365 giorni, Libroarbitrio

“Tagebuch einer heimlichen Symmetrie” Lettere di Jung a Sabina

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“Mi rendo conto che mi preme di Lei molto di più di quanto pensassi. Solo che io sono terribilmente diffidente e credo sempre che gli altri  esseri umani  vogliano sfruttarmi e tiranneggiarmi. La fiducia nella naturale bontà degli esseri umani che io predico tanto, riesco ad averla con grande fatica. Ma, per carità, tutto questo per Lei  non vale. Tuttavia, per mia disgrazia, non posso fare a meno nella vita della felicità dell’amore, dell’amore impetuoso. Io cerco la persona che sia capace d’amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissanguarlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente  da vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo il mezzo di vista di uno scopo. Un amore la cui vera e intima condizione di vita è la propria libertà d’essere. Ma un uomo come me dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero.
E’ incatenato e spinto dal suo demone.”

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365 giorni, Libroarbitrio

Nymphaea Alba

Nymphaea alba

Sogni allucinazioni di persona semplice

Sogni l’anima del tormento  in quanto vitalità maniacale

Sogni l’osservanza della spontaneità delle paranoie emozionali isteriche

Sogni assassinare la mente dal volere inconscio

Sogni l’improvvisazione di un’idea

Sogni  l’associazione dell’ Io al Tu che vorresti essere

Sogni l’arroganza della proprietà della carne

Sogni regole da importi e subito da infrangere

Sogni la cura

Sogni neri angeli di vapore dalle ali d’etere

Sogni ricordi persi e ritrovati e poi di nuovo volutamente persi

Sogni la realtà sincera dell’amore

Sogni  gli istinti del Sognatore

Sogni l’autoconservazione del cuore

Sogni i giardini degli illuminati

Sogni sentieri d’inchiostro

Sogni deliranti bizzarrie

Sogni la benevolenza della fobia compulsiva ossessiva

Sogni la nascita sconfinata dei sistemi diagnostici

Sogni la tenacia del pane caldo
del formaggio reso piccante dal tempo
del burro salato del miele del bicchiere di vino
e il bicchiere è quello della nonna di quando la vita era semplice sacrificio quotidiano del vivere
e il vino è quello acquistato dal Vini e Oli dalla bontà acida e pastosa
nero non rosso
senza fronzoli e assaggi
con la schiuma rosa in pizzo alla bocca del fiasco verde smeraldo
e nel tornare memore d’ogni odore
credi d’avere un tesoro tra le mani della ragione

Sogni  la bambina sirena del bosco

Sogni  Nymphaea Alba…

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Freud e “il complesso di Edipo”

Roma 28 settembre 2013

Che cosa determina la psicologia degli esseri umani?

Il complesso di Edipo

Nel complesso di Edipo, di certo la più popolare fra le dottrine psicoanalitiche, Freud sintetizza la sua rivoluzionaria visione dell’infanzia.

Il bambino non è quell’essere puro e asessuato descritto dalla tradizione; se pur del tutto inconsciamente anche il fanciullo, come l’adulto, è dominato dall’istinto sessuale. 

Anzi, più precisamente, il bambino vive una sessualità “perversa”, ossia egocentrica, fissata negli oggetti d’amore e totalmente “desiderante”, ossia indifferente al principio di realtà.

L’oggetto dell’amore infantile  è in particolare la madre, l’oggetto della sua gelosia il padre, il cui posto egli vorrebbe occupare.

Freud scorse nell’antica tragedia di Edipo un mito fortemente rivelatore dei meccanismi dell’inconscio: nella storia di Edipo, che sposa senza saperlo la madre dopo aver ucciso il padre, anche in questo caso senza piena consapevolezza del proprio atto, è contenuta una fantasia inconscia attraverso cui ogni bambino è destinato a passare.

Dice Freud:

“Come Edipo, viviamo inconsapevoli dei desideri, offensivi per la morale, che ci sono stati imposti dalla natura, e dopo la loro rivelazione noi tutti vorremmo distogliere lo sguardo dalle scene della nostra infanzia”.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Freud la pratica ipnotica e il caso di Anna O. (seconda parte)

Roma 26 settembre 2013

Anna O. paziente Freud

 

Anna O.

Approfondendo la nostra ricerca sulla psicoanalisi e sull’ipnosi mi sono imbattuta nel quesito più determinante della storia degli studi di Freud ovvero: “Esistono patologie fisiche determinate da cause prettamente psichiche, spirituali?”

Il caso di Anna O.è determinante nella nascita della psicoanalisi  e nella pratica dell’ipnosi.

