365 giorni, Libroarbitrio

“Due addetti alle pulizie” de Le Ore Piccole e il ruolo della coscienza nell’uomo moderno – Gianluca Pavia – Lié Larousse/2dR

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Dopo la vittoria del Premio Nazionale Scena&Poesia 2018, la compagnia Le Ore Piccole ha presentato al teatro India a Roma, per il Festival teatrale ContAminazioni, come è cool dire oggi, lo spin-off de “Il calapranzi” di Harold Pinter.
E subito penso, nel vedere gli attori salutarci e sparire dietro le quinte, che la pièce teatrale scritta e diretta da Chiara Arrigoni non cade mai nel copia e incolla di un testo già presentato, anzi spinge costantemente alla riflessione, fin dalla prima scena, attraverso gli “indizi”, ed è proprio il caso di dirlo, seminati dai due protagonisti; ed è anche per questo che “Due addetti alle pulizie” tiene un ritmo crescente che prende alla gola per tutto lo spettacolo. Forte dell’interpretazione di Andrea Ferrara e Massimo Leone emerge l’ “io” inconscio dell’uomo, apparentemente disinteressato fintanto che il tarlo del dubbio non si insinua nella coscienza, dando vita alle molteplici sfaccettature della personalità umana dei protagonisti: intenti a pulire uno scantinato, sembrano parlare del più e del meno come semplici colleghi, ma ogni battuta, azione, silenzio sospeso, è un mattoncino per ricostruire un quadro generale piuttosto inquietante, che prima si tinge di giallo e poi di rosso sangue. Come la macchia ostinata che non vuol venir via dal pavimento, facendo tornare alla memoria tutte le altre macchie, che hanno giù pulito e continueranno a pulire in quel ambiente angusto, mano mano sempre più inquietante. Perché loro lo sanno, cosa succede laggiù, nonostante non abbiano mai visto per chi lavorano, non ci abbiano mai parlato.
A volte la privacy è una questione di vita o di morte.
L’anima guida di molti, le famose tre scimmiette: non vedo, non parlo, non sento.
La calma apparente s’incrina, cosa comune oggi, quando uno dei due “ripulitori” inizia a farsi delle domande, a farle ad alta voce, trovando un’eco in chi osserva, nel suo dubbio su quale sia la cosa giusta da fare di fronte al male: prenderne coscienza, o fare finta di niente? Magari cullandosi nella scusa che sia un qualcosa più grande di noi, un meccanismo di cui facciamo parte? La situazione precipita drasticamente quando salta fuori una pistola, e se c’è una pistola, prima o poi sparerà, ma niente spoiler, solo una domanda: “Chi pulisce quando noi ce ne andiamo? Sono curioso di saperlo. Chi mette in ordine? O forse lasciano tutto così com’è?” 
Della serie: dove finiscono le nostre responsabilità?
E quand’è che le cose smettono di interessarci?

Lié Larousse/Gianluca Pavia/#2dR

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#colcomicselfiepoetry #ACS2018 Sara Colonnelli è all’ARISTON!

Noi l’abbiamo votata e lei è arrivata finalista al contest ARISTON COMIC SELFIE POETRY !

#colcomicselfiepoetry

Non la perderemo d’occhio e continueremo a seguirla pronti per votarla, intanto guardate il video cliccando il link di seguito, oggi giorno di prove…

 

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Il giovane favoloso

E.G. giovane favoloso

“dato che l’andamento e le usanze e gli avvenimenti e i luoghi di questa mia vita sono ancora infantili, io tengo afferrati con ambe le mani questi ultimi avanzi e queste ombre, di quel benedetto e beato tempo, dove io sperava, e sognava la felicità, e sperando e sognando la godeva, ed è passato, né tornerà mai più, certo mai più, vedendo con eccessivo terrore, che insieme con la fanciullezza è finito il mondo e la vita per me, e per tutti quelli che pensano e sentono, sicché, non vivono fino la morte se non quei molti che restano fanciulli tutta la vita.”

Io ho grandissimo
forse smoderato ed insolente
desiderio di gloria
ma non credo di poter vincere la mia natura

io ho bisogno di amore

di entusiasmo
di fuoco
di vita

Giacomo Leopardi

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POETA IO?… ” Madrigali moderni” Tullo Gramantieri 1928

Boldini- Il pianista -la-cantante-mondana

Nel dopoguerra.
Di sé.
Fece perdere le sue tracce.
Nessuno conosce.
Nessuno sa.
L.L.

POETA IO?…
Signora,
perché mai a me che in una
lettera, ho detto a voi dell’irrequieta
anima mia, dei sogni miei, del mio
sùbito amor per voi, del gran desio
che m’assalì di voi, sotto la luna,
l’altra notte, voi mi date del poeta?

Poeta io!…Perché?…Se avvien che Amore
mi detti dentro, in bei versi sonati
nel difficile gioco delle rime,
io scrivo come l’anima s’esprime;
– e son parole dolci come canti
poiché dell’imo sgorgano del cuore –

se avvien che porga orecchio all’infinita
canzon che della terra al cielo azzurro
innalza a noi d’intorno la natura,
io, nell’immensità spersa creatura,
unisco la mia voce, il mio sussurro
all’immortale canto della vita.

E allora creder ti fan l’identica
bambina incapricciata
che non vuol sonno prendere
se sola vien lasciata…

Perciò io m’offro subito
a farti compagnia:
ti narrerò la favola
più bella che ci sia!…

e spero poi che varie
volte ti desterai
e ripeter la favola
da capo mi farai…

365 giorni, Libroarbitrio

“Un uomo qualunque”

Elliott Erwitt - Orléans, Francia 1955

Una volta era tutto più facile.
Un uomo sapeva cosa volesse dire essere un uomo.
Reagiva davanti alle cose sbagliate,
aveva il diritto di farlo,
anzi era scontato che lo facesse.

Lo stile di vita
e i continui confronti
in qualche modo preparavano agli inevitabili conflitti
quelli che possono portare al disgregamento o alla morte.

Poi è successo qualcosa
abbiamo oltrepassato la decenza
gli avvocati sono diventati i nostri pastori
e ciò che un tempo era comprensibile e lineare
si è intorbidito nella burocrazia di ciò che definiamo
civilizzazione.

Ora non si reagisce più davanti le cose sbagliate
si bivacca nei tribunali  macinando chilometri di cavilli burocratici.
La donna ha chiesto la parità
e alla fine l’ha ottenuta,
non conquistando tutti i privilegi dell’uomo,
ma castrandolo
in una sagoma femminile.

Non m’importa cosa dite,
questo non è progresso ,
non è neanche evoluzione,
è una malattia
e c’è  bisogno di qualcuno che capisca qual’è la posta in gioco,
qualcuno che possa esporsi come vero uomo
e prendere posizione contro le ingiustizie di questo mondo.

Oggi

Adesso

Prima di pranzo

Frank Cappello