365 giorni, Libroarbitrio

Come la poesia può cambiarti la vita: i versi di Cesare Pavese – Fiori di pesco e pagine scritte di Martina Benigni

Ci sono certi giorni che pesano come macigni e non sai il perché, vanno così e sembra non ci sia nulla da fare al riguardo. In quei giorni ci sono poche cose che riescono a salvarmi ed una di queste è la Poesia. Mi siedo, oppure sto in piedi, prendo un libro e lascio che il malumore si sciolga fra i versi, come un cucchiaino di miele in una tazza di tè; lo guardo scivolare piano piano fino a staccarsi dal foglio, ticchetta come quelle gocce d’acqua che riescono a sfuggire dal rubinetto, ma il ritmo è più lento, quasi rilassante, nulla a che vedere con le torture di un tempo. Finalmente, il miele disciolto si è disperso, staccatosi dalla pagina ha liberato i versi ed è diventato una sorta di vapore acqueo finissimo che si nasconde alla mia vista e finalmente il cuore e la mente si alleggeriscono, si fanno soffici nuvole di zucchero filato, perché è così che credevo fossero davvero da piccola, quando fantasticavo di tuffarmici dentro per gioco.

Il peso dal cuore, oggi, me lo ha tolto Cesare Pavese (1908-1950), che purtroppo, invece, si è dato per vinto troppo giovane, cedendo a quel “vizio assurdo” di cui tanto parlava nelle lettere e non solo. Il poeta, scrittore e antifascista piemontese ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama letterario italiano, tanto nella poesia quanto nella prosa, due piani che, in realtà, riesce a fondere magistralmente in un’unica penna che sa tessere “poesie narrative” e “prose poetiche” senza il minimo sforzo, o almeno così appare.

Cesare Pavese nato nelle langhe e vissuto per diversi anni in campagna, con le mani e i piedi immersi nella terra, che tanto vagheggerà nelle sue opere, ben presto si trasferisce nella Torino antifascista dove si dedicherà agli studi con uno sguardo sempre attento e partecipe all’attualità del tempo. Pavese rifiuta da subito il verso ungarettiano e il metro tradizionale, rifiuta persino l’influenza dei poeti francesi come Baudelaire, così importanti all’epoca, per farsi ammiratore e grande conoscitore, invece, della letteratura anglo-americana; discuterà, infatti, una tesi su Walt Whitman (1819-1892) dal quale riprenderà soprattutto l’amore per la natura e la gioia delle lunghe passeggiate nei boschi, liberi, così come dovremmo essere. Questo slancio verso una diversa concezione di “comunità” e di libertà compare spesso nei suoi versi dove le persone si sdraiano sull’erba, sui fossi, sulla terra baciata dal sole o vicino ai torrenti, quasi a voler sentire il contatto tra i corpi: quello umano e quello della natura, che in realtà ci appartiene come noi apparteniamo al suo. Emblematici a tal proposito sono i seguenti versi che rappresentano, non a caso, le parole di una donna: “dovremmo poter star nudi e vederci senza fare sorrisi da furbi”. Vivere, dunque, insieme la verità di tutti senza malizie.

La vita già difficile dello scrittore sarà scossa ulteriormente dall’arresto dell’amico e intellettuale antifascista-siamo negli anni Trenta e vale la pena sottolineare l’adesione o meno al fascismo-  Leone Ginzburg (1909-1944), che vedrà di lì a poco anche la condanna al confino dello stesso Pavese il quale passerà un anno a Brancaleone Calabro, dove tuttavia non si abbandona del tutto all’amara tristezza della prigionia, ma scrive. Scrive tanto e si guarda intorno, aggiungendo splendidi versi alla già ricca raccolta “Lavorare stanca” che da tempo aspettava di essere pubblicata. La raccolta, dopo non pochi problemi con la censura fascista, verrà finalmente pubblicata nel 1936.

