365 giorni, Libroarbitrio

1720

Non più poesia nei miei scritti narrativici?

Intanto vivo nel 1720

donna che legge poesia

e tu

mare di spighe di grano

sei sempre qui.

1720.

Qui nel mio cuore.

Lié Larousse

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

Bambina Astronauta

Questo pomeriggio ho camminato nelle scarpe di qualcun altro.
Ho bevuto alcool puro con la bocca di un altro.
La mente si ingrigiva annerendosi in un altro misero minuscolo cranio.
Poi il vagito di una bambina si è elargito nelle mie orecchie
io con esse ho ascoltato il volto suo spaventato
che si è presentato in versi ai miei occhi che hanno visto.
Tutti i nessuno.
E mi sono costruita questa tana
per accomodarmi dal mondo
è piccolissima
posso starci sola ed in ginocchio
ho indossato un casco d’astronauta
ho creato un vortice d’etere grandissimo
e ci ho rovesciato il mondo al suo interno
le attese con i loro attimi
il nudo con l’essere e i suoi cenci
le urla senza vocali
la memoria senza aspetto ed incolore
il silenzio zitto.

Mi sono costruita questa tana
ed ora comoda
non c’è nessuno
il pericolo è niente.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide”

Roma 31 marzo 2014

Signor Nove

Bear Kirkpatrick
da “Signor Nove”

 

L’asfalto odora di catrame.
La piccola la vedete s’è vestita di nero
dentro ha il ferro a sostenerla
vuole essere salvata da ciò che è già accaduto
dando fuoco alla sua vita
come fare la rivoluzione
sola
nell’epoca senza era
ridendo domandandosi
dedicarsi all’amore è commettere omicidio?
E’ terra asciutta dal sale di mare d’erba?
E lui?
Lui potrebbe dall’alito della marea essere spinto fin lì dentro
dentro quell’asessuato dolore di metallo che pulsa .
Sveglio.
Non riesco ad aprire gli occhi mentre bolle di musica elettronica risuonano nella mia memoria. Scosto dal corpo il peso delle coperte. Poggio i piedi a terra. Il nulla di un pavimento freddo mi risucchia. Cado. Non vedo appigli per rialzarmi e non gelare. Ho gli occhi chiusi. Ho gli occhi chiusi cuciti da fili di ciglia. Avverto il tocco di una mano. Avverto il tocco di una mano sul mio viso. Una mano di bontà a me sconosciuta carezza la mia guancia. Quella mano con quella carezza issa il mio corpo. Sono in piedi e lei si è dissolta. La mano e la sua carezza non ci sono più. In terra i mie piedi hanno però freddo. Il mio volto, il mio volto è irrorato da calore. Calore che lascia una scia di saporito profumo sotto il mio naso ed io ho fame di quell’odore e allora cammino cammino cammino per inseguirla. Cammino. Cammino. Cammino. Cammino. Per inseguirla.
Baciami.
Baciami su queste labbra d’incolore dipinte e.
Guardati. Quello che hai è solo altro liquido salino ad impiastricciarti il volto uomo.
Guardati.
Ora vedi.
Ti manca la buona condotta.
Uomo.
Scoperta.
Morte.
Desiderio di mettere fine. Per il fine maggiore prossimo. Rinascere. Nuovo.
Uomo.
Turbinio di vento non farti destare dall’incostante boato d’aria che tenta di scalfirti con l’arroganza dell’incertezza giungendo da luoghi ascosi regni dell’inquietudine perché tu sei figlio di Dio sei Sole che illumina questa Terra che vive nella vertigine della tua luce!
Paura.
Fatica d’esprimersi.
Parole.
Voce.
Assente.
Sconvolto smarrisco voleri sognanti di magnificenze irreali vive nella musica di cardio battiti e scie di ragione.
No. No. No.
Tuttavia.
Se già conosci la fine finita.
Lascialo fare.
Silenzio!.
Tu che leggi il suono di queste parole pensi io mi sia arreso?
E invece.
Decido di non soddisfare la sua fame della mia voce.
Nego di avvertire.
Dolore alcuno.
Silenzio.
Solo una voce.
Desidero solo quella voce.
Sua soltanto.
Ogni altra inutile a proporsi. Ecco sì. Qui. Parlami. Penetrami negli orecchi. Nella mente. Sciogliti nel caldo del mio fiato liquido salmastro delta delle mie cervella putrefatte.
In che anno stiamo? Devo andare da Biagio per un drink di quelli forti! Come Biagio è morto? Ma in che anno stiamo? E quando?
Quando vagabonda bambina di ferro nero vestita imparerai a non fuggire più?
In che anno stia…?
Perché l’amore, per chi lo conosce, è l’unica perversione che uccide.

L.L.

 

 

365 giorni, Libroarbitrio

Freud la pratica ipnotica e il caso di Anna O. (seconda parte)

Roma 26 settembre 2013

Anna O. paziente Freud

 

Anna O.

Approfondendo la nostra ricerca sulla psicoanalisi e sull’ipnosi mi sono imbattuta nel quesito più determinante della storia degli studi di Freud ovvero: “Esistono patologie fisiche determinate da cause prettamente psichiche, spirituali?”

Il caso di Anna O.è determinante nella nascita della psicoanalisi  e nella pratica dell’ipnosi.

La paziente soffriva di un quadro sintomatico quanto mai strano e complesso: paralisi saltuarie causate da immotivate contrazioni muscolari, inibizioni comportamentali, stati confusionali.

Assieme al dottor Breuer, Freud iniziò a sottoporre la malata al sonno ipnotico, ingiungendole di esprimere ad alta voce i pensieri che le opprimevano l’animo.

La psicanalisi nacque nel momento in cui i due giovani medici si resero conto che i sintomi fisici sparivano  automaticamente  e definitivamente ogniqualvolta Anna O. riusciva a focalizzare , con l’aiuto dell’ipnosi, determinate immagini, pensieri o eventi del passato, presenti allo stato latente nella sua memoria.

L’impatto filosofico di una simile scoperta non è facilmente descrivibile e lo stesso Freud impiegò l’intera esistenza per renderne conto.

Basti pensare alla millenaria questione dei rapporti fra anima (spirito, pensiero) e corpo, che, dopo Freud, non può più essere affrontata in termini di opposizione o incomunicabilità.

Tratto da Studi sull’isteria

A domani

LL