuori, in strada, qualche demente sparava i primi botti. Nel bagno, nello specchio semi oscurato, le sue rughe non erano così marcate, la vita bluffava sugli anni trascorsi.
Trascorsi da quando?” Rifletté abbandonandosi sul letto con ancora le scarpe antinfortunistica ai piedi.
Dalle tavolate immerse nel fumo di sigarette nazionali? Dal baccano di brindisi e auguri posticci? Dal Game Boy e quel cazzo di Tetris con la sua musichetta ipnotica?”
Si girò su un fianco e la carta del pacchetto nella tasca crepitò minacciosa.
O dai 24, 25 e 26 rinchiusi in una stanza, a bere vino e fare l’amore? Guardare i cartoni alla tele e sperare che un altro Natale si tolga dal cazzo. Leccarsi, mordersi, e spartirsi carni e liquidi come cenone.”
– Non era male come tradizione, per essere una tradizione.
Si girò ancora nel letto. Ora fissava il soffitto, o almeno quello che riusciva ad intravedere nel buio. Dalla finestra arrivavano sputi di luce, di addobbi e fari in strada. Qualche petardo e auguri tra sconosciuti dall’appartamento affianco. Natale non era mai stato piacevole, ma Nino aveva sempre trovato qualche modo per fotterlo, anche scordandosi della sua esistenza. Specialmente così. Questo giro non era quello buono. Lo sfondo nero del soffitto era la superficie ideale dove proiettare fantasmi che non gli appartenevano più, non appartenevano più a nessuno. Provò a dormire il sonno dei giusti, di chi si spacca la schiena per due spicci, e poi il fegato bevendosi via gli stessi spicci. Nisba, la sua mente aveva la stessa consistenza del soffitto, lo stesso peso specifico fatto di sorrisi, saliva e un rifugio sicuro. Pranzi, tombolate e scuse accampate pur di scappare via. La pelle di lei, i suoi gemiti, tutto era meglio di niente, e adesso gli rimaneva solo quello. Il niente.
Il telefono trillò in una tasca, il mondo non si era scordato di lui.
Forse era lei, o magari qualche parente lontano. Magari uno zio. Americano, ricco e in punto di morte.
No. Era solo il suo operatore telefonico che gli augurava un felice Natale, ricordandogli che per soli cinque euro in più avrebbe avuto tutti i giga che voleva per navigare durante le feste.
– Vaffanculo, meglio affogare.- Digrignò cercando la bottiglia di rosso.
Mezzo sorso e anche quella era andata. Prese il telecomando e accese la tv.
Una, due, tre volte. Si ricordò che non c’era corrente, l’avevano staccata. Cercò di provare un moto di disgusto per lo stronzo che gli aveva tagliato i fili proprio alla vigilia. Poi rimpianse che il giorno dopo sarebbe stato il venticinque e non poteva neanche lavorare, gli sarebbe toccato rimanersene a casa e bere vino, da solo. Sarebbe potuta andare peggio, tipo brindare con qualcuno.
Sbuffò, si alzò dal letto e in un attimo fu in strada.
L’aria era fredda, tagliava il volto come lamette arrugginite, e portava con sé l’aroma di agrumi sbucciati e il rovisto di qualche cane tra i secchioni dell’immondizia. Si accese una sigaretta stringendosi nel cappotto. L’asfalto era silenzioso eppure dai palazzi intorno a lui veniva il sommesso brusio di chiacchiere e tappi che saltano. Espirò l’ultima boccata di fumo che si aggrovigliò su se stessa salendo nella notte appena fuori l’unico bar aperto.
Entrò a testa bassa e filò al primo tavolino libero.
– ‘Sera Architetto, il solito?- Gli chiese il barista di cui non ricordava il nome, o magari non l’aveva mai saputo.
– Sì, grazie.
Si guardò intorno mentre aspettava il drink. Facce vecchie, stanche, allargavano le labbra e schioccavano lingue mandando giù stravecchi ed amari. Mani stringevano mani, labbra rispondevano auguri ad auguri, sguardi evitavano sguardi.
