365 giorni, Libroarbitrio

Anno 2021: la Nuova Inquisizione! L’Umanetica e il caso COVID19

“Chi muove la massa ed il suo prossimo attraverso il ricatto, l’accusa e la paura della morte confonde l’aiuto con l’umiliazione, e la protezione con il sopruso. La sua giustizia è parziale, la sua onestà apparenza, la sua filosofia povera, e la sua scienza cieca, perché non mira a conoscere ma teme l’incontro e favorisce lo scontro, per queste ragioni tutte chi fonda il suo agire su tali pilastri non può considerarsi umano.”

ASCOLTATE IL COMUNICATO nel link di seguito, ascoltate le argomentazioni di chi fa ricerca e dedica la sua vita a servizio per il prossimo.

Se volete saperne di più seguite le pagine

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MERCOLEDI 21 /07/21 “LA FORZA DELLA MUSICA INCOTRA L’INCANTO DELLA POESIA” Serata Evento a OSTIA alla CASA CLANDESTINA !!!

FELICE DI INVITARVI ALL’EVENTO Musica & Poesia Casa Clandestina con Lié Larousse Emilio Stella Gianluca Pavia & Caterpillar


“L’anima della Poesia incontra la forza della Musica: si mescoleranno e si legheranno alla musica del cantautore Emilio Stella, che con i suoi brani racconta la quotidianità vera, cruda e ironica, i versi dell’ultima raccolta poetica di Lié Larousse .la vita comunque. e a quelli dell’autore Gianluca Pavia che con il suo ultimo romanzo Ucciderò l’Editoria Nazional Popolare ci porterà a spasso nel mondo delle pubblicazioni editoriali e dei miti da sfatare.
Ospite della serata Caterpillar con il suo ultimo libro ” Il Capo” (Sem Plumas Edizioni) un ibrido che raccoglie monologhi, poesie e prose che negli anni hanno costituito l’ossatura del suo impegno teatrale.

Durante la serata sarà presentato il brano .la vita comunque.
che ha dato vita al primo BOOK MUSIC FILM della storia musica e della poesia
nato dalla collaborazione tra Lié Larousse e Emilio Stella
prodotto da Pontina Sound.


****CASA CLANDESTINA****
Mercoledì 21 luglio 2021, ore 21:00
Via San Quiriaco – Lido di Ostia

**Gradita la prenotazione: 3494586224**
INGRESSO LIBERO

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Pensavamo non ci fosse più nulla da inventare e invece…Lié Larousse & Emilio Stella creano il primo Book Music Film della storia della musica italiana e della poesia! – Recensione di Alessandro Lizzotti

E’ possibile inventare di sana pianta un qualcosa di nuovo nel 2021?
Apparentemente si, è il “Book Music Film”

Queste tre parole anglofone, facilmente comprensibili da tutti, sono il nuovo Format nato dalla collaborazione tutta Italiana di Lie Larousse, Emilio Stella, Samuel Stella e Virginia Pavoncello.

In perfetto stile “The Factory” troviamo la poesia di Lie’ Larousse tratta dal suo libro “.la vita comunque.” accompagnata da una musica creata ad hoc da Samuel Stella e da un testo inedito scritto da Emilio Stella per l’occasione che riprendesse lo stile narrante e poetico della scrittrice romana.

Il video in totale sintonia girato da Virginia Pavoncello è tutto ciò che serviva per dare un volto a questa creatura dai lineamenti dolci, dall’anima gentile ma dal carattere decisamente forte, il tutto in una Roma che sembra dipinta da un nostalgico pittore di strada.

Gli artisti ripondono ai disagi della vita sempre con grande sensibilita’ e dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia nasce il Book Music Film, un progetto che forse ci saremmo aspettati a Brooklin, a Parigi o Berlino, e invece e’ nelle vie della Citta’ Eterna che tutto sta avendo inizio.

Se Andy Warhol fosse ancora vivo, sarebbe sicuramente tornato a Roma per ammirare con i suoi occhi quello che lui ha sempre definito “Arte”.

