365 giorni, Libroarbitrio

Karma Hostel – Francesco De Luca

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State per leggere le prime pagine del romanzo di Francesco De Luca dal titolo Karma Hostel, romanzo inedito che l’autore, a cadenza settimanale, aggiornerà nel sito dedicato, di pagine in pagine, mettendolo completamente a nostra gratuita lettura.
Cliccando nel link, che trascriviamo dopo le prime righe dell’incipit, potrete leggerlo gratuitamente dal suo sito, avere maggiori informazioni in merito l’autore e il suo progetto letterario, e potrete inoltre scaricarne il pdf sempre gratuitamente, così da stamparlo e farne noi stessi la nostra copia free di romanzo.

Un augurio sincero all’autore Francesco De Luca e al suo romanzo Karma Hostel
da parte di Libroarbitrio Gianluca Pavia & Lié Larousse/2dR,
e da tutti i nostri cari lettori.

Buona lettura a noi!

” Karma Hostel – di Francesco De Luca
1.

Le palme ondeggiavano dolcemente. L’aria entrava fresca in gola per la prima volta, come se prima d’allora non ci fosse mai stata né aria né gola. Era una respirazione differente, nuova.

Al di là della spiaggia un giardino curato, naturalmente curato. Il verde spumeggiava di un verde smeraldino come le onde del mare e le nuvole erano alianti senza ali. Erano loro a spingere il vento e a creare quella dimensione che nei sogni si riconosce come sogno. Eppure ero sveglio. Lontano da Pechino, lontano dalle tempeste di sabbia, lontano dal tumulto dell’ansia e dal grido strozzato della sua notte nero pece. Le industrie erano ancora là, ma i fumi e gli odori delle viuzze del Gulou non mi raggiungevano più e io tornavo a essere libero come non ero mai stato prima.

Eppure una serie di pensieri, grovigli di forme geometriche, container in un alto mare, navi mercantili e marinai si susseguivano in un pensiero non pensiero che col pensiero avevano poco a che fare, ma affascinavano, erano un non pensiero cos ìcome può esserlo un dipinto al muro. Non ero più il me che conoscevo o che avevo conosciuto fino a quel momento. Ero un flusso di luce nella luce del meriggio e pulsavo. La luce stessa respirava con ritmicità. Soffusa, potente. Ero ricco di vita.

Sono sicuro che voi tutti abbiate sperimentato questa sensazione o che lo farete un giorno o l’altro, anche fosse il vostro ultimo giorno.

Avevo immerso i piedi tante volte nel mare, mai nel Mare della Cina del Sud. Erano in acqua pensavo, cercavo di muoverli, facevo ruotare le dita e tastavo la sabbia sotto la pianta…”

 

Continuate a leggere il romanzo e a seguire l’autore cliccando link di seguito:

http://www.karmahostel.it/2017/12/04/parte-prima-capitolo-1/

 

 

Libroarbitrio

Daniela Cicchetta e la sua “Matelda cammina lieve sull’acqua” vi aspettano oggi, 26 novembre, alle ore 18. Ci vediamo tutti dai TRAPEZISTI !

I Trapezisti sono felici di ospitare Daniela Cicchetta per la presentazione del suo libro «Matelda cammina lieve sull’acqua», Miraggi Edizioni. Questo pomeriggio alle ore 18:00 in via Laura Manregazza 37, Roma, zona Monteverde. Interviene Raffaele Riccardis, psicologo, specialista in psicoterapia relazionale della famiglia e della coppia.

 

Metelda volantino

Immaginate una donna di ottanquattro anni, ex campionessa di nuoto, che organizza la sua cena di compleanno per riunire la famiglia e i ricordi di una vita densa d’intrecci. Matelda è
il nome della protagonista.
Un nome non casuale, che incorpora un destino già scritto. Una storia coinvolgente che riconcilia le generazioni passate e future. Stupisce scoprirsi coinvolti e parte di una storia servita a tavola.

