365 giorni, Libroarbitrio

George Gordon Byron 28 luglio 1814

Giulio Aristide Sartorio La Lettura o Catullo e Clodia

Ella splendida incede, come notte
Di cielo limpidamente stellato,
E tutto il meglio di oscuro e di luce
Negli occhi e nell’aspetto suo rifulge
Dolce in quel tenero chiarore
Che il cielo nega allo sfarzo del giorno.

Un’ombra in più, un raggio in meno
Avrebbero sciupato la grazia indicibile
Che tra i capelli di ebano si tinge
E sul suo volto poi risplende chiara:
Un volto dai pensieri lieti che dicono sereni
Quanto puro il loro rifugio sia e prezioso.

E sulla fronte, lungo le dolci guance
E calme, e tuttavia vivaci,
Sorrisi docili e colori ardenti
Parlano solo di giorni puri
E di una mente serena e sovrana
E di un cuore che ama innocente.

365 giorni, Libroarbitrio

1720

Non più poesia nei miei scritti narrativici?

Intanto vivo nel 1720

donna che legge poesia

e tu

mare di spighe di grano

sei sempre qui.

1720.

Qui nel mio cuore.

Lié Larousse

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Fryderyk Chopin e John Field “La musica della notte”

Roma 9 luglio 2013

Tra i temi prediletti del Romanticismo, la notte, con l’atmosfera rarefatta dei pleniluni, l’incanto dei silenzi, l’evocazione di immagini di sogno, oltre che in poesia fu ampiamente rappresentata anche in musica.

Mentre nel Settecento “notturne” erano dette per lo più le composizioni strumentali in più tempi, destinate ad una esecuzione  notturna durante feste e trattenimenti, – ne è un celebre esempio Eine kleine Nachtmusik di Mozart-, nell’Ottocento furono così chiamate composizioni pianistiche di carattere melodico e sognante.

Se il pianista e compositore  irlandese John Field è ritenuto l’inventore di questo genere musicale romantico, Fryderyk Chopin è senza dubbio il musicista che più di tutti fece dei Notturni un’altissima espressione d’arte.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Neoclassicismo “Bellezza” valore assoluto

Roma 5 giugno 2013

Sotto il profilo letterario ed artistico l’età napoleonica fu caratterizzata dal neoclassicismo.

Questo movimento fu  sostanzialmente una forma del gusto, che si riferisce ai modelli classici, che ebbe origine verso la metà del ‘700, manifestandosi prima di tutto nelle arti figurative.

Risalgono a quel tempo gli scavi di Ercolano e Stabia con la conseguente diffusione di stampe riproducenti monumenti, sculture e pitture in quella occasione ritrovate, e gli studi archeologici del Winckelmann, un tedesco trasferitosi a Roma, che diffuse il gusto dell’antichità e l’amore per la bellezza concepita classicamente come armonia e proporzione.

Il modello classico passò ben presto dalle arti figurative alla letteratura, favorito dal gusto classicheggiante imperante nel ‘700 e dall’amore per le libere istituzioni repubblicane romane  spesso richiamate alla memoria da pensatori e uomini politici avversi alle monarchie assolute.

Anche durante questo periodo come per tutta l’era napoleonica erano forti i sentimenti rivolti alla disperata ricerca della libertà, ma l’aspetto prevalente del neoclassicismo fu quello ellenizzante.

Affermato il valore assoluto della Bellezza come ideale supremo dell’esistenza, essa fu identificata nell’armonia alla grazia, espressa attraverso la serenità che nasce dal superamento delle passioni, l’equilibrio dei sentimenti, l’esatto rapporto delle proporzioni.

La mitologia fu lo strumento di questa evasione: personaggi ed avvenimenti della vita contemporanea furono descritti attraverso il travestimento  mitologico o paragonati a momenti dei miti antichi, con un gusto decorativo spesso esteriore e coreografico.

Tutto il repertorio mitologico fu ripreso dai letterati che ricantarono antichi miti o nel linguaggio del mito fecero rivivere personaggi ed episodi della vita contemporanea, mentre gli artisti scolpivano, decoravano e dipingevano Napoleone nelle vesti di Giove olimpico o di un eroe invitto della mitica Ellade.

