365 giorni, Libroarbitrio

John Steinbeck “Furore” una famiglia americana nella Grande depressione

Roma 7 novembre 2013

John Steinbeck

Nato a Salinas, in California nel 1902, John Steinbeck si interessò fin da giovane ai gravi problemi sociali del tempo, conseguenti alla crisi economica del 1929.

Così, si unì a un gruppo di braccianti che emigravano verso occidente, conoscendo più da vicino la realtà dei lavoratori del suo paese.

Frutto di questa esperienza furono i due grandi romanzi sociali La battaglia (1936) e Furore (1939), che gli diedero grande fama di scrittore ma gli procurarono le critiche  degli ambienti più conservatori della società americana.

Meno politicizzati ma comunque legati alla rappresentazione del mondo dei “vinti”, dei diseredati, alla loro voglia di vivere e alla loro tragica incoscienza, sono i romanzi Pian della Tortilla, Uomini e topi, Vicolo Cannery, scritti tra il 1935 e il 1945.

Durante la guerra, Steinbeck fu corrispondente per alcuni giornali.

In questo periodo scrisse La luna è tramontata, ispirato a quel conflitto.

Da La valle dell’Eden, pubblicato nel 1952, venne tratto un celebre film.

Nel 1962 vinse il premio Nobel per la letteratura.

Grande narratore, acuto osservatore della realtà, sensibile come pochi altri ai temi della giustizia sociale e della libertà, Steinbeck fu uno dei capostipiti della generazione degli scrittori americani del realismo sociale, quella che meglio degli altri seppe raccontare l’America degli anni trenta e quaranta, nelle sue profonde contraddizioni.

Morì a New York nel 1968.

 

Furore
Stati Uniti: nella metà degli anni trenta la gravissima crisi economica, nota con il nome di Grande depressione, ha costretto alla disoccupazione decine di migliaia di famiglie contadine. Tra queste la famiglia Joad, i cui membri si spingono su un camion in un avventuroso viaggio verso la California, alla ricerca di un lavoro come braccianti.
Con loro, migliaia di camion percorrono la lunga strada, ma il lavoro non si trova mai. Quando c’è, nella tanto sognata California, si svolge nella più totale condizione di sfruttamento, con la complicità delle autorità e della polizia, pronte a dare una mano ai padroni dei campi contro ogni protesta. Nell’odissea del viaggio della famiglia Joad muoiono i due nonni; il predicatore Casy, amico di famiglia, è ingiustamente arrestato  e Tom, il figlio maggiore, è costretto a nascondersi per aver ucciso un uomo durante un’aggressione subita. Dopo aver sostato in vari campi e aver patito umiliazioni e sofferenze di ogni tipo, i Joad si fermano in un campeggio per lavorare alla raccolta del cotone.  Ma anche in questo caso va male e mentre il vicino torrente allaga il carro  bestiame dove abita la famiglia, Rosa Tea, la figlia incinta, partorisce un bambino morto. Per sottrarsi all’inondazione, i Joad abbandonano il campeggio a piedi, in un ultimo disperato tentativo di sopravvivenza, ancora pronti a lottare e a compiere gesti di solidarietà verso i poveri come loro.”

A domani

Lié Larousse

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Giovanni Verga : la narrativa verista

Roma 13 agosto 2013

Giovanni Verga nacque a Catania nel 1840.

Dopo aver frequentato  la scuola di don Antonio Abate, un fervente patriota, entrò nel corpo della Guardia Nazionale istituito dopo l’arrivo di Garibaldi in Sicilia  e fondò varie riviste politiche e letterarie.

A venticinque anni volle uscire dal chiuso ambiente della provincia catanese e si trasferì prima a Firenze e poi a Milano.

Qui entrò in contatto con intellettuali e nobildonne e rappresentò questo ambiente  in numerose opere narrative e teatrali.

Dal 1874 in poi Verga abbandonò le figure di artisti infelici e donne dell’alta società che popolavano i suoi primi romanzi per volgere la sua attenzione verso personaggi più umili.

La realtà della Sicilia contadina di fine Ottocento divenne quindi protagonista delle sue opere.

Vi rappresentò  l’umile gente del popolo, contadini, braccianti, minatori, carrettieri, pescatori, rivelando l’abbrutimento della lotta per la sopravvivenza che li chiude in un destino disperato e senza scampo.

Emerge da queste opere una visione profondamente pessimistica della vita, dominata dalla consapevolezza che la natura, la società e la storia sono governate da leggi  ingiuste  e immutabili che schiacciano impietosamente  i deboli e li relegano al ruolo di “vinti”.

Al cambiamento  dei temi  corrisponde  un cambiamento  del modello narrativo: la figura del narratore  scompare per lasciar spazio  a una rappresentazione assolutamente oggettiva.

I personaggi si raccontano da soli, parlano direttamente attraverso una prosa asciutta, ricca di espressioni  dialettali con frequente uso del discorso indiretto libero, cioè riportato senza virgolette e senza venire introdotto da verbi come “dire” e “pensare”.

Lo scopo  del Verga era quello di prestare il possibile aderente al reale, che doveva emergere  dalla pagina con forza autonoma.

La narrativa del Verga fu assunta a modello di tutto un movimento letterario al quale fu assegnato il nome di Verismo che diede un contributo fondamentale alla fondazione della tradizione narrativa realistica italiana.

Dal 1893  in poi l’autore  ritornò per periodi sempre  più lunghi  a Catania fino a soggiornarvi definitivamente.

Gran successo ebbero le opere: Storia di una capinera, Eros, I malavoglia, Mastro don Gesualdo, Novelle rusticane.

Morì nel 1922.

A domani

LL