365 giorni, Libroarbitrio

Qualcosa di bello – Rilke

Questo è qualcosa di bello
ch’io possa fartene dono
l’attimo dopo nasconder la mano
nascondendomi.

E poi torna di nuovo lei,
necessaria come unica cosa sola,
la solitudine, grande solitudine interiore.

Volgere lo sguardo dentro di sé
per ore non incontrare nessuno:
questo bisogna saper ottenere.

E forse potremmo dire così
– che l’amore consiste in questo,
– che due solitudini miracolosamente incontrate si proteggono a vicenda.

Si toccano.

Si salutano.

 

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365 giorni, Libroarbitrio

“Il campo di battaglia è il cuore dell’uomo” – L.L.

Annabel Sarow

ecco sì, anche oggi capita che è domenica e magari ci siamo svegliati presto perché, magari, a dormire non ci siamo proprio andati, e magari, la testa pesa e abbiamo fame, ma di niente e siamo nauseati dal tutto, e allora siccome casa nostra è un divano letto che però non apriamo perché quello che apriamo poi tocca richiuderlo, ecco sì, anche oggi capita che è domenica e magari abbiamo buoni propositi di fare tutte quelle cosine carine che mettiamo da parte nei giorni che non si chiamano domenica ma, siccome non siamo andati a dormire, tutto gira e lo stomaco è pieno di nulla, e allora siccome casa nostra è un televisore che però è meglio che teniamo spento perché poi accendendolo toccherebbe cercarci qualcosa dentro da vederci e dentro da vederci non ci troviamo mai nulla, ecco sì, anche oggi capita che è domenica e magari abbiamo propositi spropositati il pc acceso e un libro che attende d’esser letto ma, il sonno, la testa, la fame, la gola arsa, gli occhi socchiusi dalla riverbero della nuvola argento fuori dalla finestra, e allora che fare se non ascoltare l’odore del sughetto della vicina ed immaginarsi tra le mani una fetta biscottata una cucchiaiata di sugo che ci scivola sopra e gnam, e allora che fare, se non ascoltare le campane della chiesa alla fine della strada chiamare messa ed immaginarsi di vestirsi d’abiti croccanti di pulito e candido lino il cappello leggero le scarpe morbide le chiavi in tasca chiudere la porta alle spalle ed andare, e allora che fare se non ascoltare Popolizio leggere e recitare per noi Dostoesvkij ed immaginarsi che il campo di battaglia non è altro che il cuore dell’uomo e che anche oggi è capitato che è domenica…

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Viaggi nell’universo dell’anima” Albert Hofmann

L'ora del tè

Un’insolita trasformazione del mondo esterno fu il primo segnale che si manifestò dopo trenta minuti dall’ingestione dei funghi. Ogni cosa cominciò ad assumere un’impronta messicana. Poiché ero consapevole che l’origine geografica dei funghi mi avrebbe sollecitato a immaginare solo scenari messicani, mi proposi di osservare la realtà esterna nella sua configurazione abituale. Nondimeno, tutti gli sforzi volontari tendenti a inquadrare le cose nella loro forma familiare si mostrarono inefficaci. Sia che i miei occhi fossero chiusi o aperti, potevo scorgere soltanto motivi e colori messicani. Il medico che controllava l’esperimento si chinò su di me per rilevare la pressione sanguigna, e in quel momento vidi un sacerdote azteco, e non mi sarei sorpreso affatto se avesse tirato fuori un coltello di ossidiana…

365 giorni, Libroarbitrio

Bergson “Il tempo della vita è la durata del presente”

Roma 1 dicembre 2013

Henri Bergson

La nozione di tempo usata dalla scienza è utilizzabile dalla coscienza?

La risposta ce la dona Henri Bergson, filosofo di grande successo nei primi anni del Novecento ed insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1927, egli individua nella concreta esperienza del presente la fondamentale dimensione mentale del tempo.

Per l’individuo, dal punto di vista psicologico, il tempo consiste nella durata del presente, una nozione ben differente e incompatibile con un approccio scientifico.

La durata, infatti, è per sua natura ben definibile, sconfina nell’immediato passato (le sensazioni appena percepite, i ricordi recenti) e nell’immediato futuro (l’azione, il progetto comportamentale).

La scienza, considerando solo l’aspetto quantitativo, suppone un tempo scandito da un ordine geometrico e spaziale, fatto di momenti distinti ma tutti uguali fra loro.

L’individuo invece vive il tempo secondo un criterio qualitativo: certi momenti sono, per la coscienza che li vive, fulminei; altri possono durare un’eternità.

Dedico questo post a mio Fratello, e a tutti coloro che come me vivono nel passato.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Emile Zola colui che teorizzò i principi del Naturalismo

Capalbio 21 agosto 2013

Figlio di un italiano, Emile Zola, nacque a Parigi  nel 1840.

Incominciò a lavorare giovanissimo, a causa delle difficoltà economiche causate dalla prematura morte del padre.

S’impiegò presso una casa editrice e, dopo qualche anno, intraprese con successo la carriera giornalistica.