– Ecco qua, Architetto, il tuo Campari e vodka.- Sorrise la cameriera posando il bicchiere difronte a lui.- Buon Natale.
– Grazie…cara.- Non riusciva proprio a ricordarsi se si chiamasse Oana, Diana o con uno qualsiasi di quei nomi tanto in voga oltre la cortina.- E comunque non sono un architetto.
– Certo che lo sei.- Sorrise ancora la cameriera e se ne andò.
Ebbe il sentore che quel soprannome fosse una presa in giro. Perché lavorava in cantiere, o magari perché in più di un’occasione aveva ricordato a tutti quegli ubriaconi falliti lì seduti che almeno lui una laurea ce l’aveva. Solo che gli altri sbottavano a ridere, dandogli pacche sulle spalle e offrendogli da bere. Alla fine iniziò anche lui a dubitare d’averlo mai preso quel pezzo di carta, e chiedersi di cosa se ne fosse fatto, poi. Forse ci si era pulito il culo.
– Alla salute.- Brindò al vuoto e mandò giù il drink cercando di liberarsi da quei pensieri cancerogeni.
Le slot alle sue spalle suonavano come campane a festa. I disperati che le assediavano sbarravano gli occhi ed imprecavano come in qualsiasi altro giorno.
Dal primo all’ultimo dell’anno, stessa scena un giorno dopo l’altro. Per fortuna sullo schermo sopra il bancone passava il solito film natalizio a ricordare a tutti che quello era uno giorno speciale. Nino se lo ricordava a memoria, lo vedeva tutti gli anni da quando era piccolo. Non gli era mai piaciuto più di tanto, e poi la risata isterica di quell’attore di colore, falso invalido all’inizio del film, gli dava ai nervi, più o meno come l’idea di fondo che in un giorno speciale succede sempre qualcosa di speciale. Ordinò un altro giro e si guardò ancora intorno senza trovare nulla di speciale. Le stesse facce, gli stessi discorsi, le stesse sfighe di qualsiasi altro giorno. Eppure lui si trovava lì, in mezzo a loro.
Era forse quella la sua famiglia ora? Era come loro? Doveva brindare con loro?
Con vecchi, pazzi e beoni? Disperati gioco dipendenti ed alcolisti a tempo perso?
Erano brutti e senza scintilla negli occhi, nelle parole, eppure eccolo lì a salutarsi e scambiare quattro chiacchiere, a condividere tempo, spazio e solitudine. Tipo parenti serpenti che ti tocca sopportare.
Per quanto schifi quello che hai attorno, ce l’hai sempre attorno.
Corpi venivano ed andavano, come trascinati da una corrente invisibile.
Il film finì e c’era chi passava per un caffè dopo il cenone, chi per un amaro prima della pokerata, e chi, come lui e qualche altro, si limitava a mandar giù un bicchiere dopo l’altro.
La mente iniziò a rallentare, la palpebra a pesare, quando, d’un tratto, uno scoppio lo destò dalla sua programmata trance.
– Auguri, auguri a tutti!- Si sgolava il barista.- Questo giro l’offriamo noi.
Nino guardò l’orologio, mezzanotte ora locale.
– Ehi,- si sgolò verso il bancone – sei un po’ in ritardo.
– Che vuoi dire?- Chiese il barista intento a versare a spumante da discount in bicchieri sbeccati.- E’ mezzanotte, è nato Nostro Signore.
– Sì, ma vostro signore è nato ad un paio di fusi orari da qui. Avresti dovuto brindare due o tre ore fa.
Molti occhi si puntarono su di lui, stanchi, lucidi. Per lo più scivolarono via.
– Sei il solito stronzo.- Replicò il barista.- Per te niente champagne.
– Se quello è champagne,- fece Nino – ieri mi sono fatto Belen.
Applausi e schiamazzi soverchiarono il trambusto delle slot machine. Qualche simpaticone offrì addirittura un giro, o due. Nino ne aveva perso il conto, ne aveva perse di cose, ma la notte se ne sbatte e scivola via comunque, impassibile, immutabile.
– Allora come ti va, architetto?- Gli chiese il tizio che aveva offerto l’ultimo giro sedendosi al suo tavolo senza invito.
– Più che come toccherebbe capire dove.- Replicò lui studiando quel volto liscio.
