365 giorni, Libroarbitrio

Anno 2021: la Nuova Inquisizione! L’Umanetica e il caso COVID19

“Chi muove la massa ed il suo prossimo attraverso il ricatto, l’accusa e la paura della morte confonde l’aiuto con l’umiliazione, e la protezione con il sopruso. La sua giustizia è parziale, la sua onestà apparenza, la sua filosofia povera, e la sua scienza cieca, perché non mira a conoscere ma teme l’incontro e favorisce lo scontro, per queste ragioni tutte chi fonda il suo agire su tali pilastri non può considerarsi umano.”

ASCOLTATE IL COMUNICATO nel link di seguito, ascoltate le argomentazioni di chi fa ricerca e dedica la sua vita a servizio per il prossimo.

Se volete saperne di più seguite le pagine

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MERCOLEDI 21 /07/21 “LA FORZA DELLA MUSICA INCOTRA L’INCANTO DELLA POESIA” Serata Evento a OSTIA alla CASA CLANDESTINA !!!

FELICE DI INVITARVI ALL’EVENTO Musica & Poesia Casa Clandestina con Lié Larousse Emilio Stella Gianluca Pavia & Caterpillar


“L’anima della Poesia incontra la forza della Musica: si mescoleranno e si legheranno alla musica del cantautore Emilio Stella, che con i suoi brani racconta la quotidianità vera, cruda e ironica, i versi dell’ultima raccolta poetica di Lié Larousse .la vita comunque. e a quelli dell’autore Gianluca Pavia che con il suo ultimo romanzo Ucciderò l’Editoria Nazional Popolare ci porterà a spasso nel mondo delle pubblicazioni editoriali e dei miti da sfatare.
Ospite della serata Caterpillar con il suo ultimo libro ” Il Capo” (Sem Plumas Edizioni) un ibrido che raccoglie monologhi, poesie e prose che negli anni hanno costituito l’ossatura del suo impegno teatrale.

Durante la serata sarà presentato il brano .la vita comunque.
che ha dato vita al primo BOOK MUSIC FILM della storia musica e della poesia
nato dalla collaborazione tra Lié Larousse e Emilio Stella
prodotto da Pontina Sound.


****CASA CLANDESTINA****
Mercoledì 21 luglio 2021, ore 21:00
Via San Quiriaco – Lido di Ostia

**Gradita la prenotazione: 3494586224**
INGRESSO LIBERO

365 giorni, Libroarbitrio

Pensavamo non ci fosse più nulla da inventare e invece…Lié Larousse & Emilio Stella creano il primo Book Music Film della storia della musica italiana e della poesia! – Recensione di Alessandro Lizzotti

E’ possibile inventare di sana pianta un qualcosa di nuovo nel 2021?
Apparentemente si, è il “Book Music Film”

Queste tre parole anglofone, facilmente comprensibili da tutti, sono il nuovo Format nato dalla collaborazione tutta Italiana di Lie Larousse, Emilio Stella, Samuel Stella e Virginia Pavoncello.

In perfetto stile “The Factory” troviamo la poesia di Lie’ Larousse tratta dal suo libro “.la vita comunque.” accompagnata da una musica creata ad hoc da Samuel Stella e da un testo inedito scritto da Emilio Stella per l’occasione che riprendesse lo stile narrante e poetico della scrittrice romana.

Il video in totale sintonia girato da Virginia Pavoncello è tutto ciò che serviva per dare un volto a questa creatura dai lineamenti dolci, dall’anima gentile ma dal carattere decisamente forte, il tutto in una Roma che sembra dipinta da un nostalgico pittore di strada.

Gli artisti ripondono ai disagi della vita sempre con grande sensibilita’ e dopo quasi due anni dall’inizio della pandemia nasce il Book Music Film, un progetto che forse ci saremmo aspettati a Brooklin, a Parigi o Berlino, e invece e’ nelle vie della Citta’ Eterna che tutto sta avendo inizio.

Se Andy Warhol fosse ancora vivo, sarebbe sicuramente tornato a Roma per ammirare con i suoi occhi quello che lui ha sempre definito “Arte”.

