365 giorni, Libroarbitrio

Wordsworth “il poeta è un uomo che parla agli uomini”

Roma 19 luglio 2013

Wordsworth, attraverso la definizione del poeta, definisce anche la poesia: ” Il poeta è un uomo che parla agli  uomini, sia pure dotato di sensibilità più viva, di maggiore entusiasmo e tenerezza, di una più profonda conoscenza della natura umana e di un animo più vasto di quanto si ritenga comune  all’umanità; un uomo che vagheggia le proprie passioni  e la propria volontà e che più di ogni altro gioisce dello spirito vitale che è in lui; un uomo che ama completare la volontà e le passioni che si manifestano nelle vicende universali a somiglianza delle proprie, e che si sente spinto a crearle dove non riesca a trovarle”.
Tratto da Storia della letteratura inglese, David Daiches, Garzanti Editore 1983

Wordswort nasce a Cockermouth, nel Lake District nel 1770.

Venticinque anni dopo risale l’inizio del suo fruttuoso rapporto con S.T.Coleridge, che determinò la creazione delle Ballate liriche.

La grande novità di questi versi fu il profondo rinnovamento del linguaggio e delle tematiche: la funzione della poesia diventò con Wordsworth l’espressione delle emozioni del poeta con il linguaggio reale, colloquiale degli uomini, la scoperta dell’intima spiritualità  e dei significati soprannaturali degli avvenimenti più semplici della quotidianità.

Nel 1805 uscì il poemetto Preludio, ricco di riferimenti autobiografici e in particolare sul suo sodalizio con Coleridge, e nel 1807 Poesie.

Poeta laureato dalla Corona inglese, Wordsworth morì Rydal Mount nel 1850.

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

Il Meneghino

Roma 17 aprile 2013

Nato a Milano nel 1630, Carlo Maria Maggi frequenta a Brera la scuola dei gesuiti conseguendo la laurea in lettere.

La sua produzione in lingua dialettale inizia con testi e libretti per musica, e con una raccolta di Rime  in accordo con la nascente poetica arcadica.

Scrive in un secondo momento quattro commedie in milanese e un atto unico, in cui avanza una critica mordace nei confronti della società del suo tempo.

La sua opera assume un carattere rivoluzionario per l’uso dialettale della lingua, utilizzata non per fini caricaturali, ma come strumento “par dì la veritae”, espressione di lealtà e di autentica aderenza alla realtà.

Diviene così commediografo e poeta dialettale caratterizzato dalla creazione di una maschera, il Meneghino, il servo diventato simbolo della città di Milano, che presto diviene anche il simbolo dell’umile popolano milanese, schietto di natura e onesto, sensibile e generoso.

A domani

LL