Recensione di Alessandro Lizzotti

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“Una piacevole riflessione” di Loris Giorgi

Quando poesia e musica decidono improvvisamente di accompagnarti in questa vita, dove ognuno di noi almeno una volta si è sentito perso e poi ascoltando il brano .la vita comunque. di Lié Larousse feat. Emilio Stella ci si ritrova.
In un attimo si viene letteralmente rapiti da un vortice di sensazioni che spaziano dal dolore, alla gioia, alla potenza, regalandoti un momento di piacevole riflessione.
Tutto questo viene meravigliosamente raccontato da Lié Larousse accompagnata dalle note e dai versi inediti di Emilio Stella, dalle visioni della regista Virginia Pavoncello, in una collaborazione veramente ben riuscita che ha saputo unire immagini, parole e musica in un Book Music Film, creazione originale dei tre artisti, che ti lascia lì leggero, con una percezione di appartenenza e memoria.
Con questo brano Lié Larousse conferma la sua capacità di sorprendere unendo tre arti: poesia, musica e video, in un modo tutto nuovo!

Recensione di Loris Giorgi

Mercoledì  21 luglio 2021 alle ore 21:00
presso Casa Clandestina Via San Quiriaco, Lido di Ostia, Roma,
gli artisti Lié Larousse, Emilio Stella, Gianluca Pavia  
si esibiranno per una serata di poesia e musica
durante la quale sarà presentato il brano .la vita comunque. 

BOOKMUSICFILM
.la vita comunque. di Lié Larousse Feat. Emilio Stella

LIBRO .la vita comunque. di LIE’ LAROUSSE
EDITORE BESTSELLER BOOKS & Co.

REGIA E MONTAGGIO VIRGINIA PAVONCELLO
TESTO E VOCE NARRANTE LIE’ LAROUSSE – TESTO E VOCE CANTATA EMILIO STELLA
MUSICA SAMUEL STELLA
PRODUZIONE PONTINA SOUND
VOICE OVER RECORDING FRANCESCO COPPOLA
con MANUEL GENTILE, MARTINA BENIGNI, ROBERTA MASSOTTI, FRANCESCA CORTONA
GIOIELLI I,WITCH di SARA TEODORI

COPERTINA e INTERNO LIBRO GABRIELE FERRAMOLA

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FUORI ORA IL VIDEO/BOOK MUSIC FILM . la vita comunque. di LIE’ LAROUSSE feat. EMILIO STELLA

LO ABBIAMO TANTO ATTESO

ORA POTETE GUSTARVELO

DITEMI COSA NE PENSATE, RISPONDERO’ A TUTTI!!!

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– 2 al brano .la vita comunque. di Lié Larousse feat. Emilio Stella

.capita la vita
in un giorno di non ancora festa.

da .la vita comunque. di Lié Larousse

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.LA VITA COMUNQUE. LIÉ LAROUSSE FEAT. EMILIO STELLA. IN USCITA IL PRIMO “BOOKMUSCIC FILM” ITALIANO

SONO EMOZIONATISSIMA

Seguitemi in questo conto alla rovescia

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VILLA ADA incontra il mondo con Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie/ Lunedì 28 giugno 2021 /

E sì, è proprio così, ci sono artisti che instancabilmente condividono e promuovono le nostre radici musicali con i loro talenti, e parliamo della cantautrice, paroliera e poetessa Giulia Anania e del cantautore Emilio Stella, che assieme si sono uniti per dare forma al più grande evento dell’estate romana 2021 a Villa Ada con Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie

Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie è uno spettacolo di Giulia Anania e Emilio Stella dove vengono cantate le donne di Roma. Non solo Gabriella Ferri, Anna Magnani, Monica Vitti ma anche la Gattara, Marcella che fa l’accattona, Angela che fa le pulizie nelle case popolari, Ludovica che cerca un lavoro su una panchina, Bianca il corpo ma non l’amore. Giulia Anania e Emilio Stella sono due cantautori profondamente legati alla città più cinematografica, popolare, verace, carnale, poetica, sincera del mondo. Una diva irraggiungibile e fragile; un esplosione di sentimento, risata e tormento. La Roma di Gabriella Ferri e delle tante Mamme Roma, raccontata da due artisti in uno spettacolo coinvolgente tra risate e lacrime. Con le canzoni e le poesie originali scritte da Giulia e Emilio ..e le canzoni, le poesie le strade di Gabriella Ferri MammaRoma.

