365 giorni, Libroarbitrio

“Non si muore tutte le mattine” Vinicio Capossela

Lié 2000

Siamo rimasti solo voce.
Come la ninfa Eco, a furia di consumarsi, per passione, finì col rimanere voce…
eco di voce,
eco della sua voce.
Non abbiamo più peso, né corpo, né vita, siamo soltanto voce.
La voce che si spande nei canali della quantità,
la voce rinchiusa,
asserragliata a spurgare,
incarcerata.
La voce dei motel, la voce rimasta impigliata nella rete dei telefoni, delle strade, dei binari.
Siamo rimasti Voce, senza più corpo,
sul bordo della nostra gioventù,
sull’orlo di come sarebbe dovuta andare.
La voce delle serenate, che ci echeggiano nelle orecchie, e non ci lasciano in pace.
Puniti dalla troppa passione, ci si è portati al di rimanere fermi davanti ai bivi.
Allora ci è voluto il ritiro,
l’impresa e l’epopea.
La voce è diventata la nostra divinità,
il nostro nume.
Essa soltanto ci tutela e conserva,
ci riproduce,
che ci ha infebbrato la vita,
ingravidati,
e solo la voce è rimasta per sgravare quella colica d’immaginazione,
quel mare grosso che ci ha sollevati fino a dove Dio si è fatto intravedere e poi ancora,
ci ha annegati,
ributtati dalla parte di sotto.
La voce è la nostra barca,
il nostro confine,
quel che resta di noi,
l’eco della nostra voce,
rimbalzante per tutti gli spigoli dai quali ci siamo intravisti.
La voce, eco della visione.

365 giorni, Libroarbitrio

“Il tamburo di latta” Gunter Grass

tamburodilatta

Si può iniziare una storia nel bel mezzo e procedendo arditamente avanti e indietro impiantare un grandissimo casino.
Si può ostentare modernità, depennare  tempi e distanze e a cose fatte proclamare che finalmente e all’ultima ora il problema spazio-tempo è stato risolto. Si può anche affermare, proprio in incipit, che oggi giorno è impossibile scrivere un romanzo, ma dopo, per così dire alle proprie spalle, scaricare un bestseller  bello grosso e ritrovarsi eletto ad ultimo romanziere possibile. Inoltre ho sentito dire che brilla per modestia chi all’inizio pretende: che non esistono più gli eroi da romanzo, perché gli individualisti non esistono più, perché l’individualità ci è scappata di mano, perché l’uomo è solo, ogni uomo solo allo stesso modo, senza alcun diritto alla solitudine individuale, e costituisce una massa solitaria senza nomi e senza eroi. Sarà così e sarà giusto così. Tuttavia per me, Oskar, e per il mio infermiere Bruno vorrei constatare che: noi due siamo eroi, eroi radicalmente diversi, lui dietro lo spioncino, io davanti allo spioncino; e quando lui apre la porta noi due, con tutta l’amicizia e la solitudine, siamo ancora  ben altro che un’anonima massa senza eroi.