Recensione di Alessandro Lizzotti

365 giorni, Libroarbitrio

“Una piacevole riflessione” di Loris Giorgi

Quando poesia e musica decidono improvvisamente di accompagnarti in questa vita, dove ognuno di noi almeno una volta si è sentito perso e poi ascoltando il brano .la vita comunque. di Lié Larousse feat. Emilio Stella ci si ritrova.
In un attimo si viene letteralmente rapiti da un vortice di sensazioni che spaziano dal dolore, alla gioia, alla potenza, regalandoti un momento di piacevole riflessione.
Tutto questo viene meravigliosamente raccontato da Lié Larousse accompagnata dalle note e dai versi inediti di Emilio Stella, dalle visioni della regista Virginia Pavoncello, in una collaborazione veramente ben riuscita che ha saputo unire immagini, parole e musica in un Book Music Film, creazione originale dei tre artisti, che ti lascia lì leggero, con una percezione di appartenenza e memoria.
Con questo brano Lié Larousse conferma la sua capacità di sorprendere unendo tre arti: poesia, musica e video, in un modo tutto nuovo!

Recensione di Loris Giorgi

Mercoledì  21 luglio 2021 alle ore 21:00
presso Casa Clandestina Via San Quiriaco, Lido di Ostia, Roma,
gli artisti Lié Larousse, Emilio Stella, Gianluca Pavia  
si esibiranno per una serata di poesia e musica
durante la quale sarà presentato il brano .la vita comunque. 

BOOKMUSICFILM
.la vita comunque. di Lié Larousse Feat. Emilio Stella

LIBRO .la vita comunque. di LIE’ LAROUSSE
EDITORE BESTSELLER BOOKS & Co.

REGIA E MONTAGGIO VIRGINIA PAVONCELLO
TESTO E VOCE NARRANTE LIE’ LAROUSSE – TESTO E VOCE CANTATA EMILIO STELLA
MUSICA SAMUEL STELLA
PRODUZIONE PONTINA SOUND
VOICE OVER RECORDING FRANCESCO COPPOLA
con MANUEL GENTILE, MARTINA BENIGNI, ROBERTA MASSOTTI, FRANCESCA CORTONA
GIOIELLI I,WITCH di SARA TEODORI

COPERTINA e INTERNO LIBRO GABRIELE FERRAMOLA

365 giorni, Libroarbitrio

FUORI ORA IL VIDEO/BOOK MUSIC FILM . la vita comunque. di LIE’ LAROUSSE feat. EMILIO STELLA

LO ABBIAMO TANTO ATTESO

ORA POTETE GUSTARVELO

DITEMI COSA NE PENSATE, RISPONDERO’ A TUTTI!!!

365 giorni, Libroarbitrio

– 2 al brano .la vita comunque. di Lié Larousse feat. Emilio Stella

.capita la vita
in un giorno di non ancora festa.

da .la vita comunque. di Lié Larousse

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.LA VITA COMUNQUE. LIÉ LAROUSSE FEAT. EMILIO STELLA. IN USCITA IL PRIMO “BOOKMUSCIC FILM” ITALIANO

SONO EMOZIONATISSIMA

Seguitemi in questo conto alla rovescia

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365 giorni, Libroarbitrio

VILLA ADA incontra il mondo con Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie/ Lunedì 28 giugno 2021 /

E sì, è proprio così, ci sono artisti che instancabilmente condividono e promuovono le nostre radici musicali con i loro talenti, e parliamo della cantautrice, paroliera e poetessa Giulia Anania e del cantautore Emilio Stella, che assieme si sono uniti per dare forma al più grande evento dell’estate romana 2021 a Villa Ada con Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie

Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie è uno spettacolo di Giulia Anania e Emilio Stella dove vengono cantate le donne di Roma. Non solo Gabriella Ferri, Anna Magnani, Monica Vitti ma anche la Gattara, Marcella che fa l’accattona, Angela che fa le pulizie nelle case popolari, Ludovica che cerca un lavoro su una panchina, Bianca il corpo ma non l’amore. Giulia Anania e Emilio Stella sono due cantautori profondamente legati alla città più cinematografica, popolare, verace, carnale, poetica, sincera del mondo. Una diva irraggiungibile e fragile; un esplosione di sentimento, risata e tormento. La Roma di Gabriella Ferri e delle tante Mamme Roma, raccontata da due artisti in uno spettacolo coinvolgente tra risate e lacrime. Con le canzoni e le poesie originali scritte da Giulia e Emilio ..e le canzoni, le poesie le strade di Gabriella Ferri MammaRoma.

