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La ninna nanna della guerra – TRILUSSA

Trilussa - www.libroarbitrio.com

Fa la ninna fa la nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili

Fa la ninna fa la nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.

Chè quer covo d’assassini
che c’insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.

So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.

E riuniti fra de loro
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

 

1914 – Trilussa

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365 giorni, Libroarbitrio

Paradiso – Er Pinto

 

Bosch-Giardino della delizia

Quanto è lontano da qui il paradiso?
Sembra vicino, lo sembra alle volte
Quando spiragli ci sfiorano il viso
Nei smarrimenti di notti sconvolte

Forse la vita è soltanto una scala
Ed ogni giorno soltanto un gradino
Verso qualcosa che infine regala
La pace ed il senso del mero destino

Son contenitori di sogni e energie
I nostri corpi, che ne misurano il viaggio
Per accettarlo scrivo poesie
Le mie fantasie mi rendono omaggio

Non c’è nessun Dio che ci dà la forza
Niente è infinito così è la natura
Che così bella ci incanta e si sforza
Di farci coraggio se abbiamo paura

La sensazione di essere vivo
Che provi se guardi un cielo stellato
È il vero segnale, il gesto incisivo
Che il dono prezioso è l’essere nato

Salgo le scale sudandone il prezzo
Non c’è l’inferno, non c’è il paradiso
Ogni scalino che salgo la apprezzo
La vita ti ha dato, la stessa ti ha ucciso

Se fosse freddo come d’inverno
L’inferno che invece pensiamo di fuoco
Se fosse vivere e pensare in eterno
Il vero finale, la beffa del gioco

Se fosse calda come l’estate
La lacrima che ti solletica il viso
Se fosse l’occhio nelle passeggiate
La porta segreta che è già il paradiso

Er Pinto

Opera pittorica
Il giardino delle delizie
di Hieronymus Bosch

365 giorni, Libroarbitrio

“L’Orco innamorato” Trilussa

nemmeno la politica può fare a meno della poesia per essere raccontata, insegnata e capita,
poi,
bisogna capire se si vuole capire
o capire cosa non capire
per capire di capire…
L.L.

poesia “L’Orco innamorato” di Trilussa letta da Elio Germano

365 giorni, Libroarbitrio

Al mercato Mannarino – L.L.

 

Sampietrini

Era notte in quel mattino
ed ho ricordato di un viaggio che facevo a dieci anni.
Ho pensato –  Forse è quel giorno.
Nello svegliarmi alzarmi lavarmi vestirmi ci ho chiuso fuori me.
Pensieri. Ossessioni. Paure. Compulsioni. Voglie. Sogni. Desideri.
Ho disdetto tutto. Ho dismesso tutto. Ed ho fatto entrare lei.
Jeans e maglietta.
Non mi sono pettinata né truccata.
Senza un soldo.
Senza salutare.
Senza chiavi.
Me ne sono andata al mercato.
Non quello del mio quartiere, ma da Giordano passando da Trilussa.
Perché è lì che ero solita andare.
Perché è quello che ho ricordato.
Perché ho dieci anni e sono felice a starmene dove i palazzi odorano di marmo gelido pure d’estate.
Dove ad accompagnarmi per la strada è l’odore degli alberi della città e il cucinato che sbuca dalle finestre perdendosi nei vicoli stretti.
Per le vie di sampietrini sono arrivata al mercato.
I negozi sono cambiati ma di quelli non me ne frega nulla
m’importa del chicco d’uva gigante nella bocca
della ciliegia pulita con le mani impolverate
delle olive verdi nella salsa puzzolente dolcisalate sulla lingua
dei fruttivendoli sbracciati e sguaiati che urlano il pregio del loro giovare
ed immagino il suono della voce di Giordano
nel suo cupo andirivieni  alla ricerca dell’entità infinita del tutto
di quella di Trilussa
che grida nell’aria il rimodernare composizioni metriche ridendo e sbeffeggiando tutti
invece ardono quelle delle pettegole che si fanno il verso l’una a l’altra
bisticciando per chi strappa il sorriso più bello all’ortolano.
Percepisco musica
ascoltata da chi vive dietro le finestre lasciandola divampare fuori come l’odore di sugo,
e mentre mi aggiro tra i banchi cercando solo ricordi odo il suo rimando
così al mercato ho trovato questo canto
voce di un giovane dalle straordinarie speranze
speranze di un futuro privo dall’angoscia della rabbia ma d’amore e d’arte nutrito
la stessa speranza che nutre l’uomo che porto nel cuore
e ascoltarlo mi ha fatto rizzare i peli fin dietro la nuca
e allora sono corsa a domandare chi fosse
– E’ Mannarino, Signorì nu’ lo conosci?
e ricordare che in effetti l’avevo già ascoltato
e ricordare ch’ero in sua compagnia mi ha scosso
e confusa mi sono commossa
e come a dieci anni
se vedevo un bimbo piangere piangevo con lui
se correva ci correvo  assieme
se lo vedevo morire, bé
ero lì con la mia mano stretta a lui
e lui con la sua sulle mie guance.
L’attimo dopo ho capito di essere accorsa a questo di mercato per riprendere me con i miei ricordi.
Con questo dono nella mente me ne sono tornata a casa
ho salutato Giordano e poi Trilussa
me ne sono tornata alla vita
con la consapevolezza
che ho memoria di quella carezza sul mio volto
che ci ho messo la guancia al riparo
regalo dell’immensità della pace.
E non crediate sia poco.
Non lo è.
E.
Con il pensarti che è gioia immensa
come essere spensierati sempre
mi dedico tutto questo
una me di dieci anni
in una mezza giornata di vita
speranzosa e felice.

 

Buona domenica a tutti voi che mi leggete
anche a chi è solo di passaggio per un’occhiata furtiva.
Lasciatevi catturare dalla melodia delle parole tutte
che sia poesia
che sia musica
che sia semplice conversare.

L.L.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Trilussa e le brevi favolette

Roma 17 ottobre 2013

Trilussa poeta

Felicità

C’è un Ape che se posa

su un bottone de rosa:

lo succhia e se ne va…

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.

La tartaruga

Mentre, una notte, se n’annava a spasso,

la vecchia Tartaruga fece er passo

più lungo de la gamba e cascò giù

co’ la casa vortata sottinsù.

Un Rospo je strillò: “Scema che sei!

Queste so’ scappatelle

che costeno la pelle…”.

“Lo so:” rispose lei

“ma, prima de morì vedo le stelle.”

A domani

LL