365 giorni, Libroarbitrio

La ragazza delle formiche: Lié Larousse

Dacia Maraini & Lié Larousse n.1

Oggi, di cinque anni fa, io e lo scrittore Gianluca Pavia vincevamo i premi letterari Tell Book Your Story e il Premio delle Due Rocche – Teatro sull’Acqua, a scegliere i nostri racconti fu Dacia Maraini, che li lesse con accuratezza e ci consigliò di continuare a scrivere a quattro mani. E io piansi di felicità da sola nell’ascensore dell’albergo, e ve lo giuro, non per la nostra doppia vittoria di cui sono fierissima, che poi non vi descrivo la gioia che avevo in corpo solo al pensiero di vedere dal vivo Dacia Maraini, ma perché a colazione, mentre tutti erano indaffarati in faccende di caffelatte e uova sode, io stavo creando dietro di me una fila indecente perché volevo farmi un semplicissimo tè ma, la grandiosità del luogo dove ero ospitata aveva imposto anche la grandiosità di un’infernale macchina di bevande calde espresse che, io, non riuscivo proprio a capire come far funzionare.
Sapete come è andata a finire?
Al mio fianco si avvicinò Lei, che sorridendomi con dolcezza mi disse “Ragazza delle formiche posso aiutarla?”
-Vorrei solo un tè,- mormorai, allora Lei, con calma e decisione, cliccò tasti e numeri e dalla macchina infernale uscì il mio tè, bollente e pure zuccherato alla perfezione.
Mi invitò a sedere al suo tavolino ed iniziammo una conversazione veloce per i pochi minuti a disposizione che aveva, parlammo dei grandi scrittori contemporanei, della mia scrittura, di quella di Gianluca, ci diede dei consigli, ci firmò le nostre copie dei libri dedicandoci tante buone parole, e infine mi salutò sorridente e delicata.
Ecco, in ascensore cinque anni fa, ed ora oggi, penso ancora che questo è un giorno di vita felice che ricorderò per sempre, “persempre sempre”.

Annunci
365 giorni, Libroarbitrio

.si muore, è la vita. poesia di Lié Larousse

Lié Larousse

.come vorrei
aprire gli occhi e trovarmi, trovarvi a casa
che mi date il buongiorno in cucina 
mentre inzuppo le fette
nella tazza gigante di latte e caffè della zia americana
le piastrelle bianche, coi fiorellini blu e gialli
il vostro sorriso bello, la mia quinta elementare
la strada che fa una curva
e il vostro palazzo che subito s’affaccia sulla via e m’aspetta
la chiave nella toppa
il mio zaino sulla sedia in corridoio
e tu, Nonno, sei qui che giri il sughetto,
quello finto: basilico e uno spicchio d’aglio
in piedi davanti ai fornelli,
lo giuro il più buono del mondo,
mi fai l’occhietto,
sigaretta accesa fra le dita assaggi se la pasta è cotta
e poi eccola arrivare, Nonna,
col passetto suo svelto spalanca la finestra
pure se fuori fa freddo e si gela
lei ti strilla che fumi troppo e fai puzza
e non va bene che ci fa male alla salute,
e intanto sorridi, e affetti il pane,
lei riempie la brocca blu d’acqua dal rubinetto
le asciuga il culo con la parannanza
così non sgocciola per terra e non bagna la tovaglia pulita,
io finisco di apparecchiare
prendo il parmigiano dal frigo e mi siedo
e magari adesso è sera
e al posto della pasta c’è la minestra
ma a tavola siamo sempre noi
e io non sono piccola ma grande
e mi guardate fieri e mi chiedete
come è andata la giornata?
e Nonno, tu mi sorridi ancora,
e Nonna, ancora ti strilla, come sempre,
come se io e il tempo non fossimo mai cresciuti
come se io e gli anni novanta non fossimo mai passato
come se voi, foste davvero, ancora qui.

di Lié Larousse

Carissimi tutti, io e il signor Pavia stiamo raccogliendo i nostri inediti in due meravigliosi libri dai titoli: #lavitacomunque e #WHISKEYESODACAUSTICA in uscita per gli altrettanto meravigliosi Mendo Fabio Mendolicchio Alessandro De Vito Davide Reina creatori e curatori della più grande famiglia italiana di poeti chiamata Miraggi Edizioni , perciò amici continuate a leggerci e ad accompagnarci con i vostri commenti e pensieri, con la vostra presenza social e fisica, in attesa delle nuovissime copertine mentre nei prossimi giorni andremo alla scoperta dei due importanti nomi della letteratura italiana che ci scriveranno la prefazione.