Villa Ada Roma Incontra il Mondo è un progetto di Arci Roma. Un’associazione di promozione sociale che conta più di 70 circoli sul territorio romano e 40.000 soci. Un’associazione autonoma e pluralista che non persegue scopi di lucro e che opera nel campo della Cultura, della Società, della Solidarietà, dei Diritti, della Formazione, per la promozione umana e civile attraverso la forma associativa.

L’evento: Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie

• Ore 20:30 nell’area free:
Proiezione in anteprima nazionale ” Spettacoli Improvvisi”
un documentario sentimentale dedicato alle artiste e agli artisti di Roma, ai luoghi che ci hanno tolto e a quelli che difenderemo.
Girato da Giulia Anania e Claudia Borgia; con la Regia di Giulia Anania, Claudia Borgia e Valerio Nicolosi.

Villa Ada Roma incontra il Mondo e FACE Magazine.it presentano
Lunedì 28 Giugno | Giulia Anania & Emilio Stella in: Bella, Gabriella! Mamma Roma e le sue figlie• Tickets online: http://bit.ly/VA_GABRIELLAFERRI
🕕 Apertura Area Free: 19:00
🕘 Inizio Concerto: 21:30
🕑 Chiusura Villa 02:00
ℹ️ Per le regole di comportamento, gli spazi food e tutte le risposte alle tue domande visita le FAQ: https://villaada.org/faq/

𝐒𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐥’𝐀𝐩𝐩 𝐝𝐢 𝐃𝐈𝐂𝐄 per poter mostrare il ticket in porta.
Download DICE (iOS) ▸ bit.ly/DICExiOS
Download DICE (Android) ▸ bit.ly/DICExAndroid
𝐄𝐧𝐭𝐫𝐚 𝐚𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐢 senza fare la fila e 𝐢𝐧 𝐦𝐚𝐧𝐢𝐞𝐫𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐚.

Comprando due o più biglietti dichiari di essere congiunto con chi verrà con te e ti saranno assegnati dei posti vicini. Se vuoi acquistare il biglietto per te e qualcun altro non a te congiunto, dovrai fare due acquisti separati.

🌱 Il nostro contributo per la sostenibilità ambientale: https://villaada.org/green-policies/


Tutti gli eventi 2021 https://villaada.org/
VILLA ADA “ROMA INCONTRA IL MONDO”
Via di Ponte Salario 28 – 00199 – Roma

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“Che sia un’estate senza rospi sul cuore” Fiori di pesco e pagine scritte – di Martina Benigni

Il 12 dicembre 2020 salpavamo insieme alla volta di questo viaggio fra libri, poesie, riflessioni, paesi del mondo e posti del cuore. Non sapevamo dove saremmo giunti, né come ci saremmo arrivati, sapevamo, però, che era necessario partire, spiegare le vele e lasciarle gonfiare dalla brezza del nostro sentire, senza rotta, né mappa, perché l’unica rotta possibile è il Viaggio stesso.

Spero di essere riuscita a farvi compagnia in questi mesi incredibili, tremendi e meravigliosi, nei quali ognuno di noi, giorno dopo giorno, ha portato avanti il proprio cammino, trasformandosi, spero, senza sosta. Ci siamo scritti, ci siamo letti, ci siamo districati fra gli impegni quotidiani per ritrovarci qui ogni sabato, come le foglie che cadendo, o volteggiando spinte dal vento, tornano sempre alla radice.  In questo viaggio nel quale ci siamo tenuti “virtualmente” per mano, siamo stati in Italia, in Cina, tra le montagne della Resistenza, nei passi infiniti dei migranti e dei viandanti, fra le rime di un verso e in tanti altri posti, reali e sognati, tutto, in fondo, per dedicarci alla ricerca continua dell’Isola Sconosciuta, quella di cui parla Saramago, e della Spiaggia dei Sogni dell’ “Onda Perfetta”,  luoghi a cui tutti tendiamo pur senza saperlo.

Ho cercato di farvi conoscere autori e autrici in base alle mie esperienze e alle mie conoscenze, che grazie a voi ho avuto la possibilità di ampliare, ed è sempre grazie a voi se, oggi, ho ancora più voglia di leggere e di scoprire cose e parole nuove. Ma, più di tutto, voglio ringraziarvi perché di settimana in settimana, scrivendo, sono riuscita a conoscermi sempre meglio e a scoprirmi sempre nuova. Perciò grazie a voi e, soprattutto, a Lié Larousse, che con i suoi capelli rossi profumati, la sua risata contagiosa e la sua dolcezza infinita, mi ha fatto dono di questa splendida possibilità, direttamente a “casa sua”: mi ha donato un posto dove ricercare e ricercarmi, dove far sentire la mia voce, con tutto il coraggio che serve, quello che lei riflette in ogni parola che scrive. Grazie.

