365 giorni, Libroarbitrio

La Letteratura cortese in Italia

Roma 26 gennaio 2013

Egemonia francese e corte feudale italiana

In Italia, dove questa letteratura si diffuse anche nella lingua originale, le traduzioni dei romanzi cortesi contribuirono, proprio per il modello di stile cui si rifacevano, alla formazione della prosa narrativa in volgare. La loro fortuna si protrasse in Italia fino a tutto il secolo XIV. Ma il modesto livello letterario dei volgarizzamenti, che risentono il delle volte di ingenuità linguistica e del limite pedantesco del ripetitore, indica soprattutto il diverso grado intellettuale del pubblico cortigiano, che era pur sempre quello cui in gran parte era destinata questa letteratura. Come Dante condannerà il pericolo della narrativa cortese dal punto di vista morale, così Boccaccio esprimerà nel Filocolo il disgusto per la degradazione  cui essa era pervenuta sul piano artistico nel processo di diffusione.

In realtà mentre in territorio gallo-romanzo la corte feudale viveva il momento culminante della sua potenza, accrescendo la sua forza di attrazione nei confronti degli intellettuali, in Italia il feudalesimo era in piena crisi. I feudi, frazionati, avevano perso gran parte della loro potenza e gli stessi signori andavano fissando la loro dimora entro le mura cittadine, o erano impegnati nella lotta contro le aspirazioni autonomistiche dei Comuni. Sappiamo che alcune grandi corti feudali del settentrione, i Malaspina, i Savoia, gli Este, i da Romano, i Visconti accoglievano trovatori e giullari, e dei primi Dante tesserà l’elogio come esempio di antica civiltà cortese. Al Sud, nella sede dei normanni, fioriva una cultura non propriamente orientata secondo il modello cortese.

Ma nelle corti italiane si affermò soprattutto la lirica, favorita dagli scambi con la vicina Provenza; la poesia epica ebbe vita soprattutto nella forma del cantare,rimaneggiamento ad uso popolare dei cicli cavallereschi. Nelle città, dove invece si va popolarizzando e accentrando tutta la nuova vita economica e sorge una animata e più complessa vita politica, l’intellettuale si rivolge prevalentemente alle arti utili alla vita civile e l’impegno artistico sorge spesso in margine alla sua professione o come estremo compimento di essa.

A domani

LL

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Il Romanzo Cortese

Roma 22 gennaio 2013

Trasformazione dell’epica cavalleresca

Il modello della Chanson de Roland venne superato nel corso del secolo XII da un genere di epica più rispondente alle esigenze della raffinata società feudale e agli ideali della vita cortigiana, il romanzo cortese, che fu il fondamento della lettura epico-cavalleresca dei secoli successivi. L’amore come valore profondo dell’anima, come ideale da perseguire e da cantare al pari degli altri temi della vita eroica, è una novità rispetto all’orizzonte spirituale della Chanson de geste.

La Lirica Trobadorica:

In effetti i temi dell’etica cortese dominata dall’amore avevano trovato un veicolo letterario notevole nella lirica trobadorica, e cioè nella poesia dei nuovi compositori in volgare, i trovatori: trobar vale appunto “comporre”, nel senso retorico, specifico del termine, inventare i testi con il quale riempire i “tropi”, i moduli ritmici del canto. Presenti soprattutto nelle corti feudali del Sud, del Poitou, del Limosino, della Provenza, i trovatori affrontano da  una parte la poesia d’amore cristianamente inteso come atto spirituale e svolto nella metafora del vassallaggio, dell’omaggio che l’uomo, come vassallo, rivolge alla donna, sua signora; dall’altra la poesia della rettitudine, che affronta temi morali e politici.

A domani 

LL