365 giorni, Libroarbitrio

“Le tre gocce di sangue sulla neve” di Chrétien de Troyes

antieroi-lancillotto

Quel mattino c’era stata una grande nevicata,
perché molto fredda era quella regione.
Percivalle assai presto
s’era alzato, secondo il suo solito:
desiderava cercare e incontrare
avventure e imprese cortesi.
Per caso giunse diritto sul prato
gelato e coperto di neve,
dov’era accampato l’esercito del re.
Ma prima che giungesse alle tende,
vide un volo di oche selvatiche
abbagliate  dalla bianca luce della neve.
Si soffermò a osservarle e ne udì lo strepito
mentre schiamazzando volavano via:
erano state spaventate da un falco
che s’era lanciato contro di loro impetuoso,
e ne aveva colpita una, indifesa,
rimasta fuori dallo stormo.
L’oca era stata ferita al collo
e ne erano cadute tre gocce di sangue:
s’erano allargate sopra il prato bianco
sì che la neve pareva avere un colore rosato.
Quando Percivalle vide macchiata
la neve su cui era caduto il sangue dell’oca
si fermò, appoggiandosi alla lancia,
per contemplare quella strana visione:
il sangue mischiato alla neve
gli sembrava simile al colorito fresco
che aveva visto sul viso della sua Blanchefleur*.
E in quell’immagine la sua mente si perse.

da Perceval

* licenza poetica che mi sono democraticamente permessa. Nella versione originale del testo il nome di Blanchefleur è sostituito con la parola “amica”. Blanchefleur è la donna di cui Perceval s’innamora alla corte del re Artù, e a cui sono dedicati i versi di questa poesia,  quindi è stato più forte di me, non ce l’ho fatta, dovevo trascrivere il nome  dell’amata, così da poterlo leggere anche se per una volta soltanto.

Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Narrazione e riflessione etica

Roma 25 gennaio 2013

Apogeo del Romanzo Cortese 

Alle leggende celtiche, cui appartengono quella di Tristano e quella della tavola rotonda di re Artù, si rivolse il più grande dei narratori cortesi, Chrétien de Troyes 1130- 1180 circa, vissuto alla corte di Maria di Champagne. In lui più che mai si delinea il nuovo ideale del cavaliere, sempre più avulso dalla sua realtà politica ed economica e proiettato in una vita di avventura, che ha come solo fine la realizzazione di se stesso, sull’amore cortese componeva verso la fine del secolo Andrea Cappellano  proprio alla corte della contessa di Champagne, sorella di Filippo II Augusto.

Ma l’importanza del romanzo cortese è nella novità della sua complessa struttura narrativa, che testimonia il grado di raffinatezza raggiunto dal ristretto ambiente che ne fruiva. Esso può essere esemplificato proprio dal suo più grande rappresentate, Chrétien, che mescola il fiabesco con la ricerca perfino del particolare, quale si riscontra sia nella descrizione degli aspetti consueti e smagliati della vita di corte, fino a toccare note di certo realismo, sia nell’esame raffinato di situazioni psicologiche, importante perfino ad una nobile sensualità. Così il romanzo oscillava fra la fantasticheria e la riflessione morale, né era esente da punte di umorismo, e la narrazione si mescolava al trattato. Ad esempio il tema dell’amore extraconiugale, ripreso in un incompiuto poema su Lancillotto, veniva capovolto in Erec ed Enide e nel Cligès, dove viene esaltata la forza dell’amore, che si conserva fedele attraverso il sacrificio e le prove più rischiose. Lo stile  solenne dell’epica viene abbandonato per uno stile più duttile e scorrevole, piacevole soprattutto, capace di accogliere una grande ricchezza di temi e di armonizzarli in uno stile che è stato giustamente ricondotto a quello che la retorica definisce “medio”, distinguendolo dall’umile e dal sublime.

A domani

LL