Giugno è sempre stato il mese degli “arrivederci”, delle separazioni, delle serate in pizzeria per dirsi: “Ciao! Passa una bella estate.”  Giugno profuma di malinconia e sale sulla pelle, profuma di grattachecche sul lungotevere e maturità. Dietro a tutti questi profumi, però, si cela un retrogusto dolce e amaro di settembre e di scelte che verranno, perché settembre, si sa, è il mese delle scelte e del procrastinare, un po’ come gennaio, ma più bello.

E dunque, anche il “nostro” giugno è arrivato e a me non resta che salutarvi, cari compagni e care compagne di viaggio. Vi saluto e vi auguro di passare una bellissima estate, un’estate vera, pura, un’estate in cui spero possiate soprattutto trovare Tempo: tempo per la gioia, tempo per mettere in disordine e poi riordinare, tempo per la tristezza, tempo per fare un pensiero al tramonto ed uno all’alba, tempo per sognare e leggere un bel libro, tempo per fare ed essere ciò che volete. Vi auguro di imparare cose nuove ogni giorno, di imparare a fare spazio, e di amare, tanto e sempre. Vi auguro e mi auguro, permettetemi, di “togliere il rospo dal cuore”, quello di cui parla Antonio Gramsci nella lettera del 27 giugno 1932 alla sua amata Iulca.

Carissima Iulca,

ho ricevuto i tuoi foglietti, datati mesi e giorni diversi. Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean, credo, che era un piccolo impiegato in una amministrazione municipale di Parigi. La novella si intitolava In uomo in un fosso. Cerco di ricordarmela.

Un uomo fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso. Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo. I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancor vivo). Passarono le ore; si avvicinò il mattino e i primi bagliori dell’alba, incominciò a passare gente.

L’uomo si mise a gridare aiuto. Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c’è? Domandò. – Vorrei uscire dal fosso, rispose l’uomo. – Ah, ah! Vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre così l’ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per le leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! – E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.

Si sentono altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: ah, ah! Sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire come ho fatto io? – E si allontanò, col passo ritmato dal grugnito del maiale.

E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era così patetico! E passò un ministro di Dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa.

Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzò in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze. – Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata. Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che se finora lasciavi decidere agli altri ora vuoi essere più forte.

Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati. Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ciò che fu costruttivo e anche bello. Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore.

Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.

(Lettera di Antonio Gramsci a Giulia Schucht, 1932)

Grazie! Buona estate! Vi abbraccio più forte che posso.

Martina Benigni

365 giorni, Libroarbitrio

La rinascita della poesia cinese: i poeti “oscuri” – Fiori di pesco e pagine scritte di Martina Benigni

Le primavere morte e rinate
sono un’ardente poesia
che insieme alla mia nostalgia sollevano
una marea immensa”.

(Gu Cheng, estratto di una poesia tratto dal volume “Nuovi poeti cinesi”, Einaudi)

Come vi ho raccontato in un articolo precedente, la poesia cinese nasce migliaia di anni fa e da subito si avvale, nella forma scritta, di tutta la potenza espressiva ed estetica dei caratteri cinesi. Tale millenario poetare che si era districato fra l’alternarsi delle dinastie, sere illuminate da una languida luna, esili e guerre sanguinose, si “arresta” soltanto nel 1942 quando il Grande Timoniere, Mao Zedong, a Yan’an delinea i dettami ai quali la letteratura e l’arte si sarebbero dovute piegare da quel momento in poi.

