365 giorni, Libroarbitrio

Costantino Kavafis “poeta del futuro”

Roma 28 ottobre 2013

Costantino Kavafis

Più che puoi

Se non puoi farla come vuoi, la vita,
sforzati almeno più che puoi
di non prostituirla
nei contatti eccessivi con la gente,
con i gesti eccessivi e le parole.

Non la prostituire col portarla
troppo sovente in giro, con l’esporla
ai commerci e alle pratiche
della dissennatezza quotidiana
finché diventi estranea ed importuna.

Pochi autori incarnano come il greco Costantino Kavafis la figura paradigmatica del poeta.

Appartato ai limiti dell’emarginazione, egli fu aristocraticamente alieno alle mode culturali del suo tempo ed estraneo  alla contemporaneità, consapevole di scrivere  sibi et paucisper sé e per i pochi amanti della poesia, ma anche convinto  di essere “un poeta del futuro”, in anticipo sui tempi.

La poesia di Kavafis, legata com’è alla sua esperienza di vita,  benché la sua biografia sia priva di eventi eclatanti e o drammatici, ha un fascino occulto che tocca direttamente la fantasia  e il cuore del lettore.

 Un fascino cui non sono estranei la semplicità  e la perfezione dello stile, l’universalità dei sentimenti espressi nei suoi versi e la religione di cui egli è stato fedele osservante e sacerdote: quella dell’amore, del bello e della poesia.

A domani

Lié Larousse

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Sogna il guerrier le schiere

Roma 4 maggio 2013

Sogna il guerrier le schiere

Sogna il guerrier le schiere,

le selve il cacciator,

e sogna il pescator

le reti e l’amo.

Sopito in dolce obblio,

sogno pur io così

colei,  che tutto il dì

sospiro e chiamo.

I numerosi testi scritti da Metastasio furono musicati da quasi tutti i compositori del suo tempo.

Il solo libretto Artaserse, da cui è tratta la poesia che abbiamo sopra letto, fu musicato da un centinaio di autori.

Metastasio ridette dignità letteraria ai drammi musicali, poiché concepì i loro libretti come entità letterarie già perfette.

Riformò il melodramma anche in alcuni aspetti  strutturali: separò la razionalità dalla sensibilità, cioè l’azione, affidata  a lunghi recitativi, dall’effusione lirica, limitata alle arie conclusive di ogni scena ed eliminò definitivamente qualsiasi elemento comico dall’opera seria, tenendo ben distinti i due generi.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’inquieto poeta

Roma 5 aprile 2013

La letteratura seicentesca affina l’idea di donna  come unica vera  protagonista indifferentemente che essa sia mendicante, cortigiana frustata o spiritata, ma non solo, questa è l’epoca della creazione delle basi ideologiche di quegli autori, personaggi artistici vari, che tra un secolo circa saranno i “nuovi pensatori” .

Così in bilico tra l’essere poeta, cortigiano e segretario personale, in stretta relazione con le avventure letterarie di questo secolo, vive l’inquieto Girolamo Preti.

Le sue “Rime”, pubblicate a Venezia nel 1614 ebbero varie edizioni, nel 1623 ristampate a Perugia acquisirono il titolo di “Poesie” dopo l’aggiunta di alcuni scritti. Di derivazione classica, ma rinnovata da una personale esperienza, visse tra le corti di Ferrara e di Torino ove però era sempre a rimpiangere le usanze di coloro che, correndo tra i campi, godevano di una vita libera dalle dipendenze aristocratiche.

Vi sono alcuni temi che passano da un canzoniere all’altro e che il poeta s’impegna a descrivere variando l’ordine, la lunghezza e la posizione del suo commento. Questo nuovo stile sperimentale verrà chiamato “impresa”. Tali “imprese”  sono la combinazione tra elementi letterari, rappresentazione figurativa, motti e ammonimenti simbolici, che si distendono e si continuano in in una insistente applicazione e riduzione nella pagina.

Anche il Prati sarà dedito con originali sforzi stilistici a rifarsi alle basi del concettismo, come abbiamo letto ieri,  serviranno allo scrittore e alla sua storia a  raccogliere ed unificare tutti questi elementi e lo farà soprattutto nell’affrontare i due ricorrenti temi dell’oriuolo e delle rovine, allarga il primo in una successione descrittiva e moraleggiante insieme, nell’ampiezza di sette ottave mentre restringe il secondo nella ingegnosa interruzione degli endecasillabi di un sonetto.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’importanza dell’ironia

Roma 25 febbraio 2013

Unicità stilistica

Continuo a prendere in considerazione l’opera del Boccaccio il Decameron perché è in essa un’importante lucidità narrativa e un gran rispetto per il lettore ovvero la rinuncia ad ogni sollecitazione emotiva da parte del narratore non è disposizione al realistico nel senso più consueto, ossia tendenza a prendere le distanze dal reale per presentarlo il più possibile nei cosiddetti tratti obiettivi o per far risaltare il senso riposto che è nelle cose, nella storia. Un’eloquente elaborazione letteraria caratterizza innanzi tutto il Decameron; in vista di essa i momenti più drammatici si smorzano in discorsi e in diluite descrizioni e l’elemento emotivo viene assorbito  e come dissolto nelle lucide motivazioni esplicative. Su quell’eloquenza si fonda una peculiare ironia che dissolve la tragicità in favola, ossia in racconto e fa risaltare i tratti comici maliziosi e talora spregiudicati e scabrosi senza caricarli particolarmente. La cura stilistica  risulta così principio di unificazione nella varietà tematica delle novelle, garantisce ad ogni tema il suo sviluppo coerente, all’interno di una prospettiva che è però essenzialmente artistica, di un’arte che mira a rappresentare il vario spettacolo della vita.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

La poesia epica in volgare II

Roma 21 gennaio 2013

Chanson de Roland

Nel poema volgare confluiva l’esperienza dell’epica classica latina, a imitazione della quale sorgevano in pari tempo prodotti di scuola sulle gesta degli antichi eroi, proprio nell’ambiente anglo-normanno, che fu presumibilmente la culla del genere epico delle Chanson de geste. La Chanson de Roland è tuttavia altra cosa da questi prodotti di scuola, poemi latini che guardano al modello di Virgilio e di Stazio. Ma analoga è la tendenza a concentrare la narrazione intorno a personaggi che giganteggiano su uno sfondo umano e naturale appena accennato, e risaltano attraverso un’eloquenza scarna e vibrante e la descrizione sublime dei gesti. In questo tipo di narrazione dallo stile elevato e sintatticamente semplice, nel quale ricorrono formule  tipiche della tradizione orale, s’inseriscono tuttavia tratti grotteschi e farseschi in un modo sconosciuto dell’epica latina. Questo contrasto e mescolanza di stili costituiscono  in parte la modernità dell’opera. Inoltre le Chanson de Roland rispondevano ad una realtà attuale, traducendo in termini leggendari le aspirazioni dell’aristocrazia  feudale  tesa verso l’espansione e impegnata nella crociata contro gli infedeli. essa ritrovava nell’esaltazione dei paladini e nel sacrifico di Orlando la riaffermazione del proprio ruolo positivo nella difesa della cristianità e del regno. Ritrovava nel tradimento di Gano, su cui s’incentra la sapiente simmetria architettonica del poema, il capovolgimento del valore sacro del vincolo feudale, nella rievocazione di Carlo il rimpianto per la crisi del potere monarchico.

A domani

LL