365 giorni, Libroarbitrio

a noi figli di nessuno – L.L.

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Spero
che oggi sia un altro
nuovo giorno per te,
che come qui
ci sia un sole deciso e buono
a scaldarti sangue e ossa
e che la tua mente riesca,
a poco a poco, di liberarsi
dagli stereotipi
di figlio abbandonato
dall’amore tradito
di un passato incespicato,
sono solo favole stantie
scritte tanto tempo fa
all’uomo che ora non sei più.
Lascia che il mondo piroettando
ti cada addosso
con tutta la sua fragilità e delirio, e tu
con quelle mani grandi e rovinate
dalle intemperie dell’altalenare del tempo
saprai risollevare, da te,
senza bisogno
di nessun altro uomo che non sei.

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365 giorni, Libroarbitrio

Poesie sparse – Rilke

foto di Luca - Davide- Lié - Venezia luglio 2016

(giocano i capelli in barca/col vento gli schizzi lagunari – L.L.)

Tutto tenevo aperto di me,
dimenticavo
che fuori non ci sono solo cose ed animali
sempre in sé intenti,
il cui occhio sporge
dal cerchio della loro vita appena
come fa un quadro dalla sua cornice;
che da ogni parte in me lasciavo irrompere
sguardi,
curiosità,
pensieri senza posa.

Poi succede
si formano occhi nello spazio
e vedono, il puro esistere mio.

365 giorni, Libroarbitrio

Scavando – Gianfranco Ravasi

Isola Tiberina

(Gli occhi per il cuore osservano / l’opposto della riva / dell’imposta vita – Isola Tiberina –  L.L.)

Tra l’indice e il pollice
riposa la mia penna tozza e comoda

sotto la finestra
il suono netto e stridulo della vanga
che affonda nella terra ghiaiosa:
mio padre e suoi uomini che scavano

Io non ho la vanga
per seguire uomini così.
Tra l’indice e il pollice ho la penna.
Scaverò con quella.

365 giorni, Libroarbitrio

“Studia la matematica!” Primavera – Alfons Mucha

Alfons Mucha - Primavera

La villetta era al capo opposto della città
vi stagnava un afrore di soffritti
il fermacarte era un bossolo di granata.
La vestaglia mia frusciava, un po’ si apriva
lasciavo s’intravedesse
succhiavo assorta una matita faber
dal sotterraneo udivo il ronzio
di un uomo ingegnere.
Capivo poco, dicono dipenda dall’età,
non ricordo altro,
sì, clacson nelle vie sotto cieli di piombo…

365 giorni, Libroarbitrio

bravi tutti – L.L.

neronera

colla e legno
colla e carne
colla e bava

marionette
uomini
bestie

burattinai di voi stessi

spettacolate al buio, bravi tutti,
perché non ci provate alla luce,
del giorno. venite da me ora. no?

 

365 giorni, Libroarbitrio

“poesia n°48” Dennis Nurkse

Giardino Signor Nove

Opera fotografica “Giardini dispersi” del fotografo e scultore Signor Nove 
( in gentil prestito per Libroarbitrio)

Il diavolo è un ottimista
se pensa di poter peggiorare
gli uomini.

Fazioni.

Uomini a cavallo giunsero di notte
a casa mia. Volevano sapere
da che parte stavo.

Sulle prime risposi: Dio:
che significa, niente: ma poi
anche quella si rivelò una risposta inaffidabile.

Allora provai a spiegare ma.
Ma questi erano uomini
poco inclini a sottigliezze divine:

avevano cavalcato a lungo
e i loro cavalli nitrivano là fuori
sudati nel vento ghiacciato dell’alba.

365 giorni, Libroarbitrio

“Nuda ma dipinta” Luciano Folgore

Hielo Natalia Deprina

E questo lungo desiderio di godere
è una zattera di felci,
che mi trasporta, su liquidità verdi,
in un fresco pellegrinaggio
verso una città di alberi.
Ciglia socchiuse.
Lampada verde del sole.
La mia casa sarà d’ora di giunchi
e gli uomini saranno forse
piccoli fili d’erba
con goccioline di rugiada.

