365 giorni, Lié Larousse, Libroarbitrio

.american bar. – Lié Larousse

Otto Smidth Skach

.oddio l’ho perso
il nesso il cuore il sonno
dove l’ho messo?
vuoi dirmelo tu?
oppure tu?
dai, che siete tutti così bravi
dai, dai che tutti sanno sempre tutto
sulla vita, sull’amore
tutti, tutti tranne io
e tu invece?
non ti conosco, chi sei?
anzi no, non me lo dire,
non lo voglio sapere,
volere prendere trattenere,
tanto poi lo perderei comunque
perciò, dai, vieni qui?
stai con me, ti va?
camminiamoci addosso, ti va?
stringimi i fianchi leccami
fammelo respirare l’odore della tua saliva
prendimi per la nuca
pesami dentro
così, sì
no, zitto, non mi parlare d’amore
non me lo dire il tuo nome
t’ho detto che non lo voglio sapere
così, sì
forte, più forte
e poi ti prego dopo non mi parlare di te
che poi
quando saremo venuti
forte, più forte, sì così
voglio sapere di nient’altro.

Lié Larousse
DuediRipicca

.Lié. raccolta poetica e fotografica di Lié Larousse, edita da Miraggi Edizioni,  è in tutte le librerie e online su Amazon al link di seguito:

https://www.amazon.it/Li%C3%A9-Larousse/dp/8899815429

 

365 giorni, Libroarbitrio

“La pernice e i galli” Jean de La Fontaine & Marc Chagall

La pernice e i galli Marc Chagall

Fra certi galli violenti e poco urbani,
sempre in rissa tra loro e turbolenti,
viveva una pernice.
Lei, femminile, dai modi delicati,
pensava che, essendo una signorina,
e per di più straniera,
i galli, che all’amore son portati,
l’avrebbero trattata con affetto.
E invece quelli, rissosi, scalmanati,
non le portavano un filo di rispetto,
anzi, godevano a prenderla a beccate.
Lei, sulle prime, ci rimase male,
ma poi, vedendo che anche tra di loro
era tutto un beccarsi e uno spennarsi,
dopo un po’ finì per consolarsi
e si disse: ” E’ vero, io deploro
la loro inciviltà,
ma non è colpa loro, poveracci!
Loro usano così, niente da dire.
Non tutte le creature
sono forgiate sullo stesso stampo.
Chi nasce gallo, e chi nasce pernice.
Dipendesse da me, sarei felice
di avere una più onesta compagnia.
Però il padrone della fattoria
ha deciso altrimenti. Ci cattura,
ci taglia le ali e poi ci mette in gabbia
insieme con i galli, senza scampo.
E non degli animali,
solo dell’uomo bisogna avere paura”.

