365 giorni, Libroarbitrio

.la missionaria. – Lié Larousse

Il-pittore-e-la-modella-Gustave-Klimt - Milo Manara

.sfilata la mutandina
mi sono seduta sulla tazza,
il mio bagno – piastrelle blu notte e granito ramato –
mi somigliano queste pareti penso,
e per un bel po’
sono rimasta così
schiena curva, nuca al muro
la mutandina stretta nelle mani
la pipì a farsi luminosa ad intermittenza
e i pensieri
a raccapricciarsi tra loro da quanto schifo si fanno
e a pensare che da bambina
volevo fare la missionaria
e a pensare che l’unica missione che vivo oggi
è tentare di restare al mondo
magari pure rincasando sana e salva
e poi sei sbucato tu
che davvero non me l’aspettavo
e io credimi che me ne aspetto di cose dalla vita
che qui tra cattiverie gratuite e amori improbabili
fregarsene per andare avanti
è fregarsi d’esserci cascati
d’essere andati avanti
e io ti vorrei davanti ai miei occhi adesso
su questo cesso
anche solo per odorarti, abbracciarti e poi scappare
che mica per forza alla fine si deve fare l’amore
e penso che volevo solo fare la missionaria
e più ci penso e più m’incazzo
e si sono fatte le due di notte così
seduta incazzata
in questo cesso meraviglioso che m’assomiglia
e la pipì bella, che tutto illumina
ma a intermittenza.

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365 giorni, Libroarbitrio

.ogni notte così addormentarsi. – Lié Larousse

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.scusatemi
se io
non ci capisco niente dell’amore vostro
perché l’amore mio
perché l’amore che conosco io
è solo quello che ho imparato
quello di cui non so contarne il tempo oggi
ma so che ho vissuto
il profumo di mia nonna che m’ha cresciuto
l’odore di sugo
quello dei panni stesi
della terra dura sotto i piedi
di ferro sulla lingua
della città con me, all’alba, sola
e quello del pacchetto di sigarette
incastrato nel risvolto
della camicia di mio nonno,
il suono della sua armonica a bocca
il sapore di un bacio lento
accompagnato dal parlare calmo,
della forza nel domani quando resta
pure se a denti stretti
ci si dice basta,
perché l’uomo
va rispettato, la donna
va protetta,
e magari ero
e resterò
sempre bambina
pure se questo non è più tempo
e le sue regole sono cambiate
gli esseri umani anche
ma l’amore mio
l’amore quello che conosco io
è il loro dirsi
ti voglio bene
ogni notte
e addormentarsi.

365 giorni, Libroarbitrio

Lei – Charles Bukowski

roberto-ferri

Dietro quel seno, quelle labbra da baciare
al sapore di pesca, si chiudeva a chiave
e si portava dentro una
piccola dispettosa bambina di cinque anni
lei che non voleva crescere,
che non aspettava altro che
le rimboccassero le coperte calde.
Lei era
magia incompresa, ma io l’avevo capito.
Lei.
C’erano i sogni.
C’era la realtà.
C’era lei che li faceva incontrare.
Occhi.
Quei maledetti occhi mi fottevano sempre.
Ci facevo l’amore solo a guardarli.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Bohemian Rhapsody – Freddie Mercury

Conor McGregor - MMA

È questa la vita vera?

È questa solo fantasia?

Preso in una frana

Senza scampo dalla realtà

Aprite gli occhi

Alzate lo sguardo al cielo e vedrete

Sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di comprensione

Perchè sono un facilone, un indolente,

Un po’ ovunque,

Comunque soffi il vento, a me non importa,

a me,

Mamma, ho appena ucciso un uomo,

Gli ho puntato una pistola alla testa,

Ho premuto il grilletto, ed ora è morto,

Mamma, la vita era appena iniziata,

Ma ora l’ho lasciata e buttata via

Mamma,

Non volevo farti piangere

Se non sarò tornato a quest’ora domani

Va avanti, va avanti, come se niente fosse stato

Troppo tardi, è venuta la mia ora,

Rabbrividisco.

Il corpo mi duole in continuazione,

Addio a tutti – devo andare

Devo lasciarvi tutti ed affrontare la verità

Mamma,

Non voglio morire,

Qualche volta desidererei non essere mai nato

Vedo una piccola sagoma d’uomo,

Smargiasso, smargiasso, vorresti ballare il Fandango?

