365 giorni, Libroarbitrio

SORRIDI – GIANLUCA PAVIA

VALM NEIRA

Sorridi.
Ti sputeranno in volto
spezzeranno il cuore
e magari un paio d’ossa,
tu sorridi sempre.
Ti chiameranno pazzo
se ritieni schiavitù
lavorare 8 ore
per pagare l’affitto,
e quando spiegherai
le tue ragioni, una calibro nove
dritto in mezzo agli occhi.
Tu, sorridi
è la tua arma più letale,
disarmante
su questa terra calpestata
da esseri tristi,
senza gioia né stile né ritmo.
Festeggia tutta la notte,
balla a piedi nudi
e quando sorge il sole
sorridi
come fosse rivoluzione.

DuediRipicca Miraggi Edizioni
#spietatesperanze per #miraggiovunque
#VALMNEIRATHEREVOLUTION

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365 giorni, Libroarbitrio

in frigo, ad aspettare – Lié Larousse

ramona-zordini

.ah! se fossi io
l’innamorata tua,
non starei a pensare
al letto da rifare
i piatti la spesa
la casa da rassettare,
il cellulare le applicazioni
e il selfie con le amiche da scattare,
né giacca cravatta
o abiti da operaio ti farei indossare,
e le ore poi perderle a contare
come meglio sarebbe
questo e quello impiegare,
ma me ne starei nel letto
tutto il giorno disfatto
a farci fare dall’amore
io di te tu
tu di me io
mentre gli avanzi degli avanzi
geneticamente mutano
in frigo
ad aspettare.

365 giorni, Libroarbitrio

IL BLUFF DELLA FELICITA’ – Gianluca Pavia

soir-bleu-edward-hopper-1914

Talmente assuefatti
alla lobotomia quotidiana
da cercare sempre
qualcosa di forte,
emozioni forti,
un salto nel vuoto
con l’elastico ai piedi
o i piedi nel vuoto
e una corda al collo.
Condannati
a dover essere felici,
ad avere tutto e tutti
e il prima possibile,
affoghiamo
nei nostri bicchieri
mezzi vuoti
sognando paradisi tropicali
dai nostri inferni periferici.
Perché lì
saremmo felici,
facendo questo o quello,
saremmo felici
scappando in continuazione
saremmo felici
o per lo meno,
distratti.
Non è tanto
trovare la felicità
né iniziare
a cercarla,
abbiamo già
tutto ciò che serve
dentro,
basta lasciargli spazio
e tempo
per uscire fuori.

Gianluca Pavia
DuediRipicca

365 giorni, Libroarbitrio

Viaggio di una bambina Astronauta – Lié Larousse

Amiciiii

.così bello
guardatelo
l’aria sua spossata
rallenta il respiro
così vero
intona colori come canzoni
non ti fa sentire solo mai
con i suoi veli di nuvole
nasconde tenebre
verità tristi
felicissime bugie
che a volte lava via
semplicemente piovendo
o con fredde folate di vento
scompiglia capelli
e quando il sole è allo Zenit
gli occhi bagnando,
il cielo
e la sua luce.

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Concetti -Gianluca Pavia

Vladimir Kush - Metaphorical journey

opera pittorica di Vladimir Kush- Metaphorical Journey

Ci sono concetti che
non puoi esprimere a parole,
per quanto tu possa giocarci, con le parole,
e si dilatano in pancia
sgasando e gorgogliando
fino ad esplodere
in calore
calore calore.

E tutt’attorno
sfreccia supersonico,
e lento
allo stesso momento,
che puoi quasi saltarci,
nel tempo,
e nello spazio di un soffio
essere vento
risacca
fotoni,
essere uomo
e forse un po’ Dio.

365 giorni, Libroarbitrio

Della sospensione dell’attimo – Lindze

ricordi 2005

Un’alba,
una spiaggia deserta in un luogo,
un sole assonnato che sgorga lento dalla terra,
i colori tenui e la luce obliqua che colpisce gli scogli,
e il mare come una pozza di sangue annacquato.