365 giorni, Libroarbitrio

“L’uomo solo” H.G.W

L'uomo solo

Si dice che il terrore sia una  malattia e posso affermare che , per parecchi anni, fino ad oggi, un incessante terrore ha continuato ad esistere bel profondo del mio animo. Lo stesso terrore, credo, che può provare un cucciolo di leone semi domato. E i miei timori assumevano le forme più strane. Non riuscivo a persuadermi, per esempio, che le donne e gli uomini che incontravo, non fossero, come io credevo, dei mostri, sia pure d’aspetto più umano, animali trasformati solo esteriormente in uomini e che presto o tardi avrebbero cominciato a degenerare mostrando la loro origine bestiale. Mi decisi di affidare il mio caso a un notissimo specialista in malattie nervose (…). Per quanto non speri di perdere completamente il terrore, riesco a confinarlo nel fondo della mia coscienza, come una nube lontana, un ricordo e una lieve sensazione di sfiducia. Ma ci sono momenti in cui la nube s’ingrossa fino ad oscurare tutto il cielo. Allora mi guardo intorno atterrito e scruto i miei simili. Vedo visi intelligenti e luminosi, altri cupi e pericolosi, altri irresoluti e falsi. Non trovo un volto che abbia la calma umanità di un essere ragionevole. Mi sembra che, in tutti, l’animalità stia per avere il sopravvento, temo di dover assistere, su una scala immensamente più vasta, alla degenerazione. So che è un’illusione; che gli uomini e le donne che vedo intorno a me sono veri uomini e vere donne, che lo saranno sempre: perfettamente ragionevoli, pieni di desideri umani,  e di slanci delicati, liberi da bassi istinti, non vincolati da nessuna legge pazzesca. Pure li schivo, temo i loro sguardi curiosi, le loro domande, il loro interessamento: desidero vivere lontano da loro e solo.
(…) Mi sono ritirato dalla confusione della città e dalla folla e passo le mie ore sui libri, luminose finestre nella notte della vita. Vedo pochi estranei ed ho una modestissima casa tutta mia. Dedico le ore del giorno ad esperimenti di chimica e nelle notti luminose studio l’astronomia. Per quanto non ne sappia il come e il perché, c’è un senso di pace e di protezione nello sfavillio delle stelle. E poi, è nelle vaste ed eterne leggi della materia  e dei mondi, e non negli affanni terreni, nel peccato o nella sofferenza, che tutto quello che non è animalità in noi deve trovare il suo conforto e la sua speranza. Lo credo fermamente, se no non potrei vivere. E così, nella fede e nella solitudine, finisce la mia storia.

Edward Prendick

365 giorni, Libroarbitrio

Cosa.Casa L.L.

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voglio lasciare ogni Cosa
tutte quelle Cosa che non servono proprio a niente
– devo fare questa Cosa
– aspetta non ho capito hai detto Cosa?
– vali meno di questa Cosa
– devo avere quella Cosa
– questa Cosa è mia!
infinità di Cosa d’abbandonare all’istante
e correre al capezzale
di quegli uomini e di quelle donne
– quelli lì, sì quelli lì, li vedete!
che la vita sta abbandonando
e ascoltare loro ogni ricordo
e raccontare loro più di un sorriso
più di un pianto
accompagnandoli nella morte
che non si sentano soli
– alla fine uno può essere d’improvviso figlio e ad un figlio corrisponde un genitore!
e io voglio esserlo
ed appropriarmi del loro amore
di quello che un padre e una madre devono
morire di dolore con loro
perché forse questa è l’unica morte che conosco
l’unica praticabile sul colpo
restando inermi
in attesa
che arrivi il cambio del paziente genitore
nuovo padre nuova madre nuovo figlio nuova morte
e mai mai mai mai mai
avere una Casa vuota dove far ritorno.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

” Il lato oscuro del cuore” Corrado Augias

“Deborah adesso non si limitava più a pulire il pavimento e a rigovernare le tazzine. Si muoveva con disinvoltura alla macchina dell’espresso, aveva imparato le infinite varianti delle capricciose preferenze dei clienti in fatto di caffè: lungo, corto, macchiato, schiumato, bollente, tiepido, al vetro, in tazza grande, perfino americano ristretto, puro paradosso se preso alla lettera.
Come diceva Roberto, facendo un po’ il verso a De Gaulle, non si può governare un Paese dove esistono decine di varietà differenti di caffè.”

 

365 giorni, Libroarbitrio

“Mondo sotto lucernario verde” Luciano Folgore

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Monta un color d’erba ovunque.
Hanno versato un succo di foglie nuove
entro la conca del mondo.
Tepidità che s’apre nelle cellule a gemma.
Si pensa con zampilli di sorgente.
La vita è tutta un’infanzia
e nelle vene c’è un senso di trifoglio.
Cuore verde a bocciolo
senza preoccupazione della rosa
che nascerà
con cinque sepali soli,
stellanti
intorno a un fermento d’odore.

