365 giorni, Libroarbitrio

“La paura dell’inverno” Vicenc Llorca

Treccia Lié per E.G.

No, non dire alla foglia che si fermi:
deve venire l’inverno.
Ammucchia la legna, mangia e aspetta,
aspetta l’ora della neve.
Patire il freddo ti condurrà alla casa dell’anima,
ti farà ricordare
il calore di un corpo in un altro corpo,
e il valore della resurrezione.
Forse non credi che dietro l’onda
che muore contro lo scoglio
sta nascendo la forma di una spiaggia,
una baia, un porto?
Quel che rende così duro il morire
è ignorare per sempre la vita,
come un pianeta
traccia l’ellisse di una luce più grande.
Che temi? Forse il non avere occhi,
che ti sfugga l’intenzione
di possedere le cose,
smettere di creare nella creazione?
Allora, come un aedo,
recita il tempo
nel tempo delle sillabe e dei fatti.

tratto da Canto d’autunno
tradotto da Emilio Cocco

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365 giorni, Libroarbitrio

“La corda”

 

Le virgole possono cambiare il senso di una frase,
fino a trasformarla in una completamente diversa.

Amore

 

365 giorni, Libroarbitrio

La vita di Seneca (ultima parte)

Roma 17 marzo 2014

impero neroniano

Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna, a Cardova, intorno al 4 a.C.; suo padre era quell’Anneo Seneca, detto il Retore, che scrisse un’opera di fondamentale importanza  per la conoscenza dell’oratoria romana al tempo di Augusto; la madre Elvia era donna colta e intelligente. A completare il quadro di questa famiglia, tanto significativa nell’ambito della cultura  romana, ricordiamo il poeta Lucano, nipote di Seneca, figlio di uno dei suoi due fratelli.
Venuto a Roma coi suoi ancora fanciullo Seneca si dedicò agli studi di retorica , ma ben presto fu attratto dalla filosofia, che divenne poi l’impegno costante della sua vita.
Colpito ancora giovane da una forma acuta d’asma per rimettersi soggiornò per qualche tempo da una zia materna in Egitto. Al suo ritorno (dopo un breve periodo di attività forense) entrò a far parte del Senato, ove suscitò l’ira di Caligola per aver parlato un po’ troppo liberamente, dichiarando la sua intenzione di ridare al Senato la dignità ormai persa da tempo.
Nel 41 d.C. , sotto l’impero di Claudio, fu vittima di un intrigo politico  e, coinvolto in uno scandalo, venne esiliato in Corsica, dove rimase per ben otto anni. Solo nel 49 la seconda moglie di Claudio, Agrippina, ottenne il richiamo dell’esule, allo scopo do affidargli l’educazione del giovane figlio Nerone.
Il filosofo si impegnò seriamente ad educare alla dignità d’animo il giovane e, quando questi divenne imperatore, affiancato da Burro, tentò di guidarlo nel governo in qualità di consigliere ufficiale. Ma ben presto il carattere ribelle del principe cominciò a sottrarsi alla benefica influenza politica e morale. Tant’è che dopo l’uccisione di Agrippina, Seneca sfiduciato e disgustato chiese all’imperatore il permesso di lasciare i suoi incarichi; ma ricevette un rifiuto.
Alla morte di Burro, però, adducendo motivi di salute, si ritirò definitivamente a vita privata, per dedicarsi agli studi e alla meditazione.
Nerone, non c’è dubbio, interpretò il ritiro di Seneca come una condanna del suo operato e del suo comportamento, e quando nel 65 venne sventata la congiura pisoniana, per vendicarsi, incluse nella lista dei congiurati il suo vecchio maestro e gli inviò l’ordine di uccidersi.
E Seneca, confortato dall’amore della moglie Paolina e dalla presenza degli amici, si diede la morte tagliandosi le vene. La dignità e la nobiltà dei suoi ultimi momenti, drammaticamente descritti da Tacito, coronano splendidamente la sua vita rivelando la profonda coerenza morale dell’uomo e mettendolo inequivocabilmente al di sopra di qualsiasi critica sul suo agire nel quotidiano.
Non fu certo facile per Seneca vivere senza errori e contraddizioni negli anni bui dell’impero neroniano; la sua opera  ci fa luce sulla sua vita interiore, i suoi travagli, le sue lotte, le sue conquiste, le sue disfatte: contiene insomma tutto il suo iter spirituale verso la saggezza, difficile e faticoso nella pesante atmosfera del momento.
I filosofi non cancellano gli errori e le debolezze umane, ma, come dice Seneca:
“fanno già molto per il solo fatto di concepire e dire cose oneste”.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Carmen Yanez “Donna”