La paziente soffriva di un quadro sintomatico quanto mai strano e complesso: paralisi saltuarie causate da immotivate contrazioni muscolari, inibizioni comportamentali, stati confusionali.

Assieme al dottor Breuer, Freud iniziò a sottoporre la malata al sonno ipnotico, ingiungendole di esprimere ad alta voce i pensieri che le opprimevano l’animo.

La psicanalisi nacque nel momento in cui i due giovani medici si resero conto che i sintomi fisici sparivano  automaticamente  e definitivamente ogniqualvolta Anna O. riusciva a focalizzare , con l’aiuto dell’ipnosi, determinate immagini, pensieri o eventi del passato, presenti allo stato latente nella sua memoria.

L’impatto filosofico di una simile scoperta non è facilmente descrivibile e lo stesso Freud impiegò l’intera esistenza per renderne conto.

Basti pensare alla millenaria questione dei rapporti fra anima (spirito, pensiero) e corpo, che, dopo Freud, non può più essere affrontata in termini di opposizione o incomunicabilità.

Tratto da Studi sull’isteria

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Freud e la sua nuova visione del mondo (prima parte)

Roma 25 settembre 2013

Sigmund Freud

Il Novecento racchiude nel suo tempo, non solo grandi personaggi della letteratura come i poeti letti nei post precedenti, tanto meno di un’unica nazionalità, ma, una raccolta di straordinari personaggi di varie culture e studi che formeranno e contamineranno il carattere, l’atteggiamento e il pensiero dei grandi personaggi storici del futuro di tutto il mondo.

Freud è uno di essi.

Nato a Freidberg, in Cecoslovacchia, a quattro anni Sigmund Freud si trasferì con la famiglia a Lipsia in Germania e poi a Vienna.

Ottenuta la laurea in Medicina, cui seguì la specializzazione in neurologia, iniziò a lavorare all’ospedale psichiatrico di Parigi dove conobbe la terapia ipnotica praticata dal dottor Charcot sulle pazienti isteriche.

Si interessò poi al metodo catartico di Breuer, con il quale pubblicò nel 1895 gli Studi sull’isteria.

La defezione di Breuer  e la morte del padre nel 1896 provocarono in lui una profonda crisi da cui uscì attraverso l’invenzione dell’autoanalisi psichica .

Quattro anni dopo, allo scadere del secolo, il saggio sulla Interpretazione dei sogni  concludeva il periodo di fondazione teorica della nuova scienza psicoanalitica.

Nei seguenti quarant’anni, superata l’iniziale ostilità dell’ambiente scientifico viennese, Freud si dedicò sia alla promozione del movimento psicoanalitico, fondato nel 1910 la Società Internazionale di Psicoanalisi, sia al chiarimento delle molteplici implicazioni di ordine filosofico della sua dottrina.

Inizialmente sviluppata solo in ambito clinico, la psicanalisi divenne così una nuova visione del mondo, elaborando una propria teoria dell’arte, della storia, della civiltà.

A causa delle origini ebraiche Freud dovette abbandonare Vienna in seguito all’invasione nazista nel 1938 ( le sue opere alimentavano i roghi nazionalisti di testi degenerati).

Morì a Londra l’anno dopo.

Alcune fra le sue numerosissime opere:

Psicopatologia della vita quotidiana;
Tre contributi alla teoria sessuale;
Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci;
Totem e Tabù;
Al di là del principio del piacere;
L’avvenire di un’illusione;
Il disagio della civiltà;
L’uomo Mosè e la religione monoteistica;

A domani
LL

 

 

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Italo Svevo e la sua indagine sull’uomo

Roma 27 agosto 2013

Italo Svevo scrittore

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 da padre tedesco e madre di origine ebraica.

Cittadino di una Trieste  spiritualmente italiana e politicamente austriaca, punto d’incontro di diverse culture, ebbe una formazione di tipo europeo e il suo pseudonimo dichiara due componenti fondamentali della sua cultura.

A causa del tracollo economico della sua famiglia dovette  impiegarsi in banca.

Nel 1892 pubblicò a proprie spese il romanzo Una vita, che passò sotto silenzio; stessa sorte toccò al secondo, Senilità, scritto sei anni dopo.

Da quel momento Svevo decise di rinunciare  alla letteratura, si sposò, si dedicò allo studio del violino e divenne prima direttore e poi socio nella ditta del suocero.

Nel 1905 conobbe lo scrittore irlandese James Joyce, che a quel tempo insegnava inglese a Trieste.

Per Svevo fu  un incontro fondamentale .