– E comunque non sono architetto.
– Certo che lo sei!- Sghignazzò l’altro mollandogli una pacca sulla spalla.
Nino sbuffò dalle narici.
– Se mi tocchi ancora ti spacco la faccia.
Non era grosso, né eccessivamente cattivo, ma a volte bastano gli occhi ad allontanare gli scocciatori, specialmente se hanno una traccia di pazzia.
Il tizio se la filò ed il tempo riprese a scorrere liscio.
Doveva essere abbastanza tardi quando qualcosa catturò la sua attenzione.
Un paio di chiappe da urlo, strette in una minigonna jeans, si agitavano di fuori strusciando sulla vetrata del bar. Una ragazza discuteva animatamente con uno dei tanti disperati che frequentavano il bar.
– Ti ho detto di no, e mollami.- Urlò la ragazza.
Nino scolò l’ultimo goccio ed uscì fuori. Si appostò accanto ai due litiganti e si accese una sigaretta.
– E dai, Serena, che ti va. Lo so che ti va, non lo vuoi fare un po’ di zum zum con il vecchio Alfredo.
Serena aveva indosso solo quella minigonna ed un piumino da bancarella, e anche l’aria di chi attraversa la vita degli altri come un fantasma, lasciando un terrificante ricordo e nulla più.
– Appunto perché sei vecchio, lasciami stare.
I capelli erano lunghi e neri. Neri come può essere qualsiasi cattivo presagio, ma gli occhi brillavano. In quelle iridi c’era un nuovo giorno, l’orgoglio nonostante la sconfitta, il sangue che ribolle nelle vene. Qualcosa che Nino avrebbe solo potuto proiettare sul soffitto della sua camera.
– E non fare la stronza,- sibilò il vecchio, Alfredo, afferrandole un braccio – sei una puttana, no? Fammi questo bel regalo di Natale.
– Mollami, che mi fai male. Ti ho detto di no, è no.
Il vecchio alzò la mano libera per mollare un bel mal rovescio, Nino gettò la sigaretta a terra.
– Lasciala stare, ti ha detto di no.
I due si voltarono sorpresi, neanche dovessero scartare un regalo.
– Fatti gli affari tuoi.- Sibilò Serena.
– Hai sentito la zoccola?- Chiese il vecchio.- Sparisci Architetto.
La mano rugosa era pronta a calare, ma Nino fu più rapido. L’afferrò, liberò la ragazza dalla morsa sul braccio e spinse via il vecchio.
– Guarda che so difendermi da me.- Fece Serena.
– Ne sono sicuro.
Già, quegli occhi avrebbero fatto venire voglia a chiunque di perdercisi dentro. Non ne aveva il tempo però, Alfredo era un stronzo coriaceo, vecchia scuola.
– Ti sei fatto i cazzi tuoi, Architetto.
Il vecchio infilò una mano nella giacca e ne cacciò fuori una lama ben affilata. I clienti del bar guardavano tutti altrove, in fondo neanche quella era una scena tanto speciale da quelle parti. La lama scattò incontro a Nino che, pregando un dio che sarebbe dovuto già nascere da qualche ora, parecchi millenni prima, fu più rapido. Si mosse di lato e con un gancio ben assestato spedì il vecchio in un mondo in cui certe fregole si sublimano da sole.
– Porca puttana,- sbottò Serena stringendogli un braccio- l’hai sistemato per le feste, nel vero senso della parola.
Nino la guardò di traverso.
– Non usare quelle parole, non ti stanno bene.
– Che vuoi dire?
– Che sei una donna, devi mantenere una certa classe, uno stile.
Serena sorrise piantandogli lo sguardo dentro.
– Ehi, cocco, sono pur sempre una puttana.
– Anche le puttane hanno uno stile.
– Quelle che ce l’hanno fanno le veline, o il ministro.
Nino trattenne un sorriso.
– Ok, ci puoi stare, dammi una mano a sistemare il vecchio accanto ai secchioni e ti offro da bere.
Smaltito il rifiuto geriatrico si sedettero ad un tavolo e presero a bere. La ragazza era giovane ma teneva il ritmo senza problemi. Nino beveva, si sparava gli ultimi soldi e chiacchierava con lei come si conoscessero da una vita.
