365 giorni, Libroarbitrio

MORBOSA CURIOSITA’ – POKER D’INCUBI – GIANLUCA PAVIA LIE’ LAROUSSE – 2dR

Frida Kahlo and Vladimir Mayakovsky

MA TU POKER D’INCUBI L’HAI LETTO?
https://www.amazon.it/PokerdincubiDuediRipicca/dp/8893330644
E soprattutto…

Quando ti nasce il dubbio
che le ore scivolino via
come sabbia tra le mani
mentre costruisci castelli
con carte che non vincono
neanche una mano?

Dove nascondi i dubbi,
le ansie, i mostri?
Nell’armadio,
nella testa
o sotto ad un letto
di foglie
in una foresta dispersa?

Chi ha deciso cosa ti spetti?
Se foto in prima pagina
o un trafiletto tra i necrologi?
E chi il tuo destino:
l’inizio, la fine
e l’intreccio nel mezzo?

Come si discrimina
tra allucinazioni
ed illusioni
quando t’han cresciuto
a suon di lieto fine
e ora ne senti solo il puzzo
della fine?

Perché deve sempre
valerne la pena
e mai
ma proprio mai
la gioia?

…da MORBOSA CURIOSITA’, pagina 17

Gianluca Pavia Lié Larousse
DuediRipicca
#FRIDAKALOeVLADIMIRMAYAKOVSKY
#POKERDINCUBIMORBOSACURIOSITA
Danilo Bultrini Alter Ego Edizioni

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365 giorni, Libroarbitrio

KILL AND RUN – DuediRipicca

mario-sanchez-nevadoaegis

ho finito ora, sei ancora sveglio?
casa tua è il cuore dismesso della notte
amante di nessun amore di cui bevo
dolce succo d’arsenico
nel bus abbandonato abbracciati
vestiti di carne cruda
non hai niente da darmi se non
il tuo delirio e la sua sofferenza
non ho niente da darti se non
questi occhi per guardare
te, e il mondo fuori dai vetri appannati,
so già
questo tozzo di pane non basterà per tutti e due e il vino
diventerà aceto colpevole di gelosie,
mentre non taci e sfidi la gente delle case vicine
ci gridano che stiamo calpestando le loro teste sane
i loro cuori puri, le loro anime sante,
stiamo storpiando le loro canzoni, sgrammaticando le loro poesie
– kill and run, mormori mentre t’imbocco, mangiamo pane caldo
questo cielo duro e ogni sua disastrata speranza
– ingoiami pure, ti dico,
– kill and run! kill and run!, piangi.

 

365 giorni, Libroarbitrio

AL BUIO SENZA SCAMPO – DuediRipicca

edvard-munch-i-bevitori-dassenzio

Dove va tutta la gente
quando chiudono le danze
e calano serrande
e gli ultimi beoni
scolano l’ultimo giro

dove vanno ladri, puttane e assassini
quando lame e pompini
non pagano più niente
che tanto santi e maiali
han già preso tutto

che fanno stelle, stelline e soubrette
quando scende il sipario
su trucco e parrucco
e si spalanca il divario
tinto di nero lutto

che ne è di sogni e speranze
quando la realtà scarnifica l’anima
servendotene lo scalpo
al buio, senza scampo

e che ne è di noi
se quando nel voler accendere il buio scopriamo
d’essere in un tunnel senza fine
e la luce in fondo
è solo un tir contromano
la salvezza un controsenso?

DuediRipicca

Edvard Munch – Bevitori d’assenzio

365 giorni, Libroarbitrio

Lei – Charles Bukowski

roberto-ferri

Dietro quel seno, quelle labbra da baciare
al sapore di pesca, si chiudeva a chiave
e si portava dentro una
piccola dispettosa bambina di cinque anni
lei che non voleva crescere,
che non aspettava altro che
le rimboccassero le coperte calde.
Lei era
magia incompresa, ma io l’avevo capito.
Lei.
C’erano i sogni.
C’era la realtà.
C’era lei che li faceva incontrare.
Occhi.
Quei maledetti occhi mi fottevano sempre.
Ci facevo l’amore solo a guardarli.