Quindi possiamo dire che il neoclassicismo non fu propriamente una corrente di idee ma fu la forma del gusto, il metodo del dipingere, di scolpire, di costruire e di poetare, ed influì la moda e le cosiddette arti minori.

A domani

LL

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L’Età Napoleonica e la nascita del Romanticismo

Roma 4 giugno 2013

L’età napoleonica costituì per l’Italia il culmine delle esperienze politiche e culturali del ‘700.

L’assolutismo illuminato dei sovrani di Milano, Napoli, Firenze e Parma aveva consentito l’attuazione di riforme politiche, economiche, amministrative e giuridiche di fondamentale importanza, e per di più tali riforme erano state realizzate da Italiani sia pure sotto l’influsso culturale francese e il governo di principi stranieri.

Si trattò in pratica di un primo esperimento di vita politica libera dalle costrizioni dei regimi assoluti, attuato e vissuto dalla nostra borghesia più aperta e intelligente, che rifletté i suoi benefici anche sui ceti popolari.

Il movimento riformatore fu accompagnato da un parallelo sviluppo culturale che alimentò nel nostro paese uno sviluppo di pensiero originale ed autonomo talora di risonanza europea e un fervore di studi  spesso rivolti alla soluzione dei problemi politici, economici e sociali.

Infine, accanto alla diffusione della cultura più strettamente illuministica, in quel tempo si diffuse anche in Italia la letteratura che ad essa si accompagnò in Francia e in Inghilterra, già ricca di fermenti preromantici, sentimentali e libertati.

Il periodo napoleonico accentuò il processo di maturazione civile e quindi anche culturale e letterario del nostro paese aprendo le porte al movimento intellettuale e culturale chiamato romanticismo, in esso si rappresenta il nuovo spirito nazionalistico e patriottico, l’esaltazione della libertà innalzata a valore assoluto , il culto del nostro passato come celebrazione di una nostra aristocrazia spirituale su tutti gli altri popoli.

A domani

LL

 

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L’illuminismo tragico del Foscolo

Roma 7 maggio 2013

Foscolo nasce un’epoca di passaggio, fine Settecento ove sarà sempre esule, e segnato dall’illusione di riscatto, albori dell’Ottocento,  nonostante la tragicità relegata dalla sua origine, alla vita e alle opere.

Nel mutare degli orizzonti politici di un’Europa attraversata dalla tempesta napoleonica e sottoposta poi alla Restaurazione, nel vortice degli eventi di cui fu partecipe, egli vide il suo amor di patria dapprima vittima del trattato di Campoformio, che concesse Venezia al dominio austriaco , in seguito irreparabilmente offeso dalla consacrazione, nel 1815, di quello stesso dominio.

Ciò nonostante egli potè ritrovare sempre la sua vera patria. Dentro di sé. Questo concetto è ben descritto nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis ove anche se non si era in grado di lavare via il sangue, il riflesso di quel sorriso, il lampo di femmineo pudore di Teresa, sua protagonista, consolava il cuor.

Il carme Dei sepolcri, apparso a Brescia nel 1807, traccia intorno al motivo della tomba, simbolo concreto dell’apparente condanna dell’uomo alla dissoluzione ma anche della sua permanenza nella memoria, un affresco della storia umana e della condizione dei singoli: entrambe sempre oscillanti tra grandezza e miseria, tra slancio ideale e rovinose cadute.

Negli endecasillabi foscoliani la tragedia del destino umano, proteso al morire, risuona con la gravità austera e maestosa del canto attribuito alle Parche.  Questo canto, oscuro e dolente, fa vibrare il carme per il mistero dello scoprirsi, in quanto uomini, nudi e indifesi.

Un altro canto però risuona, subito dopo, non a rinnegare l’inno delle Parche, bensì a completarlo, quasi a farlo risplendere mentre lo rende sopportabile, ed è il canto delle Pimplèe: le Muse.

Le Muse che son bellezza cantano la bellezza.

Le Parche sillabano con lenti rintocchi un inevitabile morire.

Ma i versi delle Muse pulsano di un’eco iridata che risuona “oltre”: oltre il tempo, oltre la fine del mondo e delle cose. 

