365 giorni, Libroarbitrio

“Se io fossi un angelo” Lucio Dalla

Se io fossi un angelo
chissà cosa farei
alto, biondo, invisibile
che bello che sarei
e che coraggio avrei
sfruttandomi al massimo
è chiaro che volerei
zingaro libero
tutto il mondo girerei
andrei in Afganistan
e più giù in Sudafrica
a parlare con l’America
e se non mi abbattono
anche coi russi parlerei
angelo se io fossi un angelo
con lo sguardo biblico li fisserei
vi do due ore, due ore al massimo
poi sulla testa vi piscerei
sui vostri traffici,
sui vostri dollari,
sulle vostre belle fabbriche
di missili, di missili
se io fossi un angelo,
non starei mai nelle processioni
nelle scatole dei presepi
starei seduto fumando una Marlboro
al dolce fresco delle siepi
sarei un buon angelo, parlerei con Dio
gli ubbidirei amandolo a modo mio
gli parlerei a modo mio e gli direi
“Cosa vuoi da me tu”
“I potenti che mascalzoni e tu cosa fai li perdoni”
ma allora sbagli anche tu
ma poi non parlerei più
un angelo non sarei più un angelo
se con un calcio mi buttano giù
al massimo sarei un diavolo
e francamente questo non mi va
ma poi l’inferno cos’è
a parte il caldo che fa
non è poi diverso da qui
perché io sento che, son sicuro che
io so che gli angeli sono milioni di milioni
e non li vedi nei cieli ma tra gli uomini
sono i più poveri e i più soli
quelli presi tra le reti
e se tra gli uomini nascesse ancora Dio
gli ubbidirei amandolo a modo mio
a modo mio…

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365 giorni, Libroarbitrio

Nadine Gordimer : il racconto realista contemporaneo

Roma 31 ottobre 2013

Nadine Gordimer

Nadine Gordimer è nata a Springs, nel Transvaal, Africa, nel 1923 da genitori ebrei, russo il padre e inglese la madre.

Ha studiato all’università di Johannesburg, in sud Africa, assistendo al dramma dell’apartheid, della segregazione sociale, della persecuzione politica, dell’oppressione della popolazione di colore da parte della minoranza bianca.

Ha cominciato a scrivere nel 1949 mettendo al centro della propria opera i problemi razziali, le differenze etniche e culturali che si  interpongono nei rapporti fra le persone, l’opposizione all’ingiustizia sociale.

La Gordimer rappresenta la realtà quotidiana e ritrae i personaggi nella loro dimensione privata: è proprio lì infatti che si manifesta la violenza esercitata dal potere sui più deboli e contro gli oppositori.

L’autrice, i cui libri sono stati a lungo messi al bando  in Sud Africa, ha vinto il premio Nobel per la letteratura nel 1991.

Una delle sue opere principali è Qualcosa là fuori, racconto che si inserisce nella nuova tradizione realista contemporanea, prefiggendosi il compito di denunciare una terribile situazione  sociale rappresentando le condizioni di vita in un paese autoritario e razzista.

Tuttavia, l’autrice non si limita  a “fotografare” quella realtà, a tradurla fedelmente  sulla pagina.

La realtà, infatti, non è solo quella esterna, oggettiva, ma anche quella soggettiva dei fatti interiori, dei patimenti subiti, dei drammi della coscienza, dei tormenti morali.

Anche questi eventi fanno parte della situazione storica, anzi ne sono il nucleo principale.

Per sottolineare tale realtà, la Gordimer utilizza un doppio canale di scrittura, differenziato anche dall’uso del corsivo: da un lato il racconto oggettivo in terza persona, il punto di vista in terza persona, dall’altro il racconto soggettivo in prima persona, il punto di vista interno del personaggio in cui l’autrice “entra” ed “esce” di volta in volta partecipando e prendendone le distanze.

Si contano i giorni solo quando si aspetta un bambino, o si è in prigione. Io l’ho avuta, la mia bambina, ma conto i giorni dall’arrivo di quell’uomo in questa casa.

La strada si tuffa giù tra due file di case come il letto abbandonato in un fiume che ha cambiato corso. La padrona dello shebeen, che abita di fronte, ha una macchina che arriva sbandando e sobbalzando fino all’elaborato cancello di ferro battuto della casa. Tutti gli altri, compresi i clienti dello shebeen , camminano sui sassi, la sabbia i canali di scolo, tornando dalla stazione degli autobus. La città è troppo lontana, per andare a lavoro in bicicletta.”

(shebeen: locale in cui si vendono bevande  alcoliche abusivamente)

 

A domani

Lié Larousse