Musica, cinema, poesia, cazzate una dopo l’altra.
Non la vedevano allo stesso modo, anzi, diametralmente opposta, ma era piacevole parlare con un altro essere umano. Cazzo, sì, esistevano ancora.
– Vuoi dirmi che Fante non era ossessionato dal padre?- Chiese lei svuotando l’ennesimo amaro quando ormai il cielo annunciava un altro giorno di merda.
– Certo che n’era ossessionato, ma tutti abbiamo un’ossessione, e spesso la usiamo come scusa per rendere meglio in quello che facciamo.
Lei sembrò oscillare sull’incertezza di quelle parole.
– Non pensi mai a qualcuno con cui ti piaceva sul serio farlo, quando lo fai?
La domanda di Nino rimase sospesa in aria finché lei non si alzò in piedi.
– Te lo dico dopo, mi aspetti un attimo, vado in bagno e torno subito.
Fece cenno di sì e andò a pagare il conto mentre lei cercava la toilette.
I soldi non bastarono e dovette chiedere credito per gli ultimi due giri.
– Sei il solito stronzo.- Ripeté il barista.
– Probabile.- Replicò Nino uscendo fuori a fumare un’altra sigaretta.
Il nuovo giorno iniziava nel migliore dei modi: silenzio e poca gente in giro.
La vita non era poi così male, se non ci si badava troppo.
Il calore di un corpo contro il suo lo fece trasalire.
– Che vuoi fare? Andiamo da me?- Chiese Serena.
A momenti la sigaretta non gli cascò dalle labbra, mentre passava in rassegna quel corpo progettato da qualche sadico genio.
– Credevo che non volessi compagnia.
– Poche chiacchiere e più camminare.- Disse lei trascinandolo verso le case popolari vicino al mercato di quartiere.
Non parlarono lungo il tragitto. Nino si sentiva leggero, quasi inebriato. In parte per l’alcool, in parte per la prospettiva di un po’ di sesso. Quel corpo caldo incollato al suo smuoveva braci non del tutto assopite. La voglia di carne, di studiarsi a fondo, di darci dentro finché non si crolla esausti, sudati, e cazzo sì, in paradiso, lo faceva fremere come non succedeva da tempo.
Quanto tempo? Quanti Natali? Quanti risvegli in letti sconosciuti ed imbarazzanti compassioni lette in occhi estranei.
– Siamo arrivati, ti avverto, casa mia è una casino ma se non ti scandalizzi…
La voce di Serena era trillante, piena d’energia nonostante l’ora e l’alcool ingerito.
Nino fissò il portone, il vetro incastonato tra le assi di ferro, il suo riflesso.
Vide i suoi capelli allungarsi e farsi bianchi e unti. Il ventre da bevitore gonfiarsi. La barba farsi ispida e gli abiti rimanere gli stessi, solo conciati peggio, se possibile. Guardò il riflesso di lei, il loro, o un altro che non fosse il loro. Immagini che potevano essere ricordi o premonizioni. Solitudini collimate in una compensazione inutile, se non ad inacidire il bicchiere da cui a tutti tocca bere, e con cui non c’è un cazzo a cui brindare.
– Non salgo.- Disse il suo riflesso con le labbra rovinate.
– Che vuoi dire?- Stizzì lei dal vetro.
– Che non c’è niente di speciale neanche in una notte “speciale”.
– Sei uno stronzo.
– Lo dicono in tanti.
Il portone si aprì e Serena era quasi sparita dentro quando lui l’afferrò per un braccio, delicatamente.
– Buon Natale.- Disse pescando il pacchetto dalla tasca, quello che gli aveva recapitato qualcuno che non voleva avere niente a che fare con lui, non più.
– Vaffanculo.
Il portone si richiuse e Nino rimase qualche istante a fissare il suo riflesso invecchiato. Poi si aprì ancora, una mano gli strappò il pacchetto e scomparii. Era ormai giorno e quei pochi a cui toccava lavorare pure quella mattina scendevano in strada. I passi di Nino si diressero incerti verso casa. Era stanco, senza forze o idee su cosa lo aspettasse. Nulla di speciale, comunque.
– Almeno un altro Natale ce lo siamo tolto dal cazzo.