Villa Ada Roma Incontra il Mondo è un progetto di Arci Roma. Un’associazione di promozione sociale che conta più di 70 circoli sul territorio romano e 40.000 soci. Un’associazione autonoma e pluralista che non persegue scopi di lucro e che opera nel campo della Cultura, della Società, della Solidarietà, dei Diritti, della Formazione, per la promozione umana e civile attraverso la forma associativa.

L’evento: Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie

• Ore 20:30 nell’area free:
Proiezione in anteprima nazionale ” Spettacoli Improvvisi”
un documentario sentimentale dedicato alle artiste e agli artisti di Roma, ai luoghi che ci hanno tolto e a quelli che difenderemo.
Girato da Giulia Anania e Claudia Borgia; con la Regia di Giulia Anania, Claudia Borgia e Valerio Nicolosi.

Villa Ada Roma incontra il Mondo e FACE Magazine.it presentano
Lunedì 28 Giugno | Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie• Tickets online: http://bit.ly/VA_GABRIELLAFERRI
🕕 Apertura Area Free: 19:00
🕘 Inizio Concerto: 21:30
🕑 Chiusura Villa 02:00
ℹ️ Per le regole di comportamento, gli spazi food e tutte le risposte alle tue domande visita le FAQ: https://villaada.org/faq/

𝐒𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐥’𝐀𝐩𝐩 𝐝𝐢 𝐃𝐈𝐂𝐄 per poter mostrare il ticket in porta.
Download DICE (iOS) ▸ bit.ly/DICExiOS
Download DICE (Android) ▸ bit.ly/DICExAndroid
𝐄𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢 senza fare la fila e 𝐢𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚.

Comprando due o più biglietti dichiari di essere congiunto con chi verrà con te e ti saranno assegnati dei posti vicini. Se vuoi acquistare il biglietto per te e qualcun altro non a te congiunto, dovrai fare due acquisti separati.

🌱 Il nostro contributo per la sostenibilità ambientale: https://villaada.org/green-policies/


Tutti gli eventi 2021 https://villaada.org/
VILLA ADA “ROMA INCONTRA IL MONDO”
Via di Ponte Salario 28 – 00199 – Roma

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“Che sia un’estate senza rospi sul cuore” Fiori di pesco e pagine scritte – di Martina Benigni

Il 12 dicembre 2020 salpavamo insieme alla volta di questo viaggio fra libri, poesie, riflessioni, paesi del mondo e posti del cuore. Non sapevamo dove saremmo giunti, né come ci saremmo arrivati, sapevamo, però, che era necessario partire, spiegare le vele e lasciarle gonfiare dalla brezza del nostro sentire, senza rotta, né mappa, perché l’unica rotta possibile è il Viaggio stesso.

Spero di essere riuscita a farvi compagnia in questi mesi incredibili, tremendi e meravigliosi, nei quali ognuno di noi, giorno dopo giorno, ha portato avanti il proprio cammino, trasformandosi, spero, senza sosta. Ci siamo scritti, ci siamo letti, ci siamo districati fra gli impegni quotidiani per ritrovarci qui ogni sabato, come le foglie che cadendo, o volteggiando spinte dal vento, tornano sempre alla radice.  In questo viaggio nel quale ci siamo tenuti “virtualmente” per mano, siamo stati in Italia, in Cina, tra le montagne della Resistenza, nei passi infiniti dei migranti e dei viandanti, fra le rime di un verso e in tanti altri posti, reali e sognati, tutto, in fondo, per dedicarci alla ricerca continua dell’Isola Sconosciuta, quella di cui parla Saramago, e della Spiaggia dei Sogni dell’ “Onda Perfetta”,  luoghi a cui tutti tendiamo pur senza saperlo.

Ho cercato di farvi conoscere autori e autrici in base alle mie esperienze e alle mie conoscenze, che grazie a voi ho avuto la possibilità di ampliare, ed è sempre grazie a voi se, oggi, ho ancora più voglia di leggere e di scoprire cose e parole nuove. Ma, più di tutto, voglio ringraziarvi perché di settimana in settimana, scrivendo, sono riuscita a conoscermi sempre meglio e a scoprirmi sempre nuova. Perciò grazie a voi e, soprattutto, a Lié Larousse, che con i suoi capelli rossi profumati, la sua risata contagiosa e la sua dolcezza infinita, mi ha fatto dono di questa splendida possibilità, direttamente a “casa sua”: mi ha donato un posto dove ricercare e ricercarmi, dove far sentire la mia voce, con tutto il coraggio che serve, quello che lei riflette in ogni parola che scrive. Grazie.