E poi quell’attimo sospeso,
dove non è ancora giorno e non è più notte,
dove anche l’odore che ha il mare di sale e di vento svanisce,
e il mare stesso sembra un immane cristallo, immobile,
e persino i colori sfumano e tutto coagula al bianco,
e il silenzio diventa talmente tangibile
da essere come un grido nella notte più cupa,

cammineresti,
con me,
sul’orlo
di questo abisso?

ricordi 2005– Ma devi sapere.

ricordi 2005

M’hanno detto che la vita m’avrebbe cambiato,
ma mai io gli ho creduto,
m’hanno avvertito che il tempo scorre impietoso,
ma non l’ho sentito fluire sotto i miei piedi.

M’hanno avvisato che avrei dovuto lottare,
ma io mi sono seduto in pace a fumare,
e che la paura segue il dolore come il tuono segue un lampo
e che la morte arriva silente.

Io immortale li ho ascoltati ciarlare.
E ora mi sgretolo al sole come terra riarsa,
e sento lo scorrere del tempo sulle mie spalle
come una roccia di fiume levigata dell’acqua.

Lindze

ricordi 2005

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“Dittico testamentario” di Lorenzo Migliorini & Lorenzo Farfarelli

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Quanno moro

 Quanno moro, vojo

esse seppellito in riva

ar mare,

vicino a no scojo,

pe famme consumà

la carne dar vento e dar sale.

Roso da li vermini

ne la terra nuda,

ignudo come quanno

so’ sortito dar ventre de mi madre.

Da vivo c’è sempre quarcuno

che te dice cosa fare,

da morto fateme fà

come me pare.

di Lorenzo Migliorini

antonio-mora- uomini
Er testamento de Lollo

Quanno che me moro fateme er favore,

tumulateme ‘n campagna, ar paese mio

lontano da Roma, lontano dar rumore

e teneteme a distanza pure da dio:

che mentre ‘sto lì inerme a fermentare

nun c’ho voja de sentì er prete fa la messa:

so’ ateo, nun ce credo a quer piagnucolare

la mia storia ‘n paradiso è compromessa.

Vojo ‘na funzione semplice e veloce

vojo li Black Sabbath a palla: Electric Funeral

e bira a galloni e canti viva voce

‘na cagnara da sentisse insino er Nepal.

E nun vojo musi lunghi o piagnistei,

che la morte è solo na’ trasformazione

che si ce pensate bene amici miei,

è l’antra faccia dell’umana condizione…

A trovamme ar cimitero nun venite ,

lasciateme ‘no spazio ner vostro core

e ner mentre che bevete l’acquavite

brinderete a Lollo vostro con amore.

Ricordateve ‘nfine n’urtima lezione,

che la morte nun è dura pe’ chi è morto

perché dell’uman dolore è l’estinzione:

è pe’ chi resta che è dolor e sconforto.

Io ner mentre scoprirò er grande mistero,

cor soriso j’andrò ‘ncontro serenamente,

spero solo, ovunque vada su ner cielo

che ce sarà  bira, vino e uischi sufficiente.

Er tempo ‘ntanto m’avrà mutato,

e io sarò arbero, sarò erba, sarò ‘n fiore,

sarò ‘n lago, sarò der lupo l’ululato

sarò er silenzio fra ‘n battito de core.