Le poesie di “Lavorare stanca” sono segnata da una cifra comune: il cinismo timido e risoluto di Pavese che si pone come osservatore più o meno disincantato della realtà e degli esseri umani che tutti i giorni si trovano a fare i conti con le difficoltà della vita. Conformismo, ipocrisia e frustrazione sociale sono tutti elementi che Pavese delinea e attacca con la sua penna, cercando di porsi alla stregua di un sociologo che tuttavia non può chiamarsi fuori dalla “materia” d’esame. Le poesie di questa raccolta sono, potremmo dire, asciutte, semplici, segnate da piccoli e immensi momenti rivelatori che risvegliano il lettore o la lettrice, mettendoli in crisi e costringendoli a farsi delle domande e ad interrogarsi sulla propria vita. In questi versi ci sono tanti nomi comuni, quasi nessun nome proprio, a voler indicare un’indefinitezza che solo così può abbracciare l’universale e con esso fondersi. Essendo stata scritta negli anni Trenta, non si può far a meno di collocare la raccolta nel periodo storico, e a leggere, come fece Franco Fortini, l’asfissia delle “colline insensibili”, “immobili come fossero secoli”, come l’asfissia del periodo fascista, un’impossibilità di movimento dettata non tanto dalla vita dei campi quanto dalla violenza fascista.

“Anche noi ci fermiamo a sentire la notte/ nell’istante che il vento è più nudo: le vie/ sono fredde di vento, ogni odore è caduto;/ le narici si levano verso le luci oscillanti.” Quanta bellezza in questi pochi, semplici versi? Ecco, questa è la base su cui si fonda il poetare di Pavese: la semplicità. Il suo vocabolario, infatti, si compone di un pugno di parole umilissime che tornano sempre come terra, casa, donna, nudità, silenzio e tante altre che abbiamo imparato a conoscere e ad amare col tempo, cercando sempre di scavare al fondo di ogni singola parola portatrice di universi. Sempre dalla stessa poesia:

“Anche lei si è scaldata nel sole e ora scopre/ nella sua nudità la sua vita più dolce, / che nel giorno scompare, e ha sapore di terra.”

Nel 1938, dopo aver scritto e pubblicato molto, diventa redattore di casa Einaudi curando diverse e importanti collane oltre che a lavorare con alcuni degli intellettuali più importanti dell’epoca come Elio Vittorini, Leone Ginzburg, amico ritrovato, e la stessa Natalia Ginzburg. Tra “Lavorare stanca” e “La casa in collina” (1948) c’è la Guerra, che Pavese racconta proprio nel romanzo appena citato in cui la “casa” del titolo è quella della sorella, dove lo scrittore trova rifugio durante quei terribili anni. Nel 1950 vince il Premio Strega grazie a “La bella estate” (1949) dove racconta la storia di un’adolescente che fa i conti con l’amore e con le prime esperienze segnando un cambiamento totale nella sua vita. Il tema del passaggio dall’adolescenza alla maturità, infatti, è molto caro a Pavese che lo tratta tanto in poesia quanto in prosa, mettendo a contrasto le “stagioni” della vita quali adolescenza ed età adulta proprio come mette a contrasto città e campagna.

Cesare Pavese è stato definito più volte come “una delle voci più isolate della poesia” del tempo ed in effetti la sua opera si erge solitaria in mezzo a tutte le altre, proprio come il poeta che, in fin dei conti, visse una vita altrettanto solitaria che però, penso, abbia cercato di combattere fino all’ultimo. Sebbene Pavese si definisca “vecchio” e disincantato, ormai disinnamorato della vita che altro non è che pura vanità, in realtà si tradisce con i suoi stessi versi che più volte, invece, dichiarano uno strenuo amore per la vita e per tutte le cose che battono al ritmo dello stesso cuore: “Hai un sangue, un respiro. / Vivi su questa terra.”

La raccolta pubblicata postuma “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (1951), proprio perché intrisa della consapevolezza della fine ultima e inevitabile, sembra aggrapparsi ancor di più alla vita, sino a graffiarla, quasi. Ci sono, come sempre, tante immagini di donna, spiragli di luce e di amore, ci sono gli elementi della natura che trovano dimora negli esseri umani e viceversa:

“Anche la notte ti somiglia, / la notte remota che piange/ muta, dentro il cuore profondo, e le stelle passano stanche”. O ancora: “Come/ erba viva nell’aria/ rabbrividisci e ridi, / ma tu, tu sei terra. / Sei radice feroce. Sei la terra che aspetta.”