365 giorni, Libroarbitrio

Edgar Lee Masters “Theodore il poeta”

Roma 16 settembre 2013

Edgar Lee Masters

Theodore il poeta

Da ragazzo, Theodore, sedevi per lunghe ore

sulle rive del torbido Spoon

con gli occhi profondi fissi sulla tana  del gambero,

aspettando che apparisse spingendo la testa,

prima le antenne ondeggianti, come fili di fieno,

e poi il corpo, colorato come steatite,

gemmato con occhi di giada.

e ti domandavi, come rapito,

che cosa sapeva, che cosa desiderava, e perché mai vivesse.

Ma più tardi guardasti uomini e donne

nascosti nelle tane del fato fra grandi città,

osservando le loro anime uscire,

in modo da poter vedere

come vivevano, e per che cosa,

e perché strisciassero così in faccende

sulla distesa di sabbia dove l’acqua vien meno

quando l’estate declina.

Theodore il poeta, Edgar Lee Masters

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Robert Browning poesia ed incontri

Roma 25 luglio 2013

Si, la vedrò fra cinque giorni

e una notte, ma le notti sono brevi,

due lunghe ore ancora ed è mattina. (…)

O riccioli raccolti, datemi calore

e profumo, come un tempo

i trepidi capelli donavano luci e ombre,

in guizzi di magiche faville!

Allora tra  i ricci frugavano con le mani

in cerca  del calore  e del profumo,

tra luci e ombre infinite,

l’ombra ispirata, la luce tenue

come nell’arte primitiva l’oro brunito.

Che grande paura, se mi dicono: “Tre giorni

possono cambiare il mondo e anche

la tua fortuna; se la gioia tarda,

rallegrati, ché non ti capita di peggio!”

Che piccola paura, se un altro dice:

“Tre  e una notte breve ancora

forse non gettan ombre sui tuoi passi,

ma gli anni cambiano imprevedibilmente,

con sfide difficili e nascoste ragioni”.

Non ho paura! E se mi prende,

in un istante svanisce sconfitta.

Paura?No, la vedrò fra tre giorni

e una notte, ma ora le notti son brevi

appena due ore ed è già mattina.

Nato a Londra nel 1812, Robert Browning, si fomò soprattutto nella ricca biblioteca del padre.

Nel 1846 si sposò in segreto  e fuggì in Italia con la poetessa Elizabeth Barrett.

In Italia i due ebbero un figlio e condussero una vita serena, reciprocamente sostenuti da amore e stima.

La sua produzione è molto ricca  e comprende  poemetti, componimenti lirico-drammatici, le raccolte Uomini e donne e Dramatis personae, il romanzo in versi L’anello e il libro.

Per la sua concezione idealistica  e l’interesse per la psicologia dei personaggi fu autore lontano dai modelli romantici e vicino alla poesia metafisica di John Donne.

L’incontro tra Elizabeth e Robert

Trascorsero aprile e i primi venti giorni di maggio. e poi, il 21 di maggio, Madamigella Barrett si scrutò attentamente allo specchio; con arte squisita si adornò dei suoi scialli indiani; disse alla Wilson di accostar la poltrona, ma non troppo; diede un tocco a questo , a quest’altro e a quest’altro ancora; e si levò a sedere eretta fra i cuscini. Flush le si accucciò ai piedi zitto zitto. soli, insieme attesero. (…) Erano le due e mezzo; e mentre l’eco dei rintocchi moriva, un colpo rimbombò ardito  alla porta di casa. Madamigella Barrett impallidì; ma non mosse un dito. Anche Flush rimaneva immobile. Su per le scale salivano  i paventati, gli spietati passi; su per le scale Flush lo sapeva, saliva l’incappucciata  e sinistra figura di mezzanotte, l’uomo intabarrato. Ora la sua mano era sulla porta. La maniglia si abbassò. ed eccola là. “Il signor Browning” disse la Wilson. Flush, che non perdeva d’occhio Madamigella Barrett, vide il colore rifluire alle guance; vide gli occhi suoi illuminarsi e le sue labbra schiudersi. “Signor Browning!” ella esclamò.

Virginia Wolf, Flush, biografia di un cane, La Tartaruga 1992

A domani

LL