A domani

LL

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Introduzione al Settecento

Roma 2 maggio 2013

La storia del Settecento si colloca sotto il segno del rinnovamento e della trasformazione.

La nuova società si scontra con la vecchia in un aperto conflitto di fatti ed idee.

Con l’antico ordine sociale, fondato sull’assolutismo monarchico e sul potere  del clero e della nobiltà, contrasta la nuova forza della borghesia.

Il primo grande atto di rinnovamento viene compiuto da un vasto movimento di idee, che si indica con il nome di illuminismo.

Questo movimento ha l’intento di di combattere i pregiudizi, far coincidere le istituzioni con le necessità reali, riscoprire i concetti di libertà, sovranità popolare  e uguaglianza civile, esaltare i diritti umani, la tolleranza, la giustizia, ricondurre l’uomo ad un dominio equilibrato del mondo attraverso l’energia della ragione.

Dal punto di vista letterario  la prima parte del secolo predilige  lo stile dilettevole  e raffinato, elegante nelle forme, evasivo nella sostanza, frivolo e cortigiano.

Non ha nulla di intimo e commovente, deve solo allietare e onorare la società aristocratica nella sua vita quotidiana.

Nella seconda parte del Settecento le idee illuministiche richiamano la letteratura ad un compito di aderenza alla realtà, di educazione morale e civile, di indagine severa dei problemi.

La cultura non deve restare esperienza privata e personale per pochi, ma raggiungere strati sempre più vasti della popolazione.

A domani

LL

 

Spunto di lettura:
Poesia, Antologia illustrata,
Elvira Mrinelli
Editore Demetra

 

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Arcadia

Roma 1 maggio 2013

Il Settecento si apre con le fondamenta di una nuova istituzione letteraria.

Nel 1690 viene fondata l’Arcadia, accademia delle arti letterarie romane, da alcuni sommi scrittori che con essa intendono reagire al Marinismo e al Barocco in nome del buon gusto, della verità, della semplicità stilistica, della chiarezza e facilità dei temi, del sentimentalismo, opponendosi alla finzione del mondo pastorale.

Nel corso del secolo lo stile arcadico, che  non si scosterà mai del tutto dai contenuti facili e semplicistici per una piacevole immaginazione, acquisisce con Metastasio e Frugoni  un’impronta classica.

Tuttavia, ai componimenti che ammirano con compiacimento le raffinatezze frivole della quotidianità aristocratica, si contrappongono nel tardo Settecento la satira di alto valore civile del Parini, che denunciando tante sottili ed inutili bassezze degli ambienti nobiliari, propone un’esemplare immagine dell’uomo dignitoso, e con la poesia drammatica di Alfieri si tratterà con grande passionalità il tema astioso della libertà dell’uomo dalla ricchezza, il nuovo uomo libero.

A domani

LL

 

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La tragedia regolare

Roma 16 marzo 2013

Durante tutto il Seicento permane, riallacciandosi alla tragedia cinquecentesca, la tragedia letteraria più comunemente conosciuta e vantata come tragedia regolare.

Nel Settecento gli scrittori che continuano questo teatro come il marchese Scipione Maffei, o ne fanno in qualche modo una specie d’inventario come il Napoli Signorelli, sostengono appunto questa continuità.

Scipione Maffei, volendo appoggiare la sua gloria di autore della Merope e insieme di rinnovatore del teatro a una tradizione italiana indipendente da quella francese, pubblicherà nel 1723 a Verona un Teatro italiano o sia scelta di tragedie per l’uso della scena, avvicinando alle tragedie cinquecentesche, dalla Sofonisba del Trissino e dal Torrismondo tassesco alla Merope del Torelli, quelle settecentesche, l’ Alcippo e le Gemelle capuane del Cebà, il Solimano del Bonarelli, la Cleopatra del cardinal Delfino e l’Aristodemo di Carlo de’ Dottori.

Il canone così stabilito, dentro il quale la critica moderna, dopo il giudizio di Croce, ha riconsacrato il valore poetico di almeno una di queste tragedie, cioè l’ Aristodemo, può essere completato non soltanto con le opere di Federico Della Valle, ma anche con altre tragedie come quelle del cardinal Delfino, l’Ipanda dell’Alberi e, forse, l’Evandro del Bracciolini.

A domani

LL