Pavese non si è rassegnato alla vita e nemmeno alla morte, si dibatte, cade, si rialza e cade di nuovo, ma in ogni parola si respira la vita e la voglia di battersi, dolorosamente: “Lottare senza posa e pur sapere/ che questo sarà sempre il mio destino!”; “Mi sento traboccare d’una vita/ caldissima, potente”, così scriveva Pavese tra il 1923 ed il 1925. In questa “lotta” l’unica “arma” che si propone di usare è la poesia, e infatti: “Il poeta attraversa/ tutto il cielo notturno/ e ha gesti grandi, come chi combatta.”

Per parlare di Pavese e della sua penna non basterebbe un giorno intero e nemmeno tutta la delicatezza del mondo, perciò vi saluto con una sua poesia sperando di avervi fatto venir voglia di leggere le opere di questo scrittore unico nel suo genere:

Per tutta l’esistenza
ti avrò, fragilità,
nella stanchezza ardente del mio sangue.

Mi sei venuta accanto
colla promessa viva di un’aurora,
sconvolgendomi il sangue

come un grande tesoro
che si potrà conoscere
e possedere fino a sazietà.
Racchiudevi un mistero di dolore
e di gioia profonda, sconosciuta.

Oh un attimo solo di te
e mi saresti stata per la vita
un ricordo di sogno.
Ma non ti sei svelata.
Hai saputo il tuo gioco.
Sei ritornata a un tratto in mezzo al mondo
rinascondendo in te
il segreto degli occhi arrovesciati,
della tua bellezza piú grande,
dell’attimo che gioia e sofferenza
si fanno un solo brivido.

Mi hai strappate le lacrime dal cuore.
E da quel giorno buio
dinanzi al tuo ricordo
per tutta l’esistenza
dovrò soffrire ancora
la febbre del mistero che ho perduto.

(12 agosto 1928)

Articolo di Martina Benigni

365 giorni, Libroarbitrio

COSA RIMANE – La poesia in musica di Emilio Stella e Er Pinto

Emilio-Stella-&-Er-Pinto---Cosa-Rimane

La copertina del singolo è stata disegnata a mano
e colorata in digitale dall’illustratore e Street Artist, Mattia Yest.

Quanto spesso ci chiediamo come vivono la loro vita artistica cantautori e poeti, come passano le giornate? Li sappiamo di notte tra concerti e presentazioni di libri e dischi, li immaginiamo a feste circondati da fiumi di alcool e belle donne fino a mattino, ma che significa essere un poeta e un cantautore per davvero, nell’epoca contemporanea, a Roma, durante una pandemia globale?

Ce lo raccontano il cantautore Emilio Stella ed il poeta Er Pinto, con Cosa Rimane, due uomini che non amano essere etichettati come “artisti” perché per loro l’arte non è un mero status quo ma è una vocazione che ha delle solide basi nella vita di tutti i giorni, con tutto ciò che di buono e cattivo essa porta in se’, con “il peso delle cose” che si trascina dentro ci scriverebbe Er Pinto, con una testa ed un animo tutto “Suonato” ci canterebbe Stella, perché queste non sono solo parole scelte e virgolettate a caso, ma sono i titoli delle loro ultime opere d’arte, uno in poesia l’altro in musica. Con la parola entrambi giocano e la rispettano cercandola, studiandone il significato, apprezzandone la musicalità e il ritmo, ed è proprio questa loro vita di parole che li ha fatti incontrare, un giorno, anni fa per Roma.  Così con il tempo idee e intuizioni si sono trasformate in sceneggiature teatrali e canzoni, con  “E io te amo” (2015) hanno regalato alla loro città Natale una poesia che in brevissimo tempo è diventata una delle più belle dichiarazioni d’amore a Roma, per poi approdare a teatro con lo spettacolo “Tutte le Strade Portano ar Core”, con la partecipazione dell’attore Ariele Vincenti, durante lo spettacolo raccontano di un viaggio in musica e poesia che parte dalla periferia per arrivare al cuore pulsante della città.

