365 giorni, Libroarbitrio

Voglio – Gianluca Pavia

Egon Schiele, Mime van Osen (detail), 1910

Egon Schiele, Mime van Osen , 1910

Voglio saturarmi gli occhi
dell’intero possibile,
l’overdose mistica
di un pendolo sfuggente
tra l’uragano e l’arcobaleno,
tra asfalto e nuvole
e pioggia acida dentro un bicchiere.
Cogliere ogni frutto,
purché proibito,
giocare con il libero arbitrio
e scottarmi le dita come un bambino.
Le rughe di un vecchio
il canto di un folle
la stretta che ti coglie
tra i vicoli di una terra lontana,
e non pensare al ritorno
né alla distanza
volare a stile libero
senza ali
né rotta da seguire.

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365 giorni, Libroarbitrio

La quiete prima della tempesta – Lindze

sbircio

Guardo le nuvole che si addensano
dalla finestra della mia cucina.
Incombono, si fanno sempre più
scure, minacciose.

Una lama di luce
riesce a penetrare quella coltre
e cade disperata rischiarando
qualche anfratto di questo
cesso di periferia.

In alto, un gruppo di gabbiani
vola in tondo,
si lanciano versi
aggraziati,
poi, d’improvviso si dividono .

Ognuno vola dove più gli pare.

Un vecchio in basso
si muove calmo
tra le erbacce del giardino,
si inchina, strappa qualcosa
poi si ferma, prende un respiro.

Lo sguardo gli sfugge
a quelle nubi
mentre con una mano
protegge i suoi occhi.

Espira e se ne rientra in casa.

Io perdo tempo con un
caffè fumante in mano,
indeciso su quale direzione
la mia vita debba prendere.

Dentro tutto vortica.

 

365 giorni, Libroarbitrio

in fondo alla coda dell’occhio

librarsi

La libellula s’è posata sul ginocchio sinistro accavallato sul destro e le iridi l’ho strizzate in fondo alla coda dell’occhio.
Faccio finta di non vederla.
Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla e la falena anche, mai mai le fissavo, mai mai dopo essermi accorta del loro arrivo continuavo a guardale, ma non voltavo mica la faccia a destra o a sinistra come accavallo le gambe no, rimanevo col faccino dritto dritto, ma le iridi, ah le iridi le strizzavo in fondo alla punta dell’occhio, andandomi a mettere con tutto il mio sguardo in quell’angolino di viso. Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla o la falena anche, non volevo metterle a disagio col mio osservarle e poi gli sguardi attendono sempre qualcosa, tipo quel qualcosa che ad un certo punto deve smuovere quel qualcos’altro, allora io accavallo le gambe e strizzo le iridi in fondo alla punta dell’occhio, e faccio finta di non vedere. Da bimba facevo sempre finta di non vedere la libellula posarsi, o la farfalla e la falena anche, non volevo proprio guardarle perché volevo che loro si sentissero libere di volare via quando gli pareva a loro, volevo che nessuno le indicasse, volevo che nessuno le spaventasse, che nessuno provasse a toccarle, e più di ogni altra cosa al mondo, da bimba, volevo proprio starmene da sola, come ora, che la libellula s’è posata sul mio ginocchio sinistro accavallato sul destro e le iridi l’ho strizzate in fondo alla coda dell’occhio.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Odio i miei limiti” Loris Giorgi

il pensiero del mare
Osservo annegare i miei pensieri nell’oceano
come demoni nell’acqua santa
e ad ogni urlo
il mio corpo e la mia mente
sono più leggeri.
Odio i miei limiti
a tal punto d’avere notti insonni,
ne respiro il veleno
e assorbo tutti i suoi risvolti.
Acre desolazioni fanno da cuscino 
ai pesanti pensieri
in uno squarcio di noia.
Ormai stanco regalo il peso della mia anima al vento.
Ritornando a volare.
Ma nuovi pensieri mi ancorano al suolo 
in un batter di ciglia
rendendomi nuovamente fragile.
365 giorni, Libroarbitrio

“I masdanieri” Friedrich Schiller

Laura Knight

Se da queste fonde valli
che la nebbia fredda opprime
io potessi risalire,
gioia avrei che mi redime!
Lassù vedo dolci colli,
freschi sempre e sempre verdi!
Se avessi le ali
su quei colli volerei.
Sento echeggiare armonie,
suoni di pace celestiale,
sento le brezze portarmi
il sollievo di fragranze,
vedo ardere aurei frutti
nel verde occhieggiante,
lassù i fiori che si schiudono
l’inverno non cattura.
Ah lassù quale meraviglia
in un eterno sfolgorio,
e su quelle alture quale
dolce refrigerio è l’aria!
Mi si oppone il fiume astioso
che con furia rumoreggia,
i suoi flutti son sì gonfi
che il mio animo raggela.
Vedo una navicella incerta,
guarda, manca il timoniere.
Forza, non indugiare!
Son le vele sue animate.
Devi credere, osare,
ché gli dèi non danno pegni
solo un miracolo ti può portare
nel paese dei tuoi sogni.

365 giorni, Libroarbitrio

“Smetti di Parlare” Ghemon

Buona domenica a me!
A Voi!
Liberi di andare
e colorare
e volare are are are!

…devono lasciarmi solo perdere
vivo male se mi infastidiscono
e non me lo posso più permettere
mi viene da andare lontano
via di qua…