365 giorni, Libroarbitrio

“Il seme del piangere” Giorgio Caproni

again my love

perch’io,
che nella notte abito solo
anch’io, di notte,
strusciando un cerino
sul muro,
accendo cauto una candela
e riscrivo in silenzio e a lungo il pianto
bianca nella mia mente –apro una vela
timida nella tenebra, e il pennino
che mi bagna
la mente
strusciando che mi scricchiola,
anch’io scrivo.

365 giorni, Libroarbitrio

“una vetrata” Charles Bukowski

manara

i cani e gli angeli non sono
molto diversi.
vado spesso in questo posto
a mangiare
alle 2 e 30 circa del pomeriggio
perché tutti quelli che mangiano
lì sono particolarmente tonti
contenti semplicemente di essere vivi e
mangiano fagioli
accanto a una vetrata
che trattiene il calore
e tiene lontane le macchine e
i marciapiedi.

ci danno gratis tutto il
caffè che riusciamo a bere
e ce ne stiamo seduti e beviamo in silenzio
il caffè nero è forte.

è bello stare seduti in un posto
nel mondo alle 2 e 30 del pomeriggio
senza che ti strappino la carne
dalle ossa, anche
se siamo tonti, lo sappiamo.

nessuno ci dà fastidio
non diamo fastidio a nessuno.

gli angeli e i cani non sono
molto diversi
alle 2 e 30 del pomeriggio.

ho il mio tavolo preferito
e quando ho finito
raccolgo i piatti, i piattini,
la tazza, le posate
ordinatamente –
il pegno che pago alla mia buona sorte –
e quel sole
fa un buon lavoro
dappertutto
qui
nel
buio.

365 giorni, Libroarbitrio

Lettere e Teatro

Roma 22 marzo 2013

Uno dei maggiori autori drammatici del Seicento e insieme il più grande scrittore ha trovato se stesso attraverso una ricerca sempre più attenta di quelle strutture che potevano unire insieme le forme teatrali e la consapevole forza della parola. Egli fu  uomo di lettere, dirigendosi dalla letteratura verso il teatro.

Federico della Valle, nato attorno al 1560 ad Asti o nel territorio di Asti, visse alla corte di Torino come amministratore della cavalleria della duchessa Caterina, moglie del duca Carlo Emanuele I. Morta nel 1597 la sua protettrice, al seguito degli spagnoli che erano attorno a lei passò a Milano, dove rimase fino alla morte, nel 1623. Ci ha lasciato opere encomiastiche di carattere cortigiano, qualche sonetto e madrigale., nonché un saluto a quel cardinale Alberto d’Austria che diventerà poi governatore dei Paesi Bassi e restauratore del cattolicesimo in quel paese.

Riflettere sulla corte vuol dire, per lui, riflettere sul destino degli uomini.

A domani

LL