Ma è in questi ultimi due mesi, quando il mondo si è ritrovato a fronteggiare una pandemia a cui nessuno era preparato che i due hanno unito riflessioni a passione con ore e ore di discorsi, che si sono tramutate in una minuziosa ricerca, e questa ricerca è divenuta la stesura del  brano scritto a due mani: Cosa Rimane.

A fare da sfondo al brano la passione per uno dei grandi maestri della musica italiana: Rino Gaetano. Immaginando di poter duettare con il loro idolo, i due artisti romani, hanno scritto un omaggio che prende ispirazione dalla “Fontana chiara un poco dolce e un poco amara” cantata dal loro mentore.
Cosa Rimane è una vera e propria poesia musicata, e poi suonata dai musicisti che spesso accompagnano Emilio Stella nei suoi tour in tutta Italia: Primiano Di Biase (piano) – Ruggero Giustiniani (percussioni) – Samuel Stella (chitarre) – Davide Costantini (basso)

 

La data del release è domani
2 Giugno 2020

 

di seguito il link per il Pre-Save su Spotify e il Pre-Order su ITunes

PRESAVE DIGITAL STORE: https://tropicana.lnk.to/CosaRimanePre

 

Il brano Cosa Rimane è sotto Edizioni Aloha Dischi/Tropicana
e distribuito digitalmente da Artist First.
Booking e management: alohadischi@gmail.com
Alessandro Martinelli:    +39 3397992043

 

articolo di Lié Larousse
http://www.libroarbitrio.com

 

365 giorni, Libroarbitrio

.la vita comunque. : .anacronistica. – Lié Larousse

in giardino Lié.jpg

 

.incontenibile, incontentabile
per natura
per fede
per fortuna
sono una donna che ama
e non m’importa
il tempo
il senso
il futuro
il perché né il per come
sono una donna che ama
sola
in compagnia
dall’altro capo del mondo
in questo preciso punto
qui nella testa
qui nel ricordo
con poche parole, poche carezze
di cuore e di pancia
sono una donna che ama.

.anacronistica.

Lié Larousse

dal nuovo libro di racconti di poesia e fotografia .la vita comunque. in uscita per #bestsellerbooks

DuediRipicca Libroarbitrio
Curatore del libro Gianluca Pavia
Editore Bestseller Books & Co.
Fotografo Gabriele Ferramola

www.libroarbitrio.com

#lavitacomunque #WHISKEYESODACAUSTICA #staytuned #stayduediripicca #liélarousse #gianlucapavia #warnerbrosentertainment #poesia #fotografia #amore

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.si muore, è la vita. poesia di Lié Larousse

Lié Larousse

.come vorrei
aprire gli occhi e trovarmi, trovarvi a casa
che mi date il buongiorno in cucina 
mentre inzuppo le fette
nella tazza gigante di latte e caffè della zia americana
le piastrelle bianche, coi fiorellini blu e gialli
il vostro sorriso bello, la mia quinta elementare
la strada che fa una curva
e il vostro palazzo che subito s’affaccia sulla via e m’aspetta
la chiave nella toppa
il mio zaino sulla sedia in corridoio
e tu, Nonno, sei qui che giri il sughetto,
quello finto: basilico e uno spicchio d’aglio
in piedi davanti ai fornelli,
lo giuro il più buono del mondo,
mi fai l’occhietto,
sigaretta accesa fra le dita assaggi se la pasta è cotta
e poi eccola arrivare, Nonna,
col passetto suo svelto spalanca la finestra
pure se fuori fa freddo e si gela
lei ti strilla che fumi troppo e fai puzza
e non va bene che ci fa male alla salute,
e intanto sorridi, e affetti il pane,
lei riempie la brocca blu d’acqua dal rubinetto
le asciuga il culo con la parannanza
così non sgocciola per terra e non bagna la tovaglia pulita,
io finisco di apparecchiare
prendo il parmigiano dal frigo e mi siedo
e magari adesso è sera
e al posto della pasta c’è la minestra
ma a tavola siamo sempre noi
e io non sono piccola ma grande
e mi guardate fieri e mi chiedete
come è andata la giornata?
e Nonno, tu mi sorridi ancora,
e Nonna, ancora ti strilla, come sempre,
come se io e il tempo non fossimo mai cresciuti
come se io e gli anni novanta non fossimo mai passato
come se voi, foste davvero, ancora qui.

