365 giorni, Libroarbitrio

Bambina Astronauta

Questo pomeriggio ho camminato nelle scarpe di qualcun altro.
Ho bevuto alcool puro con la bocca di un altro.
La mente si ingrigiva annerendosi in un altro misero minuscolo cranio.
Poi il vagito di una bambina si è elargito nelle mie orecchie
io con esse ho ascoltato il volto suo spaventato
che si è presentato in versi ai miei occhi che hanno visto.
Tutti i nessuno.
E mi sono costruita questa tana
per accomodarmi dal mondo
è piccolissima
posso starci sola ed in ginocchio
ho indossato un casco d’astronauta
ho creato un vortice d’etere grandissimo
e ci ho rovesciato il mondo al suo interno
le attese con i loro attimi
il nudo con l’essere e i suoi cenci
le urla senza vocali
la memoria senza aspetto ed incolore
il silenzio zitto.

Mi sono costruita questa tana
ed ora comoda
non c’è nessuno
il pericolo è niente.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Se un angelo ad ali chiuse” Biagio Marin

altalena amore

Se un angelo ad ali chiuse
venisse in casa silenzioso,
io sentirei in cuore la sua luce,
diventerei un canto melodioso;
se venisse con le ali spalancate
in me farebbe estate;
mi aprirei tutto al cielo,
chiaro di sole e senza velo.
Ma se mi parlasse,
sarei come conca di fontana;
lo prenderei in me, con voglia sana,
felice il cuore, di quella sua dolcezza.

A te questa poesia
primo giorno di ogni mattino

365 giorni, Libroarbitrio

Alejandra Pizarnik “Le opere e le notti”

Roma 21 marzo 2014

Alejandra Pizarnik

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla vita dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.

Rimpiango di smemorare
l’ora in cui sono nata.
Rimpiango di non officiare
da ultima arrivata.

***

Tu scegli il luogo della ferita
dove dicemmo il nostro silenzio.
Tu fai della mia vita
questa cerimonia troppo pura.

Di notte al tuo fianco
le parole sono chiavi, sono chiavi.
Il desiderio di morire è sovrano.

Che il tuo corpo sia sempre
un amato spazio di rivelazioni.

E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.

Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è così lontano. Così vicino sapere che non c’è.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Boris Pasternak “Che belle quelle uscite nel silenzio!”

Roma 17 febbraio 2014

Swan in the Reeds Caspar David Friedrich

Che belle quelle uscite nel silenzio!
La steppa sterminata come il mare,
erbe che sospirano, fruscii di formiche
pianto ondeggiante di zanzare.

Cumuli di nuvole si sono allineati
e dileguano, come un vulcano sul vulcano.
Tace la steppa sterminata e fradicia,
ondeggia, trascina, sospinge.

La nebbia come mare ci sommerge,
le lappole s’attaccano alle frange.
Bellissimo vagare nelle steppa come sulla spiaggia.
Ondeggia, trascina, sospinge.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Percy Bysshe Shelly “Versi scritti nel golfo di Lerici”

Roma 21 luglio 2013

Lei mi lasciò nell’ora silenziosa

quando la luna smette di scalare

l’azzurro sentiero delle vette celesti

e come un albatro addormentato

in equilibrio sulle sue alidi luce,

in alto si libra nella notte di porpora

e poi troverà l’oceano del suo nido

nelle dimore occidentali.

Lei mi lasciò ed io restai solo,

pensando ad ogni accento che, muto all’orecchio,

pure il cuore incantato poteva udire,

note che muoiono appena nate

ma come fantasmi ancora frequentano

gli echi della collina.

E sentivo ancora, oh troppo ancora!

il soffice vibrare del suo tatto,

come s e la sua mano gentil, anche ora,

tremasse leggera sulla mia fronte.

E così, benché assente,

la memoria di lei mi dà tutto

quanto neppure la fantasia osa rivendicare.

da Versi scritti nel golfo di Lerici

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Fryderyk Chopin e John Field “La musica della notte”

Roma 9 luglio 2013

Tra i temi prediletti del Romanticismo, la notte, con l’atmosfera rarefatta dei pleniluni, l’incanto dei silenzi, l’evocazione di immagini di sogno, oltre che in poesia fu ampiamente rappresentata anche in musica.

Mentre nel Settecento “notturne” erano dette per lo più le composizioni strumentali in più tempi, destinate ad una esecuzione  notturna durante feste e trattenimenti, – ne è un celebre esempio Eine kleine Nachtmusik di Mozart-, nell’Ottocento furono così chiamate composizioni pianistiche di carattere melodico e sognante.

Se il pianista e compositore  irlandese John Field è ritenuto l’inventore di questo genere musicale romantico, Fryderyk Chopin è senza dubbio il musicista che più di tutti fece dei Notturni un’altissima espressione d’arte.

A domani

LL