Fulmini e saette – molto, molto spaventoso

Galileo, Galileo,

Galileo figaro – magnifico

Ma sono solo un povero ragazzo e nessuno mi ama

È solo un povero ragazzo di povera famiglia

Risparmiate la sua vita da questa mostruosità

Un facilone, un indolente, mi lascerete andare

Bismillah! No, non ti lasceremo andare – lasciatelo andare

Bismillah! Non ti lasceremo andare – lasciatelo andare

Bismillah! Non ti lasceremo andare – lasciatelo andare

Non ti lasceremo andare – lasciatelo andare

Non ti lasceremo andare – lasciatelo andare

No, no , no, no, no, no, no

Mamma mia, mamma mia, mamma mia lasciami andare

Belzebù ha messo un diavolo da parte per me, per me, per me

Così pensate di potermi lapidare sputandomi in un occhio

Così pensate di potermi amare e lasciarmi morire

Oh bambina – Non puoi farmi questo bambina

Devo solo uscirne – Devo solo uscire dritto via da qui

Niente veramente importa,

Chiunque può capirlo

Niente veramente importa, niente veramente importa,

Comunque soffi li vento…

365 giorni, Libroarbitrio

Reminiscenze – Tudor Arghezi

Era lei - opera di Elisa Anfuso

Vengono, eccoli, sempre da soli
verso di me tutti i frantumi,
briciole slabbrate ed intere
di cose che stenti a capire.
Sono come li ho dimenticati
da quando si sono addormentati:
un vecchio cimitero di bambole.
Ora cominciano a muoversi,
a prendere corpo dall’ombra
e da un brusio come d’alveare,
e si ricompongono a poco a poco.
Zoccoli con aureola d’angelo,
frammenti di icone che serbano, a rimorso,
di benedizione una traccia e maledizione,
una lacrima fissata in pittura,
una mano ferita, uno sguardo,
a campane, pare, lontane,
e qualche pagina di libro.
Un coccio risuscita un’anfora rotta.
Stormisce anche l’edera morta
e a una a una, destandosi, le voci spente
mormorano pare e pare che ridano.
Mi vedo ora convitato alla Cena,
ora centurione nella persecuzione.
Provo di nuovo la camicia d’allora,
stretta, con una ferita d’allora,
e dimenticata
nel cuore del tempo, silenziosa.
E se porto la mano allo squarcio
di non so quale lotta,
mi scivola molle sul sangue.
Là si raccoglie
tutto ciò che da sé si aduna,
frammenti di scrittura e schegge di luna.
Non posso ingannarmi.
Il gelo mi brucia: un blocco d’argento,
e nella nebbia le dita
diventano sopra le unghie carbone di ghiaccio.

365 giorni, Libroarbitrio

Inquieto – Lindze

fotografia set prossima uscita E.G.

Come una chiocciola
che la notte
bruca l’umida verdura
e il giorno chiusa
nel suo guscio
sogna il vasto oceano.

Come le megattere
che del mare
cantano il mistero,
gli oscuri abissi
e tramandano
le antiche storie
di quando
piene di dolore
lasciarono la terra.

Come le meduse
che viaggiano lontano
arrese alle correnti
e nulla sognano poiché
esse stesse sono
il sogno incorporeo
di mari dormienti.

Come un cane
alla catena
che ulula alla luna
e ricorda quando
correva libero
per le foreste
e il sapore della preda
e del suo caldo sangue.

Come una sequoia
millenaria che guarda
gli uomini come
fossero formiche
e rimpiange
un passato antico
in cui essi le cantavano
la sua grandezza e
la sua gloria.

Come il primo
respiro di un neonato
che non capisce
cosa sia il dolore
e rabbioso urla
il tempo in cui
era perso nel suo
sogno amniotico.

Come il repentino
raggrumarsi delle nubi,
e i lampi come graffi
improvvisi della tela
e quella maledetta
attesa
in sospensione
e poi finalmente
il nubifragio.

Come un uomo solo
in una stanza
mal illuminata,
gli artigli fra i capelli
che tenta di arginare
un  vuoto
che non ha provenienza.
E prega che la notte
cali il suo mantello oscuro,
la sua unica amica
e gli doni, infine,
l’agognato oblio.

Lindze

365 giorni, Libroarbitrio

E io dormo sola – Saffo

Angelo Dall'Oca Bianca Nudo di donna (Il diavolo rosso)

Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa; e la sua chioma
le ombrava lieve e gli òmeri e le spalle
intanto
tramontata è la luna
è la notte; il tempo dilegua,
e io dormo sola,
finalmente.

