365 giorni, Libroarbitrio

un caffè a Roma con Dacia Maraini: i suoi consigli sulla scrittura per noi, e i nostri libri per lei…

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Questa mattina, a Roma, abbiamo avuto il grandissimo piacere di ascoltare Dacia Maraini parlarci di scrittura, di come bisogna lasciarci andare alle emozioni e alla musica che i versi devono scoprire nella poesia regalandone a lei stessa, di quanto sia importante essere disciplinati e quindi non dare troppo peso a quei momenti di buio, che ci allontano dalla scrittura, dandoci l’erronea idea che lei, la scrittura, non ci appartenga più. Non è così ci ha spiegato, la poesia, la prosa, la scrittura tutta, è la vita dello scrittore stessa, quindi, così come nella vita ci capita di ammalarci, o cadere in momenti più o meno lunghi di depressione, ma nonostante tutto ci facciamo forza e andiamo avanti, giorno dopo giorno, così la scrittura, va avanti assieme a noi e con noi, nonostante le parole scritte non ci piacciano più, addirittura credendo siano buone solo per il cestino. Bisogna avere coraggio, coraggio di scriverle comunque, e leggerle e rileggerle, magari buttarle via ma sicuro scriverle nonostante tutto, e quindi il discorso è questo sì,  e ridondate ma vero: bisogna scrivere, rileggere, buttare e tenere, come bisogna bere, mangiare, dormire e fare l’amore, e tutte le altre cose che ci piacciono tanto fare, e anche quelle no.
Se sei uno scrittore devi scrivere, ogni giorno, e solo così andare avanti. Nonostante tutto.

“DACIA ha detto no alla cattiva lettura, ma sì a POKER D’INCUBI, SPIETATE SPERANZE e .LIE’.”

“Poker d’incubi” firmato DuediRipicca (pseudonimo degli autori Gianluca Pavia e Lié Larousse), raccolta di racconti e poesie, pubblicato per Alter ego Edizioni;
“Spietate speranze” di Gianluca Pavia, prima raccolta di poesie edita per Miraggi Edizioni;
“.Lié.” di Lié Larousse, prima raccolta di poesia edita per Miraggi Edizioni.

#DaciaMaraini
DuediRipicca    

 

 

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365 giorni, Libroarbitrio

BELLI VERI PER DAVVERO – Lié Larousse

pinterest ferri
.ecco sì, è così
gli uomini innamorati
sono belli veri per davvero
con quel loro cuore grande
dal sorriso forte,
il respiro sereno, le mani buone
e i piedi che non inciampano
la voce che non grida brutte parole,
riescono a placarti le ansie
avendo perso ognuna delle loro
e non s’accorgono del tempo
che se ne va
dimenticate le sofferenze
ne hanno talmente tanto
tutto sparpagliato
in un mondo di capelli, pelle
e baci profumati
che stanno giusto ora scoprendo
senza più il bisogno
di racimolarlo né inventarlo
come in quelle strane mattine
quando è ancora notte
e l’alba
s’è bevuta la sua stessa ascesa
giù
al solito pub
e hai voglia tu, ad aspettarla.

Lié Larousse

DuediRipicca
#RobertoFerriinnamorati

365 giorni, Libroarbitrio

Thomas Hardy “Dopo la visita”

Roma 9 gennaio 2014

Thomas Hardy

Vieni di nuovo là
dove la tua presenza era come una foglia che sfiora
per la strada arida ed erta che fa appassire
il fiore sul volto del viandante.

Vieni di nuovo con i piedi lievi
sull’erba come lanugine di cardo,
e con le mute gentilezze per uno e per tutti,
così ineffabilmente dolci.
Prima che tu arrivassi
passa inosservato il profumo delicato delle aiuole;
né io vedevo il fascino del variare del giorno,
e i colori mutevoli delle nubi.