DuediRipicca – Libroarbitrio
www.libroarbitrio.com

#poesia #famiglia #casa

365 giorni, Libroarbitrio

da .la vita comunque. di Lié Larousse

Lié Larousse per Linda de Luca

.non ricordo sai
di aver sentito dire mai
dalla voce di mia nonna
di cercare la felicità
o discutere e dubitare
sull’esistenza dell’amore,
l’amore è in ogni gesto fatto
per sé e per gli altri
nella vita di tutti i giorni,
la felicità è la costanza
nella quotidianità del viverlo.

da .la vita comunque. di Lié Larousse
#lavitacomunque

365 giorni, Libroarbitrio

“Ti condurrò fuori dalla notte” Giampaolo Pansa

Arlene Graston

Come le sembrava brutto, quell’uomo!
Brutto e abbastanza vecchio. Un magrone stagionato e rinsecchito, la fronte ossuta, le labbra avare.
Gli occhi no: erano di una persona triste, o sorpresa dal fotografo in un momento di malinconia, però possedevano un guizzo che l’attraeva, di determinazione e di dolcezza.
L’insieme le suggeriva un tipo abbastanza sicuro di sé, abituato a fare da solo, pratico. Ma anche alle prese con qualche pena segreta, immaginò lei, pur domandandosi se quest’ultima suggestione non le fosse dettata dal proprio stato d’animo, ossia dalla delusione disperata che l’assaliva in quegli istanti.
Nella sua casa di Parigi, Angela Mercier prese una lente d’ingrandimento e si chinò sulla pagina del “Corriere della Sera”, a scrutare con attenzione la fotografia dello sconosciuto. Ma da quello studio non ricavò nulla di nuovo. A parte una costatazione che riguardava lei: il suo cuore batteva sempre più svelto.
E le ordinava di piangere.

365 giorni, Libroarbitrio

“Orchestre per lacrime” di Enrico Marra

Due mondi

Ci sono giorni,
apparentemente strani,
iniziano con occhi umidi
e incastri di note struggenti,
come orchestre per farti piangere.
Sinfonie e colori gocciolanti di ricordi,
passeggiano come melodie in Re minore
nella tua memoria come involucri di plastica.
Io porto un caos tascabile nella mia borsa,
fingo di essere un pirata caduto nel mare,
uno capace di galleggiare sui significati;
sono giorni rari per navigare nel vento.
Iniziano… con punti di sospensione,
insinuandosi nella vita che passa.
Ci sono giorni rari che iniziano
come piccoli aerei in picchiata
legati alla punta delle mie dita,
ed è solo sul punto di decollare
che ricordo; le zavorre legate:
ai miei piedi che affondano.

365 giorni, Libroarbitrio

1989

670d0d6fa6a364afe27f0120bbeed61a

Credo nel Signore
creatore del Cielo e della Terra
da far vibrare l’anima mia libera
di non dovere nulla all’uomo.

Questa mattina durante la ricreazione Laila è scomparsa.
L’ho cercata ovunque. In fondo la classe. Nell’armadio dei giochi. Ai cappotti. Dal bidello. Nei bagni. Ho guardato fuori dal finestrone che da sul cortile. Ho corso in fondo in fondo, proprio giù dove quasi finisce la scuola spiando in tutte le classi. Mi sono affacciata sul giardino. Nella palestra.
E’ andata via?
Poi.
La maestra mi ha preso per un braccio e arrabbiatissima ha detto che tutti mi cercavano. Io fissavo i suoi occhi zitta. Credo che odora di mamma. Le mamme forse profumano tutte uguali?.
Poi ha pure detto che la ricreazione era finita da un bel pezzo e siamo rientrate in fretta in classe.
Mi sono seduta al banco. Dalla cartella ho preso il mio quaderno preferito con tutti i disegni di insetti che volano. Ma una mano piccola l’ha acciuffato prima di me.
Laila!
Come se nulla fosse. Come se io non la stavo cercando da un sacco di tempo eccola qui col suo sorrisetto.
Ma dove eri? Avrei voluto chiederle. Ma ho fatto un sorriso grande anche io e non le ho detto nulla.
L’ho lasciata in pace.