365 giorni, Libroarbitrio

“La figlia della tigre” T.L.Hayden

Katerina-Plotnikova- Tigre

Ciao, disse allegramente.
Ciao. Che cosa ci fai qui? domandai.
Ho cercato il tuo indirizzo sull’elenco telefonico, ma lì non ci sei ancora, così ho chiamato l’ufficio informazioni abbonati, rispose. Posso entrare?
Non dovrebbero darlo, l’indirizzo, ribattei.
No, lo so, ma se fai finta di averlo già e dici per esempio: Hayden di Maple Avenue, loro ti dicono sempre, no, e ti danno l’indirizzo giusto. O una parte, almeno. Poi riagganci, provi con qualcun altro e poi usi quello che hai saputo per sapere il resto. Funziona sempre.
Guardò alle mie spalle.
Posso entrare?
Entrò senza aspettare risposta. Sorridendo, guardò le pareti del mio appartamento.
Però, è proprio bello, qui. Mi piace molto come hai sistemato questo posto.
Si lasciò cadere su una sedia.
Sono venuta qui perché ho pensato che magari potremmo parlare.
Non volevo farla sentire sgradita, ma non mi ero proprio aspettata una sua visita. E per un attimo mi lasciò interdetta.
Cerchi sempre di parlarmi, in macchina, quando mi porti a Fenton Boulevard, disse, ma c’è troppo poco tempo. So che il viaggio finirà presto e non riesco mai ad organizzarmi le idee abbastanza velocemente. Stasera non avevo niente da fare così ho pensato di venire qui a parlare.

365 giorni, Libroarbitrio

“La pernice e i galli” Jean de La Fontaine & Marc Chagall

La pernice e i galli Marc Chagall

Fra certi galli violenti e poco urbani,
sempre in rissa tra loro e turbolenti,
viveva una pernice.
Lei, femminile, dai modi delicati,
pensava che, essendo una signorina,
e per di più straniera,
i galli, che all’amore son portati,
l’avrebbero trattata con affetto.
E invece quelli, rissosi, scalmanati,
non le portavano un filo di rispetto,
anzi, godevano a prenderla a beccate.
Lei, sulle prime, ci rimase male,
ma poi, vedendo che anche tra di loro
era tutto un beccarsi e uno spennarsi,
dopo un po’ finì per consolarsi
e si disse: ” E’ vero, io deploro
la loro inciviltà,
ma non è colpa loro, poveracci!
Loro usano così, niente da dire.
Non tutte le creature
sono forgiate sullo stesso stampo.
Chi nasce gallo, e chi nasce pernice.
Dipendesse da me, sarei felice
di avere una più onesta compagnia.
Però il padrone della fattoria
ha deciso altrimenti. Ci cattura,
ci taglia le ali e poi ci mette in gabbia
insieme con i galli, senza scampo.
E non degli animali,
solo dell’uomo bisogna avere paura”.

365 giorni, Libroarbitrio

“La ragazza che giocava con il fuoco” Stieg Larsson

falena

Quello era il nocciolo del problema.
Non esisteva praticamente nessun dubbio che una strega come Lisbeth Salander avesse fatto in tempo a procurarsi un certo numero di nemici nel corso degli anni.
L’avvocato Bjurman aveva però un grosso vantaggio.
A differenza di tutti gli altri che per un motivo o per l’altro potevano essersi arrabbiati con la ragazza, lui aveva accesso illimitato alle sue cartelle cliniche, alle relazioni degli assistenti sociali e a quelle degli psichiatri.
Era una delle poche persone in Svezia a conoscere i suoi segreti più intimi.
Ma la cartella personale che l’ufficio tutorio gli aveva fornito quando aveva accettato l’incarico di tutore della ragazza era breve e sommaria – circa quindici pagine che fornivano un’immagine generale della sua vita da adulta, un riassunto della perizia psichiatrica, la decisione del tribunale di metterla sotto tutela e la revisione contabile dell’anno precedente.
Aveva letto il sunto più e più volte.
Quindi aveva cominciato sistematicamente a raccogliere informazioni sul passato do Lisbeth.
Da avvocato sapeva molto bene come comportarsi per raccogliere informazioni negli uffici pubblici.
In qualità di suo tutore non aveva nessun problema a superare la segretezza che circondava la sua cartella clinica.
Era una delle poche persone che potevano ottenere qualsiasi documento che riguardasse Lisbeth Salander.