365 giorni, Libroarbitrio

Ad ognuno di voi 112.688 GRAZIE!

E intanto che la poesia continua a farsi leggere e scrivere,
e intanto che l’arte dona ogni giorno nuove sfumature di colore alle nostre mani e ai nostri occhi,
e intanto che noi impegniamo le nostre menti e i nostri cuori a servizio della cultura
e di una più straordinaria e sempre più stravagante fantasia,
VOI ,
voi ci accompagnate in questa vita di belle e magiche parole,

di belle e magiche opere d’arte,
per scoprire che NOI siamo VOI,
che questa nostra vita d’essere blogger, scrittori, lettori, ricercatori, followers, è di tutti,
e a tutti VOI va la nostra gratitudine!

Ad ogni 112.688 di voi
vi diciamo

frasi-grazie-ringraziare

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

Paradiso – Er Pinto

 

Bosch-Giardino della delizia

Quanto è lontano da qui il paradiso?
Sembra vicino, lo sembra alle volte
Quando spiragli ci sfiorano il viso
Nei smarrimenti di notti sconvolte

Forse la vita è soltanto una scala
Ed ogni giorno soltanto un gradino
Verso qualcosa che infine regala
La pace ed il senso del mero destino

Son contenitori di sogni e energie
I nostri corpi, che ne misurano il viaggio
Per accettarlo scrivo poesie
Le mie fantasie mi rendono omaggio

Non c’è nessun Dio che ci dà la forza
Niente è infinito così è la natura
Che così bella ci incanta e si sforza
Di farci coraggio se abbiamo paura

La sensazione di essere vivo
Che provi se guardi un cielo stellato
È il vero segnale, il gesto incisivo
Che il dono prezioso è l’essere nato

Salgo le scale sudandone il prezzo
Non c’è l’inferno, non c’è il paradiso
Ogni scalino che salgo la apprezzo
La vita ti ha dato, la stessa ti ha ucciso

Se fosse freddo come d’inverno
L’inferno che invece pensiamo di fuoco
Se fosse vivere e pensare in eterno
Il vero finale, la beffa del gioco

Se fosse calda come l’estate
La lacrima che ti solletica il viso
Se fosse l’occhio nelle passeggiate
La porta segreta che è già il paradiso

Er Pinto

Opera pittorica
Il giardino delle delizie
di Hieronymus Bosch

365 giorni, Libroarbitrio

SEI TU – Paulo Coelho

L'attesa L.L.

Mi spingi oltre i miei limiti
in te ho incontrato me stesso
e ho guardato oltre,
oltre ogni inimmaginabile.
Ho guardato nel profondo dei tuoi occhi
cercando di comprenderti
ma, ho visto tutto quello che di me
mai avrei voluto vedere.
Ho visto la mia fragilità
la mia insicurezza
i miei sensi di colpa
le mie paure
la mia insofferenza
ho visto le mie tenebre e i miei demoni
allora, ho guardato ancora oltre
e nel profondo del mio cuore,
un mare in tempesta,
un oceano immenso dove tuffarsi e perdersi
e lì
nel profondo della mia anima
ho compreso
ho provato piacere
orgoglio
nel capire quello che provo
nel sapere e adesso so
che amo le cose belle
e so che una di quelle
sei tu…

365 giorni, Libroarbitrio

“La paura dell’inverno” Vicenc Llorca

Treccia Lié per E.G.

No, non dire alla foglia che si fermi:
deve venire l’inverno.
Ammucchia la legna, mangia e aspetta,
aspetta l’ora della neve.
Patire il freddo ti condurrà alla casa dell’anima,
ti farà ricordare
il calore di un corpo in un altro corpo,
e il valore della resurrezione.
Forse non credi che dietro l’onda
che muore contro lo scoglio
sta nascendo la forma di una spiaggia,
una baia, un porto?
Quel che rende così duro il morire
è ignorare per sempre la vita,
come un pianeta
traccia l’ellisse di una luce più grande.
Che temi? Forse il non avere occhi,
che ti sfugga l’intenzione
di possedere le cose,
smettere di creare nella creazione?
Allora, come un aedo,
recita il tempo
nel tempo delle sillabe e dei fatti.

tratto da Canto d’autunno
tradotto da Emilio Cocco

365 giorni, Libroarbitrio

“Libero arbitrio” di Gianluca Pavia

Stelle felici su un mare disteso Salvatore Graf

Opera pittorica “Stelle felici su un mare disteso” di Salvatore Graf

Scegliere di vivere
alzarsi la mattina
e pagare le bollette,
essere puntuale
e fare il tuo lavoro,
non uccidere nessuno
e mantenere il decoro,
non sono la stessa cosa.
Abbandonarsi e morire
e assaporare un fiore,
danzare sul tintinnio
fuori la finestra
o magari ascoltare
cosa il silenzio ha da dire
non sono la stessa cosa.
Il confine è sottile,
il capello di una donna tra le dita,
il click prima dello sparo,
il bip dell’emergenza,
lo chiamano libero arbitrio
ma è solo una stronzata,
alza il culo
e vai fuori a vivere
oppure
cambia canale
sarai più fortunato.
Forse.