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

“Compagno di letture” Haruki Murakami a Raymond Carver

183836_892005561_cadere-300x249_H230504_L

Haruki Ray e Tess

Dissi a Ray: ” A volte percepisco i tuoi racconti  come fossero delle poesie e le tue poesie, a volte, come dei racconti”. Era così compiaciuto dell’osservazione che balzò in piedi e chiamò Tess: “Ehi, Tess, senti questa. Sai che ha detto?” E le ripeté le mie parole.
Ray scrisse una poesia intitolata “Il proiettile”, ispirata dalle impressioni del suo incontro con me. E questa poesia, per quanto mi sia difficile crederlo, è dedicata a me. Naturalmente è diventata una delle mie preferite. Ogni volta che la leggo, sono pervaso da un’ondata di affetto. Quando leggo i versi di Ray, certe volte sento l’ispirazione a cimentarmi anch’io nella poesia. Sebbene non abbia mai scritto una poesia, quando leggo le sue ho subito la sensazione che potrei scriverne anch’io.
Penso che sia meraviglioso.

“Il Proiettile”

Sorseggiavamo il tè. Scambiandoci educate
congetture su come mai i miei libri
avessero tanto successo nel tuo paese. Non so come,
ci mettemmo a parlare del dolore e delle umiliazioni
che, secondo te, ricorrono spesso
nei miei racconti. E quell’elemento
di pura casualità. E di come tutto ciò si traduce
in termini di vendite.
Ho fissato un angolo della stanza.
E per un attimo ho avuto di nuovo sedici anni,
quando in cinque o sei scemotti ce ne andavamo in giro
sbandando nella neve in una Dodge del ‘50.
Mandavamo a farsi fottere altri scemotti
che urlando bersagliavano la nostra macchina
con palle di neve, ghiaia, rami
secchi. Noi sgommavamo via, berciando.
E sarebbe finita lì.
Se non che il mio finestrino era abbassato di tre dita.
Solo tre dita. Ho scagliato il mio ultimo
insulto e ho visto uno di quei tizi
prendere lo slancio per tirare una cosa. Da dove mi trovo ora
immagino di vederla arrivare. La vedo
accelerare in aria mentre guardo,
come quei soldati che all’inizio
del secolo scorso vedevano volare
verso di loro le granate
mentre se ne stavano lì paralizzati
dal tremendo fascino del terrore.
In realtà mica l’ho vista avevo già girato
la testa per ridere insieme ai miei compagni.
Quando quella cosa mi ha colpito alla tempia
così forte che mi ha sfondato un timpano e poi
mi è caduta in grembo, intatta. Una palla di ghiaccio
e neve compressi. Il dolore fu stupefacente.
Per non parlare dell’umiliazione.
La cosa peggiore fu che mi misi a piangere
davanti a quei duri mentre gridavano:
Che botta di culo ! Che caso strano !
Una possibilità su un milione !

Il tizio che l’aveva tirata, anche lui deve essere rimasto sorpreso
e fiero di sé mentre si sentiva acclamato
con urla e pacche dai suoi compagni.
Deve essersi asciugato le mani sui pantaloni.
E poi avrà combinato qualche altro casino
prima di tornare a casa per cena. Poi sarà cresciuto,
avrà avuto la sua parte di difficoltà e si sarà perso
nella vita proprio come io mi sono perso nella mia.
A quel pomeriggio non avrà mai più
pensato. E perché mai avrebbe dovuto?
Ci sono sempre tante altre cose a cui pensare.
Perché ricordarsi di quella stupida macchina
che slittando in discesa girò l’angolo
e sparì per sempre ?
Educatamente alziamo le nostre tazze di tè nella stanza.
La stanza in cui per un attimo è entrata un’altra cosa.