 

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L’ULTIMA VOLTA – DuediRipicca

elliott-erwitt-new-york-city-1951

Pioveva fino a poco fa,
ora anche il vento s’è calmato
soffia appena sulla sabbia
respira sulle case
e questa domenica
a starla a guardare da qui
ricorda
quando da bambino t’affacciavi
dal balcone guardavi giù
la strada
senza un’anima in giro
solo tu e solo
musica di campane poco vicine
che non ispirano nessuna pace né religione,
il solito ubriaco impreca e smanaccia
a voce grossa e con gli occhi annacquati
attende
altra pioggia
perché c’è sempre
un momento di altra pioggia di domenica
come ci sono sempre ragazzini coi palloni
cani, gatti e donne randagie,
sudore a colare dalle tempie di qualche disgraziato,
di macchine quasi nessuna,
un cuore da qualche parte a battere duro
e intanto cerchi di ricordare
dove hai perso il tuo, l’ultima volta
mentre giri l’ennesima sigaretta
sputando avanzi di tabacco
tra scoli di birra e carta straccia.

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.di anni .di guerra .di un uomo – L.L.

Bacia me...

.sottrai e doni baci,
l’anima, il genio,
l’orgasmo

nel profondo ma
in balia della superficie
dal terreno minato di luce

allora ti fai brillare
ad un passo dal cuore
ad un attimo di vita

della detonazione il fragore
della resa il silenzio
dalla cenere reo

e non sentire affetto
né sentirti in difetto
per questa lotta infinita
contro l’infinito che sei

Lié Larousse

 

 

 

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FAMMI MALE – Gianluca Pavia per l’opera pittorica di Salvatore Graf

FAMMI MALE poesia G.P. dipinto S.Graf

 

Baciami
senza chiedere permesso
usami, saziami
seviziami
con la tua carne annaffiata
da un ottimo rosso sangue.

Sfilettami l’anima
ad ogni sguardo
e servitene pure
finché cruda e pulsante.

Legami, negami
invocami
a denti stretti dimmi
che andrà tutto bene
e poi
fammi male.

Scritto per Salvatore Graf
e la sua opera pittorica “Di occhi di”

365 giorni, Libroarbitrio

Quelli che benpensano – Fuori dal tunnel – Pronti al peggio / Caparezza + Frankie HI NRG MC + Jovanotti

 

 

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo, il fine è solo l’utile, il mezzo ogni possibile, la posta in gioco è massima, l’imperativo è vincere e non far partecipare nessun altro, nella logica del gioco la sola regola è esser scaltri: niente scrupoli o rispetto verso i propri simili perché gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili. Sono tanti, arroganti coi più deboli, zerbini coi potenti, sono replicanti, sono tutti identici guardali stanno dietro a maschere e non li puoi distinguere. Come lucertole si arrampicano, e se poi perdon la coda la ricomprano. Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno, spendono, spandono e sono quel che hanno.
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

…e come le supposte abitano in blisters full-optiona, con cani oltre i 120 decibels e nani manco fosse Disneyland, vivon col timore di poter sembrare poveri, quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano, poi lo comprano, in costante escalation col vicino costruiscono: parton dal pratino e vanno fino in cielo, han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo e sono quelli che di sabato lavano automobili che alla sera sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, medi come i ceti cui appartengono, terra-terra come i missili cui assomigliano. Tiratissimi, s’infarinano, s’alcolizzano e poi s’impastano su un albero, boom! Nasi bianchi come Fruit of the Loom che diventano più rossi d’un livello di Doom…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

 

Ognun per sé, Dio per sé, mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica, mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano altrimenti le altre mani chissà cosa pensano, si scandalizzano. Mani che poi firman petizioni per lo sgombero, mani lisce come olio di ricino, mani che brandiscon manganelli, che farciscono gioielli, che si alzano alle spalle dei fratelli. Quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte mentre i figli guardan la tv, che fanno i boss, che compran Class, che son sofisticati da chiamare i NAS, incubi di plastica che vorrebbero dar fuoco ad ogni zingara ma l’unica che accendono è quella che dà loro l’elemosina ogni sera, quando mi nascondo sulla faccia oscura della loro luna nera…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…
Sono intorno a me ma non parlano con me… Sono come me ma si sentono meglio…

 

365 giorni, Libroarbitrio

Il vino e l’oppio – Charles Baudelaire

N'A JAMAIS VU MA FIEVRE

La bettola piú cupa sa rivestire il vino
d’un lusso da miracolo, e nell’oro
del suo rosso vapore
fa sorgere una fiaba di colonne,
come un tramonto acceso nella bruma.

L’oppio ingrandisce ciò che non ha fine,
l’illimitato estende,
il tempo fa piú cavo, piú profondo il piacere,
e di nere, di cupe voluttà
l’anima sa colmare a dismisura.

N’A JAMAIS VU MA FIEVRE…
L.L.