Giugno è sempre stato il mese degli “arrivederci”, delle separazioni, delle serate in pizzeria per dirsi: “Ciao! Passa una bella estate.”  Giugno profuma di malinconia e sale sulla pelle, profuma di grattachecche sul lungotevere e maturità. Dietro a tutti questi profumi, però, si cela un retrogusto dolce e amaro di settembre e di scelte che verranno, perché settembre, si sa, è il mese delle scelte e del procrastinare, un po’ come gennaio, ma più bello.

E dunque, anche il “nostro” giugno è arrivato e a me non resta che salutarvi, cari compagni e care compagne di viaggio. Vi saluto e vi auguro di passare una bellissima estate, un’estate vera, pura, un’estate in cui spero possiate soprattutto trovare Tempo: tempo per la gioia, tempo per mettere in disordine e poi riordinare, tempo per la tristezza, tempo per fare un pensiero al tramonto ed uno all’alba, tempo per sognare e leggere un bel libro, tempo per fare ed essere ciò che volete. Vi auguro di imparare cose nuove ogni giorno, di imparare a fare spazio, e di amare, tanto e sempre. Vi auguro e mi auguro, permettetemi, di “togliere il rospo dal cuore”, quello di cui parla Antonio Gramsci nella lettera del 27 giugno 1932 alla sua amata Iulca.

Carissima Iulca,

ho ricevuto i tuoi foglietti, datati mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean, credo, che era un piccolo impiegato in una amministrazione municipale di Parigi. La novella si intitolava In uomo in un fosso. Cerco di ricordarmela.

Un uomo fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancor vivo). Passarono le ore; si avvicinò il mattino e i primi bagliori dell’alba, incominciò a passare gente.

L’uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c’è? Domandò. – Vorrei uscire dal fosso, rispose l’uomo. – Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre così l’ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per le leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! – E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.

Si sentono altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: ah, ah! Sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire come ho fatto io? – E si allontanò, col passo ritmato dal grugnito del maiale.

E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era così patetico! E passò un ministro di Dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa.

Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzò in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze. – Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere più forte.

Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ciò che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore.

Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.

(Lettera di Antonio Gramsci a Giulia Schucht, 1932)

Grazie! Buona estate! Vi abbraccio più forte che posso.

Martina Benigni

365 giorni, Libroarbitrio

Come la poesia può cambiarti la vita: i versi di Cesare Pavese – Fiori di pesco e pagine scritte di Martina Benigni

Ci sono certi giorni che pesano come macigni e non sai il perché, vanno così e sembra non ci sia nulla da fare al riguardo. In quei giorni ci sono poche cose che riescono a salvarmi ed una di queste è la Poesia. Mi siedo, oppure sto in piedi, prendo un libro e lascio che il malumore si sciolga fra i versi, come un cucchiaino di miele in una tazza di tè; lo guardo scivolare piano piano fino a staccarsi dal foglio, ticchetta come quelle gocce d’acqua che riescono a sfuggire dal rubinetto, ma il ritmo è più lento, quasi rilassante, nulla a che vedere con le torture di un tempo. Finalmente, il miele disciolto si è disperso, staccatosi dalla pagina ha liberato i versi ed è diventato una sorta di vapore acqueo finissimo che si nasconde alla mia vista e finalmente il cuore e la mente si alleggeriscono, si fanno soffici nuvole di zucchero filato, perché è così che credevo fossero davvero da piccola, quando fantasticavo di tuffarmici dentro per gioco.

Il peso dal cuore, oggi, me lo ha tolto Cesare Pavese (1908-1950), che purtroppo, invece, si è dato per vinto troppo giovane, cedendo a quel “vizio assurdo” di cui tanto parlava nelle lettere e non solo. Il poeta, scrittore e antifascista piemontese ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama letterario italiano, tanto nella poesia quanto nella prosa, due piani che, in realtà, riesce a fondere magistralmente in un’unica penna che sa tessere “poesie narrative” e “prose poetiche” senza il minimo sforzo, o almeno così appare.