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Daniela nasce a Roma nel 1965, si occupa di arredo ed eventi scenografici; è sposata, ha due figlie e tre gatti. Collabora con i Golden Book Hotels, per i quali compone story telling e frequenta la scuola di scrittura Omero. Scrive con uno pseudonimo, a suo nome ha pubblicato due racconti, questo è il suo primo romanzo.

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Golem

Golem è il nome della collana che riunisce i titoli di narrativa e poesia, che, come i golem prendono vita dalla parola e attraverso la parola. Senza, restano solo mattoni di carta…
Molti sono autori esordienti, insieme ad alcuni scrittori di grande esperienza e qualità.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Follia -Patrick McGranth

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Come aveva potuto non rendersene conto?
Come era stata stupida, e impulsiva, e ingenua.
A volte ripensava alla sua vita di prima, al manicomio e a quello che adesso rappresentava per lei, una specie di luogo remoto e vagamente irreale dove splendeva sempre il sole e l’ordine regnava sovrano, dove ognuno aveva un posto preciso, e nessun desiderio: un castello abbarbicato su uno sperone di roccia, e fra le sue mura sicurezza e abbondanza.
Era un’illusione, lo sapeva, ma abbastanza plausibile, e poter pensare a un luogo sicuro le dava sollievo; che poi esistesse solo nella sua mente aveva un’importanza relativa. Più tardi le sarebbe sembrato a dir poco curioso considerare un’isola felice proprio il posto da cui lei e Edgar avevano scelto di fuggire, finendo per cercare sicurezza, calore e abbondanza in una strada di magazzini abbandonati.

365 giorni, Libroarbitrio

Una volta l’estate – Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi

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In questa che oggi sento sulla mia pelle essere l’epoca della rabbia e dei vinti, e osservo, e percepisco, e vivo la difficoltà che ha l’uomo di afferrare se stesso nel vortice del caos della quotidianità contro una società che lo vuole plasmato e plasmabile, e lo vedo tentare d’imporsi con principi e virtù senza però riuscire a farli davvero propri, e allora troppo stanco quando ormai tutto gli appare ormai inutile, lontano, dimenticato e opposto agli obiettivi prefissati, lo vedo abbandonarsi e inerme seguire ed inseguire le nuove mode, e presunte tali, nel flusso dell’arrendevolezza di massa, tuttavia, nel romanzo Una volta l’estate, scritto a quattro mani dagli autori Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi, scorgo un barlume di speranza in Edoardo, che, nonostante la miriade di complicazioni imposte, coraggiosamente lotta marciando controcorrente, mettendo a rischio la sua vita, ogni ideale, tutto il suo mondo, senza rimpianti né rimorsi, per riprendersi ciò che più desidera, il suo sogno, la sua complicata e pur sempre sconosciuta vita che è e sarà con l’amata Maya.”
Lié Larousse

 

Tratto da Una volta l’estate:

EDOARDO

Arrivo in camerata strusciando gli anfibi. Un muro di grugniti e rantoli notturni mi investe. Salicetti è quello che russa più di tutti in camerata. Sembra un maiale intrappolato in un gabinetto. Che strano paragone, penso buttandomi con tutti gli anfibi e la mimetica sul materasso vivo e poggiando la testa sul cubo. Il cigolio rugginoso si propaga per tutta la camerata, ma il sonno pesante dei militari in missione si può paragonare a quello dei neonati in braccio alla mamma. Che starno paragone, penso. E le lacrime fanno avanti marsc’.
Più i miei compagni di camerata russano ignari e più penso sia ingiusto. Ingiusto partire in missione con il solo obiettivo di farsi il televisore nuovo, la macchina nuova, la casa più grande.

Ilaria Palomba e Luigi Annibaldi
saranno presenti con il loro romanzo
“Una volta l’estate”
 edito da Meridiano Zero
questo pomeriggio alle 18
alla libreria Mondadori
in via Piave
Roma  
presenteranno l’opera
Paolo Restuccia e Loredana Germani

Venite a conoscerci, non mancate!