365 giorni, BLACKOUT, Lié Larousse, Libroarbitrio

A NATALE NON PASSARE IL TEMPO A TOGLIERE I CANDITI DAL PANETTONE, REGALATI UN LIBRO!

Quale migliore occasione se non quella dei doni natalizi per regalare e regalarti un libro!

 

 

 

NON LITIGATE!

 

Manca meno di una settimana al pigiama party più famoso di tutto il mondo, eppure sembra ieri agosto, il mare, le fanciulle in bikini, l’abbronzatura total body, la birra all’una di notte a rinfrescarci mentre facciamo l’amore con una sconosciuta svedese in spiaggia, e invece no, è dicembre e il freddo gela, una sconosciuta giù all’angolo vuole venderti fiammiferi, un uomo arrabbiato con la faccia pelosa e verde bofonchia che rovinerà il pigiama party a tutta la popolazione, e dalla televisione, seppur spenta, con un richiamo ipnotico, arriva l’eco dell’inconfondibile risata di un americano negro e con la pelata, e allora sì, a conti fatti Natale è proprio alle porte.
Ma non tutti i natali vengono per nuocere!
Stanno finalmente per arrivare giorni di relax da dedicare a noi, alla famiglia,  agli amici, e soprattutto sta arrivando il giorno in cui ci è permesso farci un regalo senza sentirci in colpa! E l’aria prende tutto un’altro profumo, calore, folklore: e sentiamo tirare una o due bestemmie qua e là  per una partitella a tresette e a briscola, assistiamo a sminuzzamenti di buccia di mandarino per le caselle della tombola sbiadita di nonna, affettiamo di nascosto una fetta di Pandoro e salame masticando Torrone togliendo i canditi al Panettone, togliendo l’uvetta al Panettone, togliendo di mezzo il Panettone, apriamo la porta a zii e cugini ritardatari che nemmeno riconosciamo, e poi tutti assieme uniti in una sola voce diamo il via al pigiama party con il canto che lo ha reso celebre, e di cui tutti sappiamo assolutissimamente le parole SCARTA LA CARTA SCARTA LA CARTA.
E tu lo scarti il regalo di zia la sconosciuta, pure con un mezzo sorriso preso dall’enfasi, ma giusto mezzo, perché sì, sarebbe stato davvero solo meglio il pensiero, ma alla fine, davvero alla fine, tu e il tuo maglione di lana puncicoso con su il muso felice di una renna ubriaca cucita a punto a croce, finalmente, aggiri il totem, da sotto l’albero di Natale afferri il tuo pacchetto, quello contenente il tuo regalo che ti sei andato a scegliere, e che ti sei fatto impacchettare dalle mani sottili di una giovane e bellissima commessa, più precaria di zio Augusto alla terza boccia di rosso. Lo scarti in un santissimo silenzio, gioisci muto all’apparire dell’intonsa copertina, e con lo stesso silenzio sotto braccio e l’animo davvero felice t’accasci inerme, nella prima poltrona libera che trovi, e sempre finalmente, dico finalmente, puoi goderti il tuo nuovo libro in tutto relax.

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Se ti servono consigli per la scelta del romanzo giusto, eccoti una lista dei nostri libri, i link dove poterlo acquistare online ma anche i negozi dove trovarli, inoltre tante novità, tra gialli, thriller, storie d’amore e racconti storici di amici scrittori.
Insomma  tanti libri su cui puntare per farti felice, e fare felice qualcuno con un regalo speciale.

 

BLACK OUT di Gianluca Pavia Romanzo Noir Tragicomico
https://www.amazon.it/Black-out-Gianluca-Pavia/dp/8894120473

SPIETATE SPERANZE di Gianluca Pavia Raccolta di Poesie
https://www.amazon.it/Spietate-speranze-Gianluca-Pavia/dp/8899815445

POKER D’INCUBI di DuediRipicca raccolta di Racconti e Poesie
https://www.amazon.it/Poker-dincubi-DuediRipicca/dp/8893330644

.Lié. di Lié Larousse raccolta di Poesie
https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

I nostri punti vendita a Roma:
La Feltrinelli LIBRI E MUSICA Viale Guglielmo Marconi 190  zona Marconi
T.P.H. GALLERY & BOOK Via delle Tre Cannelle 8                      zona Corso-p.Venezia
I TRAPEZISTI Via Laura Mantegazza 37                                       zona Monteverde
LIBRERIA TEATRO TLON Via Federico Nansen 14                     zona Ostiense
BOOK FELIZ Corso duca di Genova 68                                         Ostia
LIBRERIA INCIPIT  Via Giuseppe Marcotti 51/53                        zona Tiburtina
EDICOLA CALZETTA Via Portuense    713                                    zona Trullo/Portuense

 

 

 

Gianluca Pavia & Lié Larousse/ DiediRipicca
fb page DuediRipiccaLibroarbitrio,  2drartgallery
contact: duediripicca@yahoo.com

Photo Credit: Gabriele Ferramola
Location Eternal city brewing – ECB

#christmasbook #regalodinatale

365 giorni, BLACKOUT, Libroarbitrio

GRAZIE AMICI LETTORI!

