365 giorni, Libroarbitrio

Vicente Huidobro “Canto II”

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Eccomi qui tra mari spopolati
Solo come la piuma che si stacca da un uccello notturno
Eccomi qui in una torre di freddo
Vestito del ricordo delle tue labbra sapide di mare
Delle tue cortesie e della tua chioma
Luminosa e disciolta come i fiumi che sgorgano dai monti
Stavi forse per diventare cieca perché Dio ti faceste queste mani?

L’arco delle tue ciglia che si tende come arma degli occhi
Nell’invito feroce colpo d’ala che l’orgoglio dei fiori fa sicuro
In vece mia ti parlano le flagellate pietre
In vece mia ti parlano le onde degli uccelli senza cielo
In vece mia ti parla il gregge delle pecore silenti
Addormentato nella tua memoria
In vece mia ti parla la nudità del piccolo ruscello
L’erba che sopravvisse legata alla ventura
Avventura di luce e sangue d’orizzonte
Vestita appena d’un fiore pronto a spegnersi
Al primo soffio flebile di vento

Le pianure si perdono sotto il tuo piede di fragile grazia
E si smarrisce il mondo al tuo limpido andare
Giacché tutto è artificio quando appari
Nella tua minacciosa trasparenza
Innocente armonia senza tregua né oblio
Elemento di lacrima mulinante all’interno
Fatto d’ansia altezzosa e di silenzio

Fai dubitare il tempo
E il cielo con istinti d’infinito

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365 giorni, Libroarbitrio

“Dea dell’Ovunque” L.L.

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Tremo come un uccello che plana
alla deriva su di un mare d’afa
tremolio d’inferi
e grido
e grido per te
e grido per me
e supplico
e poi incorono fiori in una ghirlanda senza odori
e ti prego Dea dell’Ovunque
non dimenticarmi
non dimenticarlo
noi gemelli figli tuoi
non lasciarci diventare anime fredde senza doni
a riva portaci conchiglie
alla terra  frutti del grano
e come fossi acqua in cristalli d’aria
tendendo le tue braccia a noi
portaci in salvo

365 giorni, Libroarbitrio

Ishikawa Takuboku “TANKA”

Roma 28 gennaio 2014

Ishikawa Takuboku

Nel cielo blu
il fumo svanisce
triste.
Il fumo che svanisce
forse mi somiglia?

Come un aquilone
con il filo spezzato
ricordo il cuore
di giovani giorni
volare in cielo.

Lavoro, lavoro sempre
pure – non so perché – sprofonda
nella miseria la mia vita.
Guardo immobile e muto
le mie povere mani.

Ti sembra starno
se giunge il mattino
se si fa chiaro il mondo?
Perché allora dubitare
di questo amore vero?

Ero ragazzo,
avevo la tristezza negli occhi.
Invidiavo allora
il volo di un uccello
che volando cantava.

Poeta giapponese, Ishikawa Takuboku, fu in contatto con il gruppo dei poeti riformatori di Tokyo. Condusse una vita difficile, segnata da povertà e malattie che lo condussero alla morte a soli ventisette anni.
Tuttavia la sua fama si è espansa fino in Occidente per la bellezza delle composizioni poetiche scritte nella tradizionale forma del Tanka, ma pervase di una nuova sensibilità antiretorica e realista.
I Tanka di Takaboku non sono infatti quadretti descrittivi  di scorci del paesaggio o momenti della giornata, ma amare, disperate riflessioni sul doloroso destino della sua vita.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

“Due tempi” di Giampiero Neri

Roma 22 gennaio 2014

Giampiero Neri

La civetta è un uccello pericoloso di notte
quando appare sul suo terreno
come un attore sulla scena
ha smesso la sua parte di zimbello.
Con una strana voce
fa udire il suo richiamo,
vola nell’aria notturna.
Allora tace chi si prendeva gioco,
si nasconde dietro un riparo di foglie.
Ma è breve il seguito degli atti,
il teatro naturale si allontana.
All’apparire del giorno
la civetta ritorna al suo nido,
al suo dismesso destino.

Da Teatro naturale,
Mondadori, 1998

A domani
Lié Larousse