Il primo successo letterario lo portò  a maturare ‘idea di realizzare una serie di venti romanzi che rappresentassero, in diversi ambienti sociali, generazione per generazione, le vicende di una famiglia, I Rougon-Macquart, studiandone anche, da una generazione all’altra, le caratteristiche “ereditarie”.

Lo sforzo di Zola è rivolto allo studio della realtà e all’osservazione della vita quotidiana, secondo un metodo sperimentale tipico della scienza che egli volle applicare alla lettera.

Convinto, in pieno accordo con le teorie scientifiche del tempo, che il comportamento di ogni essere umano sia determinato dalla sua origine  e dal suo ambiente, Zola nel 1880 teorizzò i principi letterari del Naturalismo: il nuovo romanzo sperimentale doveva non solo raccontare i fatti ma indagare anche le cause, analizzando scientificamente le origini di ogni fenomeno.

Lo scrittore elesse a protagoniste dei suoi romanzi  le classi popolari: ne descrisse le tare ereditarie determinate dai condizionamenti biologici e ambientali che pesano sul destino degli individui.

Zola analizza in tal modo una società in piena crisi, da un lato con l’occhio freddo e distaccato dello scienziato, dall’altro con la passione di chi attua una denuncia sociale.

Scrittore progressista di orientamenti socialisti, Zola si espose pubblicamente durante un caso che appassionò la Francia, l'”affare Dreyfus”.

Dreyfus, un ufficiale dell’esercito francese di origine ebraica, venne accusato ingiustamente di essere una spia al soldo della Germania.

Lo scrittore prese le sue difese e denunciò le gravi responsabilità  dei militari  e dei politici  conservatori; per questo egli stesso subì una condanna, tuttavia Dreyfus venne più tardi scagionato.

Zola morì a Parigi nel 1902.

Le sue maggiori opere furono i romanzi: Teresa Raquin, I Rougon-Maquart, ciclo che comprende La fortuna dei Rougon, Il ventre di Parigi, L’ammazzatoio, Nanà, Germinale, La bestia umana.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Giosue Carducci: l’Anafora

Roma 26 giugno 2013

Carducci studiò e si laureò in lettere a Pisa, sviluppando la sua formazione umanistica e un’avversione antiromantica nei confronti di Manzoni. Sul piano politico, dopo gli entusiasmi rivoluzionari della gioventù, aderì al progetto monarchico-costituzionale del nuovo Stato Italiano. Nel panorama letterario del secondo Ottocento, Carducci fu isolato cantore dei valori ideali ed estetici della classicità. Nel 1907 ottenne il premio Nobel per la letteratura. L’uso dell’Anafora nelle poesie del Carducci è molto ricorrente, di seguito nella poesia Nevicata il poeta, ai versi 3 e 4, con la ripetizione della negazione “non”, insiste sulla sensazione del silenzio nella città sotto la neve.

Nevicata

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinereo: gridi,

suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,

non d’amor la canzone ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aere le ore

gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati; gli amici

spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu calmati, indomito cuore –

giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

 

In un’altra sua poesia molto famosa, Pianto antico, le due martellanti anafore dell’ultima strofa esprimono la tragica consapevolezza della morte del figlio:

sei nella terra fredda,

sei nella terra negra;

né il sol più ti rallegra

né ti risveglia amor.

365 giorni, Libroarbitrio

Condillac e “il saggio sull’origine della conoscenza”

Roma 28 maggio 2013

Etienne Bonnot, poi abate di Condillac, fu un rappresentante della cultura illuministica.

A metà del Settecento abbandonò gli interessi teologici per dedicarsi pienamente allo studio della filosofia.

Entra così in contatto con i maggiori esponenti del suo tempo: Diderot, Rousseau, D’Alembert, e nel 1746  scrisse Il saggio sull’origine della conoscenza, la sua opera più importante, in cui enunciò la celebre ipotesi della statua.

I suoi interessi per i fenomeni della sensazione lo portano, assieme a Berkeley e a Diderot, alla partecipazione su discussioni sorte a seguito dei primi interventi chirurgici di cataratta, che riproponevano in modo nuovo gli antichi problemi relativi alla visione.

Nel 1758 lo accusano di eresia e ateismo, per tale avvenimento si vede costretto ad abbandonare Parigi per stabilirsi a Parma. Durante il periodo “italiano”, durato dieci anni, lavora presso Ferdinando di Borbone, esercitando un notevole influsso sugli intellettuali italiani.

Tornato a Parigi, si ritira nella sua dimora, un castello di famiglia sulla Loira.

Questi saranno gli ultimi anni di studio,  approfondirà argomentazioni sulla scienza dell’economia, dell’agricola, della pedagogia e della logica.

A domani

LL

 

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La “Fiaba” di Jakob & Wilhelm Grimm

Roma 17 maggio 2013

I fratelli Grimm, Jakob 1785-1863 e Wilhelm 1786-1859, furono scrittori e studiosi del folklore tedesco.

Jakob insegnò lettere antiche e successivamente lavorò a Berlino, alla corte di Federico Guglielmo IV. Si dedicò agli studi di grammatica, linguistica e mitologia e la sua attività di ricercatore fu sempre tesa a indagare sulle origini, le radici e l’evoluzione della lingua tedesca, di cui nell’Ottocento fu il principale studioso.

