Libroarbitrio

LOVERISMO PRESENTA :

Roma venerdì 27 settembre 2013

DIFFERENT KIND OF…

Mostra Loverista

Questa sera

VERNISSAGE   

presso Antico Lavatoio-Montecelio

artisti in mostra:

SILVIA FAIETA

ALESSANDRO CRAPANZANO

MARIA ANTONIETTA CARDEA

IVAN PADUANO 

a cura di

MARIA ANTONIETTA CARDEA

&

 MAURO TROPEANO

Sarà possibile ammirare le opere esposte  fino a domenica 29 settembre 2013

 

365 giorni, Libroarbitrio

Le Origini V

Roma 11 gennaio 2013

 

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La torre di Babele

L’episodio attorno al quale si è concentrata maggiormente l’attenzione di coloro che si sono interessati all’origini del linguaggio è senza dubbio il racconto di Gn 11,1 – 9 , la torre di Babele. Rileggiamo insieme gli appunti di Umberto Eco, in La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea, Roma-Bari, 1994,p.15,  di seguito riportati:

” Genesi 11 è drammatico, iconologicamente forte, e prova ne sia la ricchezza delle raffigurazioni che la Torre ha ispirato attraverso i secoli. Gli accenni di Genesi 10 sono invece quasi parenetici e certamente esibiscono una minore teatralità. Naturale che l’attenzione, nel corso della tradizione, si sia puntata sull’episodio della confusione babelica  e che la pluralità delle lingue sia stata sentita come il tragico effetto di una maledizione divina”.

Tuttavia, Gn 11,1 – 9 non è affatto di facile interpretazione, e rivela una profondità inattesa, inoltre dopo la pagina immediatamente precedente, Gn 10, in cui la differenziazione  delle lingue era data come un fatto positivo, ora invece venga presentata come una maledizione divina. Quindi il racconto di Gn 11 afferma veramente che prima esistesse una sola lingua?

Effettivamente il racconto sembra affermarlo:

” Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro – Venite costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra -. Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: – Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro -. Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il signore li disperse su tutta la terra”.

L’espressione “una sola lingua e le stesse parole”   può essere interpretata a due livelli. Il senso materiale sembra riferirsi all’unicità della lingua. Il senso politico-militare esprime l’unità di uno o più popoli che hanno uno stesso sentimento, che sono amministrati da un unico governo centrale, che venerano lo stesso Dio nazionale. In questo caso allora, si tratterebbe quindi di un progetto imperialistico, che vuole unire politicamente e religiosamente diversi popoli sotto un’unica autorità. Tale progetto emerge chiaro dal disegno di questi uomini. Lo scopo di toccare il cielo è l’interpretazione teologica di quel tempo e non un linguaggio iperbolico, la torre era pensata come un microcosmo che riproduceva il macrocosmo : sette terrazze per riprodurre i sette pianeti conosciuti àllora.

Farsi un nome è il secondo scopo di quegli uomini: si tratta di una dizione caratteristica delle iscrizioni monumentali mesopotamiche, inoltre , il nome è l’assicurazione della sopravvivenza per il futuro.

Il castigo conseguente va interpretato come l’illusione infranta di un progetto umano di auto-divinizzazione.

Quindi la molteplicità delle lingue rimane comunque una ricchezza secondo quanto era già stato descritto nella Tavola dei popoli
Genesi 10.

In copertina:
Universo 33×48 cm , 1999
Artworks by Silvia Faieta
www.silviafaieta.carbonmade.com

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Le Origini II

Roma 8 gennaio 2013

Gn 1,1

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” In principio Dio creò il cielo e la terra” 

Nell’inno del primo capitolo della Genesi, Dio è l’unico attore. Entra in scena senza bisogno di alcuna presentazione. Il lettore, o l’ascoltatore, ha già avuto modo di conoscerlo altrove. La sua parola è un comando potente ed efficace, che fa essere immediatamente quanto è detto:

” Dio disse: Sia luce!. E la luce fu” 

Egli da nome al tempo, giorno e notte, e allo spazio, cielo, terra e mare. Ma la sua parola non ha interlocutori. E’ un grido che non ha risposta. Soltanto dopo la decisione di creare l’umanità  “a sua immagine, a sua somiglianza” , Dio trova un interlocutore che possa ascoltarlo. Solo allora, e per la prima volta, il testo della Genesi esprime un complemento per il discorso:

” Dio disse loro” 

La caratteristica singolare dell’uomo è infatti di essere uditore della parola divina. In altro linguaggio, potremmo dire che l’umanità si scopre simbolo aperto, capace di ascoltare e comprendere un dialogo già iniziato da Colui che l’ha chiamata all’esistenza. Il linguaggio della parola umana è il simbolo che permette di ascoltare, comprendere e rispondere alla parola divina, che rimarrebbe muta, indecifrabile e senza risposta.

Ora io mi permetto di prendere la distanza dal “divino” perché  in definitiva come abbiamo già studiato per la letteratura giullaresca il concetto di parola detta e quindi parola ascoltata è lo stesso tra cantore e pubblico, qui, dunque, tra Dio e il “primo uomo” da Egli creato.

Quindi soltanto la parola umana può esprimere il senso dell’esistenza in quanto veicolo e mediazione nella comunicazione.

In copertina:
‎”Caos” 
di: Silvia Faieta -Contemporary art-
46x62cm
penna biro su carta da acquerello-2006
www.silviafaieta.carbonmade.com
Photo by Maryrouge (www.maryrougephotoart.com)
A domani
LL