365 giorni, Libroarbitrio

L’Arte della scenografia

Roma 20 marzo 2013

Già dalla fine del Cinquecento la costruzione del teatro Olimpico di Vicenza e le prospettive illusorie che Vincenzo Scamozzi qui vi crea per gli sfondi sono segno di un interesse crescente per l’arte scenografica. Anche Bernardo Buontalenti  e tutti gli architetti che come lui si dedicano alla costruzione di apparati effimeri  e scenografie per gli allestimenti delle corti contribuiscono a determinare il gusto per il meraviglioso e la sorpresa.

Il Seicento e l’epoca Barocca costituiranno il coronamento e l’apice di questa tendenza.

Nel 1600 si colloca la pubblicazione del Prospectiva libri sex, con un’ampia sezione dedicata all’uso della prospettiva nell’arte scenografica. abbandonata la scena fissa, si introducono cambi a vista e macchine sceniche per creare apparizioni fantastiche , le “meraviglie”. Si inaugura così la grande stagione degli scenografi italiani: Torelli, Pozzo, Burnacini, i Bibiena, i Mauro, capaci di materializzare sul palcoscenico oggetti calati dall’alto, comparse e sparizioni laterali, illusioni prospettiche moltiplicate all’infinito in un gioco di punti di fuga destinato a suscitare la sorpresa.

L’area scenica, che in precedenza era limitata, si estende ora non solo in lunghezza, ma anche in profondità: per far posto alle macchine e ai movimenti scenografici si ricorre anche alla modificazione dello spazio scenico. A questa grande evoluzione del gusto e della tecnica scenografica contribuisce anche lo sviluppo di quegli intermezzi che nel teatro cinquecentesco intervallavano lo spettacolo della corte e che diventano sempre più importanti, arrivando a diventare la parte principale dello spettacolo seicentesco.

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LL

 

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La commedia dell’arte

Roma 14 marzo 2013

La commedia dell’arte fiorisce nel 1545 che è la data di fondazione della prima compagnia comica.

Famiglie di attori, persino dinastie, fioriscono a metà del cinquecento formando le compagnie dei comici. Essi possono recitare per il pubblico, ma si appoggiano a una corte o a un potente protettore, lo studio è quello di creare uno spettacolo prima di interpretare un testo: “ogni attore deve creare se stesso come attore”.

Le loro maschere o personaggi si diffonderanno poi per tutto il mondo e avranno la loro consacrazione figurativa nei balli di Sfessania del Callot.  Questo è il frutto di personalissimi interventi degli attori e insieme  opere collettive, da questo concetto nasce il bisogno di caratterizzare socialmente e linguisticamente  i personaggi, dal tentativo di inventare dei tipi che possano essere ricreati dalla personalità dei grandi attori.

Alcune maschere hanno hanno un particolare significato storico, come quella del capitano, che esprime la satira popolare contro il prepotente gradasso, specialmente ma non soltanto spagnolo, o anche come la maschera del dottor Ballanzon o di Graziano, che esprime la satira contro la cultura vuota e ingannevole. Soprattutto agli inizi del secolo gli attori tendono a fare di se stessi una maschera: Angelo Costantini diventa Mezzettino, Carlo Cantù  diventa Buffetto, Nicolò Barbieri diventa Beltrame, Francesco Andreini diventa il capitano Spavento.

La commedia dell’arte e la parola comico non indicavano in senso stretto la commedia, ma l’arte di recitare e le composizioni teatrali anche drammatiche. La commedia dell’arte italiana ha certo consacrato la separazione fra il  teatro recitato e il teatro scritto. Tuttavia essa nasce dall’incontro della cultura letteraria con tradizioni teatrali, dalla mescolanza di forme liriche romanzesche  e realistiche .

In Italia i  comici dell’arte hanno una coscienza culturale  e da loro nasce anche un teatro scritto, troviamo così prova nella prima raccolta di scenari nel Teatro delle favole rappresentate di Flaminio Scala pubblicato nel 1611.

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LL

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La nascita del melodramma: l’Orfeo

Roma 12 marzo 2013

Nella storia della letteratura del Seicento il teatro per musica, quello che si sviluppa dopo le ricerche della fiorentina Camerata dei Bardi, brilla di una luce intensa ma breve. Alle origini  questi drammi furono, rispetto alla musica, qualcosa di più e di diverso da quello che fu in seguito la librettistica: un genere subordinato se non schiavo della musica.

Il Ronga ha parlato della nascita del melodramma italiano dallo spirito della poesia. Sebbene riceva impulso dall’interpretazione umanistica della tragedia greca come dramma musicale, il teatro per musica trova il suo presupposto nel dramma pastorale italiano. La stessa teoria  musicale espressa nella formula del “recitar cantando” sente il prestigio della parola poetica alla quale vuole in ogni modo adeguarsi.

Il Peri, il Caccini, Marco da Gagliano e, più grande di tutti, Claudio Monteverdi chiedono la libera collaborazione degli scrittori e ascoltano e rispettano non la musicalità esterna ma il ritmo profondo e interno, il significato morale della parola.