Dopo numerose pubblicazioni di carattere scientifico, fu la raccolta di Fiabe dei bambini e della casa, compiuta con il fratello Wilhelm e pubblicata in cinque successive edizioni, dal 1812 al 1857, a dargli un notevole successo in Germania e in Europa.

In Italia l’opera dei fratelli Grimm verrà pubblicata dalla casa editrice Hoepli con il titolo “50 Novelle per i bambini e per le loro famiglie”. 

La fiaba, massima testimonianza della narrazione orale popolare, riconquistò, in un epoca di grandi ricerche illuministiche agli albori del movimento letterario romantico, con il lavoro dei Grimm una posizione di primo piano nella letteratura dell’Ottocento.

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

Jean Jacques Rousseau:l’uomo nato libero è dappertutto in catene.

Roma 10 maggio 2013

Nato a Ginevra da una famiglia piccolo borghese, studiò come autodidatta durante una giovinezza disordinata ed errabonda.

Nel 1742 si trasferì a Parigi e iniziò a guadagnarsi da vivere facendo il copista i musica. In questo periodo entrò in contatto con l’ambiente degli Illuministi e in particolare con Diderot e d’Alembert: per loro curò gli articoli musicali della grande Enciclopedia.

Incapace di stabilire legami umani soddisfacenti, finì con il rompere ogni rapporto con gli Illuministi.

Nel 1762, costretto a fuggire dalla Francia perché sospettato di ostilità al regime, si rifugiò in  Inghilterra dove trovò ospitalità per un certo periodo presso Davide Hume.

Presto anche il rapporto con il filosofo inglese si ruppe e Rousseau dovette ritornare a Parigi.

Trascorse la sua vita in solitudine completando le sue  memorie I sogni di un viandante solitario.

Si può dunque d’egli dire che certo fu un illuminista ma che abbracciava già molti dei canoni romantici dell’epoca futura, nonché anticonformista, inquieto e individualista al tal punto che molte dicerie accompagnano ancora oggi il suo nome e non solo, molte delle sue produzioni letterarie e scientifiche sono diversamente interpretate.

Per alcuni rappresenta il teorico ispiratore della rivoluzione francese, per altri l’autore di una critica globale alla società moderna, per altri ancora il nostalgico sognatore di una perduta innocenza primitiva dell’umanità.

Tuttavia ciò su cui tutti sono d’accordo è il riconoscergli il merito dell’aver dato inizio allo studio della  storia della pedagogia moderna con l’Emilio o Dell’educazione 1762.

A domani

LL

 

Testo di lettura:
Antologia illustrata di Filosofia
Demetra Editore

365 giorni, Libroarbitrio

Francois-Marie Arouet. La lotta contro il fanatismo religioso e l’arroganza politica

Roma 9 maggio 2013

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Il Settecento Illuministico fu vissuto da grandi personaggi che oltre a studiare le lettere furono grandi scienziati dell’essere umano e delle sue innate doti comunicative, pertanto non possiamo non dedicare una pagina a Lui,  Francois-Marie Arouet, detto Voltaire.

Parigino di nascita, rientra nella sua patria dopo ventotto anni di assenza per ammirare la sua opera Irène nel 1778, la sua ultima commedia, in questa occasione non più giovane ma bensì ottantenne e con la fama di studioso delle scienze filosofiche, viene applaudito e acclamato dall’enorme folla che si riunì per l’occasione.

La sua morte in quello stesso anno fu il degno epilogo di una vita dedicata alla lotta contro il fanatismo religioso e l’arroganza politica, in cui l’impegno sociale si univa a una prosa tanto elegante quanto sarcastica e graffiante.

Voltaire fu il padre spirituale dell’Illuminismo francese, l’emblema stesso del movimento, caratterizzando tutta la sua opera con l’espressione sorridente che è ben evidente in tutte le opere pittoriche che lo ritraggono ove si allude all’ironia con la quale egli caratterizzò tutto il suo lavoro, i suoi scritti e il suo pensiero.

Nonostante ciò, nei suoi primi anni della maturità, non erano mancati momenti di difficoltà: il filosofo fu arrestato due volte e rinchiuso alla Bastiglia per ordine degli arroganti nobili, le cui prepotenze non si stancava di denunciare.

Il barone di Rohan lo fece persino bastonare brutalmente dai servi, dopo essersi rifiutato di battersi a duello con lui, un semplice borghese figlio di un ricco notaio parigino.

A trent’anni, costretto all’esilio a Londra, entrò in contatto con la cultura inglese, subendo l’influenza della  filosofia di Locke e del metodo scientifico inaugurato da Newton, che non cessò mai di divulgare sul continente.

Nel 1746, riconciliatosi con la corte, soprattutto per i buoni uffici della Pompadour, fu ricevuto solennemente  nell’Académie e nominato storiografo di Francia.

 

A domani

LL

 

In copertina:

Portrait de Voltaire
Atelier de Nicolas de Largillière
Musée Carnavalet