365 giorni, Libroarbitrio

“Il dragomanno errante” Charles Tomlinson

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Di sera l’aria si addensa di un profumo
essudato dai muri e prodigo di sogni,
incenso scuro di un sacramento solare
dove le fasce di seta dei campi
sbiadiscono e seccano profilando i declivi
con parallele d’erba, dolci viali:
un profumo costante aleggia sul mutamento,
come quando si svolta il fieno e perdiamo
questa chiarezza di pianure e terrazze
finché i covoni segmentano i pendii di nuovo
come megaliti sparsi. Ogni anno gli uomini
li impilano prima di fare i pagliai,
lasciando verso sera contro il cielo
un cromlech di covoni per confondere il senso
del tempo, e da cui le rugiade fumanti
traggono odori solidi come quell’inganno.

365 giorni, Libroarbitrio

“Cuore di cane” Michail Bulgakov

Cuore di Cane

“U-u-u-u-u-u-hu-hu-huu!…guardatemi, muoio. E il mio ululato si confonde con quello della tormenta che così, attraverso il portone, mi canta la sua messa da morto. E’ finita per me, proprio finita. Un individuo schifoso, con quel suo lurido berretto, il cuoco della mensa per l’alimentazione normale degli impiegati  del Consiglio Centrale dell’Economia Nazionale, si è preso il gusto di sbattermi addosso una pentola d’acqua bollente e mi ha mandato in malora il fianco sinistro. Brutta carogna! E sì ch’è un proletario!…Santissimo Iddio, che male mi fa! Quell’acqua diabolica m’ha lessato la carne fino all’osso, e ho un bell’ululare, tanto non serve a nulla!
Che male gli facevo? Non è certo frugando tra i rifiuti che si deruba il Consiglio dell’Economia Nazionale. Razza di porco! Dovreste vedere che brutto muso. E, quanto al resto, è più largo che lungo. Un delinquente  con la faccia di bronzo . Ah, questi uomini…M’ha rovinato il fianco verso mezzogiorno e adesso è quasi buio, saranno le quattro, a giudicare dall’odorino di cipolla che si effonde dalla caserma dei pompieri sulla Precistenka. Come sapete, quelli s’ingozzano di polentina e basta: è l’ultima risorsa, un po’ come i funghi. Del resto, certi cani amici miei della Precistenka mi son venuti a dire che in via Neglinnaja, al ristorante “Bar”, ti rifilano il piatto del giorno – funghi in salsa piccante – per tre  rubli  e settantacinque copechi la porzione… Questione di gusti, un po’ come quello di leccare una caloscia…
U-u-u-u-uh… il fianco mi fa un male d’inferno e non ho dubbi sul futuro che mi attende: domani sarò coperto di piaghe e, mi domando, come farò a curarle? D’estate, basta una bella trottata al parco Sokolniki, dove cresce un’erba speciale, veramente egregia, e inoltre uno può rimpinzarsi gratis di avanzi di salame. I nostri bravi cittadini, poi, ti seminano intorno tante di quelle cartacce piene d’unto che ne hai da leccare per ore e ore. Se non fosse per quella solita, dannata larva notturna che si mette a cantare  al chiar di luna “Celeste Ai-i-i-da”, roba da mozzarti il respiro, sarebbe una vera pacchia. Ma dove volete che vada, in questo stato?…
Incassato calcioni? Eccome!… Mattoni nelle costole? Altro che! Le ho passate tutte, sono rassegnato al mio destino e se ora faccio la lagna è solo per il dolore fisico e per il freddo, ma lo spirito è sempre in gamba… Spirito di cane ha sette vite, lo sapete.

365 giorni, Libroarbitrio

Ottava Elegia Romana di Johann Wolfgang Goethe

Roma 26 febbraio 2014

C.D.F.

Quando mi dici, cara, che da bambina non piacevi
alla gente, e tua madre ti disprezzava,
fino a che diventasti adulta in modo discreto, io lo credo:
con piacere ti penso una fanciulla diversa.
Forme e colore mancano anche al fiore della vite,
ma l’acino maturo incanta uomini e dèi.

A domani
Lié Larousse