Raymond Carver

365 giorni, Libroarbitrio

“Se solo io. Ciuf. Ciuf. Niente conta.” L.L.

Bimbi e rotaie

Niente conta.

Vedi ci sono binari sul soffitto.

Il ciuf ciuf corre lungo il davanzale di quest’unica finestra.

E m’affaccio. Raccolgo fiori da un suolo senza terra né seme né acqua.

Bugie. Bugie e strazio.

Non ci bere da lì.

Nuvolette di vapore.

Ciuf. Ciuf.

Ciuf. Ciuf.

Ma guardalo che c’è. Mica è immaginario!

Quanto scotta il carbone.

Come l’oro in moneta straccia.

Come i palmi delle sue mani mentre avide lo stringono e se ne affamano.

– Aho  macché te sei messa in testa? Nun sei te che decidi se lo voi o nullo voi fà!-

Vabbenevabbenevabbenevabbene

Niente.

Non ho nulla in testa.

Pulita la mia testa.

Poi però per un po’.

Ho trovato un modo almeno.
Per non sentire le loro dita trapassare i fili della corrente.
Capelli di sangue.
E li ho annodati con l’uncinetto.

E per quel po’ ho creduto di aver vinto.

Ma quando fra tutti è tornato lui ho capito che era cosa inutile.

Affranta avvinta sconvolta disgustata terrorizzata

Li ho snodati e fatti ricrescere.

E m’affaccio. E raccolgo fiori dipinti su mattonelle stuccate in pavimenti gelidi.

Perché.

Ciononostante.

Non lo distolgo lo sguardo.

Se io solo potessi salvarli da loro stessi.

Ma non ne sono capace.

Già all’inizio.

Alle lettere dell’alfabeto.

Ma quando è arrivata la coscienza.

Tutto è andato in frantumi.

E loro avevano così bisogno di me.

Ed io così bisogno della loro pena.

E m’affaccio raccogliendo fiori dai petali di polvere nera e steli d’acido melmoso rimasuglio di vecchi bicchieri lungo binari di carne.

Ciuf ciuf dicono le mie labbra insanguinate.

Ciuf ciuf stringono le mie mani insanguinate.

Se solo io fossi capace di salvarli da loro stessi.

Se solo io non fossi la bambina mostruosa che sono.

Se solo io.

So per certo che li salverei tutti.

E invece stanno morendo come i soldati che non vogliono fare la guerra

uno ad uno

colpiti in faccia da un proiettile di cui non hanno sentito l’avvicinarsi.

Poveri.

A volte siamo un giorno senza luce
assassini amatoriali
ispirati dall’odio che zampilla
in gocce di barbiturici fuori produzione,
maledette case farmaceutiche,
ma niente conta vero?

L.L.

365 giorni, Libroarbitrio

Bergson “Il tempo della vita è la durata del presente”

Roma 1 dicembre 2013

Henri Bergson

La nozione di tempo usata dalla scienza è utilizzabile dalla coscienza?

La risposta ce la dona Henri Bergson, filosofo di grande successo nei primi anni del Novecento ed insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1927, egli individua nella concreta esperienza del presente la fondamentale dimensione mentale del tempo.

Per l’individuo, dal punto di vista psicologico, il tempo consiste nella durata del presente, una nozione ben differente e incompatibile con un approccio scientifico.

La durata, infatti, è per sua natura ben definibile, sconfina nell’immediato passato (le sensazioni appena percepite, i ricordi recenti) e nell’immediato futuro (l’azione, il progetto comportamentale).

La scienza, considerando solo l’aspetto quantitativo, suppone un tempo scandito da un ordine geometrico e spaziale, fatto di momenti distinti ma tutti uguali fra loro.

L’individuo invece vive il tempo secondo un criterio qualitativo: certi momenti sono, per la coscienza che li vive, fulminei; altri possono durare un’eternità.

Dedico questo post a mio Fratello, e a tutti coloro che come me vivono nel passato.

A domani
Lié Larousse