Cesare Pavese nato nelle langhe e vissuto per diversi anni in campagna, con le mani e i piedi immersi nella terra, che tanto vagheggerà nelle sue opere, ben presto si trasferisce nella Torino antifascista dove si dedicherà agli studi con uno sguardo sempre attento e partecipe all’attualità del tempo. Pavese rifiuta da subito il verso ungarettiano e il metro tradizionale, rifiuta persino l’influenza dei poeti francesi come Baudelaire, così importanti all’epoca, per farsi ammiratore e grande conoscitore, invece, della letteratura anglo-americana; discuterà, infatti, una tesi su Walt Whitman (1819-1892) dal quale riprenderà soprattutto l’amore per la natura e la gioia delle lunghe passeggiate nei boschi, liberi, così come dovremmo essere. Questo slancio verso una diversa concezione di “comunità” e di libertà compare spesso nei suoi versi dove le persone si sdraiano sull’erba, sui fossi, sulla terra baciata dal sole o vicino ai torrenti, quasi a voler sentire il contatto tra i corpi: quello umano e quello della natura, che in realtà ci appartiene come noi apparteniamo al suo. Emblematici a tal proposito sono i seguenti versi che rappresentano, non a caso, le parole di una donna: “dovremmo poter star nudi e vederci senza fare sorrisi da furbi”. Vivere, dunque, insieme la verità di tutti senza malizie.

La vita già difficile dello scrittore sarà scossa ulteriormente dall’arresto dell’amico e intellettuale antifascista-siamo negli anni Trenta e vale la pena sottolineare l’adesione o meno al fascismo-  Leone Ginzburg (1909-1944), che vedrà di lì a poco anche la condanna al confino dello stesso Pavese il quale passerà un anno a Brancaleone Calabro, dove tuttavia non si abbandona del tutto all’amara tristezza della prigionia, ma scrive. Scrive tanto e si guarda intorno, aggiungendo splendidi versi alla già ricca raccolta “Lavorare stanca” che da tempo aspettava di essere pubblicata. La raccolta, dopo non pochi problemi con la censura fascista, verrà finalmente pubblicata nel 1936.

Le poesie di “Lavorare stanca” sono segnata da una cifra comune: il cinismo timido e risoluto di Pavese che si pone come osservatore più o meno disincantato della realtà e degli esseri umani che tutti i giorni si trovano a fare i conti con le difficoltà della vita. Conformismo, ipocrisia e frustrazione sociale sono tutti elementi che Pavese delinea e attacca con la sua penna, cercando di porsi alla stregua di un sociologo che tuttavia non può chiamarsi fuori dalla “materia” d’esame. Le poesie di questa raccolta sono, potremmo dire, asciutte, semplici, segnate da piccoli e immensi momenti rivelatori che risvegliano il lettore o la lettrice, mettendoli in crisi e costringendoli a farsi delle domande e ad interrogarsi sulla propria vita. In questi versi ci sono tanti nomi comuni, quasi nessun nome proprio, a voler indicare un’indefinitezza che solo così può abbracciare l’universale e con esso fondersi. Essendo stata scritta negli anni Trenta, non si può far a meno di collocare la raccolta nel periodo storico, e a leggere, come fece Franco Fortini, l’asfissia delle “colline insensibili”, “immobili come fossero secoli”, come l’asfissia del periodo fascista, un’impossibilità di movimento dettata non tanto dalla vita dei campi quanto dalla violenza fascista.

“Anche noi ci fermiamo a sentire la notte/ nell’istante che il vento è più nudo: le vie/ sono fredde di vento, ogni odore è caduto;/ le narici si levano verso le luci oscillanti.” Quanta bellezza in questi pochi, semplici versi? Ecco, questa è la base su cui si fonda il poetare di Pavese: la semplicità. Il suo vocabolario, infatti, si compone di un pugno di parole umilissime che tornano sempre come terra, casa, donna, nudità, silenzio e tante altre che abbiamo imparato a conoscere e ad amare col tempo, cercando sempre di scavare al fondo di ogni singola parola portatrice di universi. Sempre dalla stessa poesia:

“Anche lei si è scaldata nel sole e ora scopre/ nella sua nudità la sua vita più dolce, / che nel giorno scompare, e ha sapore di terra.”