365 giorni, Libroarbitrio

mickeymouse03- Andrea Mauri

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La chat mi conosce come mickeymouse03. È merito della Storia se ho scelto questo nick. Al liceo mi piacevano le lezioni sulla seconda guerra mondiale. La scintilla con Topolino scoccò quando mi imbattei in un libro che raccontava come persino Hitler trascorreva il tempo libero seguendo le avventure di Mickey Mouse. Era appassionato del cartone animato e non se ne perdeva nemmeno un episodio. In quello stesso libro scoprii inoltre che la parola d’ordine che avrebbe dato inizio allo sbarco in Normandia era proprio Mickey Mouse. Mi sentii orgoglioso di portare lo stesso nome di un animale che sarebbe passato alla storia. Rappresentava la mia rivincita. Per essere basso e con le orecchie un po’ a sventola. Proprio come un topo. Da quel momento in poi nessuno dei miei compagni avrebbe continuato a prendermi in giro. Sarei stato protetto da quel topo scaltro, che mi avrebbe aiutato a uscire dalle situazioni difficili, così come fece con gli alleati durante la guerra.

Nella vita reale mi chiamo Michele. Era nota la mia predilezione per le storie di Topolino. Collezionavo tutti i numeri del giornaletto e non permettevo a nessuno di toccarli. A forza di leggere le sue avventure lo sentivo parlare con accento americano. Con la fantasia mi insinuavo insieme a lui nelle riunioni dei grandi generali, impegnati a escogitare la strategia migliore per vincere il nemico. Entrambi facevamo un salto nel tempo, entravamo senza farci notare nelle stanze del potere. Nel decidere i dettagli dello sbarco, un generale amante dei fumetti raccontava ai suoi compagni il coraggio di un topo in divisa, presente su ogni manifesto di guerra, ricamato sui berretti dei marinai, disegnato sulle bombe pronte a essere sganciate. Questo topo conosciuto come Mickey Mouse, spiegava il generale, era scaltro e curioso, dotato di grandi orecchie per ascoltare quello che accadeva lontano. Teneva tutto sotto controllo. Per questo avrebbero utilizzato il suo nome in codice per dare il via alle operazioni di sbarco al largo delle coste francesi. Io e il topo in questione, nascosti tra i sogni e sotto il tavolo nella stanza della riunione, ci lasciammo trasportare fino all’oceano, mi vedevo tra i marines, ascoltavo i loro discorsi camerateschi, mi invaghivo dei più belli. E Topolino, rientrato nella sala del generale e sgattaiolando sotto il tavolo ovale, mi toccava le orecchie a sventola in gesto di amicizia e mi sussurrava con il suo inconfondibile accento americano: “sorcio, avrai fortuna nella vita”.

Cari miei followers 
l’autore Andrea Mauri
e la casa editrice AlterEgo
vi aspettano questa sera a Roma
nel quartiere San Lorenzo

al Baràbook
in via dei Piceni 23
dalle ore 19:30
per rinfrescarvi con un drink
e una nuova storia di scrittura contemporanea

Non mancate!