365 giorni, Libroarbitrio

“Insediare l’uomo” Antonin Artaud

by Nadezhda Illarionova

Nel 1920 scrivevo poesie,
anche nel 1913,
ciò che non mi è mai riuscito,
quelle poesie erano odiose,
odiose per tutta la mia vita, così trascorsa fianco a fianco con la poesia.
La senti, la vivi, la soffri soprattutto, ah come la soffri e come brucia quando non è là, la poesia.
E tuttavia lei non è là – la soffri e lei non è là.
E’ così che, mentre volevo scrivere poesie che fossero là,
sono passato a fianco della poesia, ma soprattutto a fianco di me
– e non ho cominciato a sentire qualcosa, e me stesso a sentirmi là,
che a partire dal giorno che mi sono ostinato, accanito, aggiogato,
fissato nel dire che non c’era mai stato niente né nessuno,
che il presente era un abisso, un vampiro,
e l’avvenire un presente mai presente.
Cosa fare quando si cerca una poesia?
Dei capezzoli affilati che si muovono al respiro di tutto il corpo
e non soltanto del polmone che dorme.
Vecchio affare di scorbuto, di sifilide, di peste, vecchia talea di cefalgia,
ignobile bagno di giorno la notte,
quando la pipì fuoriesce dall’inchiostro e frigge.
Mai un poeta finora ha detto quello che aveva iniziato a cuocere,
a scaldare nel suo forno interiore quando brancolava nel suo scritto,
brancolando nel non-scritto a margine di tutti gli scritti.
Quando lo dirà?
Quando tutto lo scritto sarà andato.
Quando si metteranno i poeti morti in gabbia,
quando si sarà terminato di soffocare le larve che rivendicano la poesia.
Perché nessun poeta è mai stato capace di apprendere da un poeta altro che sé stesso.
Bisogna fare il vuoto quando si scrive.
E questo spiega perché sono riuscito a scrivere a partire dal giorno in cui ho deciso di non scrivere,
per dire che non potevo penetrare lo scritto.
I veri poeti sono quelli che si sono  sempre sentiti malati e morti
mentre consumavano il loro essere,
i fasulli quelli che hanno sempre voluto essere in buona
salute e vivi quando soggiogano l’essere altrui.
E morti dai secoli dei secoli, morti, essi continuano a voler imporre la loro abbietta paccottiglia
a quei morti che soffrono in piedi davanti alla poesia da quattro soldi
che non contiene che i loro lamenti,
perché se nel 1913 non sapevo per quale ragione non potessi mai scrivere
ora so che è per una semplice,
semplicissima storia di vampiri che si andava forse a vedere al cinema
ma non pensate di inseguirli come uomini, per esempio, in piazza d’Alésia.
Perché è nei vivi che soggiornano queste corti di morti impuniti
e un poeta geloso morto da cinquanta secoli
non è più adesso che un re dei fissi in vita
che, nel vuoto degli scorbuti, delle pesti, delle sifilidi provenienti dalle mie viscere,
sputa dicendo che è finita,
che la mia poesia è finita
e non so più quello che scrivo.

365 giorni, Libroarbitrio

“Dracula” Bram Stoker

Patrizia Risaliti - Due

“Due” opera pittorica di Patriza Risaliti 

Diario di Jonathan Harker
Quando ho scoperto d’esser prigioniero, una sorta di ira selvaggia si è impadronita di me. Correvo su e giù per le scale, provando le porte una ad una, e scrutando da ogni finestra che trovavo; ma dopo un po’ sono stato sopraffatto da una sensazione di totale impotenza. Ripensandoci adesso, dopo qualche ora, credo di essere stato fuori di me, perché mi sono comportato come un topo in trappola. Alla fine, certo dell’inutilità di qualsiasi tentativo, mi sono seduto con calma – la stessa con cui ho sempre affrontato gli eventi della vita –  e ho cominciato a pensare cosa fosse meglio fare. Ci sto ancora pensando, e finora non ho trovato una soluzione certa. Solo di una cosa sono sicuro: è inutile parlarne al Conte. Egli sa bene che sono prigioniero; e poiché è stato lui a volerlo, avrà le sue ragioni, e se gliene chiedessi spiegazione mi darebbe certo false risposte. A mio parere, il mio unico piano può essere tenere per me quanto so, tutte le mie paure, e stare con gli occhi ben aperti. So bene che o sono i miei timori a ingannarmi, come accade ai bambini, oppure mi trovo in una situazione molto difficile. 

J.H.

365 giorni, Libroarbitrio

” Il lato oscuro del cuore” Corrado Augias

“Deborah adesso non si limitava più a pulire il pavimento e a rigovernare le tazzine. Si muoveva con disinvoltura alla macchina dell’espresso, aveva imparato le infinite varianti delle capricciose preferenze dei clienti in fatto di caffè: lungo, corto, macchiato, schiumato, bollente, tiepido, al vetro, in tazza grande, perfino americano ristretto, puro paradosso se preso alla lettera.
Come diceva Roberto, facendo un po’ il verso a De Gaulle, non si può governare un Paese dove esistono decine di varietà differenti di caffè.”