365 giorni, Libroarbitrio

.dalla parte dell’amore. – Lié Larousse

Larousse

.giù in strada
sbirciavo la vita degli altri
spiandoli dalle finestre 
nel loro dentro illuminato guardavo
carezze
guardavo ragazze e ragazzi ballare
e sorridere ad ubriache feste notturne di compleanno
bere caffè a colazione, e dopo pranzo
infilare cappotti e uscire trafelati al mattino
rientrare stanchi alla sera,
guardavo bambini giocare
piegati su cellulari e tablet
e poi svogliati fare compiti sulle sedie composti
davanti a televisori accesi ma con nessuno a starli a guardare,
guardavo anziane annaffiare basilico
che osservavano furtive le piante dei balconi vicino
per poi velocissime richiudersi dentro per bene
a volte ho guardato solo il culo delle tende
e lo sporco delle serrande
vecchi farsi il segno della croce e bestemmiare
allontanandosi dalle grida delle loro donne
nervose e imbruttite dalle troppe voglie
altre guardavo tavole con cibi dall’odore buono
che scappava qui in strada, a confortare me
e guardavo mani e cuori gentili sparecchiare
e abbracciarsi sul divano
e pensavo a tutto quel loro vivere e amare
e a quanto, seppur di pochi passi, fosse da me tanto lontano
poi un giorno
l’amico mio buono
m’ha portata a casa vostra
la porta finestra si è aperta
e qui dentro
un uomo, con la barba, ai fornelli rideva
alle sue spalle
una donna, bellissima, sorridendo al suo riso apparecchiava
e gatti miagolavano
e fotografie raccontavano di viaggi
e libri, e pietre e incensi
e da questa sala profumata ho visto
i piedi del letto di una camera dalle pareti colorate
e già solo di primo occhio mi pareva una magia
la casa seppur piccina
con queste due anime belle
era enorme e m’abbracciava,
mi sono voltata alla finestra, e ho guardato ma fuori
un patio, un limone a penzoloni dal suo albero, la strada
e ho pensato, che per la prima volta,
per la prima volta sono io ad essere dentro la finestra,
dalla parte della vita
dalla parte dell’amore.

 

Lié Larousse
estratto dal nuovo libro .la vita comunque.
#lavitacomunque

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365 giorni, Libroarbitrio

Gelosie – Parole – come le vene vivono del sangue – Antonia Pozzi

Alessandra Peters

Oggi ho visto il ritratto di un morto:
un soldato aggrappato ad una campana.
Ho pianto: ma il mio cuore si è contorto
in uno spasimo di gelosia vana.

Qualcuno a un altra vita dolorosa
aveva confidato il suo dolore:
non a me, alla bimba capricciosa
che alimenta soltanto un po’ d’amore.

Una cecità nera mi ha prostrato,
senza lacrime: per non aver avuto
poco di più, avrei, ecco, buttato
a mare tutto ciò che ho ricevuto.

Poi, ho capito quanto fosse angusto
il mio pensiero rapido e sfuggente.
Mi sono detta ch’egli è stato giusto:
ch’io non sono degna di niente:

io, accozzaglia sommessa d’inquietudini.
Io, sonnolenza e febbre addizionate,
biascicato rosario di abitudini
rimescolio di nostalgie sbavate.

E questa sera ho visto incanutire
ed abbrunarsi il cielo a poco a poco:
poi ho veduto nella via fiorire
delle corolle vivide di fuoco.

I fanali: sbocciati ad uno ad uno
come dei bianchi occhi smisurati
che si sgranassero a fissar qualcuno:
ma ho visto che su di me eran sbarrati.