365 giorni, Libroarbitrio

Ferdinando Sanfelice, Lui da molti dimenticato

26 aprile 2013

Predisposto fin dalla prima infanzia all’arte del disegno viene dal padre indirizzato agli studi giuridici, ma ad avvenuta di quest’ultimo morte, viene dal fratello introdotto allo studio dell’architettura.

Lo stile architettonico di Sanfelice è fortemente influenzato dall’arte scenografica dando vita a una tradizione locale che sviluppa i caratteri del barocco e del rococò austriaco.

Le sue scale rimarranno celebri  per la loro struttura scenografica con l’apertura fra cortile e giardino, la prima fra tutte è quella costruita come raccordo fra due cortili per il palazzo del marchese Poppano nel 1735. La scalinata interamente forata riceve luce al suo interno permettendo anche la vista di tutte le parti del palazzo da coloro che la attraversano.

Sono comunque numerose le sue ingegnose opere, sia in ambito religioso che civile, nonostante ciò le sue produzioni rimangono relegate all’ambito regionale di una  commissione privata che non può avvalersi di quei capitali di principi e papi che forse avrebbero consacrato il suo nome fra i grandi della storia delle arti.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’Arte della scenografia

Roma 20 marzo 2013

Già dalla fine del Cinquecento la costruzione del teatro Olimpico di Vicenza e le prospettive illusorie che Vincenzo Scamozzi qui vi crea per gli sfondi sono segno di un interesse crescente per l’arte scenografica. Anche Bernardo Buontalenti  e tutti gli architetti che come lui si dedicano alla costruzione di apparati effimeri  e scenografie per gli allestimenti delle corti contribuiscono a determinare il gusto per il meraviglioso e la sorpresa.

Il Seicento e l’epoca Barocca costituiranno il coronamento e l’apice di questa tendenza.

Nel 1600 si colloca la pubblicazione del Prospectiva libri sex, con un’ampia sezione dedicata all’uso della prospettiva nell’arte scenografica. abbandonata la scena fissa, si introducono cambi a vista e macchine sceniche per creare apparizioni fantastiche , le “meraviglie”. Si inaugura così la grande stagione degli scenografi italiani: Torelli, Pozzo, Burnacini, i Bibiena, i Mauro, capaci di materializzare sul palcoscenico oggetti calati dall’alto, comparse e sparizioni laterali, illusioni prospettiche moltiplicate all’infinito in un gioco di punti di fuga destinato a suscitare la sorpresa.

L’area scenica, che in precedenza era limitata, si estende ora non solo in lunghezza, ma anche in profondità: per far posto alle macchine e ai movimenti scenografici si ricorre anche alla modificazione dello spazio scenico. A questa grande evoluzione del gusto e della tecnica scenografica contribuisce anche lo sviluppo di quegli intermezzi che nel teatro cinquecentesco intervallavano lo spettacolo della corte e che diventano sempre più importanti, arrivando a diventare la parte principale dello spettacolo seicentesco.

A domani

LL