di Lié Larousse

Carissimi tutti, io e il signor Pavia stiamo raccogliendo i nostri inediti in due meravigliosi libri dai titoli: #lavitacomunque e #WHISKEYESODACAUSTICA in uscita per gli altrettanto meravigliosi Mendo Fabio Mendolicchio Alessandro De Vito Davide Reina creatori e curatori della più grande famiglia italiana di poeti chiamata Miraggi Edizioni , perciò amici continuate a leggerci e ad accompagnarci con i vostri commenti e pensieri, con la vostra presenza social e fisica, in attesa delle nuovissime copertine mentre nei prossimi giorni andremo alla scoperta dei due importanti nomi della letteratura italiana che ci scriveranno la prefazione.

DuediRipicca – Libroarbitrio
www.libroarbitrio.com

#poesia #famiglia #casa

365 giorni, Libroarbitrio

ABBI CURA DI TE – Gianluca Pavia

Abbi cura di te - Gianluca Pavia - poesia

Abbi cura di te.
Lo so, sono il meno adatto
a dare consigli di questo tipo,
tipo: non credere allo sfascio
come stile di vita, è un bluff
o non ti sprecare
con chi si spreca da sé.
Tu
non mi ascoltare,
sei fantastica da sola,
quando ti muovi in una stanza
il mondo ti balla dietro,
mi balla dentro,
ma scegli bene le parole
con cui ti descrivi,
l’anima ascolta, prende appunti
poi
ti sbatte tutto in faccia.
E prendile quelle chiamate,
quelle importanti
e lo vedrai,
all’altro capo della linea
arrossire, sclerare
mentre ti dice: – cazzo,
sei speciale!
Fregatene della competizione
la parte migliore del viaggio
è il panorama, la meta
è per tutti la stessa.
Non mischiare mentos e coca
coca e keta
e se l’insicurezza lo permette
mettici un po’ di zucchero
nel tuo the verde,
dai, non sa di niente.
Chiedi sempre scusa
per gli errori che fai,
mai per ciò che sei
e non risparmiare sui sorrisi
bruciane quanti più ne hai,
scialacquare felicità è il primo requisito
per la rivoluzione.
Tieni gli occhi ben aperti
la vita è complicata già da sé,
anche se
le cose migliori, beh
accadono quando li chiudi:
i tuoi sogni, i miei baci
i nostri orgasmi.
E non ascoltare chi ha un sacco
di buoni consigli polverosi
buttati, lasciati andare
hai qualcosa di stupendo
dentro,
e troppi casini fuori
quindi
mettici un po’ di miele, nel the
sarà un giornata difficile
tu sorridi
e abbi cura di te.

 

Poesia di Gianluca Pavia
opera pittorica 
#NIGHTTIMERITUALS
di #JACKVETTRIANO

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Luana Penna intervista Lié Larousse/2dR per Specialmente Donne

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Come si pronuncia il tuo nome ?
“ semplicemente LIE’” 
La nostra telefonata inizia così …

“Sono scrittrice, e poetessa, molti lavori li firmo 2dR- DuediRipicca nome del progetto di scrittura a quattro mani con Gianluca Pavia, anche lui poeta e scrittore. Tutto è iniziato assieme, quando circa quattro anni fa abbiamo partecipato e vinto il Premio Dacia Mariani – Festival delle Due Rocche con il racconto “AL TRE”, e successivamente abbiamo pubblicato il primo libro Poker d’incubi, edito dall’editore Danilo Bultrini per Alter Ego edizioni”

Come hai iniziato a scrivere ? Quando ti e’ nata questa passione ? “
“Quando ero bambina scrivevo lettere ai musicisti, e anche se prive di indirizzo, le mettevo comunque nella buca della posta. L’arte pittorica è stato il mio primo amore, così ogni volta che scrivo una poesia le abbino ad un’opera di pittura: ritratti di donne, paesaggi, secondo le emozioni che vivo. Mi ispiro molto a Van Gogh e le sue lettere a Theo, adoro Gala Dali’, l’epistolari è il mio filo conduttore a loro.” 