365 giorni, Libroarbitrio

Alla fine di ogni cosa – Mauro Garofalo

in bocca al lupo

Si stava allenando al sacco quando i due uomini erano entrati. Teneva l’asciugamano in testa quasi fosse un cappuccio. Il sacco oscillava a ogni diretto. I pantaloncini gialli che aveva indosso sembravano di una taglia più larghi, sulla maglietta una chiazza di sudore al centro del petto. Anche gli altri pugili si allenavano eppure il ragazzo nell’ombra non li vedeva, non li sentiva. Rimaneva nascosto dal pilone centrale. Per un istante soltanto sembrò scomparire, poi d’improvviso la figura riemerse dal buio. Scartò a destra con una torsione, il pugno che partiva allineato alla spalla. Il secondo dei due uomini, quello che stava dietro, si fermò. Fissò bene quel pugile che continuava a colpire il vuoto di fronte a sé neanche fosse un muro da abbattere. Colpire. E ancora colpire. Colpire cosa, si chiese. Il tempo forse, fino a farlo scomparire.
L’uomo che veniva da Berlino notò che il ragazzo teneva la testa bassa, il collo incassato, ma gli occhi no. Occhi neri, il taglio famelico dei lupi.
<< Ha la fissa delle moto >> gli fece il vecchio.
L’uomo di Berlino guardò il pugile girarsi.
<< Per questo non lo hanno mandato alle Olimpiadi?>>
<< Ma no. E’ che quella è gente scomoda>>
<< Che vuoi dire?>> chiese Zirzow.
<< Che è sinti.>>
<< …>>>
<< Uno zingaro!>>
Lo sguardo si fermò sul ragazzo che, in quel momento, andava a piazzarsi davanti al suo avversario, masticando il paradenti, aveva l’aria di chi non aveva mai avuto niente da custodire; uno che era cresciuto all’ombra dei palazzi, tra le fessure delle pietre e l’acqua piovana delle grondaie, assieme ai residui di ferro e polvere, nell’aria di primavera che asciugava i panni. Uno che per trovare appoggio doveva spostarsi di continuo.
Poi, ci fu il suono della campana.
In quell’istante l’uomo venuto da Berlino seppe, con evidente certezza, che la boxe, da quel momento in poi, non solo sarebbe cambiata. Non sarebbe mai più stata lo stesso.

Johann Trollmann chiamato Rukeli, in sinti voleva dire “albero” , si accese una sigaretta. Fece spegnere il cerino scuotendolo nell’aria, prima che si consumasse tutto, qualcuno, non ricordava chi, gli aveva raccontato che un fiammifero bruciato per intero era un marinaio in più che scompariva in mare. Johann socchiuse un po’ gli occhi al sole di metà ottobre, strinse a sé il pacchetto di carta velina, sentì il fruscio della carta, immaginò sotto quello strato i suoi nuovi pantaloncini. Ma una strana inquietudine gli diede una stretta allo stomaco.
Mangiò spiedini di maiale e birra in un locale poco più avanti, si concesse anche un paio di panini bianchi e morbidi. Per distrarsi rifletté che era venuto anche il tempo di trovare casa. La stanza che gli aveva assegnato Zirzow nel retro ufficio era comoda, ma forse adesso si sarebbe potuto permettere un appartamento suo, aveva ancora un po’ di marchi da parte, più l’incasso dell’incontro. E ce ne sarebbero stati altri.
Si sentì fiducioso d’improvviso. Si godette il sole sul viso, pensò ai pantaloni nuovi.
Al tardo tepore dell’autunno, ombre allungate sull’asfalto, si sentì colmo di speranza.
Erano giovani e immortali. Figli di un tempo propizio. Dei in ascesa.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Il tempo bambino – Simona Baldelli

Warwick Goble water babies

“In camera ho trovato questo.” Gli mostrò un pupazzo di stoffa, dal quale pendevano tristemente  i fili di alcune cucitrice slabbrate. “E’ tuo?” gli chiese.
Era l’orsacchiotto che gli aveva dato la bambina nel parco. “No” le risposte.
“E’ di quell’altra?”
“Nemmeno.”
Lei lasciò cadere a terra il pupazzo.  “Ti piacciono le bambine, vero?”
La domanda era semplice e diretta. Fece un passo in dietro. “Mi piaci tu, Regina.”
“Io pensavo di essere l’unica.” La voce di lei era piena di profonda tristezza.
“Ma tu sei unica te lo giuro.”
Sollevò una mano. “Non fa niente, tanto lo so che non è così” e prese a girare per la stanza.
La piccola figura si confuse fra le ombre dei mobili dello studio . L’unica cosa che riusciva a distinguere era la macchia scura dei capelli. Aveva ragione lei, era davvero minuta per la sua età . Vista di spalle gli ricordava moltissimo la bambina della pubblicità , scesa finalmente dallo schermo e giunta in quella stanza, alla ricerca della carta igienica soffice. Oppure avrebbe potuto essere la strabica, o la bambina del parco che gli aveva regalato l’orsacchiotto. Cercò nella penombra la sagoma del pupazzo. Era rimasto accanto lo stipite, lo lambiva una lingua di luce che si insinuava da sotto la porta. Aveva la pancina all’aria, ed i fili penzolanti erano una ragnatela che lo imprigionava al suolo. Sembrava chiedergli di essere salvato. Era lo stesso gioco che faceva da piccolo. Adagiava il fantoccio a terra, fingeva di legarlo con lo spago che penzolava dalle cuciture e poi si accucciava sul letto. Aspettava ore intere che qualcuno venisse a liberarlo o a portare via il prigioniero, come aveva letto in un libro che c’era un uomo che viaggiava attraverso il mondo diventando di volta in volta grande come un gigante o più minuscolo di un bambino.
Ma né grandi né piccoli venivano a soccorrerlo.