Roma 27 dicembre 2013

Carmen Yanez

Quanto hai dato donna:
secoli di luce
che non hanno riflesso le coscienze
ingoiate da abissi di silenzio.

E quanto ancora:
radici per contenere la terra
velluto d’amore
una spiga per toccare il cielo
fertili semi di coraggio
per un mondo abitato dalla guerra.

E quanto ancora.

Dai tuoi occhi
albe e nebbie,
revisione del giudizio
nella speranza dei fiori.
Piccola di piccole cose
recuperate dall’infanzia
nella scrittura dei sogni.

E quanto ancora.

Foglie che coprono il pudore dell’universo
laghi generosi di acque vergini
spessore del segreto
delle profonde radici del tuo tempo.

Quanto autunno
inondando la terra
e un colore crepuscolare
nella corteccia.

***

Se una foglia
come tutte le lacrime
cade gocciolando
sparpagliandosi in sogni
ai piedi d’albero senza radici
in un giardino di sabbia,
cosa accade?

LL

A domani
Lié Larousse

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José de Espronceda “A una stella”

Roma 16 luglio 2013

Tratto da  A una stella 

Chi sei tu stella misteriosa

timida e triste tra le mille stelle

che quando guardo il tuo fulgor dubbioso

turbato sento battere il mio cuore?

E’ forse la tua luce triste ricordo

di un antico perduto splendore,

quando ingannata come me credesti

eterna la fortuna che passò?

 Poeta, romanziere e drammaturgo spagnolo tra i maggiori interpreti del Romanticismo iberico, José de Espronceda nacque ad Almendralejo, nell’Estremadura, nel 1808.

Liberale progressista, fu processato e costretto a lasciare la Spagna.

Si rifugiò a Gibilterra, poi in Portogallo, a Londra e infine a Parigi.

Rientrò a Madrid solo nel 1834 e continuò con coraggio e convinzione a lottare come assertore di un estremo liberalismo.

Nel 1840 de Espronceda pubblicò Poesie liriche  e il racconto in versi Lo studente di Salamanca, singolare variazione sul tema tradizionale del don  Giovanni, che narra le macabre nozze dell’empio Felix de Montemar con lo scheletro dell’ultima donna da lui tradita.

Successivamente iniziò la pubblicazione del poema Il diavolo mondo, che rimase interrotto dalla morte avvenuta nel 1842.

Opera pienamente romantica, sconcertante  e affascinante nel suo fantastico caos di motivi, linguaggi e immagini, il poema si propone di raccontare, attraverso le peripezie  del protagonista Adan, la storia dell’intera umanità con le sue lotte, i suoi dolori, le delusioni, i dubbi.

A domani

LL

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Miguel de Cervantes Saavedra: l’autodidatta.

Roma 11 marzo 2013

Miguel de Cervantes nasce in una  famiglia semplice, al suo seguito trascorre la sua giovinezza vagando da una città all’altra senza poter radicare i suoi studi in approfondimenti e costanza pertanto tutto ciò che lo riguarda è stato tramandato a noi oggi grazie ai prologhi ch’egli antepone alle sue opere, nei quali apre confidenzialmente il suo animo al lettore.

Sono datati 1568 i primi versi alla memoria della regina Isabella di Valois dedicati, con un intenso legame alla figura di Lopez de Hoyos approcciatosi alla corrente di pensiero erasmiana.

Cervantes, spinto da un’insaziabile passione per la lettura e la conoscenza di ogni sapere, è caratterizzato da una profonda e vasta cultura umanistica in una forma di autodidattismo: si racconta che leggesse ogni pezzetto di carta che trovava per le strade sconosciute da lui percorse.