Black out Feltrinelli

Grazie a chi nel black weekend ha scelto #BLACKOUT.
Grazie a la Feltrinelli#feltrinelliromamarconi e a tutto lo staff per l’ospitalità.
Grazie a tutti voi che continuate a seguirci e sostenerci.
Presto altre novità!

Gianluca Pavia Lié Larousse DuediRipicca

 

365 giorni, BLACKOUT, Libroarbitrio

BLACK OUT A CASA FELTRINELLI! IL 23 e il 24 novembre vieni in libreria a conoscere l’autore

 

Promo Black Feltrinelli

Siamo onorati e felici di comunicarvi che non solo da oggi il romanzo #BLACKOUT dell’autore Gianluca Pavia (Ned Edizioni) è sugli scaffali del Megastore Librerie #LaFeltrinelli, ma anche che siamo stati invitati a presentarlo con un FIRMA COPIE:

un incontro con l’autore e i lettori che si terrà questa settimana nelle giornate di venerdì 23 novembre dalle ore 16:00 alle 20:00, e sabato 24 novembre in mattinata dalle 10:00 alle 12:30.

*** #BLACKOUT L’ALIENATO,
CINICO E SCORRETTO ROMANZO
DI CASA NEI PUB COME IN LIBRERIA! ***

 

Il firma copie con l’autore sarà presso il Megastore Feltrinelli di Viale Guglielmo Marconi 190 – (zona Marconi) #ROMA
Sarà presente l’autrice Lié Larousse
Libroarbitrio DuediRipicca 2drartgallery

Copertina e progetto fotografico Gabriele Ferramola
Stampa Danilo Fracassa
Ufficio Stampa & Socialmedia LibroarbitrioLié Larousse
Editore Ned Edizioni

 

Venite a conoscere l’autore,
vi aspettiamo!

365 giorni, Libroarbitrio

CANTA E BALLA CON ME – Gianluca Pavia – dalla raccolta poetica SPIETATE SPERANZE , Miraggi Edizioni

Canta e balla con me - G.p.

 

Quanta fretta
con i tuoi trucchi
per sentirti già grande
sexy
accattivante
e divorare tutti quegli uomini
che t’hanno reso bulimica,
rosa sfiorita
tra le dita sporche
di un amore ambulante.
Spegni la tele
che ho la nausea
di modelle con zampe
da ragno
e vecchiette arzille
conciate come
troie di Detroit.
Siamo già splendidi
così,
sunti perfetti d’ogni difetto,
caviglie gonfie e naso storto
pelle secca e ossa rotte.
Non ascoltare chi bella ti vuole
ma canta e balla
con chi bella ti vede.

di Gianluca Pavia
estratta da #SPIETATESPERANZE Miraggi Edizioni
Lié Larousse DuediRipicca www.libroarbitrio.com

opera #TAKEMYBREATH di #AMYJUDD

365 giorni, Libroarbitrio

COME GALA PER DALI’ – Gianluca Pavia

Dalì - il sogno del classico

 
Non per essere possessivo
ma sei roba mia.
E certo, io tua
perciò
abbi cura di me
come io del drink
che mi molli in disco
per buttarti in pista.
Ti dirò sempre tutta la verità,
nient’altro che la verità
quindi
sii sincera con me
ogni giorno
ogni minuto
tranne quando ho bisogno
di bugie come carezze
per prendere sonno.
Guardami
come io guarderei
una puntata dei Simpson
e io ti sfoglierò
dentro
come tu sfoglieresti
il Paradiso Perduto.
E se giocheremo pulito
e baceremo i nostri mostri
prima delle labbra
e ci lasceremo liberi di sceglierci
ogni sera
senza gelosie, senza rancori
senza saper leggere le regole non scritte
di una relazione
saremo una per l’altro
ciò che i fiori erano per Monet
il bicchiere per Buk
Gala per Dalì.
 
dal nuovo libro di inediti di Gianluca Pavia
365 giorni, Libroarbitrio

MUOIA LO STRONZO – Gianluca Pavia

Lié Larousse - Gianluca Pavia - photo cover libri

Muoia lo stronzo che ha detto
chi s’accontenta gode,
chi si suicida ogni giorno
con una pistola caricata
a salve come va?
chi s’impicca al disegno superiore
o ingoia l’arsenico quotidiano
di carta stampata
su anima riciclata.
Non c’è moneta per pagarti
o appagarti,
resta insoddisfatto, affamato
di gioie, guai
e donne lascive con baci di liscivia.
La libertà è un sacrificio cronico
e una ricompensa quotidiana
quando l’alba ti coglie
ancora sveglio
tra i vicoli del centro
di nessun posto
o forse
di te stesso.

