365 giorni, Libroarbitrio

“Al mare canto” Shakespeare

mare ghiaccio

Coloro che sono i favoriti  delle stelle
si vantino di pubblici onori e titoli superbi
mentre io, cui fortuna simili trionfi nega,
gioisco in disparte di ciò che più onoro

tu sei tutta la mia arte, e innalzi
in alto sapere la mia rozza ignoranza,
e come può mancare alla mia Musa l’invenzione
finché tu respiri poeta, tu che versi nelle mie rime
te stesso, dolce argomento, troppo eccellente
per essere ripetuto  da pagine volgari?

Oh ringrazia te stesso se qualcosa in me
scopri degno della tua attenzione;
chi è così muto da non saper scriver di te
quando tu stesso dai luce all’invenzione?

365 giorni, Libroarbitrio

Josif Brodsky “Procida”

Roma 10 gennaio 2014

Josif Brodsky

Baia sperduta; non più di venti barche a vela.
Reti, parenti dei lenzuoli, stese ad asciugare.
Tramonto. I vecchi guardano la partita al bar.
La cala azzurra prova a farsi  turchina.

Un gabbiano artiglia l’orizzonte prima
che si rapprenda. Dopo le otto è deserto
il lungomare. Il blu irrompe nel confine
oltre il quale prende fuoco la stella.

“Avrei voluto coincidere con il tempo, spingervi sopra il corpo un carro armato di parole e, più tardi nella vita, desiderai che la musica delle mie parole fosse tale da attrarvi come un magnete verso uno spalancamento, poiché i versi non sono che il mezzo di trasporto della poesia verso un’ampiezza di sguardo che ci fa uguali – e non solo uguali fra simili!: mostrai sempre uno spiccio fastidio per il patetismo umano e una religiosa ammirazione  per la impassibilità dell’oggetto. Una religiosità primaria, quasi compianto e desiderio in prossimità della morte, perché la perdita è il principio di eguaglianza tra Dio e i mortali”.

A domani
Lié Larousse

 

365 giorni, Libroarbitrio

Il “Limerick” e il “Nonsense” di Toti Scialoja

Roma 6 ottobre 2013

Toti Scialoja

Con questi due termini inglesi ci si riferisce  a due tipi di composizioni simili: brevi filastrocche con rigorose  strutture grammaticali e metriche, ma contenuti assurdi.

Il “Limerick” è di origine irlandese, ha la forma di una strofa rimata di cinque versi.

Il “Nonsense”, storiella senza senso in rima, divenne famoso  come genere nell’Ottocento per merito del poeta pittore inglese Edward Lear.

In Italia possiamo annoverare tra i poeti che fecero uso di queste due composizioni liriche Toti Scialoja.

Il suo esordio come poeta risale al 1961 e da quel momento la produzione in versi continua con risultati  molto originali.

Le poesia basate nel gioco ricercato delle rime, assonanze, consonanze e allitterazioni, sono cariche di ironia e gusto per l’invenzione provocatoria.

Il poeta pubblica: Versi del senso perso, I violini del diluvio, Rapide e lente amnesie.

Muore a Roma nel 1998

Di seguito un accenno dei suoi originali versi:

L’orchestrina tra i glicini
attira la bufera
d’agosto – estremi applausi
a un valzer che si oscura.
Il vento gira in tondo
svita i violini vili
– poi da un cielo di piombo
l’argento scende a fili.

Toti Scialoja

A domani

LL

 

365 giorni, Libroarbitrio

La Poesia salva la vita

Roma 4 agosto 2013

Poesia

Muse, che tante volto ributtai,

importune correte a’ miei dolori,

per consolarmi sole ne’ miei guai

con tai versi, tai rime e tai furori,

con quali ad altri vi mostraste mai,

che de mirti si vantan ed allori…

Giordano Bruno

Le mie poesie portano un dolce profumo

come nell’aiuola tua preferita il giacinto.

Herman Hesse

E’ povero il mio dono, flebile la mia voce,

ma io vivo il mio essere sulla terra

 è di consolazione a qualcuno…

Evgenij  Baratynskij

Ti servono davvero le mie rime?

Ti danno coraggio e cibo nelle chiare

nelle scure tue solitudini preziose…?

Gerardo Diego

Rima, sonora compagna…

un tempo il tuo bel cinguettare

calmava l’anima mia,

la mia angoscia sapeva addormentare,

mi blandivi e vezzeggiavi,

lontano dal mondo mi portavi

in remote terre di magia.

Aleksandr Puskin

Le parole della poesia, come aboliscono

la morte desiderandola, così annullano

il dolore.

Toti Scialoja

A domani

LL

Spunto di lettura:
Antologia illustrata della poesia
Elvira Marinelli
Demetra Editore

365 giorni, Libroarbitrio

Arthur Rimbaud: rimando “La mia Bohème”

Roma 20 giugno 2013

La mia Bohème

– Fantasia –

Me ne andavo, coi pugni nelle tasche sfondate,

eppure il mio paltò diventava ideale;

Andavo sotto il cielo cielo, mia Musa, a te leale;

amorose avventure, magnifiche e sognate!

Nei miei soli calzoni un buco s’allargava.

