365 giorni, Libroarbitrio

“La paura dell’inverno” Vicenc Llorca

Treccia Lié per E.G.

No, non dire alla foglia che si fermi:
deve venire l’inverno.
Ammucchia la legna, mangia e aspetta,
aspetta l’ora della neve.
Patire il freddo ti condurrà alla casa dell’anima,
ti farà ricordare
il calore di un corpo in un altro corpo,
e il valore della resurrezione.
Forse non credi che dietro l’onda
che muore contro lo scoglio
sta nascendo la forma di una spiaggia,
una baia, un porto?
Quel che rende così duro il morire
è ignorare per sempre la vita,
come un pianeta
traccia l’ellisse di una luce più grande.
Che temi? Forse il non avere occhi,
che ti sfugga l’intenzione
di possedere le cose,
smettere di creare nella creazione?
Allora, come un aedo,
recita il tempo
nel tempo delle sillabe e dei fatti.

tratto da Canto d’autunno
tradotto da Emilio Cocco

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365 giorni, Libroarbitrio

Cenere di latte L.L.

LiéLibre

Se solo tu mi volessi donerei alle tue mani le mie ossa da spezzare fragili ramoscelli e divenire soffio cenere candida del tuo verso.
Se solo tu mi volessi avvicinerei la tua bocca ai miei seni da eclissare tramonti di luna e divenire latteo succo per abbeverartene schizzo d’inchiostro perlaceo.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Walt Whitman “Le più belle poesie”

Roma 24 marzo 2014

walt-whitman

Ohimè! O vita!

Ohimè! O vita! Per queste domande sempre ricorrenti,
per la folla infinita di fedeli, per le città  piene di sciocchi,
per il mio continuo rimproverarmi (poiché che è più sciocco di me
e più infedele?),
per gli occhi invano assetati di luce, per gli oggetti perfidi,
per la lotta sempre rinnovata,
per gli scarsi risultati di tutti, per le sordine folle che vedo
attorno a me avanzare con fatica,
per gli anni inutili e vuoti  di coloro che rimangono,
con il resto di me avvinghiato,
la domanda, Ohimè! Così triste, così ricorrente – cosa c’è
di buono in tutto questo? Ohimè! O vita!

(Risposta) Che tu sei qui – che la vita esiste, e l’identità,
che il potente spettacolo continua, e tu puoi contribuire
con un verso.

***

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa

Quando i lillà fiorirono l’ultima volta  nel prato davanti a casa,
e la gran stella si tuffò presto nel cielo d’occidente, a notte,
io presi il lutto e sempre lo prenderò, ogni volta che torni primavera.
Primavera che sempre ritorni, certo una trinità tu mi porti,
lillà perennemente in fiore e stella che cala ad occidente,
e il pensiero di colui che amo.

O stella possente che cali a occidente!
O ombre della notte – o malinconia notte di lacrime!
O grande stella scomparsa – o nera tenebra che la nascondi!
O mani crudeli che mi trattenete impotente – o anima mia indifesa!
O nuvola severa che mi circondi e non vuoi liberare la mia anima.

Scritta alla morte di Lincoln

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

L’Ottava in il Teseida e il Filostrato

Roma 19 febbraio 2013

Dall’epica cavalleresca al racconto pastorale

Per narrare temi tratti dalla mitologia classica Boccaccio adopera invece non la prosa, ma il verso, e propriamente il metro più consueto dei cantari, l’ottava, ossia la strofa di otto versi composta da sei endecasillabi a rima alterna e due a rima baciata. Sarà questo d’ora in poi il metro tipico del poema eroico-cavalleresco. Ricchi di intrecci e di situazioni varie, il Teseida e il Filostrato dipendono in realtà dalla tradizione del romanzo medievale.

La suggestione del modello epico classico si afferma maggiormente nel primo dei due poemi, il Teseida, terminato a Firenze 1340-1341. Dedicato alle imprese dell’eroe greco Teseo “duca d’Atene” e ad una serie di vicende complicate e romanzesche di armi e di amori, di cui sono i protagonisti Arcita e Palemone. In realtà il poema epico di Teseo, che vince le Amazzoni costringendole ad accettare il legame dell’amore e della vita civile, e che sconfigge il crudele re di Tebe Creonte, cede il posto alla ben più ampia vicenda dell’amore dei due giovani tebani, Arcita e Palemone, che si contendono Emilia in un estenuante duello, una giostra fatale, che vede il primo vincitore, ma ferito a morte, ottenere la gloria agognata, e il secondo vinto ma alla fine felice di ottenere la donna amata, che più di ogni altra cosa desiderava. Il romanzo si svolge quindi sotto il segno dell’amore e della cieca fortuna, che è la vera protagonista di questo mondo leggendario, dove però le virtù ricevono in definitiva la loro giusta ricompensa.

Più compromesso con la schietta tradizione epica medievale è l’altro poema. Il Filostrato, parola maldestramente formata dall’unione di vocaboli greci per significare ” abbattuto d’amore” è ricalcato, con originalità di rielaborazione, sul Roman de Troie di Benedetto di Sainte-More, un poema del secolo XII compendiato in latino da Guido delle Colonne e anche volgarizzato, quindi largamente noto al pubblico del Trecento. Narra la storia di Troilo, ultimo figlio di Priamo, che s’innamora di Criseida rimasta a Troia mentre il padre, l’indovino Calcante, si era rifugiato nel campo greco. La storia si sofferma con compiacimenti erotici sull’amore di Troilo e Criseida , e quindi con tono elegiaco  sulle sofferenze  del giovane che cerca e alla fine trova la morte, addolorato prima per la partenza di Criseida per il campo greco e poi per aver saputo del nuovo amore di lei per Diomede. Il racconto del Boccaccio , come al solito ricco di personaggi e di situazioni e non privo perfino di analisi psicologiche, si muove su un piano alquanto diverso dal modello epico medievale per quel tono di leggera ironia col quale il poeta contempla le vicende, proposte quasi come esempi per i giovani a seguire l’appetito d’amore e ad esser cauti nel credere alla fedeltà delle donne. Una disposizione gnomica, ossia una propensione a ricavare un insegnamento morale, che in forma ambigua, con un margine di aristocratica comicità, egli conserverà nell’opera maggiore.

A domani

LL