365 giorni, Libroarbitrio

Francesco Jovine : la fine di un sogno

Roma 7 dicembre 2013

Francesco Jovine
(…) A un tratto Immacolata Marano urlò:

– Luca, oh Luca! – e si mise le mani intrecciate sul capo dondolando sul busto.
– Luca, spada brillante,  –  gridò una voce giovanile.
– Spada brillante, – ripeterono in coro le altre.
– Stai sulla terra sanguinante.
Via via le donne si misero le mani intrecciate sulle teste, altre presero le cocche dei fazzoletti nei pugni chiusi e li percuotevano facendo:
– Oh! Oh! Spada brillante, stai sulla terra sanguinante!
– T’hanno ammazzato, Luca Marano.
– A tradimento, Luca Marano.
– Non vuole la terra il tuo sangue cristiano.
– Difendevi le terre del Sacramento.
– Erano nostre, nostre le terre.
– Avevamo le ossa per testamento.
– Le avevamo scavate con le nostre mani.
– T’hanno ucciso, Luca Marano.
– Piangete anche Marco Cece!
– E’ morto anche Marco Cece, stasera.
– Era vecchio e aveva patito fatica, fame e galera.
– Morte e galera su Morutri.
– Le donne, sole, col pianto.
– A lavorare, le donne soltanto.
– Piangete, donne; domani con la zappa in mano non si piange.
– Luca Marano, spada brillante; stai sulla terra sanguinante.
– Non piangete zappa e bidente sul sangue cristiano.
– E’ il sangue di Luca Marano.
– Aveva la luce nella mente e gli occhi di stella.
– E Gesualdo era suo fratello.
– Torneremo sulle terre maledette;  – il sangue avvelena l’acqua santa.
– Ci verremo senza messa; – i figli vogliono pane – anche se è pane di Satanasso.
– Non bestemmiate, donne cristiane.
– Per noi fame e dannazione – ma per i figli paradiso e pane.
– Torneremo al Sacramento – saremo serve, saremo; – ma avremo di lutto il vestimento.
– Per tutti gli anni che durerà buio e galera – vestiremo di pane nero.

Piansero e cantarono grande parte della notte, rimandandosi le voci, parlando tra loro con ritmo lungo, promettendo tutto il loro dolore ai morti. La notte era buia e le voci si perdevano sulla terra desolata oltre il circolo di luce che faceva il fuoco, ancora vivo.

Da Le Terre del Sacramento, Einaudi, Torino

La voce di Francesco Jovine è una delle più serie e appassionate nel quadro del neorealismo italiano del Novecento per l’impegno civile e per l’alto magistero di moralità che si sprigiona dalla sua opera, estranea alle mode del tempo, sobria e tradizionale nel linguaggio, ma ricca nella tematica, tenera e nostalgica, eppur senza cedimenti al sentimentalismo.

L’epilogo, sopra letto, delle Terre del Sacramento non costituisce un episodio isolato nella storia delle conquiste sociali. Nel suo drammatico svolgimento esso assume il valore emblematico della lunga lotta condotta da contadini e da operai contro il privilegio e l’ingiustizia sociale. Con la tragica fine di Luca Marano vengono duramente colpiti, ma non soffocati, un moto di protesta contro leggi inique e la speranza di un riscatto da una lunga  e umiliante condizione di servaggio feudale.

– Io m’interrogo domandandomi cosa sto facendo per la mia di società? –
– E mi rispondo con un vago silenzio misto a vergogna- .
A domani
Lié Larousse

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