365 giorni, Libroarbitrio

Ansaldo Cebà poeta della politica morale

Roma 11 aprile 2013

Discendente da una famiglia nobile in decadenza, Ansaldo Cebà si forma culturalmente a Padova dove frequenta Sperone Speroni e Giason de Nores.

Nativo nella Repubblica di Genova, dopo gli studi,  vi fa rientro come suo difensore chiamando in causa il bene comune.

Queste sue idee politiche all’avanguardia con i tempi creano al poeta grandi disagi fino al suo imprigionamento da parte del senato genovese.

Obbligato a ritirarsi dalla politica attiva mantiene il suo pensare politico con una sorta di funzione pedagogica nelle epistole con le quali si relaziona e dove non  rinuncia ad esporre il suo parere sulla classe dirigente repubblicana.

Inizia in questo periodo della sua vita l’intensa opera letteraria con  ” Rime“, poemi eroici come “Il Gonzaga overo”, produzione letteraria   caratterizzata da un linguaggio metaforico con legami politico morali ove egli riflette la sua ideologia  e la sua passione civile.

A domani

LL

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Il poema storico

Roma 16 febbraio 2013

Amore, gloria e virtù

L’interesse della storia quale fondamento di riflessione sulla condizione umana diventa invece in un poema latino, L’Africa, motivo di celebrazione della gloria e della grandezza di Roma. Iniziata anch’essa a Valchiusa dopo il ritorno da Roma, la composizione di questo poema epico-storico si lega al solenne riconoscimento dato da Roberto d’Angiò al Petrarca, nel 1341, con l’incoronazione in Campidoglio. Ancora in via di composizione a quella data, il poema latino fu proseguito a Parma nel 1341 e in seguito ampliato e riveduto, ma interrotto al IX libro. Il poema, al quale Petrarca attribuiva un particolare valore come opera di poesia nel senso classico della parola, si conformava al modello virgiliano non solo per lo stile, ma anche per l’accostamento di motivi epici e di motivi sentimentali.

L’Africa da una parte attingeva al Somnium Scipionis, il frammento della Repubblica ciceroniana, che ebbe tanta fortuna nel Medioevo perché sotto forma di un sogno avuto da Scipione ragionava del destino celeste che tocca ai virtuosi e soprattutto ai benemeriti della patria, dall’altra alle Storie di Tito Livio che sono rivolte alla celebrazione dello sviluppo glorioso del popolo romano. I libri sulla seconda guerra punica appartengono alla esigua parte salvata (anche per opera del Petrarca) della monumentale opera di Livio. Ma anche ad Ovidio, il cantore dell’amore, si rifaceva il Petrarca per l’ispirazione stessa del poema, che si piegava ad una tematica meno solenne di quella richiesta dall’argomento epico, e più vicina alla consueta vena del poeta quale frattanto si esprimeva nelle liriche volgari.

Del resto, a parte i due libri iniziali, tutto il poema risultava dalla ricucitura, non portata completamente a termine, di una serie di pezzi, spesso concepiti secondo un modello lirico. L’esempio più tipico è uno degli squarci più significativi dell’Africa, il lamento di Magone morente, che il poeta forse compose in onore di Roberto D’Angiò, dopo la morte di lui nel 1343. Il passo era destinato alla meditazione sulla caducità della vita, sulla precaria condizione dell’uomo, ad un tema cioè verso il quale sempre più decisamente si avviava la riflessione del poeta.

A domani

LL