di Lorenzo Farfarelli 

365 giorni, Libroarbitrio

“Loro non sono te” H.E.Francis

Loro non sono noi

Tempo. Lo percepiva nei cambiamenti: il modo in cui l’estate scivola nell’autunno, giornate di foschia, nebbie tanto spesse nelle quali non poteva distinguere nulla ma che poteva attraversare, preoccupato di non sapere chi veniva, andava – nel porto le navi erano fantasmi; il modo in cui l’autunno scivolava nell’inverno, silenzioso ma spogliante, tutto quel cambiamento così visivo, scorci talmente familiari che il loro ripetersi spaventava, lo poneva di fronte a scene che aveva visto e rivisto e che non erano qui – disorientavano – scene in quale città? in quale parco? vicino a quale fiume? a quale boscaglia? Chi? Al sicuro osservava i cambiamenti, e ascoltava, fino a quando? – fino a quando i pensieri, il tempo, il blu non lo risucchiavano. Quando ricominciava a sentire su di sé la pressione, la tensione del tempo, allora percepiva l’orrore, sgranava gli occhi, temendo che potesse arrivare, desiderando che arrivasse, temeva di desiderare la paura –  a volte percepiva il tempo come acqua lenta a temperatura corporea in risalita lungo le sue gambe su per l’inguine e lo stomaco e il petto, fin quasi a farlo soffocare; ma poi si fermava come ad aspettare – aspettare cosa? Andare dove?, minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno. Qualcosa gli diceva  – Parti, Vai – solo per scoprire che il tutto lo guidava – Verso, e poi lo spingeva a Partire – Ancora, di nuovo. Ma lui ancora non lo sapeva, ma temeva che ora il tempo stesse scorrendo all’indietro…
Lei era in piedi in attesa, era familiare il modo in cui il jeans blu le aderiva sulla vita,delicata appariva, un collo e un volto, bianche le spalle e il seno. Sorrise di un sorriso che faceva scorrere armoniosamente sotto i suoi lunghi capelli. Curioso dietro a lei uno specchio, lui l’osservava ma non riusciva a vedere se stesso nello specchio. Lei lo aveva assorbito come se per un istante lo avesse preso dentro di sé, lui era dentro di lei.
Nello specchio lei era lui, lui era lei.
Si crogiolò nei delicati movimenti, nel dondolio dei capelli, nel profumo, nella pelle levigata, nel lindo splendore dei denti, nella sua voce rassicurante, e perché lui voleva entrare in lei, dimorare in lei, guardare dai suoi occhi, vedersi, vedere chi lui fosse – chi?- cosa lui fosse- cosa?- . Perché lui non riusciva a vedere se stesso se non attraverso lei e la invase, la oltrepassò. E no, non poteva fermarsi.
Non è possibile.

365 giorni, Libroarbitrio

“E tu che hai nella bocca le dolcezze” Muhammad

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E tu che hai nella bocca le dolcezze
uno dei tuoi malati ti domanda,
che dalla bocca tua ne beva un sorso.

Quando sarà per lui l’ora del sonno,
ché ai tuoi quegli occhi suoi tolsero il sonno?

Quanta guerra per te, notte su notte,
e quanti assalti disperati. Quanti per me
i desideri di te, gli sgomenti.

Concedo a me di svegliarti, nemica.
Che il tuo cuore morto lo voglia, ti concedi.

Attenta, anima mia, che un’altra a lui interessa
ed uguale sarà un’altra volta ancora
darti uguale dolore. Attenta, attenta.

Tu che passi di qui e ti siedi
per far passare il tempo sorridi felice
e lo attendi lui che non arriva mai.

Io se lascerò che amore apra la porta
strapperò cuore dal petto; e sarò come te
innamorato del nulla, e tu che hai nella bocca le dolcezze
sopportala la verità ora.

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“A queste anime incerte” Friedrich Nietzsche

Ching Yang

Io voglio male a  queste anime incerte,
mi fanno rabbia.
I loro onori sono una tortura,
per noia lodano
e vergogna di sé.

Perché non vado,
non traverso il tempo
al loro laccio
mi saluta l’invidia senza sbocco
dei loro sguardi di veleno e miele.

Mi maledicano pure di cuore,
storcano il naso!
L’impotente cercar di questi occhi
mai troverà la strada fino a me.