365 giorni, Libroarbitrio

COMA – GEMITAIZ

 

 

All the ringing alarms screaming all over
You know how to release all your doubts
And wake up from coma
And all the wandering charms drive you sober
Untie the rope ‘round your arms and fly away

Dicono che parlarsi fa bene
Però le parole fanno male
No, non mi taglio le vene e neanche vado in ospedale
Faccio un giro nel freddo glaciale
Questa felpa forse mi basta
E se inizia il temporale, posso sempre mettere le mani in tasca
E chi se ne frega se il ponte non regge, mi faccio un bel volo
Tranquillo che ci vediamo a Novembre sotto quei palazzi
Come sempre
Quante volte c’hai provato, tu davvero c’hai provato?
A lasciare l’isolato? (Eh?)
Mo’ stai seduto composto
Perché non ti hanno mai detto che il mondo è nostro
All the ringing alarms screaming all over
You know how to release all your doubts
And wake up from coma
And all the wandering charms drive you sober
Untie the rope ‘round your arms and fly away
Salgo sopra un aeroplano e aspetto che l’ala prenda fuoco
Per me non c’è niente di strano, per te di sensato c’è poco
Hai mai fatto i chilometri a nuoto?
Sei mai andato dove non dovevi?
Se hai vissuto cose belle, sai pure quanto sono brevi
E ho scavalcato, ho corso forte contro un destino col fucile
Ma mi ha mancato (Ah)
E adesso sto senza fissa dimora
Con lei che mi fissa da un’ora
Che qualcuno ammetta quanto la paura ci distrugge a tutti
Senza senso, crea quelle tre parole:
Poteva essere diverso

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365 giorni, Libroarbitrio

SUBURRA – DANIEL MENDOZA – STREET LABEL RECORDS

—  SUBURRA —

Un pezzo sociale più che un pezzo politico
Critica l’effimero, il razzismo, l’ignoranza, l’apatia e il “malaffare”.
E’ un brano duro e senza mezzi termini,
poco incline a intrattenere e più idoneo a far pensare.
 “Suburra”, con un chiaro riferimento al film di Sollima, é il secondo estratto da “Rivincita”, uno dei dischi più potenti e massicci sfornati dalle cantine Street Label Records da Daniel Mendoza. Il brano, tipicamente hardcore seppur con una struttura sonora classica, maneggia il tema della strumentalizzazione e dell’individualismo tipico dei giorni nostri. Una componente tutta Italiana, che porta la gente a seguire la massa, a criticare il sistema senza però mai porsi in posizione antagonista nei confronti di soprusi e ingiustizie. Un’epopea dell’indignato che ingoia nell’accettazione passiva.
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Daniel Mendoza, attraverso un ormai consolidato stile lirico fatto di metafore e immagini forti, accompagna il brano a un video clip che ne valorizza gli aspetti conscious. Curato da Virginia Pavoncello (Second Life Records), il video si ambienta in luoghi simbolici come ad esempio centri di accoglienza e sale slot alternando la bellezza di Roma alle periferie più degradate. Una fusione fra il bene e il male, metafora del quotidiano Italiano.