Nel 1938, dopo aver scritto e pubblicato molto, diventa redattore di casa Einaudi curando diverse e importanti collane oltre che a lavorare con alcuni degli intellettuali più importanti dell’epoca come Elio Vittorini, Leone Ginzburg, amico ritrovato, e la stessa Natalia Ginzburg. Tra “Lavorare stanca” e “La casa in collina” (1948) c’è la Guerra, che Pavese racconta proprio nel romanzo appena citato in cui la “casa” del titolo è quella della sorella, dove lo scrittore trova rifugio durante quei terribili anni. Nel 1950 vince il Premio Strega grazie a “La bella estate” (1949) dove racconta la storia di un’adolescente che fa i conti con l’amore e con le prime esperienze segnando un cambiamento totale nella sua vita. Il tema del passaggio dall’adolescenza alla maturità, infatti, è molto caro a Pavese che lo tratta tanto in poesia quanto in prosa, mettendo a contrasto le “stagioni” della vita quali adolescenza ed età adulta proprio come mette a contrasto città e campagna.

Cesare Pavese è stato definito più volte come “una delle voci più isolate della poesia” del tempo ed in effetti la sua opera si erge solitaria in mezzo a tutte le altre, proprio come il poeta che, in fin dei conti, visse una vita altrettanto solitaria che però, penso, abbia cercato di combattere fino all’ultimo. Sebbene Pavese si definisca “vecchio” e disincantato, ormai disinnamorato della vita che altro non è che pura vanità, in realtà si tradisce con i suoi stessi versi che più volte, invece, dichiarano uno strenuo amore per la vita e per tutte le cose che battono al ritmo dello stesso cuore: “Hai un sangue, un respiro. / Vivi su questa terra.”

La raccolta pubblicata postuma “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (1951), proprio perché intrisa della consapevolezza della fine ultima e inevitabile, sembra aggrapparsi ancor di più alla vita, sino a graffiarla, quasi. Ci sono, come sempre, tante immagini di donna, spiragli di luce e di amore, ci sono gli elementi della natura che trovano dimora negli esseri umani e viceversa:

“Anche la notte ti somiglia, / la notte remota che piange/ muta, dentro il cuore profondo, e le stelle passano stanche”. O ancora: “Come/ erba viva nell’aria/ rabbrividisci e ridi, / ma tu, tu sei terra. / Sei radice feroce. Sei la terra che aspetta.”

Pavese non si è rassegnato alla vita e nemmeno alla morte, si dibatte, cade, si rialza e cade di nuovo, ma in ogni parola si respira la vita e la voglia di battersi, dolorosamente: “Lottare senza posa e pur sapere/ che questo sarà sempre il mio destino!”; “Mi sento traboccare d’una vita/ caldissima, potente”, così scriveva Pavese tra il 1923 ed il 1925. In questa “lotta” l’unica “arma” che si propone di usare è la poesia, e infatti: “Il poeta attraversa/ tutto il cielo notturno/ e ha gesti grandi, come chi combatta.”

Per parlare di Pavese e della sua penna non basterebbe un giorno intero e nemmeno tutta la delicatezza del mondo, perciò vi saluto con una sua poesia sperando di avervi fatto venir voglia di leggere le opere di questo scrittore unico nel suo genere:

Per tutta l’esistenza
ti avrò, fragilità,
nella stanchezza ardente del mio sangue.

Mi sei venuta accanto
colla promessa viva di un’aurora,
sconvolgendomi il sangue

come un grande tesoro
che si potrà conoscere
e possedere fino a sazietà.
Racchiudevi un mistero di dolore
e di gioia profonda, sconosciuta.

Oh un attimo solo di te
e mi saresti stata per la vita
un ricordo di sogno.
Ma non ti sei svelata.
Hai saputo il tuo gioco.
Sei ritornata a un tratto in mezzo al mondo
rinascondendo in te
il segreto degli occhi arrovesciati,
della tua bellezza piú grande,
dell’attimo che gioia e sofferenza
si fanno un solo brivido.

Mi hai strappate le lacrime dal cuore.
E da quel giorno buio
dinanzi al tuo ricordo
per tutta l’esistenza
dovrò soffrire ancora
la febbre del mistero che ho perduto.

(12 agosto 1928)

Articolo di Martina Benigni