“Cane di gioia” Yvan Goll

albero Fratellone mio

Cane di mia carne
Cane della gola di rose nere
E dal mantello di finocchio
Presta alla mia mano la tua pelliccia
Mia pirateria di fiamme
Cane mio solo calore fra il freddo degli uomini
Mio rovo trepidante

La voce del mio ultimo dio esce dalla tua gola
O voce del pozzo termale
Che dopo Pizia non udivo più
Che nessuna grammatica nessun Tucidide nessun
rantolo di tamburo
Faceva fremere nel mio orecchio.

Infine divengo ancora il centro di qualcosa
Il centro del tuo cerchio di benevolenza
Per guarirmi dei cerchi dell’alcione
E di quello di Uranio intorno all’Obelisco
Mio cane di gioia
Fiore di tuono
Bestia selvaggia della fraternità

 

“Carissimi tutti,
perdonate questa mia intrusione ma devo assolutamente scrivervi che, questa poesia fa parte di una raccolta di ultimi scritti di Yvan Goll ch’egli si apprestò a scrivere in fin di vita: e sì, perché quando seppe di essere presto soggetto alla morte, in due mesi ricoprì in minuscola calligrafia tutti i pezzi di carta, buste, ricette, margini di giornale per terminare di comporre le sue poesie, venne tenuto in vita col sangue donato da sedici poeti di diversi paesi e della sua amata Claire Aishmann.”

L.L.

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