Quelli che sono passati alla storia come i “Discorsi di Yan’an”, e che si presentavano come un occasione di “dibattito” e “scambio di opinioni”, diventano un vero e proprio dictat dal quale nessuno può tirarsi indietro. Diventa da subito chiaro come l’arte e la letteratura altro non siano che meri strumenti, armi al servizio della politica, del Partito, piccoli ingranaggi che fanno parte di una grande macchina politica nella quale, tutto sommato svolgono un ruolo necessario- ma non importante. Arte e letteratura devono “servire le masse”, “parlare delle masse con la lingua delle masse”, devono fornire il corretto esempio in modo che tutti quanti possano darsi anima e corpo alla giusta causa del comunismo cinese. Immaginate, a questo punto, che fino praticamente al 1976, anno della morte di Mao, nessuno scrittore o scrittrice ha avuto la possibilità di esprimersi liberamente senza seguire i dettami del Partito e senza ripetere le stesse frasi figlie del cosiddetto “Discorso Maoista”, una vera e propria forma mentis che ingloba e inghiotte tutto, soffocando qualsiasi spazio individuale. Un irrigidimento senza precedenti che culmina nel tetro periodo della Grande Rivoluzione Culturale (1966-1976) durante il quale gli scritti privati e dunque “pericolosi” vengono bruciati, insieme ai templi, alle poesie antiche e a tutto quello che esprime quella che secondo i Rivoluzionari era una cultura “borghese” e “antirivoluzionaria”. Le uniche forme “d’arte” e di “scrittura” permesse sono i tristemente celebri dazibao, manifesti critici dai grandi e minacciosi caratteri neri che infestano ogni strada, creando un ambiente asfittico e violento: le critiche e le accuse, insensate, che vi vengono riportate arrivano, in certi casi, a costare la vita al malcapitato o alla malcapitata presi di mira.

Con la morte di Mao, però, si apre una nuova pagina della storia cinese in generale. Dal punto di vista letterario, per esempio, si assiste ad una vera e propria rinascita, sebbene lenta e a volte un po’ claudicante: tutti quegli scrittori e quelle scrittrici che fino ad allora avevano costretto al silenzio le proprie penne, si lasciano andare ad una voglia irrefrenabile di poter far sentire la propria voce, di potersi esprimere, di poter scrivere sperimentando una lingua che a questo punto deve necessariamente ripartire da zero, spogliandosi di tutta quella retorica politica e “incamiciata” che da troppo tempo aveva costretto la ricchissima lingua cinese ad un pugno di espressioni fisse, vuote e violente. Una delle grandi rivincite di questi autori e queste autrici è la possibilità di ritornare all’Io, non al “grande Io” (in cinese, da wo大我), inteso come soggetto collettivo voluto dalla Rivoluzione, ma al “piccolo io” (xiao wo小我) che finalmente ha la possibilità di esprimere la ricchezza dell’individuo come singolo e dunque della profondità della propria identità, unica e irripetibile.

Questa riappropriazione della lingua inizia proprio dalla poesia, prima che nella narrativa, attraverso un movimento di poeti e di poetesse che all’inizio si riunì intorno ad una rivista underground, non ufficiale, nota come Jintian (今天), cioè “Oggi” , fondata nel 1978 da poeti come Bei Dao (1949-), che già nel titolo esprime l’esigenza di concentrarsi sul momento presente, lasciandosi alle spalle le brutture dei dieci anni appena trascorsi; leggiamo, infatti nell’editoriale:

“Dal bagno di sangue sorge l’alba dell’oggi, abbiamo bisogno di fiori multicolori, di fiori che appartengono veramente alla Natura, di fiori che sboccino veramente nel cuore degli uomini. Il nostro oggi ha radici nel passato e nella nostra ricca terra, ha radici, nasce e muore in questa certezza. Il passato è ormai trascorso, il futuro è ancora lontano, per la nostra generazione, oggi e soltanto oggi esiste!”

Alla poesia di questo folto gruppo di poeti-sperimentatori, viene dato dalla critica ufficiale, come spesso capita, un nome denigratorio, ovvero Menglong Sh” 朦胧诗, “Poesia Oscura”, in riferimento a quella che appariva come un’ incomprensibilità e opacità di fondo, a un poetare complesso e chiuso, i cui riferimenti spesso sfuggivano negandosi ad ogni interpretazione. Tale “gruppo”, sebbene sia improprio definirlo tale in quanto ogni poeta esprime la propria unicità artistica senza rifarsi ad alcuna regola o “scuola”, ben accettò “l’etichetta” e ne fece un vero e proprio vanto, proprio perché dietro a quell’apparente oscurità si celava una luce, più o meno flebile, spesso quella delle stelle, ma sempre presente. Secondo Yang Lian (1955-), ormai cittadino britannico e tra i maggiori esponenti della “corrente”- termine perfettibile, tutta la poesia contemporanea cinese nasce dalla rottura con la “lingua del passato” e la ricerca di una nuova lingua che meglio si attagli alle esigenze del tempo e del singolo, in una delle sue poesie, infatti, dice: “Io creo la mia lingua”, a sottolineare la riappropriazione di quest’ultima. Sebbene la poesia classica rimanga un faro sempre acceso e visibile da ogni dove, i poeti contemporanei sanno che è impossibile ricopiarla, bisogna infatti creare un nuovo modo di fare poesia che tuttavia non smette di fare i conti con i “grandi del passato”. Ciò che accomuna questi poeti è, in fondo, la consapevolezza dell’esistenza di una “pensabilità della poesia”, come sostiene Claudia Pozzana, secondo la quale la poesia sarebbe dotata di “procedure di pensiero indipendente”. 

