365 giorni, Libroarbitrio

Lei – Charles Bukowski

roberto-ferri

Dietro quel seno, quelle labbra da baciare
al sapore di pesca, si chiudeva a chiave
e si portava dentro una
piccola dispettosa bambina di cinque anni
lei che non voleva crescere,
che non aspettava altro che
le rimboccassero le coperte calde.
Lei era
magia incompresa, ma io l’avevo capito.
Lei.
C’erano i sogni.
C’era la realtà.
C’era lei che li faceva incontrare.
Occhi.
Quei maledetti occhi mi fottevano sempre.
Ci facevo l’amore solo a guardarli.

 

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365 giorni, Libroarbitrio

FAMMI MALE – Gianluca Pavia per l’opera pittorica di Salvatore Graf

FAMMI MALE poesia G.P. dipinto S.Graf

 

Baciami
senza chiedere permesso
usami, saziami
seviziami
con la tua carne annaffiata
da un ottimo rosso sangue.

Sfilettami l’anima
ad ogni sguardo
e servitene pure
finché cruda e pulsante.

Legami, negami
invocami
a denti stretti dimmi
che andrà tutto bene
e poi
fammi male.

Scritto per Salvatore Graf
e la sua opera pittorica “Di occhi di”

365 giorni, Libroarbitrio

“Poema alla mia montagna” Marina I. Cvetaeva

Benoit Courti

Smarriti sotto l’irruenza.
Come? Ancora non lo si capisce!
Io porpora pertinace delle labbra,
tu le tue ciglia (se da me ti fossi lasciato baciare)
– come tacche,
e il dente dorato d’una stella.
Non è inganno la passione, e non invenzione!
E non mente – soltanto non indugiare!
Oh, se fossimo venuti a questo mondo
come plebaglia dell’amore!
Oh, se tutto fosse semplice e alla buona:
Semplicemente – un colle, un poggio…
Si dice – con la vertigine dell’abisso
misurano il livello delle montagne.
Fra mucchi di erica colore del miele,
fra isole di pazienti conifere…
(La quota del delirio è sopra il livello
della vita)
– Prendimi! Tua…

365 giorni, Libroarbitrio

Belle Cordière “La Morte pagherò”

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Oh, se fossi in questo bel sen rapita
da colui per il quale sto morendo!
Se la voglia di vivere con lui il resto
dei miei brevi giorni non mi fosse impedita!
Se abbracciandomi dicesse: “Cara amica,
soddisfiamo i nostri desideri!”
E’ sicuro ormai, Euripe, né tempesta, né vento
potrà in vita separarci.
Se nel tenerlo stretto tra le braccia,
come l’edera all’albero avvinghiata,
giungesse la morte, invidiosa della mia felicità,
se più dolcemente ancora lui mi baciasse,
e il mio spirito svanisse sulle sue labbra,
io morirei felice, più che da viva.

Louise Labé

365 giorni, Libroarbitrio

Lawrence Ferlinghetti ” Il mondo è un posto bellissimo”

Roma 24 dicembre 2013

Lawrence Ferlinghetti

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che la felicità
non sia sempre
così divertente
se non t’importa un po’ d’inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto va bene
perché perfino in paradiso
non si canta tutto il tempo
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che qualcuno muoia sempre
o forse solo muoia di fame
ogni tanto
cosa che poi non è così terribile
se a morire non sei tu
Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa troppo
di alcune teste perse
nei posti di comando
e a una o due bombe
di tanto in tanto
sul tuo viso alzato
o ad altre simili scorrettezze
a cui questa nostra società “di marca”
si dedica
e con i suoi uomini che vogliono distinguersi
e con quelli destinati ad estinguersi
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
di cui la nostra povera carne è erede
Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di motivi come
far una scena da ridere
e far una scena d’amore
far una scena di tristezza
e cantare canzoni con toni bassi
e avere l’ispirazione
e andare in giro
a guardare tutto
e odorare i fiori
e dare una pacca sul sedere alle statue
e perfino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare pantaloni
e agitare capelli e
ballare
e andare a nuotare nei fiumi
o durante un picnic
nel pieno dell’estate
e così in generale
“viversela”

ma proprio sul più bello
arriva ridendo
l’impresario delle pompe funebri.

 

Ferlinghetti è uno dei leggendari profeti della “beat generation” , il movimento culturale nato nella seconda metà degli anni Cinquanta, come ribellione al materialismo e al conformismo in cui piomba l’ America dopo la seconda guerra mondiale.
L’adozione del termine beat, “battuto”, “emarginato”, esprime da parte degli intellettuali aderenti al movimento la loro separazione dalla classe sociale di appartenenza e l’assimilazione a tutti gli emarginati della società americana.
Unificando nelle sue opere il radicalismo politico e il rinnovamento letterario, la beat generation prende le distanze dal militarismo, dall’individualismo consumista e dal moralismo borghese.
Cerca invece di rivalutare l’interiorità e il corpo, di recuperare il rapporto con la natura e il contatto con il divino.

A domani

Lié Larousse