Nel 1569, per sfuggire ad un arresto dovuto ad una rissa ove egli fu accusato di aver ferito Antonio Sugura, si trasferisce in Italia. Trascorrerà i primi sei anni a Roma prestando servizio per il cardinale Giulio Acquaviva, poi a Napoli ed infine conoscerà le due isole Sardegna e Sicilia. Non si sottrarrà dal divenire soldato per l’esercito spagnolo e parteciperà, a bordo della galera veneziana La Marchesa, alla decisiva battaglia navale di Lepanto, tuttavia le gravi ferite riportate durante il conflitto lo renderanno per sempre storpio. Quattro anni dopo sarà vittima di atroci sofferenze psichiche e fisiche durante la prigionia ad Algeri.

Nel 1580 ritorna in patria, dove riprende la produzione letteraria, prima con il teatro poi si lascerà affascinare dalla via romanzesca. La prima opera pubblicata, da un piccolo editore, è Galatea prima parte di un romanzo pastorale in prosa e versi.
Non ottiene però positivi riscontri dalla critica.  La delusione è così forte da decidere di abbandonare la scrittura. Nel 1584 sposa la giovane Catalina Salazar, nata e vissuta a Esquivias villaggio della Mancia toledana, (quest’ultimo sarà il paese di Don Chisciotte).

Agli inizi del Seicento viene pubblicata la prima parte di quello che sarà il suo grande capolavoro il Don Chisciotte . 

La critica ne sarà entusiasta fin da subito.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Trasformazione del romanzo cortese e della favola mitologica

Roma 18 febbraio 2013

Originalità del Boccaccio

Ad opera del Giovanni Boccaccio la lingua fiorentina trovò uno sbocco nuovo, confermando nel corso del Trecento, sul piano della letteratura, la sua egemonia fra i dialetti italiani. Una dimensione nuova acquisita infatti  con lui la prosa narrativa in volgare, che Dante aveva tentato nella Vita Nuova prima di impegnarsi nella prosa dottrinale, e che era adoperata nella novellistica a scopo morale, negli  Exempla dei predicatori e nei volgarizzamenti di opere storiche e romanesche. Ammiratore di Dante e Petrarca, la cui venerazione egli contribuì ad introdurre in Firenze, Boccaccio apparteneva in realtà ad una generazione diversa, pur essendo di pochi anni più giovane del Petrarca. Trasferitosi per studio a Napoli, presso la corte angioina, ove la tradizione letteraria cortese doveva aver mantenuto gran parte della sua originaria dignità, formò il carattere del giovane Boccaccio e proprio in questa atmosfera si avvia alla prima produzione narrativa verso uno stile non in tutto corrispondente alla tradizione del romanzo cortese.

Il “Filocolo” scritto a Napoli 1336 rivela le complesse istanze culturali con le quali il Boccaccio affrontava la narrativa cortese. Nel groviglio della trama e nella molteplicità degli episodi, che danno l’impressione del farraginoso, bisogna vedere in realtà la presenza di  quella tradizione narrativa fondata appunto sulla ricchezza delle peripezie  e dei motivi più disparati. La vicenda dei due giovani Florio e Biancofiore, infatti, offerta come esempio di un amore indissolubile, che supera ogni difficoltà e ogni prova, è inserita in una storia più vasta, che include la lotta fra cristiano e saraceni, spaziando dalla Spagna all’Africa, al lontano Oriente e infine Napoli e a Roma. Elementi epici e cavallereschi si mescolano a favolosi motivi orientali, con l’inclusione del magico e del fiabesco, mentre la rappresentazione della nobile società napoletana con i suoi eletti svaghi e con le sue splendide feste combina il gusto del meraviglioso con l’interesse per la descrizione dell’attuale vita mondana, come avviene appunto nel romanzo cortese.

A domani

LL

Per maggiori ed ulteriori spunti di lettura il testo preso in questione è:
La Letteratura nella Storia d’Italia
Editore Il Tripode