I poeti che si radunano intorno alla rivista Jintian condividono il dolore profondo della Rivoluzione Culturale e lo esprimono in poesia attraverso un folto susseguirsi di dubbi, di domande; un continuo interrogare e interrogarsi, guidati dalla luce delle stelle e caratterizzato da immagini decisamente inusuali rispetto al panorama della poesia cinese fino ad allora. Tornano in auge parole come “vita”, “morte”, “sole”, “luna”, “io” e tante altre che seppur semplicissime e quotidiane, almeno per noi, rimandano invece a tutto un universo che era stato volontariamente dimenticato e soffocato in favore di paroloni come “socialismo”, “masse”, “guerra”, “Rivoluzione” e tante altre. Questo viaggio alla riscoperta della lingua cinese e della poesia come forma pensante e libera non è affatto facile, ci si trova a dover scavalcare a mani nude degli alti muri, come quelli di cui parla la poetessa Shu Ting (1952-) in uno dei suoi componimenti: Di notte, il muro si anima,/ stende i suoi molli tentacoli,/ mi stringe, mi soffoca,/ mi adegua a ogni forma.”

Ogni poesia meriterebbe un’attenta analisi che ne identifichi i temi principali, i rimandi al passato e al “trauma” indelebile che tuttavia può essere esorcizzato ed elaborato attraverso la parola, ma spero che sarete voi a farvi un’idea al riguardo leggendo queste splendide, difficili e necessarie voci della poesia cinese degli anni ’80. Vi lascio intanto una poesia e vi auguro una buona lettura!

Il vecchio secolo scopre la fronte
e scuote le spalle ferite
la neve copre le rovine — bianca e inquieta
come schiuma d’onde, si muove in una selva oscura
una voce sperduta ci giunge da quegli anni
non ci sono strade
attraverso questa terra che la morte ha reso misteriosa

Il vecchio secolo ingannando i suoi figli
lascia ovunque scritte irriconoscibili
la neve sulla pietra corregge la sporcizia decorata
io stringo nelle mani la mia poesia
chiamami! Nell’istante anonimo
la barca del vento portando la storia è passata in fretta
dietro di me — come un’ombra
mi segue una fine

Dunque ho capito:
un gemito non è un rifiuto, le dita della fanciulla e
il modesto mirto sono immersi nei cespugli viola
sguardi come meteoriti si tuffano nell’oceano immenso
ho capito che ogni anima infine sorgerà di nuovo
portando il profumo fresco e umido del mare
portando l’eterno sorriso e la voce che non si piega
salendo verso il puro mondo azzurro
e io declamerò il mio poema

Crederò che ogni ghiacciolo è il sole
queste rovine, essendoci io, diffondono una strana luce
tra questi campi pietrosi ho ascoltato un canto
mi nutre un seno pieno di gemme
avrò nuova dignità e sacro amore
sui campi candidi denuderò
un cuore
sul cielo candido denuderò
un cuore
e sfiderò il vecchio secolo
perché sono poeta

Sono poeta
se voglio che la rosa sbocci, la rosa sboccerà
la libertà tornerà, portando la sua piccola conchiglia
in cui risuona l’eco di una tempesta
l’aurora tornerà, la chiave dell’alba
ruoterà nella giungla, i frutti
maturi lanceranno fiamme
anch’io tornerò, a scavare di nuovo
il destino doloroso
a coltivare questa terra nascosta dalla neve.

(Poesia di Yang Lian, trad.it. Alessandro Russo)

Articolo di Martina Benigni