 poesia dal libro SPIETATE SPERANZE
edito per Miraggi Edizioni
DuediRipicca Libroarbitrio  Lié Larousse
#2dRARTGALLERY  #2dR #poesia

 

365 giorni, Libroarbitrio

METEREOPATICO – Gianluca Pavia

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Ci sono albe grigie,
come questa,
in cui la vita 
sembra un gatto alla finestra
in attesa di un passero,
due dita che ti spolpano l’anima
per disegnarci nuvole strane.
Ho un cuore malandato
metereopatico
in evidente stato confusionale,
impiattato da schifo
ad un brunch vegano.
Quel prato mi guarda
con occhi appassiti,
potrei farci un bouquet
per regalartelo al mio funerale.
Lo lanceresti tipo molotov,
sicuro.
E’ uscito un po’ di sole,
adesso,
o forse è quel sorriso
che t’illumina
come un gatto alla finestra
in attesa di un passero
di quasi 80 chili.
P.S. devo mettermi a dieta e comprare un ombrello.

365 giorni, Lié Larousse, Uncategorized

Luana Penna intervista Lié Larousse/2dR per Specialmente Donne

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Come si pronuncia il tuo nome ?
“ semplicemente LIE’” 
La nostra telefonata inizia così …

“Sono scrittrice, e poetessa, molti lavori li firmo 2dR- DuediRipicca nome del progetto di scrittura a quattro mani con Gianluca Pavia, anche lui poeta e scrittore. Tutto è iniziato assieme, quando circa quattro anni fa abbiamo partecipato e vinto il Premio Dacia Mariani – Festival delle Due Rocche con il racconto “AL TRE”, e successivamente abbiamo pubblicato il primo libro Poker d’incubi, edito dall’editore Danilo Bultrini per Alter Ego edizioni”

Come hai iniziato a scrivere ? Quando ti e’ nata questa passione ? “
“Quando ero bambina scrivevo lettere ai musicisti, e anche se prive di indirizzo, le mettevo comunque nella buca della posta. L’arte pittorica è stato il mio primo amore, così ogni volta che scrivo una poesia le abbino ad un’opera di pittura: ritratti di donne, paesaggi, secondo le emozioni che vivo. Mi ispiro molto a Van Gogh e le sue lettere a Theo, adoro Gala Dali’, l’epistolari è il mio filo conduttore a loro.” 

Come scrivi LIE’? Su carta al pc?
“Scrivo su carta, con la penna stilografica, appartenuta prima di me a mio nonno, un oggetto che ha molti significati, ed ho una infinita’ di blocchi intorno a me di diverse misure. Poi, quasi alla fine, riporto tutto al pc …”

Cosa esprimi attraverso la tua scrittura ?
“Tanto desiderio del passato, torno sempre a metà dell’800, ma anche di libertà, di muovermi al presente, attraverso la fotografia per esempio … se cerchi qualcosa che assomiglia a te … sei solo tu ..infatti oggi la foto ti permette di specchiarti, e di trovarti forse anche per questo abbino i miei scritti sempre ad una immagine…sto raccogliendo nuove poesie, per il mio secondo libro, in questi scritti mi sto riscoprendo a scrivere per me, libera dal dover dimostrare qualcosa al lettore, libera .”

Un grazie speciale a LIE’ per le emozioni che ha saputo trasmettermi in pochi minuti di telefonata. 

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Lié. è il libro che porta il suo nome, edito dalla famosa casa editrice torinese Miraggi Edizioni.
Lié gioca con le parole, non è un’esordiente ma una promettente creativa e folle autrice/attrice che scrive anche su Libroarbitrio blog seguito da migliaia di lettori. Conosciuta ai più per il progetto 2dR/DuediRipicca a quattro mani con Gianluca Pavia poeta e scrittore, anche lui edito da Miraggi Edizioni con la silloge Spietate Speranze.

www.libroarbitrio.com

Torneremo a parlare dei suoi/ loro progetti e dei loro eventi per promuovere la scrittura, lettura e conoscenza 🖊

di Luana Penna per Specialmente Donne