Lungo i corridoi bui
camminavi così silenziosa che io non distinguevo
il tuo aspetto da quello di un vecchio fantasma
che, dicono, si aggirasse in queste stanze,
finché non emergesti dall’ombra
con i tuoi occhi larghi, luminosi e vivi,
che mi guardavano in modo inquisitorio,
come quelli di un’anima che riflette,

senza rendersene del tutto conto,
sull’eterno problema di che cosa sia la Vita,
del perché noi siamo qui, e per quale strana legge
ciò che conta di più non può essere.

Romanziere e poeta, Thomas Hardy fu testimone partecipe dell’evolversi di due o tre  generazioni cruciali per la formazione dell’Inghilterra moderna e vi apportò un inconfondibile contributo personale.
A Londra si dedicò alla letteratura e diede alle stampe senza firmarli i romanzi Rimedi disperati e Sotto l’albero del verde bosco.
Via dalla pazza folla 
è considerato il suo capolavoro.
Negli ultimi trent’anni della sua vita Hardy abbandonò il romanzo e si dedicò alla poesia, intense per le immagini e i sentimenti evocati sono le liriche d’amore dedicate alla moglie, ne è un esempio “Dopo la visita” sopra trascritta.

A domani
Lié Larousse

365 giorni, Libroarbitrio

Alexis Diaz Pimienta “Dagli occhi di un bambino”

Roma 29 dicembre 2013

Alexis Diaz Pimienta

Dagli occhi di un bambino decollano gli aeroplani.
Se chiudesse gli occhi cadrebbero.
Solo la sua meraviglia li mantiene sospesi,
la sua piccola mano li fa alzare,
il suo cuore li muove e li allontana.
Senza un bambino appiccicato ai vetri,
alle alte ringhiere di una terrazza adulta,
gli aeroporti morirebbero di orrore.
Un bambino non potrà mai pronunciare
la parola “aeronautica”
ma da lui dipenderà l’imitazione dell’uccello.
Un bambino non saprà calcolare le distanze
ma lui è la garanzia del ritorno.
Ogni aeroporto deve avere un bambino
appiccicato ai vetri,
vicino agli altoparlanti, dovunque si annidi
la paura.
Grazie a lui causerà meno lacrime il rientro di tutti,
soffrirà meno baci l’addio delle madri
e le hostess potranno evitare avvisi insulsi.

Un aeroplano nell’aria
sono molti bambini che guardano l’orizzonte.

Improvvisatore di strofe popolari cantate, Alexis Diaz Pimienta, è scrittore di racconti, che pubblica con il titolo Los visitantes del sabado e di poesie raccolte nei volumi Cuarto de Mala Musica, En Almeria casi nunca llueve, La sexta cara del dado e Pasejero de transito.

A domani
Lié Larousse

 

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Luigi Zanazzo: “Vox populi”

Roma 3 luglio 2013

Il poeta Zanazzo nacque a Roma nel 1860. Studioso del dialetto e delle tradizioni popolari della sua città, nel 1880 pubblicò una prima raccolta di poesie dialettale intitolata Vox populi  e nel 1887 fondò la rivista dialettale “Il Rugantino”.

La sua vena creativa e popolaresca si espresse anche in alcune opere  teatrali, quali E’ re Gobbetto  e Li maganzesi a Roma, che riscossero un certo successo di pubblico. La professione di bibliotecario gli permise di approfondire la passione e lo studio del folklore e lavorare  alla pubblicazione di varie raccolte di novelle, favole, proverbi, usi, costumi e canti romani:

Era notte…

Era notte. Una notte tanto bella

con un celo e na luna che incantava.

E io stavo a vardà na finestrella,

che luccicava tanto, luccicava.

E vedevo apparì na capoccella

che arzava la tennina, se n’annava,

poi ritornava indietro e s’affissava

coll’occhi fissi come su na stella.

Allora io je cantai: “Fior de fortuna:

io spasimo pe voi, ciò er core in pena

e voi ve state a contemprà la luna”.

S’uprì la finestrella adacio adacio

e in quer silenzio, appena appena appena,

m’intesi fa un sospiro e mannà un bacio.

A domani

LL