Claudio Monteverdi nato nel 1567 fu musicista assiduo con un proprio stile personale. La sua più celebrata opera  è l’Orfeo, rappresentata per la prima volta del 1607. Orfeo, poeta, cantore, musico, innamorato, il quale con le parole e con la musica combatte per l’amore contro il destino e contro la morte, diventa quasi il patrono e il mito simbolico di questo teatro.

A domani

LL

 

 

 

Rif. Testo di lettura

La letteratura Italiana. Il Seicento

Iniziative Speciali De Agostini

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Il Teatro III

Roma 9 febbraio 2013

Nel corso del secolo, il testo letterario del teatro per musica andrà sempre più scadendo e avvilendosi per scomparire poi dalla letteratura. Ma letterati famosi come il Testi e il Chiabrera, scrittori di liriche e di romanzi come il Morando, scrivono per il teatro musicale e un vero scrittore, Ottavio Rinuccini, è collaboratore integrante del primo teatro per musica. Gli stessi comici dell’arte si valgono della cultura letteraria per i loro scenari, e scrivono spesso drammi e commedie.

Il teatro regolare, composto da letterati, molto spesso non recitato e forse non recitabile, è sentito con dignitoso impegno, da Prospero Bonarelli al cardinal Delfino; come opere letterarie, anche se non distaccate dalla cultura teatrale, maturano le prove più alte del teatro del Seicento, quelle di Federico Della Valle e di Carlo de’ Dottori. Nel cuore stesso della letteratura viene delineandosi una esigenza di teatro che, nel Settecento, verrà ripresa e quasi consacrata da Scipione Maffei.

La storia del teatro secentesco in Italia, per i suoi rapporti con l’Europa e le sue implicazioni con la vita della società, della corte  e della Chiesa, è ricca ed affascinante. Per quanto sia scarsa la storia  della letteratura teatrale  in confronto a quella degli altri paesi europei, essa non manca di carattere e culmina in due scrittori, sopra citati, Della Valle e de’ Dottori, i quali, sebbene fossero letterati e non uomini di teatro, hanno tuttavia scritto e sentito l’opera come linguaggio teatrale.

il piemontese Federico Della Valle, autore e poeta presso la corte dei Savoia, scrisse tre tragedie che, pur di argomento sacro, non mancano di considerazioni politiche.

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LL

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Va in scena la vita

Roma 7 marzo 2013

Teatro

Siamo agli inizi del secolo XVI e tutto a partire da adesso apparirà eccezionalmente teatrale. Il Seicento è il secolo che dona natali artistici a personaggi quali Shakespeare e Tirso da Molina. Questa è un epoca catalizzata dall’importanza del pubblico per il pubblico stesso che viene a porsi con vivo e d acuto interesse da critico artistico letterario, ma anche d’interprete dell’arte. Nasce così la figura dell’ “attore”. L’uomo del Seicento esige rappresentarsi e ritrovarsi partecipe dell’opera ponendosi al centro della scena, questo senso della recita, della rappresentazione e dello spettacolo trova espressione diretta in una particolare attività del tempo, cioè nella scenografia, elemento necessario della vita civile  e della vita religiosa e componente essenziale della poetica delle arti figurative, dall’architettura all’urbanistica, La scenografia diviene un nesso tra le differenti arti. Dagli spettatori questa forma scenica e la rappresentazione dell’opera attraverso l’attore viene percepita come interpretazione del mondo, come un modo per capire l’uomo e seguirlo nel suo agire e nel suo sentire. Così in Italia e nel resto dell’Europa si afferma la figura dell’attore come creatore ed interprete pertanto gli attori sono anche scrittori e gli scrittori divengono attori per la loro frequentazione del teatro, vivendolo e sentendolo stillano una nuova forma e un nuovo stile letterario – teatrale.

Gabrielle Tèllez

Il vero nome di Tirdo da Molina è Gabriele Tèllez, nato a Madrid nel 1584 ed entrato nell’Ordine della Mecede. La sua attività di drammaturgo, pur rendendolo celebre presso corti ed accademie, non è gradita dai suoi confratelli. Infatti una diffida del tribunale ecclesiastico lo invita a non scrivere più e lo induce a sospendere la sua attività che però non termina del tutto. Pubblicherà la prima delle cinque Partes che raccolgono i suoi lavori e che poi sarà completata  dalle successive quattro nella pubblicazione postuma fatta dal nipote Francisco Lucas de Avilla.  Il suo nome è reso celebre dal personaggio ripreso da un tema popolare il Don Juan “Don Giovanni” e alla sua tradizione nel teatro europeo. Tirso da Molina scrive soprattutto commedie a soggetto storico in cui spesso un personaggio rappresenta una virtù. Egli rifiuta le convenzioni del mondo cavalleresco, cortese , mitologico e pastorale, ma trae spunto e si occupa della realtà che lo circonda.

A domani

LL