– Sognante Pollicino, sgranavo nella corsa

rime. La mia locanda era lassù, nell’Orsa.

– Soavemente in cielo le mie stelle frusciavano.

E le ascoltavo, ai bordi di qualche strada assiso,

in quelle dolci sere di settembre, col viso

bagnato di rugiada che ha di vino il vigore;

e, rimando nel mezzo di buiori fantastici,

tiravo, come corde di una lira, gli elastici

delle scarpe ferite, un piede accanto al cuore!

di

Arthur Rimbaud

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

Ansaldo Cebà poeta della politica morale

Roma 11 aprile 2013

Discendente da una famiglia nobile in decadenza, Ansaldo Cebà si forma culturalmente a Padova dove frequenta Sperone Speroni e Giason de Nores.

Nativo nella Repubblica di Genova, dopo gli studi,  vi fa rientro come suo difensore chiamando in causa il bene comune.

Queste sue idee politiche all’avanguardia con i tempi creano al poeta grandi disagi fino al suo imprigionamento da parte del senato genovese.

Obbligato a ritirarsi dalla politica attiva mantiene il suo pensare politico con una sorta di funzione pedagogica nelle epistole con le quali si relaziona e dove non  rinuncia ad esporre il suo parere sulla classe dirigente repubblicana.

Inizia in questo periodo della sua vita l’intensa opera letteraria con  ” Rime“, poemi eroici come “Il Gonzaga overo”, produzione letteraria   caratterizzata da un linguaggio metaforico con legami politico morali ove egli riflette la sua ideologia  e la sua passione civile.

A domani

LL

365 giorni, Libroarbitrio

L’inquieto poeta

Roma 5 aprile 2013

La letteratura seicentesca affina l’idea di donna  come unica vera  protagonista indifferentemente che essa sia mendicante, cortigiana frustata o spiritata, ma non solo, questa è l’epoca della creazione delle basi ideologiche di quegli autori, personaggi artistici vari, che tra un secolo circa saranno i “nuovi pensatori” .

Così in bilico tra l’essere poeta, cortigiano e segretario personale, in stretta relazione con le avventure letterarie di questo secolo, vive l’inquieto Girolamo Preti.

Le sue “Rime”, pubblicate a Venezia nel 1614 ebbero varie edizioni, nel 1623 ristampate a Perugia acquisirono il titolo di “Poesie” dopo l’aggiunta di alcuni scritti. Di derivazione classica, ma rinnovata da una personale esperienza, visse tra le corti di Ferrara e di Torino ove però era sempre a rimpiangere le usanze di coloro che, correndo tra i campi, godevano di una vita libera dalle dipendenze aristocratiche.

Vi sono alcuni temi che passano da un canzoniere all’altro e che il poeta s’impegna a descrivere variando l’ordine, la lunghezza e la posizione del suo commento. Questo nuovo stile sperimentale verrà chiamato “impresa”. Tali “imprese”  sono la combinazione tra elementi letterari, rappresentazione figurativa, motti e ammonimenti simbolici, che si distendono e si continuano in in una insistente applicazione e riduzione nella pagina.

Anche il Prati sarà dedito con originali sforzi stilistici a rifarsi alle basi del concettismo, come abbiamo letto ieri,  serviranno allo scrittore e alla sua storia a  raccogliere ed unificare tutti questi elementi e lo farà soprattutto nell’affrontare i due ricorrenti temi dell’oriuolo e delle rovine, allarga il primo in una successione descrittiva e moraleggiante insieme, nell’ampiezza di sette ottave mentre restringe il secondo nella ingegnosa interruzione degli endecasillabi di un sonetto.

A domani

LL

365 giorni, Lié Larousse

Isabella di Morra

Roma 3 marzo 2012

Da Rime

Immagine

Torbido Siri, del mio mal superbo,

or ch’io sento da presso il fin amaro,

fa’ tu noto il mio duolo al padre caro,

se mai qui ‘l torna il destino acerbo.

Dilli come, morendo, disacerbo

l’aspra Fortuna e lo mio fato avaro

e, con esempio miserando e raro,

nome infelice a le tue onde serbo.

Tosto ch’ei giunga a la sassosa riva

(a che pensar m’adduci, o fiera stella?

come d’ogni mio ben son cassa e priva!),

inquieta l’onde con crudel procella

e di’: “Me accreber sì, mentre fu viva,

non gli occhi no, ma i fiumi d’Isabella”.

Nata intorno al 1520, le sue primissime rime narrano la mancanza del calor paterno, Giovanni Michele di Morra, partito nel 1528 al seguito del re di Francia.

Confinata in un borgo isolato muore venticinquenne per mano di tre dei cinque fratelli, venuti a conoscenza della sua amicizia epistolare con un feudatario vicino, lo spagnolo Diego Sandoval de Castro, assassinato anch’esso in un agguato da quest’ultimi commissionato. Il vero motivo del massacro non è mai stato chiarito, e, col passar del tempo, la curiosità che adombra la probabile storia d’amore tra Diego ed Isabella  è divenuta spunto di studi e ricerche sulle sole tredici poesie tramandate a noi dalla talentuosa poetessa.

A domani

LL

Rif. di lettura
Fondazione poesia onlus
Crocetti Editore