 

365 giorni, Libroarbitrio

Manuale del perfetto Gentiluomo – Aldo Busi

ritratto

Meglio comunicare qualcosa che non c’è, che tenersi qualcosa che c’è solo per te. Uno sguardo è un sentimento, e ogni sentimento è la sua comunicazione. Il pudore dei sentimenti non può essere spudorato al punto di prendersi alla lettera. Chi traduce alla lettera, reca in altra lingua un cadavere. Chi non esce da sé, uscirà col becchino. Ogni tuo sentimento non è tuo che a metà: ricordatelo bene. Se ti tieni anche l’altra metà, sei un uomo morto.

365 giorni, Libroarbitrio

Shantaram – Gregory David Roberts

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Ho impiegato molto tempo e ho girato quasi tutto il mondo per imparare quello che so dell’amore, del destino e delle scelte che si fanno nella vita. Per capire l’essenziale, però, mi è bastato un istante, mentre mi torturavano legato a un muro. Fra le urla silenziose che mi squarciavano la mente riuscii a comprendere che nonostante i ceppi e la devastazione del mio corpo ero ancora libero: libero di odiare gli uomini che mi stavano torturando oppure di perdonarli. Non sembra granché, me ne rendo conto. Ma quando non hai altro, stretto da una catena che ti morde la carne, una libertà del genere rappresenta un universo sconfinato di possibilità. E la scelta che fai, odio o perdono, può diventare la storia della tua vita.
Nel mio caso è una lunga storia, con tanti personaggi.
Sono stato un rivoluzionario che ha soffocato i propri ideali nell’eroina, un filosofo che ha smarrito l’integrità nel crimine, un poeta che ha perso l’anima in un carcere di massima sicurezza. Scappando di galera – ho scavalcato il muro principale, fra due torrette di guardia armate di mitragliatrici – sono diventato l’uomo più ricercato del mio paese. La buona sorte mi ha tenuto compagnia per mezzo mondo, e mi ha seguito fino in India. Sono entrato nella mafia di Bombay, ho fatto il trafficante d’armi, il contrabbandiere, il falsario. Mi hanno messo in catene in tre continenti, mi hanno preso a botte, bastonato, privato del cibo. Sono andato in guerra. Sono fuggito sotto il fuoco nemico. E sono sopravvissuto, mentre altri intorno a me morivano. Uomini quasi sempre migliori di me. Uomini migliori le cui vite sono state frantumate da un errore, spazzate via da un istante sbagliato d’odio, amore o indifferenza. Li ho seppelliti, ed erano tanti. Troppi. Il dolore delle loro storie e delle loro vite è entrato a far parte della mia esistenza.
Ma la mia storia non parte da quegli uomini, né dalla mafia: inizia il primo giorno a Bombay. Il destino ha calato la mia carta in quella città. La fortuna ha distribuito le carte che hanno portato a Karla Saaranen. E io ho cominciato a giocarla, quella mano, fin dal primo momento in cui ho guardato i suoi occhi. Insomma, questa storia inizia come tante altre; una donna, una città e un pizzico di fortuna.