Come scrivi LIE’? Su carta al pc?
“Scrivo su carta, con la penna stilografica, appartenuta prima di me a mio nonno, un oggetto che ha molti significati, ed ho una infinita’ di blocchi intorno a me di diverse misure. Poi, quasi alla fine, riporto tutto al pc …”

Cosa esprimi attraverso la tua scrittura ?
“Tanto desiderio del passato, torno sempre a metà dell’800, ma anche di libertà, di muovermi al presente, attraverso la fotografia per esempio … se cerchi qualcosa che assomiglia a te … sei solo tu ..infatti oggi la foto ti permette di specchiarti, e di trovarti forse anche per questo abbino i miei scritti sempre ad una immagine…sto raccogliendo nuove poesie, per il mio secondo libro, in questi scritti mi sto riscoprendo a scrivere per me, libera dal dover dimostrare qualcosa al lettore, libera .”

Un grazie speciale a LIE’ per le emozioni che ha saputo trasmettermi in pochi minuti di telefonata. 

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Lié. è il libro che porta il suo nome, edito dalla famosa casa editrice torinese Miraggi Edizioni.
Lié gioca con le parole, non è un’esordiente ma una promettente creativa e folle autrice/attrice che scrive anche su Libroarbitrio blog seguito da migliaia di lettori. Conosciuta ai più per il progetto 2dR/DuediRipicca a quattro mani con Gianluca Pavia poeta e scrittore, anche lui edito da Miraggi Edizioni con la silloge Spietate Speranze.

www.libroarbitrio.com

Torneremo a parlare dei suoi/ loro progetti e dei loro eventi per promuovere la scrittura, lettura e conoscenza 🖊

di Luana Penna per Specialmente Donne

365 giorni, Libroarbitrio

KARMA HOSTEL – FRANCESCO DE LUCA – VERSIONE AUDIO – PARTE PRIMA – CAPITOLO 2

KARMA HOSTEL , romanzo free di Francesco De Luca,  è anche nella versione audio  e non solo, procede inarrestabile il suo cavalcare le onde.

Continuiamo perciò da dove eravamo rimasti, di seguito il secondo capitolo.

Buon ascolto e buona lettura

 

 

Karma Hostel è una storia vera. Un romanzo selvaggio, stravolto e stravolgente. Senza regole. La Cina on the road, tra poesia surf e psichedelia. Un libro veramente libero, per tutti e per se stesso.

Segui ogni settimana una nuova uscita sul sito http://www.karmahostel.it

Per contatti delufa@karmahostel.it

Informazioni sull’autore http://www.karmahostel.it/autore/

Registrazione a cura di Enrico Pezza.

Letto e scritto da Francesco De Luca.

Ascolta il Primo Capitolo https://youtu.be/Urm1SIXRC1k

365 giorni, Libroarbitrio

LITFIBA – MARIA CORAGGIO

Tic toc, tic toc, Maria si sveglia
La notte è lunga e vede tutto diverso
Tic toc, tic toc nuovi orizzonti
Nuove luci e nuove unghie più forti
 
Rompe la gabbia, Maria è una guerriera
Mastica sabbia oltre la frontiera
 
E danza, Maria danza, Maria danza, Maria danza
Nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza
Danza e danza, ma, Maria danza, ma, sull’arroganza, ma
La gente è stronza, stronza e stronza
Ha memoria corta, fa violenza sorda, ma
Maria danza, danza
 
Maria ribelle
 
Maria ribelle vuol vedere il rovescio
Di tutte le cose e delle persone
Maria coraggio ci crede e ci prova
A lottare i fantasmi, a lottare la piovra
 
Rompe la gabbia, Maria è una guerriera
Mastica sabbia oltre la frontiera
 
E danza, Maria danza, Maria danza, Maria danza
Nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza, nella sua stanza
Danza e danza, ma, Maria danza, ma, sull’arroganza, ma
La gente è stronza, stronza, stronza
Ha memoria corta, fa violenza sorda ma
Maria danza, danza
 
Lei è Maria ribelle, lei è Maria coraggio
 
E danza, Maria danza, Maria danza
Maria danza nella sua stanza
Nella sua stanza, sull’arroganza
Maria canta, Maria canta
 
Written by Piero Pelù, Federico Renzulli
365 giorni, Libroarbitrio

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