Infatti, quando a  venticinque anni di distanza da Senilità pubblicò La coscienza di Zeno, fu proprio Joyce a farlo conoscere al famoso scrittore e critico francese Valéry Larbaud, che lo recensì molto positivamente.

In Italia solo la voce di Eugenio Montale, nel 1925, si levò a fare del primo grande romanzo contemporaneo della nostra letteratura.

Svevo morì improvvisamente in un incidente stradale nei pressi di Treviso nel 1928.

Egli pertanto non poté assistere al riconoscimento del valore della sua opera, giudicata per molti anni anni dai critici stilisticamente disarmonica, scritta con un linguaggio duro  e troppo ricco di assonanze dialettali.

Per lo scrittore triestino la ricerca dello stile fu sempre un obiettivo secondario: il suo scopo è l’indagine sull’uomo del Novecento, che si trova in un momento di piena trasformazione  e non si riconosce più nei valori dei  del vecchio mondo ottocentesco né in quelli del nuovo.

I personaggi Sveviani si sentono diversi, estranei alla società in cui vivono.

Egli fu lo scrittore italiano che maggiormente si misurò con la grande scoperta del XX secolo: la psicoanalisi.

Lesse le opere di Sigmund  Freud e da queste trasse sostegno scientifico all’analisi della coscienza umana attuata attraverso il suo lavoro letterario.

Alle teorie freudiane aggiunse però l’idea che non solo la psiche umana ma la realtà tutta sia ammalata.

In questa concezione, pertanto, i disagi del singolo uomo appaiono come segni di ribellione verso il mondo borghese in disfacimento.

A domani

LL

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James Joyce e il suo “monologo interiore”

Isola d’Elba 20 agosto 2013

James Joyce scrittore

Nacque a Dublino nel 1882 da una famiglia di forti tradizioni cattoliche e nazionaliste.

Studiò nei migliori collegi della sua città e il tipo di educazione ricevuta lo portò prima alle soglie del sacerdozio, poi a una violenta ribellione.

A Dublino, città in cui ambientò le sue maggiori opere narrative, rimase fino al 1904.

Pressato da difficoltà economiche e dall’insofferenza nei confronti dell’ambiente irlandese chiuso e conformista, si trasferì prima a Zurigo, poi a Pola e infine a Trieste, dove rimase fino al 1915 stringendo rapporti di amicizia con intellettuali e scrittori italiani, fra cui Italo Svevo.

La guerra lo costrinse a tornare a Zurigo, ma, al termine del conflitto si stabilì a Parigi, dove rimase per vent’anni frequentando letterati di ogni nazionalità ed entrando in contatto con il mondo della psicoanalisi.

Fu per curare la figlia Lucia che conobbe il famoso psicoanalista Carl Gustav Jung e poté approfondire quelle conoscenze di psicologia che saranno importanti per l’elaborazione del romanzo Ulisse, uno dei testi fondamentali della letteratura moderna.

La narrativa del primo Novecento non poteva rimanere estranea alle nuove idee scientifiche, come la teoria dell’inconscio di Sigmund Freud o la relatività di Albert Einstein, che sconvolgevano non solo le certezze del sapere filosofico e scientifico ottocentesco ma anche la concezione dell’individuo, il suo rapporto con lo spazio, il tempo la società.

Già nei primi racconti l’introspezione e l’indagine psicologica sono per Joyce al centro della narrazione.

Alla rappresentazione oggettiva della realtà egli sostituisce le infinite realtà che si riflettono nelle menti dei personaggi, alle figure eroiche preferisce quelle anonime, quotidiane; alla rappresentazione del tempo come sviluppo cronologico contrappone la sua percezione soggettiva e differenziata; al discorso lineare e ben costruito sostituisce le frasi spezzate, l’abolizione dei nessi logici, le parole inventate.

Nei romanzi, addirittura, abolisce la trama, lasciando al lettore il compito di ricostruirla.

Del resto, ciò che contava per Joyce non era tanto rappresentare la connessione di fatti esterni, quanto il flusso dei personaggi .

Questa tecnica, detta “monologo interiore”, implicava la ricerca di un nuovo linguaggio libero dai vincoli tradizionalmente imposti dalla sintassi, dalla struttura e dal significato comune delle parole.

Dopo aver ottenuto dai critici francesi i primi riconoscimenti, allo scoppio della seconda guerra mondiale Joyce si trasferì definitivamente a Zurigo, dove morì nel 1941.

Joyce pubblicò nel 1915 i racconti Gente di Dublino, i romanzi Ritratto dell’artista giovane nel 1916 e La veglia di Finnegan nel 1939, inoltre fu poeta con Musica da camera 1907 e Poesie da un soldo, 1927.

A domani

LL